<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688</id><updated>2012-02-15T22:24:13.815-08:00</updated><category term='Lavoro'/><category term='Storia'/><category term='Libertà'/><category term='Chiesa e laicità'/><category term='Fisco'/><category term='Berlusconi'/><category term='Razzismo'/><category term='Politica Italiana'/><category term='Mafia'/><category term='Sanità'/><category term='Azionismo'/><category term='Medicina'/><category term='Letteratura'/><category term='Istruzione'/><category term='Immigrati'/><category term='Sicurezza'/><category term='Scienza'/><category term='Energia'/><category term='L&apos;opinione'/><category term='Sinistra'/><category term='Agricoltura'/><category term='Legalità'/><category term='Politica internazionale'/><category term='Giustizia'/><category term='Informazione'/><category term='De Magistris'/><category term='Grillo'/><category term='Economia'/><category term='Liberalsocialismo'/><title type='text'>Giustizia e Libertà!</title><subtitle type='html'>Blog di attualità, politica, cultura, scienza e storia.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>448</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3008919092304890910</id><published>2009-10-21T05:26:00.000-07:00</published><updated>2009-10-21T05:26:12.273-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un saluto a tutti i lettori.&lt;br /&gt;Questo è l'ultimo post in questo blog. Ho ricevuto molti complimenti per la gestione di GL!, molti mi hanno esortato a continuare, molti trovavano interessanti gli argomenti che qui venivano proposti.&lt;br /&gt;Purtroppo però il tempo necessario alla gestione di GL! non era poco e senza aiuti era difficile poter gestire il tutto.&lt;br /&gt;Per questo motivo ho deciso di chiudere questo blog, a meno che qualcuno non si faccia avanti con l'intenzione di gestirlo in prima persona. La mail la sapete, giustizia_e_liberta@tiscali.it, basta scrivere li e mettersi d'accordo.&lt;br /&gt;Io dunque lascio, per mancanza di tempo, anche se non mollo. Ho intenzione infatti di aprire un alro blog, questa volta su "Il Cannocchiale", il quale però sarà solo un blog di opinione e ci scriverò quando avrò tempo, evitando di riportare anche ciò che trovo di interessante sulla rete come facevo qui.&lt;br /&gt;Vi saluto tutti e spero di ritrovarvi su "Il Cannocchiale". A presto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3008919092304890910?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3008919092304890910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/un-saluto-tutti-i-lettori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3008919092304890910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3008919092304890910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/un-saluto-tutti-i-lettori.html' title=''/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5754099790522540845</id><published>2009-10-19T05:36:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T05:42:20.604-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberalsocialismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azionismo'/><title type='text'>C'è differenza tra libertà d'opinione e totalitarismo</title><content type='html'>Quando si parla con esponenti di culture totalitarie (comunisti, fascisti, integralisti religiosi), è facile che essi, pur di farti scendere al loro livello, ti accusino di intolleranza o di essere come, se non peggio, di loro.&lt;br /&gt;C'è però una differenza sostanziale tra il sostenere ed argomentare le proprie idee e i propri valori e l'imporre agli altri i propri come fossero verità assolute.&lt;br /&gt;A volte queste persone accusano il proprio interlocutore di non tollerare a sua volte le idee altrui, per il solo fatto che si difendono le proprie opinioni. Ma se una persona non pensasse che le proprie idee sono valide, perchè le difenderebbe, confrontandosi con chi la pensa diversamente?&lt;br /&gt;Pensare che i propri valori sono migliori rispetto a quelli di un'altro non significa affatto vietare il prossimo di pensarla diversamente. La libertà vera vuole che anche i totalitari si esprimano e difendano (democraticamente e civilmente) le proprie idee, ma sempre senza armi e deportazioni.&lt;br /&gt;Io penso che sia del tutto legittimo essere comunista o fascista, ma rivendico la libertà di definire quelle ideologie pazze e pericolose. Forse comunisti e fascisti si sentono offesi da questo mio giudizio, ma non m'importa molto, preferisco non passare per ipocrita e dire ciò che penso, confortato dal fatto che non sono giudizi campati in aria, ma nascono dal fatto che queste due ideologie hanno causato stermini, deportazioni, miseria e dolore per milioni di persone.&lt;br /&gt;E non capisco nemmeno come si faccia a definirmi illiberale quando critico certe ideologie. Cosa dovrei fare, secondo costoro, per essere liberale? Dire che comunismo, fascismo, integralismo religioso sono cose belle e buone, quando la storia dice il contrario?&lt;br /&gt;Io posso portare rispetto per chi credere in quelle ideologie, ma non posso portare rispetto per quelle ideologie. Ad esempio, potrei benissimo rispettare Mussolini, che ha pur difeso una causa, pur orrenda, che Berlusconi, il quale pare difendere più se stesso e il proprio patrimonio che un'ideale o un valore.&lt;br /&gt;Bisogna però distinguere tra idee e persone. C'è del buono, forse, in comunismo, fascismo e integralismo religioso? Io non credo, non riesco veramente a trovarne nemmeno un briciolo.&lt;br /&gt;Ci sono stati comunisti, fascisti, religiosi ammirevoli e meritevoli di complimenti? Si, anche se penso che furono degli eretici rispetto alla loro ideologia.&lt;br /&gt;Forse anche nell'azionismo c'è qualcosa che non va bene, sicuramente molte persone non trovano l'azionismo sufficientemente convincente, ma secondo me non è così, e ritengo sia giusto, per me, difendere questa storia e questi ideali di giustizia e libertà. Sopratutto se si tratta di un azionismo relativista, ovvero di un'eterna ricerca della soluzione migliore per realizzare la giustizia e la libertà, senza mai considerare nulla un assoluto.&lt;br /&gt;Dunque, cari totalitaristi, non giudicate chi la pensa diversamente da voi e difende le proprie idee come un altro totalitario, in quando c'è differenza tra difendere le proprie idee e imporle. Tra le mie idee, ad esempio, non c'è di traccia di vendetta o di dittature le proletariato o di culti del leader o di verità rivelate ed immutabili, anzi. Io penso che il modello azionista sia il migliore per una società vivibile e sostenibile, che realizzi l'ideale di giustizia e libertà, ma in queste mie idee vi è anche quella che vuole per voi il massimo spazio possibile per poter esprimere il vostro pensiero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5754099790522540845?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5754099790522540845/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ce-differenza-tra-liberta-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5754099790522540845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5754099790522540845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ce-differenza-tra-liberta-e.html' title='C&apos;è differenza tra libertà d&apos;opinione e totalitarismo'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-905983860928227373</id><published>2009-10-19T05:18:00.001-07:00</published><updated>2009-10-19T05:18:44.288-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Anche le Iene non ridono più</title><content type='html'>di Peter Gomez&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano una volta le Iene, un gruppo di ragazzacci che osava ridere in faccia a Berlusconi, mostrare il razzismo della Lega e sbeffeggiare le leggi ad personam. C’erano, ma non ci sono più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la trasmissione diretta da Davide Parenti, coautore con Antonio Ricci degli show-cult degli anni 80, è solo l’ombra del suo passato. È in crisi di ascolti, di creatività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, quel che è peggio, è costretta a fermarsi persino davanti a onorevoli di seconda fila, come Gabriella Carlucci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È successo martedì scorso quando, dopo una serie di telefonate con i vertici Mediaset, non è andato in onda un servizio che raccontava come l’ex conduttrice fosse stata condannata a pagare 10 mila euro di stipendio arretrato alla sua portaborse parlamentare. Stessa sorte era toccata, un mese fa, a un pezzo sull’immigrazione che metteva in imbarazzo il ministro Roberto Maroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi, che fino a ieri citavano le Iene e Enrico Mentana come la prova della libertà di mediaset, oggi parlano d’altro. Le foglie di fico non servono più. Il regime non si nasconde per farsi accettare, ma in televisione mostra il volto peggiore per far paura. I tempi, insomma, sono cambiati. Anche nel 2001 il premier era sotto processo per corruzione. Anche allora c’era un giornalista che pedinava un magistrato considerato nemico del gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la Iena Alessandro Sortino. Ma non seguiva Ilda Boccassini, per mostrare le sue calze o per insinuare che fosse “strana”. Lo faceva per dimostrare che era indifesa e per criticare la scelta del Governo di togliere la scorta a un pm antimafia che aveva osato mettersi contro Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose di un altro mondo. Allora i vertici mediaset tolleravano che il solito Sortino inchiodasse il senatore Cirami all’omonima legge ad personam o il ministro Lunardi al suo conflitto d’interessi. Adesso è più probabile vedere una Iena sulla luna che davanti al ministro Angelino Alfano per parlare del suo Lodo. Anche allora Berlusconi inondava l’Italia di propaganda, ma il Trio Medusa osava chiedergli conto del celebre “Presidente operaio”, per poi ridergli in faccia. Anche allora l’onorevole Carlucci ebbe un corpo a corpo con il Trio. Ma quello andò in onda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si è arrivati a questo punto? Per capirlo bisogna ricostruire l’escalation delle censure, partendo dalla prima. Quella subita dal programma nel 2001, quando Marco Tronchetti Provera, per fare un favore a Berlusconi, soffoca nella culla “La 7” che minaccia di danneggiare gli ascolti di Mediaset. Le Iene riprendono Tronchetti mentre balbetta improbabile giustificazioni. Il pezzo però viene fermato. In redazione si mugugna, ma si decide di lasciar correre. Così la situazione peggiora. Tanto che, quattro anni dopo, si arriva a una silenziosa protesta. Quando a essere bloccato è un servizio su Francesco Storace, le Iene si riuniscono a Roma e stipulano una sorta di patto: non diciamo niente, ma questa è l’ultima censura. Era invece l’’inizio della fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi il Trio Medusa e Sortino non ci sono più. Alla Iena rossa, nel 2007, i vertici Mediaset avevano cancellato un servizio su Mastella e lui se ne è andato. Confalonieri, infatti, non ha voluto sentir ragioni nonostante che proprio Sortino fosse stato diffamato dal figlio di Mastella con false insinuazioni sulla sua carriera. A Segrate, del resto, Mastella è un intoccabile. Lo sa anche Enrico Lucci che, già prima di Sortino, ha dovuto ingoiare la censura di un pezzo sul medesimo politico. Il perché lo dice la cronaca. Mastella in quei mesi stoppa la legge Gentiloni sulle tv e poi fa cadere il governo Prodi. Una scelta politica, ovviamente. La decisione di un uomo, oggi eurodeputato Pdl, che dice con orgoglio: “Confalonieri? È uno dei miei migliori amici”. E chi trova un amico (di Confalonieri) trova un tesoro. Anche alle Iene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-905983860928227373?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/micromega-online/anche-le-iene-non-ridono-piu/' title='Anche le Iene non ridono più'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/905983860928227373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/anche-le-iene-non-ridono-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/905983860928227373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/905983860928227373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/anche-le-iene-non-ridono-piu.html' title='Anche le Iene non ridono più'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8801672995792392171</id><published>2009-10-19T05:15:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T05:15:07.361-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medicina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>L'inganno è nel midollo spinale</title><content type='html'>In chi crede di assumere un farmaco, la trasmissione del dolore viene inibita a livello del corno dorsale. Lo studio su Science. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi studia l'effetto placebo sa bene che la mente è in grado di ingannare il corpo. In che modo? Bloccando le vie di trasmissione del dolore a livello di una regione del midollo spinale chiamata corno dorsale. È quanto affermano sulle pagine di Science Falk Eippert e la sua equipe della University Medical Center Hamburg-Eppendorf, in Germania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso tecniche di risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), i ricercatori hanno osservato l’attività del midollo spinale di alcuni volontari (convinti di partecipare a un test per una crema anestetica) mentre le loro braccia erano esposte a una intensa fonte di calore. A tutti era stata data la stessa lozione farmacologicamente inattiva, ma nel gruppo che credeva di provare la crema alla lidocaina (un anestetico locale), l’attività del corno dorsale diminuiva e il dolore si alleviava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esperimento condotto dai ricercatori offre la prima prova diretta del modo in cui agisce un placebo. Come riportano gli studiosi, quindi, i fattori psicologici influenzano i meccanismi di percezione ed elaborazione del dolore nei primi “compartimenti funzionali” del sistema nervoso. Le terapie che sfruttano l'effetto placebo infatti, stimolando la circolazione degli oppioidi prodotti dall’organismo, sono in grado di bloccare le vie di trasmissione del dolore che dal cervello discendono sino alla midollo spinale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ricercatori ammettono di non conoscere ancora l’esatto meccanismo attraverso il quale si realizza l’inibizione spinale (ovvero se avviene a livello dei neuroni pre-sinaptici, post-sinaptici o degli interneuroni), e non hanno dimostrato se lo stesso effetto si verifica anche in risposta a stimoli neutri, non dolorosi. Tuttavia, il loro studio ha il merito di aver individuato una regione del sistema nervoso che può diventare un target privilegiato per i trattamenti contro il dolore. (m.s.)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8801672995792392171?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.galileonet.it/news/11952/linganno-e-nel-midollo-spinale' title='L&apos;inganno è nel midollo spinale'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8801672995792392171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/linganno-e-nel-midollo-spinale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8801672995792392171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8801672995792392171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/linganno-e-nel-midollo-spinale.html' title='L&apos;inganno è nel midollo spinale'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-6974449840374546045</id><published>2009-10-19T05:03:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T05:03:28.020-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Gela, l'Europa e i processi</title><content type='html'>di Rosario Cauchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa nostra si sta riorganizzando sul territorio. Ancora alta la presenza di interessi mafiosi nella politica e nell'economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gela, la città con il maggior numero di residenti dell'intera provincia di Caltanissetta,  luogo conosciuto ai più per gli sfaceli ambientali generati dal sogno infranto dell'industrializzazione e per le vittime, in totale 115 nel solo triennio 1988-1991, frutto della tragica faida instillatasi tra due gruppi rivali, Cosa nostra e Stidda, è riuscita -  fatto privo di qualsiasi precedente -  ad esprimere un proprio rappresentante all'interno della massima istituzione europea: l'ex sindaco antimafia, Rosario Crocetta. Da poco approdato tra le fila del Partito Democratico, Crocetta è stato eletto alla carica di parlamentare europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appare quasi una contraddizione in termini il solo raffronto tra il panorama economico- sociale “patinato” dei siti delle istituzioni continentali e quello tipico del meridione italiano, che si porta dietro: disoccupazione, assenza di servizi sociali, precarietà esistenziale e molto altro.Tuttavia un esponente politico di tutto rilievo formatosi nell'estrema propaggine di un continente spesso privo d'identità ha potuto fregiarsi di un'investitura ardua da conseguire. L'assunzione di tale incarico determina, però, una fondamentale conseguenza, perlomeno in una prospettiva localistica: l'assenza di una direzione legittimata per una città dai contorni mai così complessi ed imprevedibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna, infatti, dimenticare che Gela è reduce da una stagione estiva contrassegnata da molteplici attentati incendiari, i cui destinatari, semplici cittadini, imprenditori, esercizi commerciali, contribuiscono a rappresentare un raggruppamento assolutamente eterogeneo. Attraverso alcuni di questi la criminalità organizzata locale ha voluto inviare messaggi inconfutabili: l'oppressione rivolta alle altrui vite non si arresterà facilmente. Il violento attacco registratosi negli scorsi mesi si colloca, peraltro, in una fase storica assai travagliata per le cosche gelesi, private di molti “preziosi” componenti, attualmente imputati in svariati procedimenti penali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la spinta della stidda sembra aver imboccato la direzione della definitiva sottomissione a cosa nostra, soprattutto in conseguenza delle defezioni di leader riconosciuti del calibro di Enrico Maganuco, Carmelo Fiorisi e Salvatore Nicastro, Cosa nostra, al contrario, si distingue per una forte volontà di riorganizzazione. Processo però, decisamente attenuato da due operazioni, condotte in coordinamento da forze dell'ordine e magistratura, denominate rispettivamente “Atlantide-Mercurio” e “Cerberus”: idonee ad imporre un drastico ridimensionamento ai due principali sodalizi di Cosa nostra, ossia le famiglie Madonia ed Emmanuello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima è riuscita a penetrare entro i più profondi meccanismi del gruppo criminale facente ancora capo al boss ergastolano, Giuseppe “Piddu” Madonia, avvolgendo nella sua morsa gli stessi congiunti di quello che in passato veniva considerato il “padrone di Vallelunga Pratameno”, ovvero la moglie, Giovanna Santoro, la sorella, Maria Stella Madonia, il cognato, Giuseppe Lombardo, ed il nipote, Francesco Lombardo; l'operazione Cerberus, invece, ha ulteriormente scosso il nucleo direzionale ed operativo della famiglia Emmanuello, già destabilizzato dalla morte, avvenuta nel corso di un blitz della Polizia di Stato svoltosi presso le campagne della provincia di Enna, del dominus latitante, Daniele Emmanuello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La caratteristica saliente emersa da tali indagini si rintraccia, indubbiamente, nella sussistenza di una penetrante interconnessione tra malavita, economia e politica. Difatti le indagini sul  gruppo Madonia hanno consentito di individuare una spasmodica attenzione dello stesso nei riguardi di diversi cantieri edili attivi in città, per il tramite del factotum, Carmelo Barbieri, unita all'intenzione di accreditarsi ai massimi livelli dell'organizzazione istituzionale provinciale, interessandosi alla campagna elettorale condotta nel 2008 dall'attuale Presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disamina condotta nei riguardi del clan Emmanuello ha ancor più permesso di appurare la simbiosi esistente tra i capi del consesso criminale e le imprese I.G.M. s.r.l. e I.C.A.M. s.r.l., controllate solo formalmente dal giovane imprenditore, Sandro Missuto, ma in realtà riconducibili al leader, Daniele Emmanuello, ed ancora la reverenza dimostrata, al cospetto della matrona, Calogera Pia Messina, madre dei fratelli Emmanuello, da un consigliere comunale in carica e da un ex consigliere provinciale.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Connubi oramai classici nei copioni di opere nere, purtroppo assai distanti dai palcoscenici, ma calate nell'ordinaria quotidianità di una Sicilia perennemente incerta circa scelte decisive da compiere.  Se per l'operazione “Cerberus” sarà necessario attendere ulteriori mesi prima di poter raggiungere la sede del dibattimento processuale, per quella “Atlantide-Mercurio”, al contrario, la fase finale scatterà nel corso del mese di ottobre, cosicché i protagonisti della stessa possano presentarsi innanzi all'organo giudicante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gela così si accredita in Europa ma non è sicura di potersi ritenere indipendente dall'occulto controllo criminale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-6974449840374546045?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8985' title='Gela, l&apos;Europa e i processi'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/6974449840374546045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/gela-leuropa-e-i-processi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/6974449840374546045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/6974449840374546045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/gela-leuropa-e-i-processi.html' title='Gela, l&apos;Europa e i processi'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3057857906287435408</id><published>2009-10-19T05:00:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T05:00:03.411-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><title type='text'>Traffici di scorie, c'e' anche una nave fatta affondare davanti la costa di Trapani</title><content type='html'>di Rino Giacalone &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le navi cariche di scorie non venivano fatte affondare solo nel Tirreno, ma anche davanti al porto di Trapani. C’è un nome che viene fuori, ed è quello della nave «River». Una naufragio che non risulta da nessuna parte, e figurarsi come poteva accadere il contrario, ma che secondo un teste, il faccendiere per anni in contatto con servizi segretie criminalità organizzata mafiosa, Francesco Elmo, c’è stato. &lt;br /&gt;Un racconto finito archiviato ma che adesso potrebbe tornare d’attualità dopo quello che va scoprendo la magistratura calabrese a proposito di navi fatte naufragare con i loro carichi mortali.&lt;br /&gt;È uno filone d’inchiesta quello del traffico di scorie che è rimasto non approfondito perchè la magistratura trapanese che se ne occupava si è vista fare «terra bruciata» attorno. Sono venuti a mancare i testi. Ci sono stati tentativi di depistaggio. Ma non significa che l’indagine sia infondata. È una ipotesi, quella di questo traffico, che è poi rimasta sullo sfondo di due inchieste che nel tempo si sono avvicinate fino quasi a toccarsi, per poi tornare a dividersi e a continuare a correre su binari paralleli.&lt;br /&gt;Scenario è quello di Trapani e le sue commistioni, i crocevia tra la mafia e i settori «deviati» dello Stato, la massoneria. In mezzo rifiuti tossici finiti anche sepolti nelle cave abbandonate della provincia di Trapani.  Quali sono le inchieste tanto vicine? Una è quella (archiviata dalla procura di Trapani) sulla presenza di una cellula di Gladio in città. L’altra indagine è quella sul delitto (settembre 1988) del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, che ha ripreso vigore e lì una firma si è trovata, quella della cupola mafiosa locale. Elmo ha parlato del traffico di scorie nell’ambito dell’indagine su Gladio. Potrebbe trattarsi degli stessi traffici che forse Rostagno ebbe modo di vedere spiando di nascosto un aereo che atterrava nell’aeroporto chiuso di Kinisia. Ma non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Potrebbe essere la stessa indagine sulla quale si è rovata ad indagare la giornalista Ilaria Alpi. Uccisa in Somalia nel marzo 1994. Lei andando a Bosaso avrebbe trovato traccia di quei traffici. Un incrociarsi di piste da battere dal quale emerge un altro nome, quello del maresciallo del Sismi Vincenzo Li Causi anche lui morto amnmazzato non siè mai saputo molto bene da chi, mentre era in missione in Somalia. Li Causi era il capo della cellula di Gladio a Trapani. Ma non solo era uno degli uomini più fidati del premier socialista Bettino Craxi. E una parte del traffico di scorie e di armi viene ricondotto all'uso di mezzi di una società internazionale, la Scifco, indicata come vicina ad esponenti del partito socialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco Elmo per tanto tempo ha lavorato in uno studio svizzero da dove sarebbe passata la gestione di traffici di armi e scorie. Lui incontrava i personaggi con i quali faceva i relativi affari. E c’erano anche siciliani di mezzo. Lui ha indicato anche in che maniera le scorie giungevano a Trapani, dentro camion che ufficialmente trasportavano oli esausti. Ha indicato anche il periodo, dalla metà degli anni ’80 fino al 1993.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3057857906287435408?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20652/78/' title='Traffici di scorie, c&apos;e&apos; anche una nave fatta affondare davanti la costa di Trapani'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3057857906287435408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/traffici-di-scorie-ce-anche-una-nave.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3057857906287435408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3057857906287435408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/traffici-di-scorie-ce-anche-una-nave.html' title='Traffici di scorie, c&apos;e&apos; anche una nave fatta affondare davanti la costa di Trapani'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-1437637025764369241</id><published>2009-10-19T04:58:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T04:58:13.063-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istruzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Ora di religione: un comunicato per una scuola laica</title><content type='html'>Comunicato congiunto di Associazioni e Comitati della Scuola Per la Scuola della Repubblica e Genitori democratici&lt;br /&gt;Il comunicato è stato sottoscritto anche dalla Consulta romana per la laicità delle istituzioni, dall’Associazione “31 ottobre”, dal Comitato Insegnanti Evangelici Italiani, dal Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, dal Movimento di Cooperazione Educativa, dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, da DEMOCRAZIA LAICA, dalla FNISM, dall’associazione Giuditta Tavani Arquati, dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti&lt;br /&gt;COMUNICATO&lt;br /&gt;Le difficoltà che in questo inizio d’anno scolastico ricadono pesantemente su coloro che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica (IRC) inducono le nostre associazioni a intervenire pubblicamente a sostegno delle denunce di genitori, studenti, insegnanti.&lt;br /&gt;A noi si rivolgono genitori democratici, studenti che credono nella laicità della scuola e si vedono costretti a subire discriminazioni senza che venga loro riconosciuto il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. Alle purtroppo frequenti violazioni arbitrarie del passato si aggiunge quest’anno l’alibi della scarsità di personale scolastico a causa dei pesanti tagli ai bilanci delle scuole e della grande riduzione del numero di insegnanti.&lt;br /&gt;RIBADIAMO CON FORZA che sia il Nuovo Concordato (1984), sia le leggi applicative, sia pronunciamenti della Corte Costituzionale e della Giustizia Amministrativa, le stesse circolari ministeriali IMPONGONO LA PIENA FACOLTATIVITA’ DELL’IRC, e, contestualmente, il pari diritto di coloro che non si avvalgono a veder rispettate le proprie libere scelte : un’attività formativa con apposito docente, studio individuale libero o assistito, la possibilità di assentarsi dalla scuola. Trattandosi di DIRITTI è obbligo dell’amministrazione scolastica assicurarne la fruibilità .&lt;br /&gt;Coloro che non scelgono l’IRC non possono venire trasferiti come pacchi da una classe all’altra, o essere costretti a rimanere in classe durante l’irc come “uditori”, o essere invitati a uscire dalla scuola per non creare problemi, se ciò non corrisponde a una spontanea richiesta.&lt;br /&gt;CI RIVOLGIAMO pertanto ai DIRIGENTI SCOLASTICI, agli ORGANI COLLEGIALI delle scuole affinché prendano in esame tutte le possibili soluzioni, e, in caso di assoluta conclamata impraticabilità a garantire un’attività alternativa se richiesta NON ESITINO A RIVOLGERSI ISTITUZIONALMENTE AL MINISTERO P.I. PER OTTENERE SUBITO LE RISORSE NECESSARIE.&lt;br /&gt;Ai GENITORI e agli STUDENTI non avvalenti raccomandiamo di mantenere ferma senza compromessi la rivendicazione del diritto alla propria dignità, di non tollerare che chi sceglie l’IRC- insegnamento facoltativo confessionale - fosse anche un solo alunno - disponga dal primo giorno di scuola di un apposito docente, mentre NULLA E’ PREVISTO PER CHI USUFRUISCE DEL NORMALE ORARIO SCOLASTICO DI UNA SCUOLA LAICA.&lt;br /&gt;Il diritto alla libertà di coscienza è un diritto non negoziabile, riguarda la singola persona e non può essere questione di maggioranza o minoranza.&lt;br /&gt;Ricordiamolo sempre!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-1437637025764369241?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.uaar.it/news/2009/10/19/ora-religione-comunicato-per-una-scuola-laica/' title='Ora di religione: un comunicato per una scuola laica'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/1437637025764369241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ora-di-religione-un-comunicato-per-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1437637025764369241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1437637025764369241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ora-di-religione-un-comunicato-per-una.html' title='Ora di religione: un comunicato per una scuola laica'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-1165612899049220898</id><published>2009-10-17T08:07:00.000-07:00</published><updated>2009-10-17T08:07:02.173-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Qualche pazzo è felice di pagare le tasse</title><content type='html'>Un modo sicuro per avere successo elettorale in Italia è promettere meno tasse e tagli della spesa pubblica. Gli italiani vedono le tasse come un furto, come una privazione dei frutti del loro lavoro e le ritengono sbagliate, non si è ancora capito se solo perché “sono troppo alte” o se pensano che lo siano anche concettualmente. &lt;br /&gt;Io però sono di un’altra idea, penso che il problema vero, indipendentemente dal parere degli elettori, sia la qualità del servizio che ci viene offerto in cambio delle tasse che paghiamo. &lt;br /&gt;Anzitutto c’è da dire che non è vero che siamo il paese dell’UE che paga più tasse, inoltre bisogna vedere a quali categorie ci si riferisce. Se pensiamo a chi paga tutte le tasse (circa il 50% del proprio reddito), senza evadere nemmeno un euro allora forse si, siamo davvero tartassati, un po’ come danesi e svedesi. Se si guarda la media generale (poco più del 40%) allora siamo in linea con paesi come Francia e Germania. Se si pensa che c’è gente che paga poco più del 30% allora possiamo dire che questi ultimi vivono quasi come fossero in un paradiso fiscale.&lt;br /&gt;Però, come in ogni mercato che si rispetti, il costo effettivo della merce o del servizio non va valutato esclusivamente in baso al prezzo, bensì va valutato facendo un rapporto qualità\prezzo, ovvero confrontando un bene o un servizio con un altro dello stesso tipo e osservare la differenza di prezzo e di qualità.&lt;br /&gt;Dunque, proviamo a paragonarci con chi, in Europa, paga più tasse, ovvero danesi e svedesi. In Svezia, nel 2004, si aveva una costante crescita economica, superiore a quella di molti altri paesi europei, una disoccupazione del 6% circa un’inflazione ragionevole e vantaggiosa, circa l’1% e un PIL pro capite superiore del 16% rispetto alla media europea.&lt;br /&gt;Questi dati economici, a dir poco invidiabili, sono ottenuti con una tassazione incisiva e pesante, che però consente a uno Stato ben amministrato di garantire la tutti i cittadini una sanità efficiente e quasi gratuita, un’istruzione di alto livello per tutti, degli importanti aiuti per l’inserimento nel mondo del lavoro. Uno svedese a 18 o 20 anni è già indipendente dai genitori, certo è aiutato dallo Stato, ma se si sfugge a certe ideologie si può certamente notare il vantaggio di uscire di casa in giovane età, poter mettere su famiglia, avere un lavoro e un reddito sicuro, godere di una buona sanità e di una buona istruzione. &lt;br /&gt;Tutti questi vantaggi chiaramente non arrivano gratis, ma si ottengono grazie a due importanti fattori: una tassazione alta e un controllo dello Stato su diversi aspetti dell’economia, da taluni ritenuti eccessivi e forse alla base di un sintomo di distaccamento dei svedesi da questo modello sociale.&lt;br /&gt;Di certo però il modello svedese è assai efficiente e i problemi che ci sono (insofferenza verso l’alta tassazione, rischio di poca produttività nel mondo del lavoro) possono essere risolti garantendo un maggior soddisfazione economica ai lavoratori più produttivi, sacrificando in parte una redistribuzione dei redditi nell’età adulta che, anche secondo me, è meno importante rispetto all’assistenza di cui si ha bisogno in giovane età. &lt;br /&gt;L a Danimarca invece offre una soluzione dinamica ed efficiente al problema del precariato. Essi hanno un modello del mercato del lavoro che dovrebbe essere preso in considerazione anche dall’Italia. Le aziende possono licenziare facilmente i propri dipendenti, i quali però continuano a godere del 70-90% del proprio reddito (per 4 anni, se necessario) e, soprattutto, di un piano di lavoro organizzato dallo Stato, il quale si impegna a trovare un nuovo posto di lavoro in meno di un anno, spesso anche con migliori condizioni rispetto al precedente. &lt;br /&gt;La particolarità della Danimarca però è che anche loro, come noi, vivono grazie alle piccole e medie imprese, un motivo in più per tentare di imitarli.&lt;br /&gt;La flexicurity dunque coniuga sia le esigenze delle imprese (maggior flessibilità) che quelle del lavoratore (sicurezza del reddito), il quale è disposto a prendere meno soldi per qualche mese, in cambio di un nuovo posto di lavoro con maggior soddisfazione economica e lavorativa.&lt;br /&gt;Anche qui però è necessaria una tassazione alta, che però è ben bilanciata dalla qualità e dall’importanza sociale del servizio offerto. Un altro dato fondamentale per questo sistema però è il sistema di collaborazione:  gli uffici del lavoro sono cogestiti da autorità pubbliche, sindacati e imprese. Alla base di tutto c’è quella che gli studiosi scandinavi chiamano l’economia negoziata». Le parti sociali cogestiscono gli interventi per i disoccupati e questo fa sì che l’80% dei lavoratori sia iscritto al sindacato.&lt;br /&gt;Come volevasi dimostrare dunque per avere un sistema economico efficiente è necessaria la collaborazione e il dialogo, non l’individualismo, l’egoismo e “l’arte di arrangiarsi”, spesso a danno del proprio vicino, che pervadono la cultura e l’atteggiamento degli italiani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-1165612899049220898?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/1165612899049220898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/qualche-pazzo-e-felice-di-pagare-le.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1165612899049220898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1165612899049220898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/qualche-pazzo-e-felice-di-pagare-le.html' title='Qualche pazzo è felice di pagare le tasse'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3468302474264809554</id><published>2009-10-17T08:05:00.001-07:00</published><updated>2009-10-17T08:05:47.274-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Se il biodiesel fa male</title><content type='html'>L’olio di palma, che gode degli incentivi dell’Ue ai biocarburanti, mette a rischio le foreste indonesiane e può portare all’estinzione dell’orango. Il rapporto di Friends of the Earth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Unione europea punta sui biocarburanti per il trasporto e la produzione di energia elettrica, in particolare sull’olio di palma. Un buon modo per abbattere le emissioni di gas serra e rispettare gli impegni verso l’ambiente. Peccato che a farne le spese siano le foreste pluviali e le specie in via di estinzione dell’Indonesia. Lo rivela un rapporto dell'associazione Friends of the Earth - diffuso in Italia da Salva le foreste - secondo il quale la direttiva europea che promuove alternative rinnovabili al petrolio e ai suoi derivati sta provocando una forte espansione delle piantagioni di palma da olio che sottraggono terreno alle foreste torbiere. Lo studio illustra in particolare gli effetti del boom dell’olio di palma nella regione di Ketapang, nell'isola del Borneo, dove l’espansione delle piantagioni si accompagna alla deforestazione illegale e alle violazioni dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La crescita della domanda di olio di palma sui mercati internazionali sta conducendo alla deforestazione illegale e a gravi conflitti sociali”, ha spiegato Geert Ritsema, di Friends of the Earth. “Di questo passo le foreste del Borneo saranno cancellate dalla faccia della terra, assieme alle specie animali che vi abitano, e saranno rilasciate quantità immense di gas serra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Ketapang, negli ultimi tre anni, il governo ha rilasciato licenze per la conversione in piantagione di palma da olio sul 40 per cento dell’intero territorio, pari a 1,4 milioni di ettari, senza curarsi delle leggi e delle aree protette. Su 54 licenze, ben 39 includono foreste protette, ben 40.000 ettari, tra cui i parchi nazionali creati per la protezione dell'orango, specie in via di estinzione. Inoltre, il terreno per le piantagioni viene ricavato anche senza permessi e violando i diritti delle popolazioni locali. Nel 2008, infatti, sono stati registrati 20 conflitti legati alla proprietà della terra, ma questo numero è destinato ad aumentare assieme all'avanzata dei bulldozer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo. Un grosso problema è quello dei certificati che attestano la provenienza dell’olio di palma. Molte delle imprese attraverso cui l’Ue riceve biocarburante fanno parte del Roundtable for Sustainable Palm Oil (Rspo), uno standard ambientale per la certificazione dell’olio di palma, ma questo di per sé non basta ad assicurare la legalità del biodiesel prodotto. Il 43 per cento della terra nella regione del Ketapang è controllata da imprese che fanno parte del Rspo, ma anche queste finiscono per produrre biocarburante commettendo abusi verso l’ambiente e le popolazioni locali. (r.p.)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3468302474264809554?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.galileonet.it/news/11921/se-il-biodiesel-fa-male' title='Se il biodiesel fa male'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3468302474264809554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/se-il-biodiesel-fa-male.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3468302474264809554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3468302474264809554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/se-il-biodiesel-fa-male.html' title='Se il biodiesel fa male'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7870955802640130310</id><published>2009-10-17T08:03:00.000-07:00</published><updated>2009-10-17T08:03:20.998-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberalsocialismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azionismo'/><title type='text'>Norberto Bobbio. Il passato, il presente, ma soprattutto il futuro che vogliamo essere</title><content type='html'>di Nadia Redoglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dal Novecento al Duemila. Il futuro di Norberto Bobbio». Così il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Norberto Bobbio, su iniziativa del Centro studi Piero Gobetti di Torino, ha (magistralmente) titolato il convegno internazionale in onore, più che in ricordo, di una straordinaria figura intellettuale e morale tra le più significative d’Italia, e dunque d’Europa, del Novecento. Bobbio seppe consegnarci, spiegandoci i concetti con proverbiale chiarezza, la realtà del ventesimo secolo. Quei concetti sono profondamente vivi nella realtà del ventunesimo. E’ dimostrato dal bisogno di farci raccontare di lui che ben conosceva il modo per identificare i problemi e dunque raggiungerne la fonte. Come ben spiega, all’apertura del convegno, Michelangelo Bovero, la chiarezza del maestro non è soltanto uno stile, una dote di nitore nella scrittura. E’ l’effetto che questa riverbera sul pensiero di tutti noi che così possiamo penetrare nel suo modo di pensare consentendoci di affrontare i problemi andandovi al cuore, superando equivoci e confusioni, involontarie o interessate. E’ un effetto, e uno specchio, del suo rigore intellettuale e morale. E’illuminismo, nel significato più semplice ed essenziale della parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze» disse il maestro della filosofia del diritto. &lt;br /&gt;Negli uomini di buona volontà seminare dubbi significa porsi e porre domande senza stancarsi mai di cercare risposte tra gli altri e negli altri. Di qui l’accettazione e il rispetto per il dialogo. In esso  si materializza la ragione -la natura dell’essere- della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della pace. Bobbio, centrando l’esistenza della logica d’insieme di norme universali (dunque concepite all’unanimità e perciò identificabili con la natura delle cose, costituita dall’umano pensiero), ha saputo anche dimostrarci la spontanea conseguenza -la giustificazione- del perché i diritti dell’uomo sono ( e non: possono essere) inviolabili. La democrazia consiste non già nella staticità delle certezze date dall’individualità maggioritaria di chi al momento detiene il potere, bensì dalla consapevolezza che ben prima dell’individualità maggioritaria sussiste l’insieme di tutti gli individui che, per propria natura, hanno fornito gli impulsi perché la democrazia potesse prendere forma. Nella storia dell’uomo la democrazia rappresenta un fenomeno straordinario in quanto è la prima introduzione del metodo non violento. Il posto di Bobbio nella nostra contemporaneità, ma ancor più nella nostra continuità, sta nell’esempio della sua passione civile, nella sua umile determinazione a rinnovare, rispettando i tempi e gli spazi dell’individuo, il significante e il significato di “passione” e di “civiltà”.&lt;br /&gt;In questo momento della nostra democrazia, per usare le parole di Mercedes Bresso, Bobbio sarebbe un po’ triste nel vedere l’Italia, stante i toni delle parole usate come armi, sull’orlo di una sorta di guerra civile, quasi che le istituzioni di garanzia di cui disponiamo non fossero sufficienti a garantire la libertà di tutti, maggioranza e opposizione. Il presidente della Repubblica non può essere coinvolto in dispute di parte di cui lui non si sente né origine, né destinatario. E il capo dello Stato, presente a Torino, portando la sua testimonianza in onore di Norberto Bobbio, affettuoso amico e compagno della sua storia, così si è espresso «…L’approccio partigiano naturale in chi fa politica è qualcosa di cui ci si spoglia in nome di una visione più ampia. Tutti i miei predecessori, a cominciare nel primo settennato da Luigi Einaudi, avevano ciascuno la propria storia politica. Sapevano, venendo eletti capo dello Stato, di doverla e poterla non nasconderla, ma trascenderla… Quella del capo dello Stato, potere neutro al di sopra della parti fuori della mischia politica, non è una finzione: è la garanzia di moderazione di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione come in altre dell’occidente democratico. Per quanto tensioni e difficoltà comportino adempiere un simile mandato proseguirò nell’esercizio sereno e fermo dei miei doveri e delle mie prerogative costituzionali e sono qui oggi anche per dirvi  quanto siano state e siano per me preziose l’ispirazione civile e morale e la lezione di saggezza che ho tratto dal rapporto con Norberto Bobbio. Gliene sono ancora grato» A queste parole, ma soprattutto alla determinazione del tono con cui sono state pronunciate, il pubblico si è alzato in piedi offrendo al nostro presidente della Repubblica oltre due minuti d’applausi. Era applauso rivolto a noi stessi, donne e uomini, giovani e meno giovani, perché noi stessi abbiamo voluto all’unanimità ciò che adesso Napolitano rappresenta e che, ieri a Torino, ci ha confermato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7870955802640130310?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.articolo21.info/6014/editoriale/norberto-bobbio-il-passato-il-presente-ma.html' title='Norberto Bobbio. Il passato, il presente, ma soprattutto il futuro che vogliamo essere'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7870955802640130310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/norberto-bobbio-il-passato-il-presente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7870955802640130310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7870955802640130310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/norberto-bobbio-il-passato-il-presente.html' title='Norberto Bobbio. Il passato, il presente, ma soprattutto il futuro che vogliamo essere'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4465822296555376386</id><published>2009-10-17T08:01:00.000-07:00</published><updated>2009-10-17T08:01:02.826-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Con il papello i boss cercarono di dettare l'agenda al governo</title><content type='html'>da Peter Gomez e Giuseppe Lo Bianco    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel ‘93, Cosa Nostra replicava ai decreti di proroga del 41 bis con camion carichi di esplosivo e attentati a raffica. Un auto non venne fatta esplodere a pochi giorni dalla revoca del carcere duro per i mafiosi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora il papello entra anche nell’inchiesta sulle stragi del ‘92: i magistrati di Caltanissetta hanno acquisito informalmente ieri mattina l’elenco di richieste avanzate dalla mafia allo Stato. E sui tavoli dei pm sono tornati anche atti trasmessi nei mesi scorsi dalla procura di Firenze utili a rimettere insieme i tasselli di un puzzle lungo 17 anni e di una trattativa che, secondo l’ipotesi investigativa, non si esaurisce nella sola stagione delle stragi del ‘92, ma prosegue anche l’anno dopo, e ben oltre. Giungendo, forse, fino ai giorni nostri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’europarlamentare Rita Borsellino, sorella del giudice ucciso, il papello è “la conferma di tutto ciò che fino ad ora è stata considerata solo un’ipotesi. Cioè che la trattativa è esistita. Una conferma importante su cose che si basavano solo sulle dichiarazioni dei pentiti”. E lo aveva ben capito il pm di Firenze Gabriele Chelazzi, morto d’infarto nel 2003, che sei anni fa aveva scoperto che la cronologia delle bombe del 1993 non era stata casuale. Secondo Chelazzi dietro a quella lunga scia di sangue c’era una strategia precisa, tesa a calibrare l’esplosione del tritolo sulle decisioni in materia di carcere duro (41 bis) adottate dal ministero di Grazia e Giustizia. Qualcuno infatti (secondo quella ipotesi), teneva costantemente informati i boss di quanto accadeva in via Arenula, e Cosa Nostra avrebbe utilizzato quelle notizie per proseguire la trattativa con lo Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la seconda fase, dopo quella del papello del giugno ‘92, fatta di messaggi trasversali, minacce e tritolo che avrebbe cominciato a dare i suoi frutti tra il 4 e il 6 novembre di sedici anni fa, quando all’improvviso a 140 detenuti del carcere palermitano dell’Ucciardone fu revocato il 41 bis. Il pm era partito dalla storia di un’autobomba che non è mai esplosa: quella piazzata a Roma a poche centinaia di metri dallo stadio Olimpico domenica 31 ottobre 1993. Quel giorno, un commando di sole quattro persone posteggia in via dei Gladiatori una Lancia Thema rubata carica di chiodi e di tritolo che avrebbe dovuto saltare in aria al termine di Lazio-Udinese al passaggio di due autobus dei carabinieri. L’obiettivo dichiarato era quello di fare più vittime possibile tra i militari. Ma la bomba radiocomandata non esplode e la Thema rimane lì, posteggiata a lungo prima di essere rimossa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli investigatori per anni si sono chiesti perché l’attentato non fu portato a termine la domenica successiva, il 7 novembre, quando si giocava Roma-Foggia. Poi, quando Chelazzi ha scoperto la revoca del 41 bis ai mafiosi dell’Ucciardone decisa il 4 novembre, hanno ipotizzato l’esistenza di un canale, mentre esplodevano le bombe, attraverso il quale mafia e Stato dialogavano. Un canale che arrivava fino alle stanze del ministero di Grazia e Giustizia. Per questo gli ultimi atti d’indagine di Chelazzi sono stati dedicati al fronte delle carceri. Il pm, prima di morire, aveva tra gli altri ascoltato come testimoni l’ex Guardasigilli Claudio Martelli; l’ex direttore del Dap (direzione amministrativa penitenziaria) Nicolò Amato (sostituito il 4 giugno ‘93); i familiari e i collaboratori di Francesco Di Maggio, lo scomparso pm milanese, che dall’estate ‘93 era vicedirettore del Dap; Livia Pomodoro, allora dirigente del ministero della Giustizia; l’attuale direttore del Sisde, il generale Mario Mori e il suo autista, i cappellani delle carceri di Pianosa e Porto Azzurro e il loro ispettore generale, monsignor Giorgio Caniato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla base di tutti gli interrogatori, un’ipotesi da verificare: le stragi del ‘93 furono decise principalmente per tentare di costringere lo Stato a revocare il 41 bis, firmato da Martelli il 20 luglio del 1992, subito dopo l’attentato a Paolo Borsellino. Infatti, lo stato maggiore di Cosa Nostra contrappunta le proroghe dei decreti, firmate dal ministro Conso dal 16 luglio in avanti, con una nuova raffica di attentati. Perché quasi nelle stesse ore in cui erano in corso le notifiche delle proroghe del carcere duro, partivano da Palermo i camion con l’esplosivo per Roma e Milano. Per poter eseguire gli attentati, come poi è successo, praticamente negli stessi giorni in cui gli uomini d’onore ricevevano le notifiche delle proroghe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4465822296555376386?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1866:con-il-papello-i-boss-cercarono-di-dettare-lagenda-al-governo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43' title='Con il papello i boss cercarono di dettare l&apos;agenda al governo'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4465822296555376386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/con-il-papello-i-boss-cercarono-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4465822296555376386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4465822296555376386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/con-il-papello-i-boss-cercarono-di.html' title='Con il papello i boss cercarono di dettare l&apos;agenda al governo'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8291585270257099324</id><published>2009-10-17T07:54:00.001-07:00</published><updated>2009-10-17T07:54:53.319-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Papello: le richieste ''accolte'' negli anni</title><content type='html'>di Anna Petrozzi e Pietro Orsatti &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecce “papello”. Si ipotizza che molte delle pretese della Cupola siano state progressivamente accolte. Punto per punto, le richieste e i “cedimenti”. Intoccata la sentenza del Maxi, ma sotto processo era la vecchia commissione. Sono dodici i punti del “papello”, contenente le richieste di Cosa nostra allo Stato per interrompere la stagione delle stragi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tempo si ipotizza anche che alcuni dei punti siano stati perfino accolti, che un livello di incontro sia stato trovato, non tanto con Riina, quanto con Provenzano, più ragionevole e soprattutto meno propenso a proseguire con una stagione di sangue. Il documento, di cui finora non è stato consegnato l’originale per eventuali perizie, è ora nelle mani dei pm di Palermo. L’originale, a quanto si ipotizza, sarebbe all’interno di una cassetta di sicurezza in un istituto di credito estero.&lt;br /&gt;E allora andiamo a vederli questi punti, uno a uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto uno: la revisione del maxi processo. Richiesta figlia dei tempi. Infatti al maxi processo erano stati condannati soprattutto gli esponenti della “vecchia” mafia. Forse oggi i mafiosi dovrebbero chiedere la revisione del processo Gotha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto due: abolizione del 41 bis, il regime speciale per i mafiosi. Da tempo si sta valutando una riforma dell’istituto, ma intanto la messa in opera della norma fa acqua da tutte le parti. Innumerevoli i casi di boss che sottoposti al regime di carcere duro comunicano tra loro e con l’esterno. Alla fine del 2008 i Madonia, stragisti condannati all’ergastolo, gestivano il mandamento di Resuttana impartendo ordini attraverso i familiari liberi, mentre all’interno della Casa circondariale di Tolmezzo il mammasantissima della ‘ndrangheta Giuseppe Piromalli sfruttava l’ora di socialità per riunirsi e discutere di affari e strategie comuni con capimafia della portata di Antonino Cinà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto tre: abolizione della Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni. La norma è tuttora in vigore, ma non è stata aggiornata e la questione della confisca, e della verifica successiva che non ritornino sotto il controllo dei boss, rimane molto spinosa. Basti pensare che il 36% dei beni confiscati alla criminalità organizzata è sotto l’ipoteca delle banche e il 30% è occupato dagli stessi mafiosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto quattro: riforma della legge sui pentiti. Attraverso vari provvedimenti e sentenze lo status di collaboratore è profondamente mutato, ma è mutata soprattutto la tutela dell’altra figura testimoniale, quella dei testimoni di giustizia, che nel tempo è stata svuotata creando di fatto una serie di casi singoli e di contenziosi con il ministero dell’Interno sulla questione della protezione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto cinque: legge sulla dissociazione mafiosa. Simile a quella prevista per il terrorismo, la richiesta era l’attenuazione della pena davanti a una “dichiarazione” di dissociazione. Con l’introduzione della figura del “dichiarante” di fatto si è cercato un punto anche su questo argomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto sei: scarcerazione per i detenuti 70enni. Anche per i detenuti sottoposti al 41 bis sono numerosi i casi di allentamento. Tredici padrini appartenenti a cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra sono stati liberati dal carcere duro tra il 2008 e 2009, che vanno ad aggiungersi ai 37 già passati al regime di carcere normale nell’anno precedente. Tra questi Gioacchino Calabrò, Salvatore Benigno o Giuseppe Barranca, tutti stragisti, tutti protagonisti della terribile stagione di sangue degli anni ’92 e ’93. Mentre non è da sottovalutare il caso, seppur diverso, di Bruno Contrada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto sette: chiusura delle supercarceri. Che nel caso di Pianosa e dell’Asinara è avvenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto otto: trasferimento dei boss nelle carceri vicine a casa. Come nel caso del 41 bis è competenza dei giudici di sorveglianza. Vi sono stati casi di avvicinamento, ma soprattutto allentamenti nella stretta delle visite dei parenti. In alcuni casi, tipo quello delle visite della figlia del boss Leonardo Vitale in carcere, i colloqui venivano utilizzati per la gestione degli “affari” del clan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto nove: abolizione della censura carceraria della posta. Quando oggi boss mafiosi al 41 bis inviano e pubblicano lettere sui giornali la richiesta fa sorridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto dieci: allentamento controlli rapporti con i familiari. Come per il punto otto, la questione si è rivelata un colabrodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto undici: arresto per mafia solo in flagranza. Ovviamente non è stata formalmente accolta, ma solo andando a guardare le operazioni degli ultimi mesi, ad esempio la Perseo del dicembre 2008, si nota come in gran parte siano scattate attenuanti e scarcerazioni velocissime per i mafiosi indagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto dodici: defiscalizzazione della benzina in Sicilia. Sembra una presa in giro, in realtà era un’idea di Riina per riacquisire il “consenso” perso dopo la strage di Capaci&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8291585270257099324?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20618/78/' title='Papello: le richieste &apos;&apos;accolte&apos;&apos; negli anni'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8291585270257099324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/papello-le-richieste-accolte-negli-anni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8291585270257099324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8291585270257099324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/papello-le-richieste-accolte-negli-anni.html' title='Papello: le richieste &apos;&apos;accolte&apos;&apos; negli anni'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7803275837711526748</id><published>2009-10-17T07:51:00.001-07:00</published><updated>2009-10-17T07:51:36.440-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>La crisi è alle nostre spalle. O qualcuno volta le spalle alla crisi?</title><content type='html'>di Maurizio Franzini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in  pochi - ma più di quanti si dica - hanno previsto la crisi, sono in  tanti – forse troppi – a prevedere che la ripresa è alle porte. Leggiamo, su molti giornali, che la crisi è oramai alle spalle e che i segnali di una prossima fase di espansione si fanno sempre più chiari. Spesso queste notizie prendono spunto da documenti redatti  da prestigiose organizzazioni internazionali. Forse sarebbe meglio dire: da qualche affermazione presente in tali documenti. E’ questo, ad esempio, il caso del recente World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale che si apre richiamando alcuni recenti segnali positivi a livello mondiale – riguardanti, ad esempio, l’andamento delle borse e la liquidità delle banche - e su questa base fa affermazioni orientate all’ottimismo. Naturalmente la considerazione di altri dati potrebbe mettere in dubbio questi ottimistici orientamenti; in particolare, quelli sulla disoccupazione che segnalano, a livello di paesi OCSE, un forte peggioramento nel corso dell’anno conclusosi a agosto scorso e illustrano tendenze spesso non incoraggianti nei mesi più vicini.  Ma più che a questi dati, per meglio apprezzare le basi dell’ottimismo, è utile fare riferimento al senso generale del documento stesso. Una lettura più attenta del World Economic Outlook  chiarisce che, se alcuni problemi sono alle nostre spalle (in particolare il timore di un collasso del sistema finanziario e creditizio),  molti sono ancora – drammaticamente irrisolti – davanti a noi. Dunque, si può affermare che la crisi è alle nostre spalle solo se la si intende in un senso molto restrittivo.&lt;br /&gt;Un altro esempio è un documento dell’OCSE che rende noto il valore assunto da un indice composito  diretto a cogliere, sotto diversi profili,  l’andamento dell’economia. Questo indice segnala un miglioramento rispetto ai mesi scorsi e colloca la Francia e l’Italia nelle posizioni migliori. La notizia ha avuto ampio risalto su larga parte dei nostri giornali, che hanno sostanzialmente equiparato il miglioramento dell’indice all’annuncio di un’imminente ripresa. In realtà basta leggere qualche riga del documento dell’OCSE per comprendere che l’indice – quando funziona – segnala soltanto l’avvicinarsi della fine della fase di caduta, ma nulla è in grado di dire su quello che accadrà dopo, se l’economia decollerà, se si fermerà per un po’ per poi precipitare di nuovo verso il basso o chissà cos’altro.&lt;br /&gt;Qualche volta i giudizi improntati all’ottimismo sembrano  scaturire dal sollievo per avere evitato una crisi rapida e violenta come quello degli anni ’30. Questo pericolo, che era stato evocato con eccessiva facilità, è stato scongiurato, in larghissima misura, grazie al poderoso intervento pubblico, le cui potenzialità nel fronteggiare crisi anche virulente sono note oggi come non erano ottanta anni fa. &lt;br /&gt;La politica fiscale e quella monetaria, al di là delle polemiche spesso strumentali innescate da alcuni “acerrimi amici” del mercato, sono state utilizzate – nella gran parte dei paesi – come doveva essere fatto, per scongiurare un disastro come quello degli anni ’30. E hanno, nel complesso, ottenuto, il loro scopo. Ma proprio da qui occorre partire per esprimersi con più precisione sulla questione se la crisi sia davvero alle nostre spalle.&lt;br /&gt;Leggendo il World Economic Outlook, è facile cogliere il punto essenziale, peraltro ben illustrato anche da un buon numero di attenti commentatori. L’intervento fiscale e monetario ha frenato la crisi, ma questa è cosa ben diversa dall’affermare che se questo intervento, soprattutto quello fiscale, venisse ridimensionato le cose tornerebbero alla normalità e i pericoli che abbiamo corso non si ripresenterebbero, forse in forma più acuta. Insomma, in  gran parte dei paesi avanzati,  se l’intervento pubblico venisse ricondotto alla “normalità” precedente la crisi, i sistemi economici sarebbero incapaci di sostenere elevati livelli di attività economica. Dunque, si potrebbe dire che la cura ha frenato il decorso della malattia senza, però, ricostituire la normale fisiologia del malato. Ma questo non risolve il problema, perché si tratta di  definire la  “normalità” e  di individuare il sentiero che consente di  raggiungerla.&lt;br /&gt;E’ evidente che per molti la “normalità” consiste – eventualmente con marginali aggiustamenti -  in quelle stesse regole del gioco che erano in vigore prima di questo “incidente di percorso”. Ed è probabilmente questa la ragione per la quale non si hanno tracce di un’ansia riformatrice adeguata alla serietà delle questioni.&lt;br /&gt;Nell’idea di “normalità” non rientrano, naturalmente, deficit e debiti pubblici dell’entità attuale. Come è ovvio, per effetto del rallentamento dell’economia e dell’espansione della spesa pubblica, l’eccesso di uscite sulle entrate pubbliche, in rapporto al Pil, è cresciuto a dismisura, trascinando con sé anche il debito. Non occorre essere appassionati difensori della tesi che il bilancio pubblico debba essere in pareggio, per ritenere “non normale” la situazione attuale. Ma, naturalmente, questa è cosa diversa dal convincimento che siano immodificabili le regole o le concezioni dominanti prima della crisi. Si spera che questo non sia il convincimento della Commissione Europea e che le procedure di infrazione da essa aperte nei confronti di numerosi paesi, per eccesso di deficit, non abbiano lo scopo di riaffermare rigidamente le regole del Patto di Crescita e Stabilità. Si spera questo perché ripristinare quella “normalità” equivarrebbe a privare il malato di quelle cure essenziali da cui ancora dipende in modo decisivo. &lt;br /&gt;Nel citato documento del FMI, la consapevolezza di questo problema è vivissima e la prosa non nasconde questo decisivo dilemma: che fare se la “normalità” impone di ridimensionare la cura ma il malato non si regge ancora sulle sue gambe? &lt;br /&gt;I suggerimenti, ancorché molto ragionevoli, appaiono privi di forza e oscillano tra la raccomandazione di verificare che la cura (anormale) non crei altre patologie (perché il sistema non sopporterebbe deficit pubblici prolungati), e il timore che, senza cure,  la malattia peggiori. Al di sopra di tutto aleggia la speranza che il malato si riprenda da solo, magari rinvigorito dallo scampato pericolo (non è il ’29!). Insomma un bel pasticcio, aggravato dal fatto che se si riducono le dosi di cura fiscale non si può fare ricorso in modo compensativo alla cura monetaria, perché anche questa è stata somministrata in dosi eccezionali.&lt;br /&gt;La costruzione di una nuova “normalità” con un meno esteso intervento pubblico dipende da molte condizioni. Una delle più importanti, a livello internazionale, richiede che i paesi in precedenza orientati alle esportazioni e molto risparmiatori (come la Cina) consumino di più e quelli con caratteristiche opposte (come gli Usa) consumino meno. Il primo effetto dovrebbe eccedere il secondo in modo da ampliare la domanda globale mondiale, senza necessità di altre compensazioni, come potrebbero essere quelle derivanti da un peso stabilmente maggiore degli investimenti produttivi. Assicurare questo cambiamento non è per nulla agevole e richiede, a sua volta, la soddisfazione di un complesso insieme di condizioni.&lt;br /&gt;Tra queste, assume importanza anche la distribuzione del reddito all’interno dei vari paesi per gli effetti positivi che una riduzione delle disuguaglianze, generalmente molto elevate ovunque, potrebbe avere sulla domanda di consumo e su altri comportamenti favorevoli allo stabilirsi di una nuova “normalità”. Per raggiungere questo obiettivo non occorre basarsi soltanto o prevalentemente sul sistema fiscale e sulla spesa sociale. Possono essere, ad esempio, molto utili interventi incisivi sul mercato del lavoro che rovescino  la tendenza alla stagnazione dei salari manifestatasi per lunghi anni in molti paesi, tra i quali il nostro.&lt;br /&gt;Anche altri interventi sui sistemi di Welfare potrebbero aiutare. Ad esempio, la realizzazione in Cina di un buon sistema previdenziale pubblico potrebbe avere l’effetto di ridurre i risparmi precauzionali effettuati allo scopo di limitare i rischi di povertà in vecchiaia e, quindi, di contribuire all’espansione dei consumi. Naturalmente, la complessiva desiderabilità di questi cambiamenti dipende anche da altre considerazioni, come quelle relative all’impatto dei maggiori consumi sulla sostenibilità ambientale. Ma questo è un problema troppo complesso per essere affrontato qui.&lt;br /&gt;Dunque, la costruzione di una nuova “normalità” che non abbia i difetti della vecchia e che consenta di limitare le dosi della cura fiscale e monetaria (che rischia di procurare essa stessa ulteriori danni) richiede interventi ben più incisivi e, sotto molti aspetti, più radicali rispetto a quelli finora realizzati e a quelli di cui si discute nel mondo occidentale, senza dire del nostro paese. Tali interventi dovrebbero porsi prioritariamente l’obiettivo di fare in modo che il mercato produca “spontaneamente” (e non solo per effetto di un’azione redistributiva del Welfare difficile da realizzare su ampia scala) una minore disuguaglianza e, anche per questo, conduca a  una maggiore capacità di assorbimento della produzione.&lt;br /&gt;Quando si afferma che la crisi è alle spalle e non si tiene conto di questi problemi viene di pensare che nulla è cambiato tranne la direzione in cui molti voltano le proprie spalle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7803275837711526748?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.eticaeconomia.it/la-crisi-e-alle-nostre-spalle-o-qualcuno-volta-le-spalle-alla-crisi.html' title='La crisi è alle nostre spalle. O qualcuno volta le spalle alla crisi?'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7803275837711526748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-crisi-e-alle-nostre-spalle-o.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7803275837711526748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7803275837711526748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-crisi-e-alle-nostre-spalle-o.html' title='La crisi è alle nostre spalle. O qualcuno volta le spalle alla crisi?'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7159526398981748200</id><published>2009-10-17T07:45:00.001-07:00</published><updated>2009-10-17T07:45:53.464-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Segreti bancari, scudo fiscale. Girone infernale</title><content type='html'>di Roberta Lemma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le piu grandi inchieste, misteri e scandali italiani avevano e hanno come protagoniste le banche.&lt;br /&gt;” Partivano assegni e tornava denaro contante. Tanto denaro: un miliardo e duecento milioni in banconote da 500 euro, soltanto tra il 2004 e il 2008. Un fiume di soldi con arrivo e traguardo sulla vetta del Monte Titano, in quel paradiso off shore autoctono che risponde al nome di San Marino. Un viaggio attraverso le linee d’ombra del sistema finanziario che ha consentito di ripulire denaro di dubbia provenienza. ”&lt;br /&gt;Insomma, il principale istituto bancario di uno dei Paesi più criticati per le norme sulla trasparenza e sulla collaborazione contro il riciclaggio si forniva di denaro sonante per i suoi clienti dalla stessa Banca d’Italia, grazie alla schermatura fornita dal Monte dei Paschi. Cosa ne faceva poi la Cassa di quel denaro? Secondo le ipotesi investigative o lo restituiva pulito agli imprenditori oppure elargiva finanziamenti garantiti dal contante.&lt;br /&gt;Quanti magistrati, giudici, bancari e politici son morti a causa di queste indagini? Tantissimi e le banche continuano a tracciare indisturbati le loro geometrie.&lt;br /&gt;Per caso il segreto bancario esiste ancora? Si domandano negli ambienti. Assolutamente si e unito allo scudo fiscale appena legiferato il boomerang sarà e avrà effetti devastanti sulla già danneggiata situazione economica italiana. Ma solo per gli italiani civili e non per le grandi multinazionali o mega imprenditori abituè dei salotti super borghesi ed esclusivi.&lt;br /&gt;Novembre 2007.&lt;br /&gt;A parlare il Gran Maestro del Goi della repubblica del Titano ( San Marino ).&lt;br /&gt;«Sono venuti qua per nascondere i loro soldi». Parla di un gruppo di potere finito sotto indagini e che gestivano un flusso di soldi che attraversa l’Italia partendo dalla Calabria arrivando all’Emilia Romagna. La Calabria, lo sappiamo, è la regione privilegiata dai fondi UE e sappiamo essere la UE un ulteriore organo a disposizione del cerchio concentrico e della comunità d’affari impunita e impettita . E’ l’asse della massoneria legata agli affari. Ma San Marino e i massoni Sammarinesi non ci stanno. Italo Canali, Gran Maestro ufficiale della Loggia Serenissima di San Marino, collegata con il Grande Oriente Italiano , affiliata alla casa madre americana del rito scozzese antico ed accettato dichiara: « Noi non c’entriamo con le porcherie che emergono dalle inchieste, perché siamo un gruppo di professionisti perbene, animato dalla logica ideale e dalla voglia di portare avanti i valori universali della massoneria. Esiste davvero una Loggia coperta a San Marino, costituita da uomini e donne, napoletani e calabresi. Tutti parlano della Gran Loggia di San Marino, anzi tutti ne straparlano. Però a noi nessuno ci invita in televisione e nessun magistrato ci ha mai ascoltati in tribunale. Non è strano?». Certo che lo è strano, se fossero invitati dai media e si divulgassero fonti e notizie l’Italia tremerebbe nelle sue fondamenta, nei suoi vertici politici!&lt;br /&gt;Il comitato d’ affari e la Loggia di San Marino prendono corpo unaa mattina quando il pubblico ministero Luigi De Magistris interroga in una località segreta Caterina Merante, titolare di una delle tante società costituite da Antonino Saladino, che secondo l’ accusa riusciva ad ottenere finanziamenti milionari dall’ Unione Europea, statali e regionali. Un interrogatorio lunghissimo e pieno di tensione. Alla fine, Caterina Merante decide di vuotare il sacco e parla della «Loggia di San Marino» e del «comitato d’ affari» che gestirebbe i milioni di euro che sarebbero finiti in una miriade di società create da Saladino. E’ in quell’ occasione che, per la prima volta, viene fuori anche il nome di Romano Prodi, chiamato in causa perché «molto vicino» a Pietro Macrì, imprenditore calabrese, dirigente di una grande società di informatica e che per anni aveva lavorato anche a Bologna. «Ho conosciuto Antonio Saladino nel 1996, quando oggi come allora rappresentava il vertice della Compagnia delle Opere nel Sud Italia. E’ con la nascita di Obiettivo Lavoro e con il ruolo del Saladino che quest’ ultimo, utilizzando la Compagnia delle Opere, comincia a divenire una vera e propria potenza, non solo economica, ma anche politico-istituzionale, tenuto conto dei rapporti che si cominciano ad intensificare all’ interno della pubblica amministrazione e delle istituzioni stesse». La teste ha poi sostenuto che il potere di Saladino «si rafforzava, notevolmente, attraverso le modalità con cui venivano assunte le persone: invitava i politici e i rappresentanti delle varie istituzioni a segnalare persone da assumere. Il tutto in modo tale da creare una rete di potere e protezione. Continuando a svelare i retroscena che stavano dietro i finanziamenti pubblici ed europei Caterina Merante racconta che un ruolo centrale l’ aveva Pietro Macrì. E quando il pm le chiede quale era «l’ area politica di riferimento di Macrì», la teste risponde: «L’ area dell’ onorevole Romano Prodi». E quando il pm le chiede perché Saladino riteneva Macrì «persona influente», la donna risponde: «perché facente parte di quello che Saladino definiva “il comitato di affari di San Marino”». Tuttavia questo articolo non è giusto, poiché lo scrivente ha omesso di specificare la complicità di tutta la classe politica, destra e sinistra, collusa e immischiata per vie traverse in questa brutta storia ma, al tempo, Prodi doveva cadere.&lt;br /&gt;L’altro giorno, ottobre 2009 in una pubblicità del ticinese Centro Studi Bancari Villa Negroni l’associazione bancaria della Svizzera italiana lancia su diversi quotidiani, tra cui Il Sole 24 Ore la seguente nota:&lt;br /&gt;«Il segreto bancario – si legge nella pubblicità – ha l’obiettivo di proteggere la sfera privata dei clienti delle banche da interventi ingiustificati da parte di terzi; una serie di norme vieta infatti di principio la comunicazione illegittima dei dati bancari dei clienti, tutelando fermamente la riservatezza». Il segreto bancario svizzero è vivo e vegeto e i recenti avvenimenti a livello internazionale «non ne hanno modificato le caratteristiche nella sostanza».&lt;br /&gt;La nostra agenzia delle Entrate ha recentemente escluso la Svizzera, così come San Marino, dalla lista dei Paesi extracomunitari dove è possibile regolarizzare i patrimoni senza rimpatriarli. I dati resi noti dall’agenzia mostrano poi che gran parte dei contribuenti italiani che nasconde soldi al Fisco, lo fa depositandoli in conti off schore svizzeri.&lt;br /&gt;Naturalmente tali istituti sono preoccupati di perdere certi importanti clienti e per questo la campagna pubblicitaria dove si spiega che i ” loro segreti ” sono e resteranno al sicuro.&lt;br /&gt;La nostra Agenzia delle Entrate conoscerebbe stime e depositi dei correntisti italiani nei forzieri delle banche elvetiche: circa 125 miliardi. Così il segreto in parte è stato sconfessato, le informazioni sui correntisti dei paradisi fiscali non sono più “off limits” come un tempo.&lt;br /&gt;In questi ultimi anni sono stati diversi i casi di informazioni segrete trapelate oltre confine. Addirittura c’è una ista, Vaduz: un dvd con i nomi di 1.400 evasori fiscali titolari di un conto in Liechtenstein acquistato dai servizi segreti tedeschi a inizio 2008.&lt;br /&gt;Molto clamore poi ha avuto la controversia tra il Governo americano e Ubs. La banca accusata dal fisco americano di aver favorito frodi ed evasioni fiscali, ha accettato infatti di rivelare all’amministrazione Usa i nomi di circa 5000 correntisti sospettati di evasione fiscale. C’è infine la lista rinvenuta dalla Guardia di Finanza nei documenti dell’avvocato ticinese Fabrizio Pessina. Un elenco in cui figurano più di 500 soggetti sospettati di evasione, tuttora all’esame del Fisco italiano.&lt;br /&gt;I sammarinesi infastiditi da questa lotta all’evasione fiscale sbottano: «Fonti della Guardia di Finanza hanno stimato l’esatto ammontare delle somme giacenti su conti esteri: 125 miliardi sono in Svizzera, 86 miliardi sono in Lussemburgo, soltanto due sono a San Marino. Detto in percentuale, se queste cifre fossero reali si tratterebbe dello 0,72% del totale. E per lo 0,72% del totale avete criminalizzato uno Stato, e di fatto violato la sua sovranità? Uno scempio giuridico. Il nero a San Marino c’è, è vero. Ma quello che c’è qui da noi è nero in movimento. Entra ed esce dai confini. È vivo. Va ad alimentare l’economia e del sistema locale. Viene reinvestito. È denaro che viene usato, speso: soprattutto in tempi di stretta creditizia. Quello della Svizzera, del Liechtenstein, del Lussemburgo? È denaro ibernato. Bloccato. Non serve all’Italia. Non serve a niente e a nessuno. Tranne alle banche locali che ci accumulano commissioni e a coloro che lo sottraggono per andarselo a contemplare nelle feste comandate. In più, lo ripeto, è lo 0,72% del totale».&lt;br /&gt;Mentre le banche italiane sono disponibili a ripagare alla clientela che decide di ‘’scudare” i costi sostenuti per il rimpatrio. Quel famoso 5% se lo caricano loro. Come? Vincolando i fondi in arrivo su conti a remunerazione tale che in tempi medio lunghi vadano a elidere i costi sostenuti per lo scudo. Quindi, le banche di San Marino cercano di convincere i loro ” clienti ” ad andare per un certo periodo in Svizzera, le inchieste come Whynot giaciono sepolte in chissà quale archivio, le banche indagate non vengono chiuse e l’evasione fiscale resta protetta e pubblicizzata come i pannolini della Pampers. Come se non bastasse Banca Etruria e la storia ci dice che tale banca è di sicura matrice massonica, più volte indagata, si dice pronta ad aiutare i suoi clienti a proposito dello scudo fiscale entrato in vigore: “Rispetto agli scudi precedenti, Banca Etruria dispone della presenza nel Gruppo bancario di due interessanti realtà come Banca Federico del Vecchio, istituto storico con otto sportelli a Firenze, e Banca Popolare Lecchese, con quattro filiali in Brianza” ha dichiarato Federico Baiocchi, Direttore Area Mercato di Banca Etruria. “Porremo particolare attenzione alla consulenza personalizzata e alla costruzione di un portafoglio pensato su misura. Metteremo infatti a disposizione dei clienti interessati circa cinquanta professionisti tra Gestori di Relazione Private, Specialist Investimenti e Referenti di Zona, appositamente formati sulla normativa e sulle opportunità commerciali e d’investimento, collegate allo scudo fiscale, oltre al Personale dei nostri 197 sportelli.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7159526398981748200?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.thepopuli.it/2009/10/segreti-bancari-scudo-fiscale/' title='Segreti bancari, scudo fiscale. Girone infernale'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7159526398981748200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/segreti-bancari-scudo-fiscale-girone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7159526398981748200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7159526398981748200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/segreti-bancari-scudo-fiscale-girone.html' title='Segreti bancari, scudo fiscale. Girone infernale'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7718024683894600628</id><published>2009-10-17T07:44:00.000-07:00</published><updated>2009-10-17T07:44:04.114-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Il Ponte sullo Stretto? Una follia. Rischioso e utile solo per chi lo costruisce</title><content type='html'>di Stefano Corradino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Una follia senza senso resa ancora più  vergognosa dalla morte di 30 persone nel fango di Messina proprio lì dove andrebbero i piloni del ponte". Così il geologo Mario Tozzi, primo ricercatore del Cnr, commenta a caldo la notizia del Ponte sullo Stretto i cui lavori, stando a quanto ha detto il ministro Matteoli, inizieranno nel prossimo mese di dicembre. "Rischioso dal punto di vista sismico e idrogeologico. E quando non è dannoso è inutile. E poi tutti quei soldi dovrebbero essere impiegati per risanare quelle zone, non per coprirle di cemento. .."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tozzi, se domani lei andasse in onda con una tua nuova trasmissione di approfondimento dedicata al Ponte sullo Stretto da dove partirebbe?&lt;br /&gt;Comincerei ricordando che per andare da Villa San Giovanni a Messina in condizioni normali non si fa nessuna fila e si impiegano i 25 minuti canonici di piacevole traversata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'estate qualche coda in più ci sarà...&lt;br /&gt;Certo, in particolare nei weekend ma con il Ponte ci sarebbero comunque delle code per il pedaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lei è un affermato geologo. Dal suo punto di vista di studioso della terra quali rischi vede nel Ponte?&lt;br /&gt;Geologicamente è un azzardo, ci sono frane a rotta di collo sul versante messinese e peggiori ancora sul fronte calabrese; le famose frane "a scivolamento profondo", quelle che potrebbero addrittura interessare il pilone di sostegno di Cannitello (una frazione nel Comune di San Giovanni, ndr).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un rischio sismico?&lt;br /&gt;C'è ed è elevatissimo; e non sanato, dal momento che nessuno di quei paesi non ha più del 25% di costruzioni antisismiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci saranno altri ponti nel mondo nelle stesse condizioni...&lt;br /&gt;L'unico così lungo e sospeso è l'Akashi, in Giappone. Lungo la metà di quello che dovrebbe sorgere in Italia. Nel '95, in occasione del terremoto di Kobe fu spostato dal luogo in cui doveva essere costruito e la ferrovia che ci doveva passare non ci passa più... Se è stato un problema per i giapponesi non voglio dire cosa potrebbe succedere per noi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle giustificazioni a sostegno del Ponte riguarda i benefici economici&lt;br /&gt;Niente di più falso. Si prevede che questa impresa potrebbe essere remunerativa con 100mila passaggi auto al giorno. Si dimentica forse che oggi, quando va bene, passano 12mila auto, con un calo del 30% delle vetture, del 10% dei mezzi pesanti pesanti e del 20% dei passeggeri. Questo il dato degli ultimi 8 anni. Il numero di centomila auto non sarà mai raggiunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre al Giappone di ponti nel mondo ce ne sono numerosi anche in altri Paesi. Non sono "remunerativi"?&lt;br /&gt;No, le grandi strutture di questo tipo sono tutte in perdita. Il Golden Gate Bridge perde 31 miloni di dollari l'anno nonostante il pedaggio. Il Canale sotto la Manica è in perdita perchè la gente preferisce risparmiare negli spostamenti e quindi utilizza i mezzi di superficie. Il ponte tra Svezia e Danimarca ha avuto già un intervento pari a un terzo del suo impegno finanziario da parte dello stato, perchè nessun privato riesce a reggere quella concorrenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora a chi conviene fare un ponte con queste caratteristiche?&lt;br /&gt;Solo a chi lo costruisce. Il resto è una spesa per la comunità che se la dovrà gravare attraverso un pedaggio altissimo o l'aumento delle tasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo per chiudere al punto di partenza. Le preoccupazioni idrogeologiche. Quando si realizza un'opera faraonica come questa, in un'area così delicata, non si fa per prima cosa uno studio preliminare?&lt;br /&gt;Nella relazione di progetto c'è scritto che quella è una delle zone a maggior rischio idrogeologico d'Italia ma che non è previsto alcuno studio. Incredibile. Un'opera rischiosa, rischiosissima. E inutile. Quei soldi dovrebbero essere impiegati per risanare quelle zone, non per coprirle di cemento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7718024683894600628?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.articolo21.info/9097/notizia/il-ponte-sullo-stretto-una-follia-rischioso-e.html' title='Il Ponte sullo Stretto? Una follia. Rischioso e utile solo per chi lo costruisce'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7718024683894600628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-ponte-sullo-stretto-una-follia.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7718024683894600628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7718024683894600628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-ponte-sullo-stretto-una-follia.html' title='Il Ponte sullo Stretto? Una follia. Rischioso e utile solo per chi lo costruisce'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4544838803934157592</id><published>2009-10-16T10:02:00.001-07:00</published><updated>2009-10-16T10:02:24.777-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Giustizia leghista, economia tremontiana, opposizione in saldo</title><content type='html'>Il presidente Fini sembra aver parato il primo colpo della temutissima (da chi tiene alla legalità e al controllo del potere politico-economico) riforma della giustizia: no ai pm sottoposti all'esecutivo. Questo certamente non è decisivo, in quanto vi sono anche altri sistemi per controllare e mettere il guinzaglio ai pm. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trovata più divertente di tutte però, e dico divertente proprio perchè le proposte berlusconiste secondo me sono pericolose, è quella della Lega Nord, ovvero di passare da una selezione dei giudici attraverso un concorso pubblico a una selezione elettiva. Il mio dubbio però è semplice: la giustizia deve essere fatta dal giudice più simpatico o da quello favorito da qualche partito o, piuttosto, dal giudice che è maggiormente preparato e che meglio conosce la legge? Con questa trovata della Lega il merito andrebbe davvero a farsi benedire, incrementando la famosa politicizzazione dei giudici, i quali già ora sono divisi in varie correnti a causa del CSM, figurarsi se debbono pure farsi la campagna elettorale per diventare pm. Con magari dei giudici del PD e PdL, completamente ignoranti in materia di legge, ma molto proni ai voleri e agli interessi del partito di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega sostiene questa tesi in quanto, dicono, il potere giudiziario è l'unico a non aver avuto la legittimazione popolare. Io ormai sono stufo di questa glorificazione e santificazione del volere popolare, come se il popolo fosse capace di scegliere i migliori e i più meritevoli. Infine mi chiedo perchè il potere giudiziario abbia bisogno di essere legittimato dal popolo. Il popolo sceglie il potere legislativo, ovvero chi fa le leggi. L'applicazione delle stesse è poi una cosa quasi automatica, ed è meglio che la faccia chi conosce bene la legge, non chi conosce bene i parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I leghisti poi si vantano, e non poco, di aver ridotto le tasse, quando questa è una falsità immane, in quanto le tasse rispetto all'epoca di Prodi, sono addirittura aumentate, anche se di poco. Quelli che sono calati o peggiorati invece sono i servizi pubblici, alla faccia delle promesse di Gelmini e Brunetta, secondo i quali bastava tagliare indiscriminatamente per avere dei servizi migliori, quando invece sarebbe servito ben altro, come ad esempio una seria riforma del pubblico impiego.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia inoltre aveva già un PIL più basso rispetto a quelli degli altri paesi dell'occidente, dunque sarebbe normale se il nostro paese registrasse un calo del PIL minore rispetto a quello di Germania, USA, Gran Bretagna che ce l'avevano più altro del nostro o anche della Spagna, che era in crescita (dunque non aveva ancora trovato una stabilità economica). La realtà dei fatti però è che il nostro PIL è calato molto di più rispetto al previsto, registrando uno dei risultati peggiori in Europa. In questa crisi, al di là della propaganda del governo, non è affatto vero che ci stiamo salvando, e i frequenti allarmi della Banca d'Italia direi che sono un allarme già sufficiente, da recepire subito, per evitare brutte sorprese in futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disoccupazione nei prossimi mesi aumenterà pericolosamente e non sarà facile per il governo controllare questo fenomeno. Speriamo che i proventi del riciclo di denaro sporco di Stato (chiamato altrimento "scudo fiscale") siano sufficienti per reggere durante i prossimi mesi. Altrimenti il governo e in particolare Tremonti potrebbero prendere in considerazione l'idea di attuare una lotta all'evasione fiscale, la quale oltre che illegale è anche immorale, oppure tentare di velocizzare la confisca dei beni mafiosi, in quanto tra sequestro e confisca passano oltre 10 anni di attesa e non tutti i beni sequestrati vengono poi confiscati. Inoltre credo che solo vedere che lo Stato ha deciso di agire in questo senso causerà un aumento delle entrate, che darebbero più giustizia sociale e più risorse da distribuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I politici mi pare che discutano ben poco di questi argomenti, preferendo concentrarsi sull'attacco o la difesa della persona di Berlusconi, aumentandone così l'ego e la sua percezione di essere lui stesso lo Stato. Gli elettori hanno votato la destra, e la destra deve governare questo paese, sopratutto lo deve governare nell'interesse dei cittadini e non nell'interesse di Mediaset e della famiglia di riferimento di quest'azienda. Ma l'opposizione avrà pure il diritto di criticare l'azione del governo, per il bene dell'Italia? Compreso il presidente del Consiglio, se lo ritiene inadatto? E' un diritto o no? Le figuracce di Berlusconi, con le puttane e le sentenze che lo ritengono corresponsabile di corruzione non sono invenzioni della sinistra, bensì dei fatti reali, notizie che ogni giornale ha il dovere di dare. E che l'opposizione è libera di sfruttare se ritiene di poterle usare per delegittimare un premier ritenuto ovunque incapace di governare l'Italia. E' lui che sputtana l'Italia con i suoi comportamenti e con la sua incompetenza. Quello che si chiede alla destra dunque è di cambiare il proprio leader di governo, non di abdicare al governo. A meno che la destra esista solamente nella persona di Berlusconi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4544838803934157592?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4544838803934157592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/giustizia-leghista-economia-tremontiana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4544838803934157592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4544838803934157592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/giustizia-leghista-economia-tremontiana.html' title='Giustizia leghista, economia tremontiana, opposizione in saldo'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3206189840314330469</id><published>2009-10-16T09:50:00.001-07:00</published><updated>2009-10-16T09:50:56.840-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Il governo era stato informato il 28 luglio 2009: mafia All’Aquila</title><content type='html'>si Roberta Lemma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 aprile 2009 ore 3.32, l’Aquila barcolla e trema sotto un sisma pari ad una potenza di magnitudo 6.3&lt;br /&gt;Devastazione e morte nel giro di pochi tremolanti attimi. Interi paesi si sbriciolano mentre la popolazione dormiva. 308 morti, migliaia di feriti, innumerosi gli sfollati. Hanno perduto tutto: case, beni personali, serenità, parenti, amici, figli, genitori, serenità.&lt;br /&gt;La macchina si mette in moto, la Protezione Civile allestisce tendopoli, organizza i funerali, si tenta di alleviare le sofferenze dei sopravvissuti, arriva il G8 e le ricostruzioni.&lt;br /&gt;Il sangue è caldo ma già si parla di infiltrazioni camorristiche e mafiose nella ricostruzione, il sangue non si è ancora coagulato che già si scoprono gli edifici costruiti con cemento depotenziato. Tra paura e rabbia e dolore il post terremoto è un inferno di incertezze e lacrime e sconforto.&lt;br /&gt;Senato della Repubblica 246ª seduta pubblica (pomeridiana) martedı` 28 luglio 2009 Interrogazioni LUMIA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno. Premesso che: la priorità della ricostruzione dell’Abruzzo è un impegno costante che va perseguito coralmente da parte di tutte le forze politiche e le istituzioni democratiche; la ricostruzione deve rispondere al criterio guida dello sviluppo e della legalità: dello sviluppo in ragione degli interessi del territorio e della possibilità di far ritornare le zone colpite ad essere ricche di diritti e opportunità, della legalità, per fare in modo che la ricostruzione proceda nel pieno rispetto delle norme e siano evitate in tutti i modi possibili infiltrazioni mafiose; già da tempo si sono registrate in Abruzzo presenze mafiose per cui è necessario non sottovalutare rischi e tentativi da parte della criminalità organizzata di inserirsi nel circuito della ricostruzione, soprattutto nel campo dei subappalti e della filiera del cemento;&lt;br /&gt;Senato della Repubblica – 182 – XVI LEGISLATURA 246ª Seduta (pomerid.) Assemblea – Allegato B 28 luglio 2009 risulta che un’impresa di Gela, priva dei requisiti antimafia rilasciati dalla Prefettura di Caltanissetta, stia invece lavorando alacremente in alcuni subappalti in Abruzzo. L’impresa è l’Impresa generali costruzioni (IGC), di cui il titolare è Emanuele Mondello, si chiede di sapere: se il Governo abbia preso provvedimenti per mettere in piedi un sistema di controlli in grado di impedire infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nella ricostruzione post-terremoto in Abruzzo; se corrisponda al vero che la richiamata società IGC si sia aggiudicata dei subappalti in Abruzzo e per quale ragione ciò non sia stato impedito; se il Governo intenda adottare provvedimenti per impedire che imprese sprovviste dei necessari requisiti di legalità possano insinuarsi nei lavori di ricostruzione.&lt;br /&gt;Oggi 16 ottobre 2009 ( Case costruite, appalti autorizzati, soldi elargiti. )&lt;br /&gt;4 i centri della Dia che avevano segnalato «collegamenti tra la società e personaggi riconducibili alla famiglia mafiosa capeggiata dai fratelli Rinzivillo ». Ma questo non ha impedito alla Igc, Impresa Generale Costruzioni di Gela, di ottenere lavori per la ricostruzione del dopo terremoto in Abruzzo, nel cantiere di Bazzano. Eppure il governo nella data del 28 luglio 2009 era stato avvertito da Lumia. C’era tutto il tempo affinchè si potesse, preventivamente una volta ogni tanto, agire. Adesso un rapporto della Direzione Investigativa Antimafia consegnato alla procura dell’Aquila denuncia l’infiltrazione delle cosche, sollecitando nuovi accertamenti per scoprire in che modo la ditta sia riuscita ad aggirare le norme e ottenere gli incarichi. Verifiche che sono state estese anche alle altre commesse ottenute dall’impresa siciliana: la nuova metropolitana «M5» di Milano, la Tav tratta Parma-Reggio Emilia e due gallerie dell’autostrada Catania-Siracusa.&lt;br /&gt;È il Cipe Comitato interministeriale per la programmazione economica, le figure si alternano al cambio di ogni governo; al Presidente del Consiglio l’ultima decisione su tutto quel che passa e si decide al Cipe. Questa struttura nasce con decreto legge il 27 febbraio 1967, durante la prima Repubblica e durante l’insediamento di tutti quegli apparati segreti che fecero dell’Italia una nazione orchestrale. Qui i commensali son sempre gli stessi e siedono senza invito a tutti i banchetti.&lt;br /&gt;La Igc però, nell’affare Aquila entra con un subappalto poiché i suoi amministratori e rappresentati hanno precedenti penali specifici alla mafia. La Edimal si aggiudica i lavori per 54.817 milioni di euro e affida alle ditte minori opere per 21.754. Il 14 agosto l’azienda chiede l’autorizzazione per delegare alla Igc «l’esecuzione di lavori specializzati di realizzazione di muri di sostegno» per un totale di 159 mila e 300 euro. Il via libera dal Dipartimento della Protezione civile arriva l’11 settembre, ma nel frattempo la ditta ha già avviato l’attività, come è stato accertato dalla Dia. La protezione Civile dal simbolo piramidale, è ad oggi una vera e propria azienda e nel suo massimo rappresentate Bertolaso, braccio destro del premier, strumento di governo. Solo una coincidenza che dovesse essere la Protezione Civile l’organo preposto agli accertamenti delle ditte appaltatrici?&lt;br /&gt;19 settembre 2009, nei decreti firmati dal prefetto de L’Aquila si legge il rapporto trasmesso ai magistrati: ” Il personale procedeva all’’accesso’ presso il cantiere de L’Aquila in località Bazzano. Si riscontrava che la ditta Igc, non presente al momento nel cantiere, aveva eseguito lavori in subappalto nel predetto sito. Il controllo sulle maestranze della ditta faceva emergere che tra gli operai impegnati nei lavori sul cantiere, tredici avevano precedenti di polizia ”.&lt;br /&gt;Nell’elenco consegnato alla procura spiccano due nomi: Gianluca Ferrigno e Emanuele Lombardo. Il primo, 29 anni, originario di Gela, nipote di Angelo Bernascono, uomo di fiducia della famiglia Rinzivillo, arrestato nell’ambito dell’operazione «Cobra » del 2002 e attualmente collaboratore di giustizia. È stato assunto dalla ditta Igc con contratto a tempo indeterminato e qualifica professionale di assistente edile. L’altro, 26 anni, anche lui di Gela, indagato dal tribunale dei minori di Caltanissetta per l’ipotesi di reato 416 bis, assunto con contratto a tempo indeterminato e qualifica di muratore. Ad insospettire la Dia e a determinare l’inchiesta quindi sono stati i curriculum degli amministratori della ditta, ma Lumia durante l’assemblea di martedi 28 luglio 2009 lo aveva fatto presente, perche non si è intervenuti tempestivamente?&lt;br /&gt;Gli amministratori della ditta sono 3 e tutti di Gela, Emanuele Mondello, 50 anni, suo figlio Rocco e suo genero Nunzio Adesini. Il più anziano ha numerosi precedenti penali e nel 2003 veniva controllato insieme a Giuseppe Tranchina e Emanuele Emanuello, ambedue pregiudicati e arrestati nell’operazione ‘Cobra’ per aver curato nel settore degli appalti pubblici gli interessi del clan Rinzivillo. Rocco Mondello fino al 2004 è stato socio della società immobiliare Orchidea, con sede a Varese. L’azienda è stata sottoposta nel 2006 a sequestro preventivo per ordine del tribunale di Caltanissetta per aver messo in atto azioni tese a reperire, anche tramite minacce, lavoro con il quale coprire i reali interessi come false fatturazioni ad imprenditori consenzienti o meno, garantendo agli stessi e all’organizzazione mafiosa ingenti guadagni che servivano a finanziare i detenuti e i loro familiari&lt;br /&gt;Adesso i magistrati dovranno stabilire come sia stao reso possibile alla Igc entrare nella ricostruzione dell’Aquila e ottenere la certificazione di idoneità.&lt;br /&gt;Ieri la commissione Antimafia ha avviato le audizioni dei rappresentanti istituzionali.&lt;br /&gt;Invece il Cipe in questi giorni ha sbloccato i fondi per le aree sotto-utilizzate (Fas) in favore della Sicilia, 4,313 miliardi di euro di cui il 43% rappresentano progetti per infrastrutture. Per la città di Palermo, sono stati stanziati 150 milioni di euro. Ai posteri l’ardua sentenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3206189840314330469?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.thepopuli.it/2009/10/governo-28-luglio-2009-mafia-aquila/' title='Il governo era stato informato il 28 luglio 2009: mafia All’Aquila'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3206189840314330469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-governo-era-stato-informato-il-28.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3206189840314330469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3206189840314330469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-governo-era-stato-informato-il-28.html' title='Il governo era stato informato il 28 luglio 2009: mafia All’Aquila'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-2478063035145690524</id><published>2009-10-16T09:45:00.000-07:00</published><updated>2009-10-16T09:45:13.144-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Stato, Canone RAI e Disservizi Digitale terrestre</title><content type='html'>di del. rsu.*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni amici, colleghi, parenti e soprattutto la politica ed i MEDIA parlano di istituzioni, Canone Rai e Digitale Terrestre (DTT)…. mi piace partecipare ed esprimere qualche pensiero in modo circostanziale su qualche tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;. Cosa è lo Stato? &lt;br /&gt;. Differenze tra Tassa ed imposta&lt;br /&gt;. Ma le tasse sono tutte ingiuste?&lt;br /&gt;. Cosa è il CANONE RAI?&lt;br /&gt;. Esiste solo in Italia?&lt;br /&gt;. Il vulnus della legge Gasparri… &lt;br /&gt;. Che servizi offre la RAI?&lt;br /&gt;. Il via del DTT.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;STATO&lt;br /&gt;Lo Stato rappresenta meglio di qualunque altra forma l'affermazione di un modello di convivenza sociale, politico, economico e culturale. Niente affatto scontata è però la domanda, su cosa sia lo Stato. Si può dire che è l'insieme di istituzioni, e società civile. &lt;br /&gt;Lo STATO è quantomeno formato da: &lt;br /&gt;1. Costituzione &lt;br /&gt;2. Governo (centrale e locale)&lt;br /&gt;3. Magistratura (la Giustizia!) &lt;br /&gt;4. Forze Armate &lt;br /&gt;5. Scuola&lt;br /&gt;6. Sanità &lt;br /&gt;7. Istituzioni culturali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto del cittadino con questi elementi e il rapporto tra di loro determina molti tipi di Stato. Per far funzionare tutto ciò servono denari reperiti tipicamente tra le persone che lo compongono…. In questi anni la Scuola Pubblica è stata offesa e destrutturata a favore del PRIVATO, idem la Sanità e stiamo in questi giorni assistendo all’attacco anche alla Magistratura e della Costituzione. Ma siccome lavoro in RAI io vi parlerò dell’ultimo dei suddetti punti che mi stanno a cuore in quanto lavoratore/cittadino e partecipante alla gestione di una delle RES Pubbliche… l’azienda simbolo della Istituzione culturale; la RAI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fondi necessari al mantenimento dello Stato sono raccolti mediante le Tasse, le Imposte o i Contributi…&lt;br /&gt;TASSA e/o IMPOSTA&lt;br /&gt;La tassa è la controprestazione di un servizio che lo Stato o un Ente rendono al cittadino che paga in base a delle tavole. La tassa, può essere collegata anche ad un provvedimento amministrativo quale ad esempio tassa sul passaporto, sulla patente, sul porto d'armi o a concessioni governative.&lt;br /&gt;L'imposta invece è costituita da un prelievo coattivo di ricchezza non connesso ad una specifica prestazione da parte dello Stato o degli altri enti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUALIFICAZIONE DEL CANONE RAI&lt;br /&gt;Il “canone televisivo”, è una imposta sul possesso di apparecchi riceventi trasmissioni radio-televisive, sancita dal regio decreto n. 246 del 21 febbraio 1938 e prevede l'obbligo del versamento relativamente alla «detenzione di apparati atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio-televisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo». La sua qualificazione giuridica è stata sancita definitivamente, fra le numerose pronunce di varia fonte susseguitesi in argomento a seguito di contestazioni giudiziarie, dalla Corte Costituzionale, nella nota sentenza 26 giugno 2002, n. 284: che riconobbe in questa sede della Consulta che "benché all’origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio [...] ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge [...] e se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come "tassa", collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è piuttosto riconosciuto come imposta".&lt;br /&gt;In quanto imposta, la prassi della determinazione di un canone a prezzo unico è stata ritenuta conforme al principio di proporzionalità impositiva, in quanto la detenzione degli apparecchi è essa stessa presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva adeguata al caso. La legittimità dell'obbligo è stata confermata anche da sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione. L'obbligo di pagamento dell'imposta sussiste indipendentemente dall'effettiva ricezione o ricevibilità dei programmi televisivi, quindi vi si è ugualmente tenuti tanto in caso di impossibilità a riceverli (ad esempio per interruzioni temporanee o croniche della copertura di irradiazione o per altri motivi "tecnici", esempio DIGITALE TERRESTRE e ne parlerò dopo….), quanto in caso di mancanza di interesse a riceverne prescindendo anche dalla preferenza per quali stazioni ricevere e quali no.&lt;br /&gt;La Corte di cassazione ha in diverse occasioni confermato la natura del canone di abbonamento radiotelevisivo, che "non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l'Ente Rai, che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, dall'altro, ma costituisce una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo". In altre parole, il canone è una imposta dello Stato e non un tributo atto a sovvenzionare l’esistenza dell’Azienda RAI. In base a questi fatti, coloro i quali in questi giorni stanno invitando a non pagare il canone, stanno pertanto incitando all’evasione fiscale ai danni dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA RAI&lt;br /&gt;A questo punto delineato il perimetro dell’imposta parliamo della “RAI - Radiotelevisione Italiana S.p.A.”, attuale società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. È una delle più grandi aziende di comunicazione del mondo, il quinto gruppo televisivo del continente. È una S.P.A. sotto partecipazione del “Ministero dell'Economia e delle Finanze” che possiede il 99,56%. Il restante 0,44 è proprietà di SIAE. E’ composta da 9000 addetti a tempo indeterminato, 2000 precari, 370 Dirigenti e 1500 Giornalisti. Il costo medio dei dipendenti è minore di quello ad esempio del diretto competitor. Come radio e televisione di Stato, la RAI ha degli obblighi di legge consistenti nel produrre trasmissioni di servizio e di pubblica utilità in una percentuale oraria prefissata non totale. &lt;br /&gt;La Rai riscuote, tramite lo Sportello Abbonamenti TV, il "canone televisivo", nella percentuale del 92% avendo come obbligo dal “Contratto di Servizio”, diversamente dai diretti competitor: &lt;br /&gt;. mantenimento di 4 centri di Produzione e 17 sedi regionali e sedi estere;&lt;br /&gt;. acquisto di film italiani per il supporto indiretto dell’industria cinematografica nazionale; &lt;br /&gt;. un forte limite alla raccolta pubblicitaria (la quota raccolta non può superare quella ricevuta dal Ministero); &lt;br /&gt;. l’impedimento ad accedere a sistemi di “Pay per view”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito un resoconto di come vengono finanziate le televisioni pubbliche degli stati europei (tutti ne hanno una):&lt;br /&gt;. Belgio: 149,67 € + pubblicità (la Tv fiamminga preleva i soldi dalle tasse)&lt;br /&gt;. Danimarca: 215,40 € - senza pubblicità&lt;br /&gt;. Finlandia: 208,15 € - senza pubblicità&lt;br /&gt;. Francia: 116 € (senza pubblicità dal 2009)&lt;br /&gt;. Germania: 206,36 € + pubblicità&lt;br /&gt;. Grecia: 51,60 € + pubblicità (Attraverso la bolletta elettrica)&lt;br /&gt;. Inghilterra: 176 € (senza pubblicità) &lt;br /&gt;. Irlanda: 160 € + pubblicità&lt;br /&gt;. Italia: 107,50 € + pubblicità&lt;br /&gt;. Norvegia: 270 € - senza pubblicità &lt;br /&gt;. Portogallo: pagata dallo stato + pubblicità &lt;br /&gt;. Olanda: pagata dallo stato + pubblicità &lt;br /&gt;. Spagna: 50% tassa pagata dallo stato + 40%pubblicità +10% vendita diritti &lt;br /&gt;. Svezia: 210 € - senza pubblicità&lt;br /&gt;. Svizzera: 292 € + pubblicità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle televisioni pubbliche europee, la RAI è quella con lo share maggiore (tutti dati certificati da Auditel). L’offerta della più grande azienda di cultura italiana è unica in Europa e comparabile unicamente alla BBC (ma attenzione con la metà degli addetti e del canone!).&lt;br /&gt;I principali canali televisivi che la RAI trasmette (analogico terrestre, digitale terrestre, satellite,streaming e sul web) sono: Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Rai 4, Rai Notizie24, Rai Sport Più, Rai Gulp, Rai Edu1, Rai Storia, Rai Nettuno Sat, Rai Med, Raitalia (solo per l’estero), RaiSat Extra, RaiSat Premium, RaiSat Cinema, RaiSat Yoyo, Rai Fiction, Rai Gambero Rosso. &lt;br /&gt;La RAI realizza inoltre tre canali radiofonici principali trasmessi in analogico, sul satellite e via streaming sul web: Rai Radio Uno (Radio 1), Rai Radio Due (Radio 2), Rai Radio Tre (Radio 3), GR Parlamento, Isoradio, FD Leggera (filodiffusione), FiloMusic (filodiffusione), FD Auditorium (filodiffusione). &lt;br /&gt;Le testate giornalistiche principali sono: TG1 (TV), TG2 (TV), TG3 (TV), TGR (TV + radio), GRR (Radio), SatelRadio. Altre offerte sono: ITALICA (sito web dedicato alla promozione della lingua italiana nel mondo), Televideo, RaiNet, RaiClick (video on demand), RaiTeche (prezioso archivio multimediale), RaiTRADE (gestione diritti), Rai ERI (editoria), Rai Vaticano (esclusiva mondiale della Santa Sede), Rai Quirinale, Rai Way (gestione trasmissione segnale), Rai Cinema e 01Distribution (produzione e diritti cinematografici) oltre a gestire “Sedi” in tutte le regioni italiane ed in molte nazioni del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Digitale Terrestre (DTT)&lt;br /&gt;In questi giorni un’offensiva senza precedenti verso la RAI è in atto in contemporanea al via della rivoluzione televisiva del DTT in alcune regioni italiane, rivoluzione NON voluta dai cittadini ma dal “Ministero delle telecomunicazioni” con la Legge Gasparri (evoluzione della legge Mammì, Maccanico)…&lt;br /&gt;.. io ero con quei gruppi, partiti, sindacati, associazioni dei consumatori che protestavano e scendevano in piazza contro… dove erano quelli che oggi protestano? ricordo che questo fu ed è il più grande regalo ricevuto da MEDIASET che, attraverso un Management fuoriuscito da Elettronica Industriale (azienda del gruppo), ha in gestione mediante la “DMT”, l’operatività delle frequenze digitali e della loro variazione che, guarda caso, inficiano in questo periodo, soprattutto quelle riservate a RAI. In Italia bisogna chiarire che nel DTT il trasporto del segnale si realizza su piattaforme dette “MUX”. Parlando solo di RAI ci sono due MUX: uno con le “Reti generaliste + RAI4”, l'altro con RAINews24, RAISport+ e RAIStoria. &lt;br /&gt;Qui nasce il problema che molti lamentano: per il DTT i trasmettitori NON sono quelli di prima (sempre grazie alla legge Gasparri che ha sancito limiti % di riempimento). Un MUX viene trasmesso da una parte ma non dall'altra. E quindi può capitare di vedere alcuni canali ed altri no e per risolvere questo tipo di problemi occorre revisionare/modificare la propria antenna….. ma ecco che Mediaset (tanto per fare un nome) si vede comunque e si capisce che lo “switch-off” l'ha fatto solo la RAI che così perde quote di mercato e di pubblicità (a favore di chi?). &lt;br /&gt;L'utente rimane con il problema e chi ha prodotto tutto questo disservizio si frega le mani. Aggiungo che ovviamente laddove ci sono bacini di utenze pregiate i canali Pay per view sono sempre presenti… sarà un caso?&lt;br /&gt;Segnalo che non è la RAI l’owner del problema ma, ovviamente, il Ministero dello Sviluppo Economico tanto è vero che per ogni evenienza ha messo a disposizione il suo numero gratuito &lt;800.022.000&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo con la speranza che quanti di voi sono arrivati a leggere sin qui, abbiano qualche strumento in più per capire e far capire a quanti in questi giorni stanno attaccando lo Stato, e concedetemelo la Rai, che sono in errore. Lo smantellamento dei pilastri dello Stato informazione, scuola, sanità (programma della P2, vuoi vedere che tra chi ci governa c’è chi ne era iscritto?) mina alle fondamenta le regole di convivenza civile alimentando paure e sfiducia negli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Delegato RSU CGIL Torino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-2478063035145690524?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.osservatoriosullalegalita.org/09/acom/10ott2/1600rainfo.htm' title='Stato, Canone RAI e Disservizi Digitale terrestre'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/2478063035145690524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/stato-canone-rai-e-disservizi-digitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2478063035145690524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2478063035145690524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/stato-canone-rai-e-disservizi-digitale.html' title='Stato, Canone RAI e Disservizi Digitale terrestre'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8869703460564533940</id><published>2009-10-16T09:36:00.000-07:00</published><updated>2009-10-16T09:36:17.794-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Palermo, 16 luglio 1992: Borsellino non incontrò i carabinieri del Ros in Procura</title><content type='html'>Scritto da Marco Bertelli    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito alla puntata della trasmissione televisiva Annozero intitolata “Verità nascoste”1 (8 ottobre 2009), diversi organi di stampa si sono occupati di un progetto di attentato che nel luglio 1992 sarebbe stato messo a punto per colpire l’allora Pubblico Ministero di Milano Antonio Di Pietro ed il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino. In particolare, l'incombente minaccia di morte riguardante i due magistrati fu segnalata in un'informativa datata 16 luglio 1992 e stilata dal Reparto operativo speciale (Ros) dei Carabinieri di Milano sulla base delle rivelazioni di una fonte confidenziale che fu ritenuta estremamente attendibile. Il confidente rivelò l’esistenza di un pericolo imminente di attentato ai danni di Di Pietro e Borsellino e fece riferimento agli interessi nel nord d’Italia di alcune famiglie mafiose di Cosa Nostra, tra le quali quelle facenti capo ai boss Salvatore Riina e Gaetano Fidanzati. Il Ros di Milano elaborò un rapporto basato sulle dichiarazioni dell’informatore e lo inviò alle Procure della Repubblica di Milano e Palermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esistenza dell’informativa del Ros fu resa nota pubblicamente il 23 luglio 1992 in un articolo apparso su il quotidiano IL SECOLO XIX.2 Antonio Di Pietro e Paolo Borsellino furono messi a conoscenza del contenuto di questa informativa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Di Pietro ha confermato durante la puntata di Annozero dell’otto ottobre 2009 di aver letto personalmente l’informativa giovedì 16 luglio 1992: “Io, il 16 luglio del 1992, ho avuto modo di leggere con attenzione l’informativa dei carabinieri del Ros che erano venuti a trovarmi nel mio ufficio della procura. I militari, sviluppando le indagini informative nel periodo successivo alla morte del giudice Giovanni Falcone nella strage di Capaci, erano venuti a sapere che Borsellino ed il sottoscritto erano le due nuove vittime predestinate della mafia”.3 Di Pietro ha poi specificato che in seguito a questa grave ed attendibile minaccia le misure di sicurezza nei suoi confronti vennero pesantemente rafforzate: gli venne raddoppiata la scorta, gli fu fornita un auto blindata4 ed il PM milanese per alcune notti non dormì neppure a casa.5 Il 4 agosto 1992 il magistrato fu avvertito dal capo della Polizia Parisi di mettersi in contatto con il questore di Bergamo per ritirare un passaporto di copertura. Successivamente Di Pietro, che fu nuovamente informato di un attentato imminente contro di lui, partì sotto copertura insieme a sua moglie alla volta della repubblica centromericana di Costa Rica.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Borsellino fu informato del contenuto dell’informativa? Il giornalista Manlio Di Salvo, dalle colonne del quotidiano IL SECOLO XIX, afferma che anche Borsellino venne messo a conoscenza del documento. Sull’edizione del 23 luglio 1992 del quotidiano ligure leggiamo: “I carabinieri del “Ros” (Raggruppamento operativo speciale) erano riusciti ad entrare in possesso di precise informazioni sugli attentati e, lo scorso 16 luglio, avevano informato i due giudici del pericolo che stavano correndo… I carabinieri avevano avvertito gli interessati del rischio di probabili attentati con tre giorni di anticipo sulla strage di Palermo (di Via D’Amelio, ndr). I due magistrati hanno, però, continuato a lavorare senza dare eccessivo peso alla segnalazione. Poi, domenica scorsa, la bomba che ha provocato la morte del giudice Borsellino e dei suoi cinque uomini della scorta”.2 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Salvo torna sull’argomento con due articoli nel mese di ottobre 2009, subito dopo che Di Pietro ha confermato dagli schermi di Annozero di aver letto personalmente l’informativa redatta dal Ros di Milano. Il giornalista scrive che la notizia di un imminente pericolo di attentato ai danni di Di Pietro e Borsellino gli fu rivelata la mattina di domenica 19 luglio 1992 da un ufficiale del Ros di Milano in un bar di via Moscova nel capoluogo lombardo6 ed aggiunge che anche Paolo Borsellino fu informato il 16 luglio 1992 del contenuto dell'informativa del Ros: “Il senatore Antonio Di Pietro non sapeva. Nessuno lo aveva informato che anche Paolo Borsellino, come l’ex pm di Mani Pulite, era stato avvertito il 16 luglio di 17 anni fa dai carabinieri del Ros del rischio che stava correndo. Della possibilità di essere una delle due vittime predestinate della mafia. A Palermo, tra gli atti custoditi negli uffici dei carabinieri del Ros, ci sono ancora tutte le copie di quei documenti relativi alle segnalazioni fatte al giudice Paolo Borsellino. Quella mattina del 16 luglio 1992, Borsellino aveva letto l’informativa degli investigatori dell’Arma. E all’invito pressante a spostarsi più che velocemente da un territorio che scottava, avrebbe detto: «Questa è la sede dove svolgo regolarmente il mio lavoro. Io da questo ufficio non ho nessuna intenzione di muovermi». Una decisione che ha pagato con la vita… Il mattino del 16 luglio di 17 anni fa, Paolo Borsellino viene scortato, come sempre, nel suo ufficio. Poco dopo lo raggiungono i carabinieri del Ros. Le facce sono più cupe del solito. D’altronde, la notizia l’allarme è più grave e serio del solito. Borsellino inforca gli occhiali e legge. Con attenzione. Forse intuisce che stavolta il rischio è pesantissimo. L’informativa del Ros sfrutta i canali delle indagini sul narcotraffico. Gli infiltrati nella banda vengono a sapere che alcune famiglie emergenti di Cosa Nostra vogliono uccidere i giudici Borsellino a Palermo e Di Pietro a Milano. Gli investigatori del Raggruppamento operazioni speciali tentano di convincere Borsellino che stavolta la situazione è davvero grave, più del solito. La minaccia arriva da nomi di spicco della malavita organizzata. Ma Borsellino non recede. Scuotendo il capo, dice che lui da lì non si muove, tantomeno ha intenzione di cambiare ufficio o di sottostare a ulteriori misuredi sicurezza: quelle che ha, già gli bastano. Nelle stesse ore, sempre uomini del Ros, riescono invece a convincere l’altro bersaglio della mafia: Di Pietro. Che con un passaporto falso finisce in Costarica con la moglie. La “normalità” finisce nella tarda mattinata di domenica 19 luglio 1992, quando il giudice Paolo Borsellino va a casa della madre per pranzare con lei. Come ogni domenica. E come non accadrà più”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito alla pubblicazione su IL SECOLO XIX dei recenti articoli firmati da Di Salvo (10 e 11 ottobre 2009), la notizia che Paolo Borsellino avesse deciso di rimanere a Palermo - nonostante fosse venuto a conoscenza il 16 luglio 1992 attraverso l’informativa del Ros dell'imminente pericolo di attentato - è stata ripresa da numerose agenzie di stampa8 e da altri quotidiani.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Borsellino fu dunque informato la mattina di giovedì 16 luglio 1992 nel suo ufficio in Procura dai carabinieri del Ros dell’informativa redatta dai colleghi del Ros di Milano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un documento fondamentale per ricostruire gli spostamenti di Paolo Borsellino nel mese di luglio 1992 è rappresentato dall’agenda grigia del Magistrato, dove Borsellino era solito segnare alcuni appuntamenti della giornata trascorsa ed i luoghi dove si era recato. Alla pagina di giovedì 16 luglio il Magistrato ha scritto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 06.00: C (lettera simbolica per “Casa”, ndr)&lt;br /&gt;Ore 06.30: Punta Raisi&lt;br /&gt;Ore 08.00: Fiumicino&lt;br /&gt;Ore 09.00: Roma (D.I.A.)&lt;br /&gt;Ore 13.30: (De Gennaro)&lt;br /&gt;Ore 14.30: (Visconti)&lt;br /&gt;Ore 16.00: (D.I.A.)&lt;br /&gt;Ore 20.00: (Visconti)&lt;br /&gt;Dopo le ore 20.30 (ndr): (Vizzini), (Visconti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’esame della pagina di giovedì 16 luglio 1992 dell’agenda grigia di Paolo Borsellino risulta che il Magistrato di prima mattina si avviò da casa (ore 06.00) direttamente all’aeroporto di Punta Raisi (ore 06.30) dal quale raggiunse l’aeroporto di Roma Fiumicino (ore 08.00). Borsellino trascorse il resto della giornata a Roma dove, presso la sede della Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), interrogò il collaboratore Gaspare Mutolo: Borsellino interroga Gaspare Mutolo. É l´ultimo interrogatorio, dura parecchie ore. Il pentito accetta di verbalizzare le accuse su Contrada e Signorino. Ma oggi non si fa in tempo, se ne riparlerá lunedí prossimo. É tardi. Borsellino chiude il verbale senza neppure una parola, sempre piú incupito. Saluta Mutolo, ed é l´ultima volta che lo vede.5 In serata Paolo Borsellino incontrò l’on. Carlo Vizzini, all’epoca segretario del partito socialdemocratico italiano (PSDI), come riportato sull’agenda e ricordato dallo stesso Vizzini in un’intervista del 10 ottobre 2009: “«Andò così - ricorda Vizzini -. Mi chiamarono lui, Lo Forte e Natoli. Erano a Roma e nel tardo pomeriggio avevano finito di lavorare, perché quel giorno avevano sentito il pentito Mutolo. Volevano vedermi, diedi loro appuntamento a un ristorante di piazza di Spagna. Il Moccoletto, si chiamava. Al tavolo eravamo solo noi quattro».10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 17 luglio 1992 Borsellino si trattenne a Roma fino alle ore 12.30 quando si recò all’aeroporto di Fiumicino per imbarcarsi alla volta di Palermo con destinazione l’aeroporto di Punta Raisi dove atterrò alle ore 15.00.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’esame della pagina di giovedì 16 luglio 1992 dell’agenda grigia di Paolo Borsellino concludiamo dunque che quel giorno il Magistrato non si recò in Procura a Palermo. Borsellino lasciò di prima mattina la sua abitazione di via Cilea per raggiungere direttamente l’aeroporto di Punta Raisi, dal quale s’imbarcò alla volta di Roma Fiumicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riteniamo pertanto che la notizia secondo la quale il Magistrato sarebbe stato informato del contenuto dell’informativa dei Ros nel suo ufficio in Procura la mattina di giovedì 16 luglio 1992 sia priva di qualsiasi fondamento in quanto nettamente in contrasto con il resoconto degli spostamenti della giornata redatto dallo stesso Borsellino sulla sua agenda grigia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le uniche informazioni a nostra disposizione5 relative alla trasmissione della nota informativa alla Procura di Palermo sono le seguenti:&lt;br /&gt;· Una copia dell’informativa fu inviata il 16 luglio 1992 dal Ros di Milano alla Procura di Palermo per posta ordinaria e fu recapitata dopo la strage di Via D’Amelio.&lt;br /&gt;· Il maresciallo Cava del Ros di Milano tentò di contattare direttamente la Procura palermitana ma senza risultato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad oggi (14 ottobre 2009) non risultano ai curatori di questo sito elementi e/o riscontri oggettivi che possano dimostrare che Paolo Borsellino fu messo al corrente dello specifico contenuto della nota confidenziale del Ros di Milano datata 16 luglio 1992 ed attinente ad una minaccia di attentato ai danni dello stesso Borsellino e di Antonio Di Pietro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8869703460564533940?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1856:palermo-16-luglio-1992-borsellino-non-incontro-i-carabinieri-del-ros-in-procura&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43' title='Palermo, 16 luglio 1992: Borsellino non incontrò i carabinieri del Ros in Procura'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8869703460564533940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/palermo-16-luglio-1992-borsellino-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8869703460564533940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8869703460564533940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/palermo-16-luglio-1992-borsellino-non.html' title='Palermo, 16 luglio 1992: Borsellino non incontrò i carabinieri del Ros in Procura'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-250117679113561075</id><published>2009-10-16T09:30:00.001-07:00</published><updated>2009-10-16T09:30:52.536-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>A un passo dalla verita'</title><content type='html'>di Silvia Cordella - 15 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso che la prova Regina sulla trattativa è saltata fuori i magistrati di Palermo e Caltanissetta devono fare in fretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna battere il ferro finchè è caldo prima che a qualcuno possa venire in mente di imbalsamare nuovamente la memoria. Il papello esiste, la prova è stata esibita da Massimo Ciancimino. Ecco le 12 le richieste del capo di Cosa Nostra allo Stato: abolizione del reato di associazione mafiosa, la revisione del maxiprocesso (con l’intervento della corte dei diritti europei), la nascita di un partito del Sud, la riforma della giustizia all’americana e poi ancora la defiscalizzazione della benzina per la Sicilia, gli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto i settanta anni di età, niente censura per la posta destinata alle famiglie, abolizione del carcare duro previsto dal 41 bis. E sul papello vergato a mano, probabilmente dal medico Antonino Cinà, stretto consigliere di Riina, è stato trovato anche un vecchio post-it giallo sul quale Vito Ciancimino aveva scritto: “consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros”. &lt;br /&gt;Una frase che attesterebbe così la veridicità della trattativa intrapresa da Mori e De Donno con Riina attraverso la mediazione di Vito Ciancimino, per chiedere a Cosa Nostra la fine delle bombe e la resa dei latitanti. In cambio Riina aveva rappresentato le sue richieste. Una in particolare rimetterebbe in discussione la tesi adottata dal generale Mori che ha sempre spostato il suo primo contatto con l’ex sindaco di Palermo datandolo il 5 agosto 1992. Si tratta della richiesta sulla soppressione del decreto sul 41 bis. Un provvedimento che è stato convertito in legge solo nel mese di luglio, dopo la strage di via d’Amelio. Se nel papello consegnato al generale Mori era contenuta quella richiesta è evidente che la stessa consegna è avvenuta in data precedente all’approvazione della legge, quindi nel mese di giugno. Una prova che metterebbe finalmente a fuoco la data esatta della trattativa che Riina in quei roventi giorni d’estate intavolò con esponenti delle Istituzioni. Uomini per esempio come Rognoni e Mancino annotati all’inizio del foglio che però hanno sempre negato di aver mai e poi mai saputo di un dialogo tra lo Stato e la Mafia. Ora per le indagini si apre un nuovo capitolo. Chi poteva concedere a Riina simili agevolazioni? Da chi erano coperti Mori e De Donno? Il ritrovamento del “papello” inoltre fa quadrato con le dichiarazioni dell’on. Martelli che è stato interrogato proprio oggi dai magistrati di Caltanissetta, titolari dell’inchiesta riaperta sulla strage di via d’Amelio. E si lega alle dichiarazioni dell’ex direttore degli affari penali, la dott.ssa Liliana Ferraro, convocata urgentemente dai magistrati di Palermo e Caltanissetta dopo le rivelazioni ad Anno Zero. “E’ vero – ha detto ieri a margine di un interrogatorio di 4 ore -, incontrai Paolo Borsellino e gli parlai dei contatti tra il Ros di Mori e Vito Ciancimino, come riferitomi dagli stessi ufficiali. Ricordo di aver parlato di questo argomento, negli anni successivi, anche con il dott. Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi di Firenze, Roma e Milano”. “Intuiì che Borsellino sapesse della trattativa fra stato e boss per far cessare la stagione delle stragi  – ha detto invece l’ex ministro della Giustizia Martelli, precisando – me lo ha confermato di recente Liliana Ferraro”. “Avevo parlato in numerose interviste dei miei dubbi sulla formazione del governo Amato nel 1992 – ha continuato l’ex ministro socialista -  delle pressioni che subii per lasciare la Giustizia e andare alla Difesa, e della situazione di Vincenzo Scotti, che dovette lasciare gli Interni a Nicola Mancino". Pressioni politiche, cambi di cariche, trasformazioni ministeriali. Era il fermento che tracciava il confine tra la prima e la seconda Repubblica. Nuovi assetti si andavano a formare mentre Cosa Nostra alzava il tiro delle richieste. Alcune, come aveva raccontato Massimo Ciancimino, ritenute improponibili dallo stesso don Vito che di fronte al generale Mori disse esplicitamente che non si sarebbe potuto proseguire oltre. Da qui poi le cose cambiarono. Riina da autore della trattativa ne divenne vittima. Considerato un personaggio scomodo e ormai ingombrante lo arrestarono l’anno dopo, mentre Provenzano prese in mano il testimone. E lì che don Vito si rese conto di essere stato scavalcato. La trattativa proseguì lo stesso, Zu Binnu lo avrebbe sostituito con Marcello Dell’Utri, il nuovo referente del nascente partito di Forza Italia. Don Vito  ormai vecchio e “bruciato” venne arrestato a fine del ’92. E lì che si chiuse la seconda fase della trattativa e si aprì la terza. Ma questa è una storia che arriva fino ai giorni nostri e che dev’essere ancora raccontata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-250117679113561075?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20580/78/' title='A un passo dalla verita&apos;'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/250117679113561075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/un-passo-dalla-verita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/250117679113561075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/250117679113561075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/un-passo-dalla-verita.html' title='A un passo dalla verita&apos;'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4018777696984014767</id><published>2009-10-16T09:24:00.001-07:00</published><updated>2009-10-16T09:24:56.671-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Agenda rossa</title><content type='html'>di Giuseppe Casarrubea - 15 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla molto in questi giorni, con il solito codazzo delle chiacchiere perse, e con la grancassa dei mass media che ci campano sopra, della famosa agenda rossa che Paolo Borsellino portava con sè anche nel giorno in cui un’auto imbottita di tritolo lo fece saltare in aria con tutta la sua scorta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia è un paese molto strano e forse per questo chi muove le fila dei pupi e tiene banco nel decidere delle news, gioca sempre sicuro, convinto che tanto, col tempo tutto si sana. Per i siciliani il tempo non esiste, specialmente il futuro semplice e il futuro anteriore. Il tempo preferito è il passato remoto, perchè tutto quello che si compie, o nel presente o in un passato prossimo, è immediatamente già qualcosa che entra nella sepoltura delle cose coperte di polvere e detriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure quasi tutto avviene alla luce del sole, e la memoria non dovrebbe tradire visto e considerato che a molti eventi i siciliani, e specialmente quelli che contano e decidono, dovrebbero dare un senso per rifletterci sopra e trarne le logiche conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti abbiamo in mente grazie alle immagini video, alle testimonianze dei presenti al fatto, agli articoli dei giornali, che un elemento di curioso interesse fu, in quella calda giornata del 19 luglio 1992, la presenza, nella macchina di Paolo Borsellino, di una cartella di cuoio, che ad un certo punto un ufficiale dei Carabinieri, come se nulla fosse, prelevò dalla vettura ancora fumante per poi allontanarsi  tranquillamente a piedi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora il comune cittadino si chiede, come ormai fa da tempo, perchè mai degli oggetti personali del magistrato, siano stati prelevati e siano poi letteralmente spariti come una bolla di sapone. Si chiede anche come mai rappresentanti dello Stato che sapevano della presenza di questo importante oggetto del desiderio di molti, non abbiano sviluppato delle ricerche per venire a capo del mistero, se non in tempi recenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla viva voce dei collaboratori di giustizia, Spatuzza in testa, sappiamo poi  che una trattativa  era stata aperta tra i vertici di Cosa nostra comandati da Totò Riina e alti esponenti dell’Arma, come il capo dei Ros, il generale dei CC. Mario Mori. Mediatore, come si è visto ad Anno Zero dell’8 ottobre 2009, l’ex sindaco mafioso di Palermo, il corleonese Vito Ciancimino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A simili fatti abnormi ha accennato, solo ora, nella stessa trasmissione, l’ex ministro di Grazia e Giustizia, Claudio Martelli. Questi candidamente, come se stesse raccontando una fiaba ai suoi nipotini, ha ricordato, dopo ben diciassette anni, e solo per combinazione, che Borsellino seppe della trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato  esattamente il 23 giugno 1992, quando già era saltato in aria Falcone assieme alla moglie e alla scorta, e a poco meno di un mese dall’eccidio di via D’Amelio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa storia tutta italiana, che come una scena teatrale si svolge in Sicilia, non è difficile da capire. A leggere alcuni testi di storia, frutto di ricerche e di anni di fatica, e non prodotti per scopiazzature accademiche, constatiamo che la vicenda di Borsellino, come quella di Falcone e delle stragi terroristiche del 1993, è perfettamente collimante con il prototipo stragista, antidemocratico, eversivo presente già a Portella della Ginestra. Fu allora che si fondarono le strutture organiche che saldarono, in una unità inscindibile, forze mafiose e neofasciste con rappresentanti dello Stato. La benedizione, come sempre era accaduto, fu data dalla  supervisione e dalla tutela dei servizi segreti statunitensi e italiani. Non si sa se agendo ciascuno nella pripria autonomia, o prendendo ordini dal Dipartimento di Stato di Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può anche darsi che nel processo di sviluppo di questo archetipo, alla cui fondazione presero parte le organizzazioni paramilitari nere e l’X-2 di James Jesus Angleton, si siano modificate alcune forme specifiche di quella che Gaspare Pisciotta, al processo di Viterbo per la strage di Portella, definiva “Santissima trinità”. Al giudice che lo interrogava, Gasparino, il luogotenente del capobanda  Salvatore Giuliano, così rispondeva:”Signor giudice, mafia, banditi e polizia, siamo una cosa sola, come il padre, il figlio e lo spirito santo”. Era la rappresentazione che poteva dare un giovanotto che quella realtà aveva vissuto dall’interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non c’è dubbio alcuno che, come nel 1947 e a maggior ragione nel 1992, siamo di fronte a un mutamento del quadro geopolitico mondiale  (caduta del muro di Berlino, prima guerra del Golfo, dissoluzione dell’Urss, scomparsa dei partiti di massa in Italia). L’asse tradizionale mafia-Dc non è più funzionale ai nuovi equilibri, secondo le teste d’uovo di Washington. Occorre cambiare attori e comparse. E’ proprio questo input, che porta alla nascita di Forza Italia, alla caduta di Totò Riina e di Giulio Andreotti, nonchè al trionfo di Silvio Berlusconi e di Marcello dell’Utri. Inizia l’ascesa inarrestabile di Bernardo Provenzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sconfitta di Riina, utilizzato come braccio armato per l’eccidio di Capaci, è per molti versi clamorosa, e si concretizza con il suo arresto del gennaio ’93. Tale crollo non deve essere interpretato, dunque, come  l’esito maldestro di una presunta trattativa, bensì come il risultato di una gigantesca trappola che l’intelligence statunitense e italiana tende nell’arco del ’92 a “Totò u curtu” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nasce un nuovo asse di potere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4018777696984014767?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20554/78/' title='Agenda rossa'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4018777696984014767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/agenda-rossa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4018777696984014767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4018777696984014767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/agenda-rossa.html' title='Agenda rossa'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4789647952331466323</id><published>2009-10-15T05:51:00.001-07:00</published><updated>2009-10-15T05:51:48.988-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Chávez, l’inviato dell’Asse del male</title><content type='html'>di Maurizio Stefanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi recenti viaggi il presidente venezuelano ha toccato paesi e argomenti lontani tra loro: dall'alleanza con Ahmadinejad al nuovo asse comprendente Venezuela, Russia, Siria, Bielorussia, Iran ma anche Spagna e Italia, dimostrandosi così il grande punto di congiunzione tra questi argomenti apparentemente inconciliabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a Libia, Algeria, Siria, Iran, Bielorussia, Russia e Spagna Chávez ha trovato il tempo per recarsi anche al Festival Cinematografico di Venezia, nel corso del suo ultimo tour. Ha presenziato alla presentazione del documentario su di lui girato dal regista americano Oliver Stone, e nell’occasione è stato plebiscitato dal pubblico del Lido. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo nello stesso Festival sono stati presentati film iraniani, che invece erano critici verso quel regime di Ahmadinejad che con Chávez ha siglato un’alleanza strategica “tra due rivoluzioni”, prima ancora che tra due Stati: quasi come al tempo dell’Asse Roma-Berlino. E sono stati applauditi anche loro: in pratica, dallo stesso pubblico che aveva acclamato Chávez. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo Chávez si è recato a Mosca, dove ha detto di “portare i saluti dell’Asse del Male”. Scherzando, ma non troppo. Lì ha pure acquistato armi in quantità, tra cui missili. Ha riconosciuto le repubbliche secessioniste dalla Georgia e filo-russe di Ossezia del Sud e Abkhazia. Ed ha propugnato la costruzione di “un nuovo mondo multipolare” attorno a un asse Venezuela-Siria-Iran-Bileorussia-Italia-Russia. Sì: anche l’Italia! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la stessa Russia che gli ha fornito le armi, nonché i crediti per comprarle, ha poi manifestato preoccupazione per l’evoluzione del governo di Teheran in materia di negoziato nucleare. Di nuovo, in apparente contraddizione con l’asse di ferro tra Venezuela e Iran.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultima tappa Chávez ha toccato la Spagna, dove sono apparentemente stati superati i residui strascichi dello scontro con re Juan Carlos: il famoso “¿porqué no te callas?”. E la Repsol, società petrolifera spagnola, ha annunciato la scoperta di nuovi immensi giacimenti dalla propria joint-venture in Venezuela. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dulcis in fundo, in una sconcertante contemporanea da Andorra è stato annunciato il sequestro di 62 conti correnti segreti appartenenti a personaggi dello stretto entourage chavista: anche parenti del presidente. Partito da una precisa richiesta del Dipartimento al Tesoro di Washington, il provvedimento si basava su un duplice ordine di accuse: riciclaggio di denaro sporco; possibile finanziamento di gruppi come Hezbollah, Hamas, Farc o Eta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tante cose assieme, e anche contraddittorie. Riassumendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. L’Asse del Male, che sarebbe poi al di là dell’etichetta spregiativa un assieme di regimi (Iran, Libia, Siria, Venezuela, Corea del Nord, Cuba, Birmania, Sudan, Bielorussia) o movimenti con controllo territoriale (Hezbollah, Hamas) con ideologie estremamente diverse: marxista-leninista, “socialista del XXI secolo”, islamista sciita, islamista sunnita, post-sovietica, baathista, gheddafiana, autoritaria. Ma tutti in polemica col modello di Nuovo Ordine Mondiale imperniato sugli Stati Uniti; con modelli istituzionali, politici e economici gravemente devianti rispetto all’ortodossia liberaldemocratica; e di dimensioni geopolitiche e geoeconomiche tali da poter essere marginalizzati rispetto ai grandi club della politica internazionale (G8, G20, Consiglio di Sicurezza, eccetera).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Il Bric (Brasile-Russia-India-Cina), che sarebbe un gruppo di Paesi a volte (Cina e Russia) devianti rispetto alla già citata ortodossia liberal-democratica; a volte (Brasile, India) no. Ma comunque variamente in polemica con il Nuovo Ordine Mondiale a guida Usa: India e Brasile vogliono essere infatti ammessi come membri permanenti al Consiglio di Sicurezza; Cina e Russia non accettano l’”egemonismo” Usa e meno ancora l’esportazione della democrazia; e un po’ tutti hanno con gli Usa contenziosi di natura commerciale. I quattro Paesi Bric a differenza di quelli dell’Asse del Male non sono però outsider, proprio per le loro dimensioni. Così Cina e Russia stanno nel Consiglio di Sicurezza come membri permanenti, la Russia anche nel G8, e tutti e quattro nel G20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. I governi di sinistra latino-americani. Con l’ultimo voto a Panama, i rivolgimenti in Honduras e i recenti turni amministrativi è iniziato un riflusso a destra che potrebbe presto coinvolgere Cile, Uruguay, Argentina e forse anche il Brasile, ma intanto il precedente risultato in El Salvador aveva portato al punto di espansione massimo quella che è stata definita “l’ondata a sinistra latino-americana”, e che comprende al momento i governi di Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Venezuela, Brasile, Uruguay, Paraguay, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina, oltre al regime non elettivo di Cuba, anche se nel gruppo si possono poi distinguere vari sottoinsiemi. C’è infatti un asse “chavista” che comprende il Venezuela, col regime di Chávez che sta fortemente riducendo i limiti di pluralismo, e i governi di Bolivia, Ecuador e Nicaragua: anch’essi impegnati su un cammino di progressiva radicalizzazione, anche se lì i margini della democrazia liberale sono ancora sostanzialmente rispettati. C’è poi un asse “lulista”, che è variamente alleato con Chávez in campo internazionale, ma senza velleità di radicalismo all’interno: Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Guatemala, El Salvador (anche se qualche velleità autoritaria fa capolino in Argentina e Guatemala). E ci sono governi di sinistra o centro-sinistra, ma variamente critici e addirittura confrontati con Chávez, come quelli di Cile, Perù, Costa Rica o Repubblica Dominicana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. L’opinione pubblica definita “no global” in Occidente, di cui sono appunto un punto di riferimento intellettuali come Oliver Stone, Noam Chomsky, Michael Moore o Naomi Klein.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Movimenti armati come le Farc o l’Eta: almeno con questi due e almeno a livello politico, i contatti del regime bolivariano sono stati pubblicamente dichiarati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Le multinazionali interessate a fare affari con il Venezuela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Paesi come Italia o Spagna che hanno in Venezuela forti comunità di cittadini da tutelare, consistenti interessi economici da coltivare e anche velleità di manovra per migliorare uno status non eccelso: l’Italia sta nel G8 e nel G20, ma è stata esclusa da ogni ipotesi di allargamento del Consiglio di Sicurezza ed è rimasta pure fuori dal G5+1 per la questione nucleare iraniana, pur essendo il primo partner economico europeo di Teheran; la Spagna non sta né nel G8 e né nel G20. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte la tenuta del suo modello di crescita economica nel lungo e anche medio periodo, su cui in molti hanno dubbi ai quali si potrebbe però obiettare un pregiudizio ideologico, il principale handicap di Chávez è certamente uno stile molto personale. Un esempio su tutti, quando col famoso discorso della Presidenza Onu che “odorava di zolfo” compromise la possibilità del Venezuela di essere eletto al Consiglio di Sicurezza. Questo stesso stile personale, però, ha una componente di vorticoso virtuosismo che gli permette di tenere assieme le già citate cose in teoria inconciliabili. In pratica, è lui il grande punto di congiunzione che permette a questi svariati elementi di contrapposizione al Nuovo Ordine Mondiale a guida Usa di fare in qualche modo sistema. È per questo che Hugo Rafael Chávez Frías è uno dei grandi protagonisti della politica internazionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4789647952331466323?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/limes/chavez-linviato-dellasse-del-male/6326' title='Chávez, l’inviato dell’Asse del male'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4789647952331466323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/chavez-linviato-dellasse-del-male.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4789647952331466323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4789647952331466323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/chavez-linviato-dellasse-del-male.html' title='Chávez, l’inviato dell’Asse del male'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8603646489163097835</id><published>2009-10-15T05:47:00.001-07:00</published><updated>2009-10-15T05:47:42.561-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita</title><content type='html'>di Paolo Flores d'Arcais&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tuo “Quaderno” scrivi: “Che penserà Dio di Ratzinger e della Chiesa cattolica apostolica romana?”. Ironicamente, perché per avere una risposta - sottolinei - bisognerebbe prima dimostrarla, l’esistenza di Dio, il che è impossibile. Ma citi anche Hans Küng, il più grande teologo cattolico vivente, quando riconosce che “le religioni non sono mai servite ad avvicinare tra loro gli essere umani”. Ora, Ratzinger, da quando è diventato Papa, pretende che tutti i parlamenti dell’Occidente debbano imporre a tutti i cittadini, credenti o meno, leggi che obbediscono alla volontà di Ratzinger stesso, in tutto ciò che riguarda il sesso, la vita, la morte, la ricerca scientifica (dal preservativo alla pillola alle staminali, dall’aborto all’eutanasia …). Ratzinger sostiene che solo se si segue il principio “sicuti Deus daretur” (ma quale Dio? E chi ne interpreta la volontà?) le democrazie possono evitare il collasso nel nichilismo. Molti laici si piegano. In Italia il parlamento sta approvando una legge che obbliga al sondino per la nutrizione artificiale anche la persona in coma chi ha deciso di rifiutarlo. Ratzinger sarà così il padrone dei nostri corpi, un vero e proprio ritorno al medioevo. Non so cosa pensi Dio di Ratzinger, ma cosa ne pensa José Saramago?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Ratzinger è nulla più che un dettaglio. Un dettaglio di una istituzione mastodontica che pesa come un macigno sulla coscienza dell’uomo. Che Ratzinger abbia il coraggio di invocare Dio per rafforzare le sue mire di un neo-medievalismo universale, un Dio che non ha mai visto, con il quale non si è mai seduto a prendere un caffè, dimostra solamente l’assoluto cinismo intellettuale del personaggio. Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere. Alla Chiesa nulla importa del destino delle anime, quello che ha sempre voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d'Arcais - Nel tuo libro hai dedicato parecchie pagine al giudice Baltasar Garzon che ci ha fatto capire l’importanza di "non diventare vili nemmeno una volta, per non diventare vili per sempre”. Il giudice Garzon, sottolinei, è oggetto di un vero e proprio tiro al bersaglio perché alimenta le speranze di chi vuole che la giustizia sia “eguale per tutti”. E’ lo stesso tiro al bersaglio che si è fatto in Italia contro i magistrati di Mani Pulite, e si continua a fare contro quelli antimafia, o che scoperchiano intrecci tra criminalità, affari, istituzioni (vedi l’ultimo caso, De Magistris, costretto a rinunciare alla toga e candidarsi alle europee). Eppure un tempo “law and order” era la bandiera della destra (almeno a parole). Non sarà che a privilegiati e reazionari interessa solo l’ “order” della sopraffazione, in nome della “law” finché si dimostra docile ai potenti, ma contro la legge, non appena un giudice la prenda sul serio nei confronti di tutti? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Sostanzialmente non dobbiamo confondere legge e giustizia. La legge può essere rivolta contro la libertà, la giustizia può essere snaturata nella pratica quotidiana. Legge e giustizia sono strumenti che hanno bisogno di una revisione continua, incessante, instancabile da parte di cittadini consapevoli. Non saprei in che modo si possa raggiungere questo obiettivo, però bisogna trovare la maniera di infondere alle istituzioni giudiziarie l’anelito di giustizia che ha sempre caratterizzato la specie umana. Non sto pensando ad una società ideale, penso – questo sì – ad una società libera, capace di correggere da sola il proprio operato. Il ruolo dell’istruzione dovrebbe essere fondamentale, ma proprio per questo è necessario riformare tutto il sistema scolastico, dalle scuole primarie all’università. Che lo si voglia o no, la celebre frase scritta sui muri della Sorbona, “vietato vietare”, apparentemente così rivoluzionaria, è stato un cattivo servizio reso alla democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - Ci sono due pagine bellissime in cui ricordi un tuo viaggio a Napoli e un incontro enigmatico e inaspettato col mondo della camorra. Le hai dedicate all’impegno e al coraggio di Roberto Saviano, e attraverso di lui alla necessità che lo scrittore, anche a rischio di essere “condannato a morte”, come Rushdie, come Saviano, non dimentichi di essere in primo luogo un cittadino. Scrivi addirittura: “mi sento umile, quasi insignificante, di fronte alla dignità e al valore dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, maestro di vita”. Oggi il “pensiero unico” irride l’intellettuale impegnato, del resto sempre più raro. Ma il disimpegno di tanti scrittori e intellettuali non è uno degli elementi della crisi delle democrazie? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Credo che sia una delle cause, ma non la sola. La democrazia realmente esistente va giudicata e ridiscussa tutti i giorni perché tutti i giorni si va degradando un poco di più. Stiamo vivendo una serie di crisi che si rafforzano a vicenda: crisi dell’autorità, crisi della famiglia, crisi dei costumi, crisi morale in generale e l’elenco potrebbe essere interminabile. A mio giudizio una società disimpegnata come la nostra difficilmente può generare scrittori e intellettuali impegnati. Non siamo le guide delle masse, ma al contrario molte volte ci lasciamo condizionare da esse. Se la democrazia è in crisi, prendiamoci la nostra parte di colpa, ma affrontiamo anche le responsabilità degli altri, non siamo gli unici responsabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - L’Italia è al 44esimo posto nella graduatoria della stampa libera di “Reporters sans frontieres”, distanziata perfino dal Mali e dal Ghana (il Portogallo è al 16esimo). Ma l’Italia è anche il Paese dove riescono straordinarie manifestazioni di massa organizzate dalla società civile (spesso in polemica con i partiti di “opposizione”, pavidi e assenti): dal milione di cittadini nel “girotondo” del settembre 2002, fino alle centinaia di migliaia di una settimana fa, una sorta di gigantesco fiume carsico che ogni tanto si inabissa ma che da anni non scompare mai. Ti sembra manicheo parlare di due Italie, completamente diverse per valori e per civiltà, diverse quasi antropologicamente? E che effetto ti fanno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - In ogni Paese ci sono almeno due Paesi, a volte tre o quattro. Tuttavia, per quanto una manifestazione possa essere importante non credo la si debba prendere come l’annuncio di un imminente cambiamento. Mi importa molto di più l’azione quotidiana che tiene desta l’attenzione dei cittadini e consente risposte rapide. Ho ancora presente la rivoluzione portoghese che in alcune circostanze sembrava non fosse assolutamente in grado di fare fronte in questo modo al modificarsi della realtà. E la realtà italiana di oggi vede un Berlusconi che fin qui ha avuto buon gioco sugli sforzi dell’opposizione, perché si è trattato di un’opposizione vana, poco dotata di idee e divisa in tendenze, gruppi e interessi personalistici e di “parrocchia”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - Al sostantivo “criminale” o “delinquente” i dizionari riportano come definizione: colpevole di reati (o delitti, o crimini). Berlusconi è stato riconosciuto responsabile molte volte (cfr. Gomez-Travaglio “Se li conosci li eviti”, p. 56-59). Ma se qualcuno in televisione prova solo a chiamarlo con il titolo che gli spetta (da ultimo l’onorevole Di Pietro) si scatena un putiferio di interruzioni e minacce. Da scrittore e da democratico, che effetto ti fa questa sovversione del significato delle parole, a cui quasi tutti i media in Italia si piegano, per compiacere Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - La parola è una delle prime vittime del dispotismo di tutti i colori. Purtroppo è la stessa società che collabora con falsa innocenza a questa operazione di cosmesi politica che parte dall’alto. Ma i maggiormente colpevoli sono quei mezzi di comunicazione che adottano prontamente la voce del padrone anche quando danno l’impressione di contestarla. Il processo di inganni cui tutti siamo sottoposti permanentemente ha molti capitoli. La perversione della parola e’ uno di questi capitoli e non certo dei meno minacciosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - E’ storia ormai nota che il tuo “Quaderno” (che dopo un week end nelle librerie è già in classifica) doveva uscire da Einaudi, che però lo ha rifiutato. Non ti chiedo un giudizio sui vertici Einaudi, sei troppo “signore” per maramaldeggiare. Ma in Italia esiste ormai un problema dilagante di servitù volontaria. E cosa ti sembra più pericoloso per il dilagare di un regime anti-democratico? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - A mio giudizio é più pericolosa la servitù volontaria che trasforma l’asservito in complice dichiarato. Del resto, per “il capo” la servitù volontaria è la cosa più vantaggiosa perché gli consente l’alibi di negare ogni censura, di negare di aver mai ordinato a qualcuno di proibire questa cosa o quell’altra. E’ stato, credo, il caso della Einaudi. L’eccessiva prudenza dei suoi dirigenti é arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva imposto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - In Italia la sinistra, tutte le volte che sceglie una posizione “moderata” (in realtà subalterna) recita la litania della necessità di “scegliere il male minore” e accontentarsi. Ma già oltre mezzo secolo fa, denunciando il clima montante del maccartismo, Hannah Arendt ricordava “il nesso assai stretto che esiste tra il male minore e il male maggiore”, poiché “lungi dal proteggerci dai mali maggiori, i mali minori ci hanno invariabilmente condotto ai primi”. Tu segui con attenzione le vicende politiche italiane. Come spieghi il masochismo dei dirigenti della sinistra? Stupidità, opportunismo, omologazione all’establishment, corruzione e altri interessi inconfessabili?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Credo che pochi abbiano riflettuto sull’ipotesi che quanto sta ora accadendo affondi le sue radici nel compromesso storico. Non sono un esperto di politica italiana, però ho sempre avuto la sensazione che con il compromesso storico sarebbe iniziata la decadenza della sinistra italiana. Se sono in errore, gradirei che me lo dimostrassero. Con il passare del tempo quello che all’epoca qualcuno poteva considerare un atto di patriottismo si è andato trasformando in un processo molteplice di corruzioni di diverso tenore, che alla fine hanno fatto dell’Italia il prototipo per eccellenza di dove porti l’incapacità di valutare le conseguenze di una scelta I risultati sono sotto i nostri occhi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - La sinistra in Europa viene sempre più spesso sconfitta. E anche quando vince prepara la prossima sconfitta concretizzando intanto un programma di destra. Sembra aver rinunciato al compito di realizzare (o almeno approssimare, ma instancabilmente) tutti e tre i famosi valori: “libertà, eguaglianza, fratellanza”. La parola “eguaglianza” è stata addirittura bandita dal vocabolario dei politici della sinistra, come fosse una malattia. Ma senza l’impegno per l’eguaglianza a cosa può servire una sinistra? E non sarà che le sue sconfitte nascono proprio da questo tradimento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Se così stanno le cose difficilmente il problema potrà essere risolto. Una cosa è infatti promettere l’eguaglianza, altra cosa è realizzarla nella realtà. Volendo, si possono sempre trovare dei motivi per rimandare la concretizzazione della più solenne delle promesse. La cosa più terribile che caratterizza la sinistra sul piano internazionale è comunque l’assenza di idee. La destra non ha bisogno di idee per governare (Berlusconi non ne ha alcuna), mentre la sinistra se non ha idee non ha più nulla da dire ai cittadini. Se non mi sbaglio troppo, questo è il problema centrale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flores d’Arcais - L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni “borghesi” ne costituiscono la radice più lontana. Poiché si fa un gran parlare di inserire nella Costituzione dell’Europa un richiamo alle sue radici culturali e storiche, non sarebbe il caso di pretendere il richiamo a queste radici, i lumi e la Resistenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saramago - Ci sono troppi compromessi, troppi giochi sporchi nell’alta come nella bassa politica perché qualcuno trovi il coraggio di proporlo. Credo anzi che in Europa il fascismo attaccherà in forze nei prossimi anni e che dobbiamo prepararci ad affrontare l’odio e la sete di vendetta chei fascisti stanno alimentando. Sia chiaro, si presenteranno con maschere pseudo-democratiche, alcune delle quali circolano già tra noi. Non dobbiamo lasciarci ingannare. Mi raccomando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione di Carlo Antonio Biscotto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8603646489163097835?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-nuovi-fascismi-mascherati-e-la-sinistra-smarrita-dialogo-tra-paolo-flores-darcais-e-jose-saramago/' title='I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8603646489163097835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/i-nuovi-fascismi-mascherati-e-la.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8603646489163097835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8603646489163097835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/i-nuovi-fascismi-mascherati-e-la.html' title='I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-598645822720231353</id><published>2009-10-15T05:39:00.001-07:00</published><updated>2009-10-15T05:39:42.520-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><title type='text'>Russia, la fine del "padrino rosso"</title><content type='html'>di Lucia Sgueglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul viale del cimitero monumentale Vagankovsky a Mosca, riposo dell’elite sovietica e russa dal bardo Visotsky al poeta Esenin, non c’è più posto per le centinaia di corone di fiori arrivate da ogni parte di Russia, e non solo. “Dai ragazzi di Kostroma”, “Sasha da Tashkent”, “Dalla fratellanza del Kazakhstan”, “dalla chanson russa e fratellanza di Orenburg”, “Da persone decenti della Centrale di Medvedkovo”, "dall'estremo oriente russo", “con devozione da Nonno Hasan” c’è scritto sulle dediche, e “Perdonaci, se non ti abbiamo protetto”. Calpestando un tappeto di rose rosse quasi mille persone seguono il feretro fino alla sepoltura, accompagnato da una grande bandiera russa. Giacche di pelle nere e paltò lunghi, accento armeno e georgiano, qualche volto asiatico, tutti uomini eccetto donne tinte di biondo con borse Hermes al braccio, e vecchie zie baffute e velate. Ospiti inusuali per Vagankovsky, affiorati per un giorno dalla Russia sommersa. Intorno polizia, servizi segreti, cani e corpi antisommossa, ingresso vietato a fotografi e cameraman, poi appostatisi sui palazzi intorno. &lt;br /&gt;È l’estremo saluto a Vyacheslav Ivankov, 69 anni, detto “Giapponesino”: l’ultimo grande Padrino russo. Simbolo di un’era, anzi più d’una: dalla “mafia sovietica” ai “torbidi anni 90”, la Russia post-Urss regno dei gangster. Una storia che comincia nei GuLag dove Stalin spedisce i criminali irriducibili: loro organizzando il lavoro interno e minacciando i secondini vi creano un regno, sopravvisuto fino ad oggi. Inizia là l’epopea e il mondo dei leggendari Vory v Zakone, “Ladri nella Legge”, Ivankov era uno di loro. &lt;br /&gt;La sua ‘carriera’ comincia negli anni 60 col mercato nero, poi la prima organizzazione criminale fondata nell’80, con documenti falsi da poliziotti si introducono nelle ville di ricchi con la scusa di perquisirle, e le rupuliscono. Nel 1982 è arrestato per rapina, detenzione illegale d’armi, traffico di droga, condannato a 14 anni. Ma continua a dirigere i suoi affari dalla cella in Siberia, e nel 1991 è già fuori, si dice grazie all’intervento di un potente politico. Tra le sue frequentazioni si annovera il genero di Brezhnev, ministro degli interni sovietico arrestato per corruzione negli anni ’80, un grande scandalo. Quando esce, Ivankov sul petto e sulle ginocchia ha tatuate delle stelle, le stesse che Viggo Mortensen esibisce nel film La promessa dell’Assassino: è diventato un Vor. Mentre l’Urss rovina, lui si trasferisce negli Usa, altre migliaia di criminali sovietici espatriano, dalla Spagna a Israele. Gente come Viktor Bout, il piu grande mercante d’armi al mondo ora in galera a Bangkok. Ludwig “Tarzan” Feinberg, russo-israeliano, cercò di vendere droga trasportandola su un sottomarino coi colombiani. L'ucraino Semen Mogilevich, il “gran boss dell’Est Europa" noto anche come "brainy don", re del contrabbando via aeroporti, in gattabuia nel 2008 a Mosca, poi liberato. Quasi tutti Vory. &lt;br /&gt;“Japonchik” Ivankov per i media americani diventa “il Padrino rosso”, colui che esporta il crimine russo in America, da Brighton Beach a Little Odessa in Brooklin. L’Fbi lo arresta nel 95, estorsione per milioni di dollari e finto matrimonio per ottenere la cittadinanza. Interrogato dirà: “la mafia russa non esiste, è un mito creato dagli americani per giustificare la sezione speciale russa dell’Fbi, i maggiori criminali siedono al Cremlino e alla Duma”. E negherà di essere a capo di alcunché. Anche perché i Ladri non hanno Cupola, ma una galassia orizzontale di clan criminali, “fratelli” ma concorrenti. Nel 2004 torna in patria, altra scarcerazione misteriosamente anticipata, estradato in Russia lo aspetta la sbarra per un’omicidio risalente al 1992. Ma nel 2005 è clamorosamente rilasciato, direttamente dall’aula del processo: tutti i 5 testimoni negano di averlo mai visto. Saluta il giudice con una “grazie”, poi scompare nel sottosuolo. Il 28 luglio scorso un fucile da cecchino lo coglie a Mosca all’uscita di un ristorante thai da 70 metri, muore il 9 in ospedale dopo varie operazioni. A rendergli omaggio ieri c’era il gotha criminale russo, e Vory da tutto il mondo, gli ultimi rimasti in libertà - 400 si dice, la maggior parte di origine georgiana. Anche Ivankov, russo etnico, era nato a Tiblisi. Come lui “Nonno Hasan”, alias Aslan Usoyan, ora erede di Jap e del suo piccolo impero, che si estenderebbe in tutta l’ex Urss. Ieri presente anche lui a Vagankovsky, sotto gli sguardi dell’fsb russo. Le autorità temevano un regolamento dei conti tra bande al cimitero, per questo hanno imposto misure eccezionali di sicurezza. Ma la guerra tra clan è per ora scongiurata, dopo il blitz che nel luglio 2008 ha visto arrestare 37 uomini del clan rivale di Jap, quello guidato dal boss Tariel Oniani (georgiano, Mikhail Saakashvili lo aveva accusato di sponsorizzare le proteste dell’opposizione a Tiblisi), in un battelo sulla Moscova, un’operazione spettacolare di teste di cuoio a bordo di elicotteri. Resta un mistero il motivo dell’incontro. Al clan di Jap resta invece in eredità il business d’oggi in Russia: edilizia e immobiliare, armi droga e prostituzione, risorse naturali, dopo la chiusurà dei casinò. Per qualcuno, l’era dei Vor è ormai al tramonto: quel codice d’onore con poche leggi, ma severissime - niente moglie e famiglia, niente lavoro, no al servizio militare né legami con politica e forze dell'ordine, mai collaborare con le autorità, non ostentare ricchezza, l’obbligo di esser passato per la galera. Un gergo speciale, la fenka. E il rispetto prima di tutto, grazie al quale Jap ultimamente, pare, a Mosca provava a mediare tra gang avverse. Forse è stato ucciso per questo. E i "fratelli" avrebbero già trovato il killer prima della polizia, probabilmente un individuo di origine afghana. Una tradizione criminale che rifiuta in toto le regole dello Stato ufficiale, il vecchio mondo dei Vory, molti dei quali si dicono anticomunisti. Oggi al contrario, spiegano gli esperti, la nuova "organizatsija" ha agganci molto in alto, penetra lo Stato.&lt;br /&gt;Piuttosto colto, amicizie nello showbiz russo che lo hanno più volte difeso, Ivankov ieri, disteso nella bara ancora aperta per la veglia funebre nella piccola chiesetta dentro Vagankovsky, immerso nel pianto muliebre, aveva la fronte avvolta da un cartiglio con su scritta una preghiera in lode a Cristo, da vero credente ortodosso. Poi la sepoltura accanto alla tomba della madre, lotto 50, nella calca. Forse il suo tempo è passato, ma il mito resiste se ieri il suo funerale s’è guadagnato il posto d’onore nel “tg1 russo” delle 20. “Putin ha fatto di tutto per impedirlo, ma la fama è più forte della censura” sussurra un “conoscente” che preferisce non dire il suo nome mentre passeggia tra le lapidi, al dito un anello d'oro con incise una stella e una scimitarra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-598645822720231353?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.lettera22.it/showart.php?id=10939&amp;rubrica=148' title='Russia, la fine del &quot;padrino rosso&quot;'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/598645822720231353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/russia-la-fine-del-padrino-rosso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/598645822720231353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/598645822720231353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/russia-la-fine-del-padrino-rosso.html' title='Russia, la fine del &quot;padrino rosso&quot;'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3277016704958187855</id><published>2009-10-15T05:38:00.000-07:00</published><updated>2009-10-15T05:38:21.410-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>La democrazia delegittimata</title><content type='html'>di Gustavo Zagrebelsky&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si annuncia, anzi è in corso, una crisi istituzionale di vasta portata. A che cosa sia e a che cosa essa chiami coloro che occupano posti di responsabilità nel nostro Paese, sono dedicate le considerazioni seguenti, esposte in quattro punti concatenati tra loro, dall´astratto al concreto.&lt;br /&gt;1. Che cosa sono e a che cosa servono le istituzioni. Il genere umano ha scoperto le istituzioni per mettere a freno l´aggressività e l´istinto di sopraffazione che allignano – in uno più, in altro meno – in ognuno di noi, per diffondere fiducia e cooperazione, garantire un po´ di stabilità e sicurezza nelle relazioni umane e proteggere quel tanto di libertà che è compatibile con la vita associata. In una parola: per allontanare sempre di nuovo, ancora di un giorno, le "prove di forza" che accompagnano, come fantasmi che possono materializzarsi, i contatti tra gli esseri umani. Le istituzioni servono innanzitutto a questo: a neutralizzare i nostri istinti distruttivi e a civilizzarci. Poiché nel fondo siamo animali selvatici, possiamo anche dire: servono ad addomesticarci, incanalando e indirizzando le nostre energie in strutture, procedure, garanzie e controlli, così trasformandole, da distruttive, in costruttive di opere durature.&lt;br /&gt;Non sembri eccessivo che, per parlare delle opere e dei giorni del nostro Paese in questo momento, si proceda così da lontano e da fondo, cioè da questa piccola sintesi del celebre scritto di Sigmund Freud sul "disagio della civiltà" (1929). È una messa in guardia a proposito di ciò che accade quando le istituzioni s´indeboliscono o scompaiono, inghiottite dall´ego di coloro che le impersonano e le usano per i loro propri interessi. Oppure – ed è lo stesso – è un ammonimento circa i pericoli di quando si diffonde l´idea che esse siano impacci, o abbiano tradito la loro funzione e siano diventate semplicemente coperture della lotta politica. In breve, si tratta dello scatenamento delle energie peggiori, che le istituzioni e il "senso delle istituzioni" non riescono a controllare. Questo è esattamente il nostro rischio, la china su cui siamo messi a causa di ciò che, con un´espressione abusata di cui non si coglie più la drammaticità, chiamiamo "delegittimazione". Senza istituzioni, tutto diventa possibile. La "prova di forza" pre-politica, cioè fuori delle regole che ci siamo dati per "istituzionalizzare" il fisiologico conflitto politico, è alle porte.&lt;br /&gt;2. Conflitto pre-politico. Guardiamo quello che accade. Lasciamo da parte i troppi che, come sempre accade, aspettano senza scoprirsi di capire come vanno le cose per schierarsi dalla "parte giusta". Accanto ai molti indifferenti, presi dell´assillo d´altri problemi, coloro che si sentono parti in causa sono divisi da una frattura che non possono o non vogliono colmare. Da una parte, c´è chi giurerebbe sulla convinzione che è in corso una congiura contro il presidente del Consiglio e la sua maggioranza, condotta con metodi criminosi da oligarchie irresponsabili e magistrature corrotte politicamente, per un fine antidemocratico: contraddire il risultato di libere elezioni e mettere nel nulla la volontà di milioni di elettori. Sul fronte opposto, si giurerebbe sulla convinzione che, invece, il metodo criminoso è quello di un presidente del Consiglio che, per evitare di rispondere in giudizio di accuse penali assai gravi e infamanti, vuol porsi al di sopra della Costituzione e della legge, cambiandole a suo uso e consumo. Così, due accuse si fronteggiano: di attentato alla democrazia, da una parte; di attentato allo stato di diritto, dall´altra. Questa spaccatura è pre-politica. Non riguarda il come agire dentro le regole della politica che sono date dalla Costituzione, ma addirittura se starci dentro, o uscirne fuori. Vola, infatti, nei due sensi, l´accusa di tentare una forzatura. Qualcuno parla di "golpe", senza rendersi conto di ciò che dice o forse rendendosene ben conto. Quando questo veleno entra in circolo, tutto – atti e parole che, nella normalità, sarebbero inimmaginabili o apparirebbero disgustose intimidazioni e prepotenze – diventa lecito, anche a fini preventivi. &lt;br /&gt;Gli storici diranno di chi è la responsabilità della stasis, del punto morto al quale siamo arrivati. Ma noi ora vi siamo dentro e non possiamo consolarci pensando, ciascuno sulle proprie posizioni, che la storia ci darà ragione. Abbiamo il dovere di districarci nella difficoltà, per noi e i nostri figli, ai quali vorremmo consegnare un Paese pacifico e civile. Non serve a nulla, a questo punto, la ricerca della responsabilità originaria. Serve solo ad attizzare il conflitto. Non serve a nulla lo scambio di accuse tra due fronti che sembrano non ascoltarsi più. Anzi, serve a scavare ancora il fosso e a dare spazio all´avventura. Nessuno ha da rinunciare alle proprie idee, al giudizio su sé e su gli altri. Ma ora si tratta di prendere atto che la spaccatura esiste come "dato", come "cosa" che minaccia le istituzioni e, con esse, la convivenza ch´esse devono assicurare.&lt;br /&gt;3. "Delegittimazione democratica" delle istituzioni. La minaccia alla convivenza va di pari passo con l´indebolimento delle istituzioni, con la loro "delegittimazione". È una storia che viene da lontano, che si ripete ogni volta, con l´affermarsi nella pratica e nel senso comune di un´idea di politica come immedesimazione di un capo nel suo popolo ("voglio essere uno come voi") e di un popolo nel suo capo ("vogliamo essere come te"). Quest´immedesimazione ha assunto nella storia molte forme e molti nomi: democrazia plebiscitaria, demagogia, cesarismo, bonapartismo, peronismo, ecc. Altre forme e altri nomi assume oggi e assumerà in futuro, in conseguenza dei mezzi tecnici di quell´immedesimazione. In ogni caso, però, chi governa immedesimandosi nel popolo sale sul popolo e da lì guarda tutto dall´alto in basso, non concependo che possano esistere limiti e controlli. In nome di che, del resto? Di qualche giudice o giurista parruccone che non rappresenta che se stesso? La politica come immedesimazione o "identitaria" non ha bisogno d´istituzioni; le sono d´impaccio, anzi nemiche. Esse non possono che raffreddare un rapporto che si vuole invece caldo, tra capo e corpo, leader e seguaci. Nascono movimenti, simboli, inni, motti e frasi fatte, eventi e opere, ricorrenze, spettacoli, esempi, che celebrano e rafforzano quel rapporto e quella vicinanza, facendo appello indifferentemente, secondo che occorra, a nobili slanci altruistici o gretti sentimenti egoistici; ora adulando supposte virtù patriottiche, ora stuzzicando nascosti impulsi volgari. Si tratta di rappresentare il "paese reale" per impiantarvi una cosa che viene chiamata democrazia, anzi "vera democrazia", in contrapposizione a quella "falsa", "formale", "vuota", cioè quella mediata dalle istituzioni. &lt;br /&gt;Noi assistiamo a questo processo. In nome della "vera democrazia" (posso fare quello che voglio perché ho il popolo dalla mia parte: vero a falso che sia), le istituzioni che non si adeguano sono indicate come nemiche. Non s´immagina neppure che possano fare onestamente il loro dovere che non è di tenere bordone a questo o quello ma, per esempio, di applicare la legge e di difendere la Costituzione oppure, per le istituzioni dell´informazione, semplicemente di pubblicare notizie. Devono essere necessariamente alleate del nemico. Se il potere è "di destra", le si accuserà d´essere "di sinistra". Se mai il potere fosse di sinistra, la stessa concezione della democrazia le farebbe accusare d´essere "di destra". Ma le istituzioni della democrazia pur esistono e non è pensabile di eliminarle, a favore di una demagogia pura e semplice. Bisogna pur salvare le forme, anche per non essere banditi dal consorzio delle nazioni civili. Allora, via alle intimidazioni o – ed è lo stesso – alle seduzioni e, se non basta, via alle riforme per ridurre l´autonomia e l´indipendenza delle istituzioni non allineate. Così, si cambia regime dall´interno, lasciando l´involucro ma svuotato della sostanza. Così è per il governo, da rendere obbediente al "primus inter pares", per il Parlamento, da ridurre a esecutore passivo del governo; del presidente della Repubblica, per l´intanto da rendere inquilino remissivo, perché non eletto dal popolo (una coabitazione impari, in attesa del presidenzialismo); della Corte costituzionale e della magistratura, da riformare per toglierle dalla sfera del diritto e spostarle in quella della (subordinazione) politica. &lt;br /&gt;4. Tra l´incudine e il martello. La costituzione, da luogo della pacificazione, è così diventata terreno di scontro, lo scontro, per definizione, più distruttivo che possa immaginarsi. Chi assiste con sgomento al volgere degli eventi e ai segni premonitori ch´essi contengono resta sorpreso nel non veder sorgere una forza che, mettendo momentaneamente da parte le legittime diversità di posizione sui tanti e pur urgenti problemi del Paese, non si ponga responsabilmente, come compito prioritario e condizionante tutto il resto, quello di uscire dalla morsa che si sta chiudendo. In quelli che potrebbero, sembra mancare la consapevolezza o abbondare l´indifferenza. Occorre ben altro che la rituale "solidarietà" alle persone che ricoprono funzioni messe sotto tiro. Non basta l´invito al rispetto del galateo. Scadenze importanti incombono. Nel 2011 dovrebbe celebrarsi l´unità nazionale, cioè le istituzioni dell´unità. Che cosa troveremo, di questo passo, quando ci arriveremo?&lt;br /&gt;Quando due fazioni si affrontano con rischio generale, per coloro che avvertono la propria responsabilità autenticamente politica quello è il tempo di mettere provvisoriamente da parte ciò su cui ordinariamente sarebbero portati a dividersi, e di operare insieme nell´interesse superiore alla pace. La nostra è una repubblica parlamentare. Non è, almeno per ora, un regime d´investitura popolare d´un sol uomo. Per quanto si sostenga il contrario, scambiando il desiderio per un diritto acquisito, sono le forze politiche rappresentate in Parlamento a disporre legittimamente del potere di coalizione, per fare e disfare governi, secondo necessità. Un potere al quale, in un momento come questo, corrisponde una grande responsabilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3277016704958187855?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.libertaegiustizia.it/primopiano/pp_leggi_articolo.php?id=2969&amp;id_titoli_primo_piano=1' title='La democrazia delegittimata'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3277016704958187855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-democrazia-delegittimata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3277016704958187855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3277016704958187855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-democrazia-delegittimata.html' title='La democrazia delegittimata'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7908048412948277856</id><published>2009-10-15T05:32:00.000-07:00</published><updated>2009-10-15T05:32:50.454-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Il lazzaretto dell’impunità</title><content type='html'>Da quando è partita l’ormai arcinota inchiesta di Bari nei salotti televisivi impazza il ping-pong su chi è indagato, su chi ha torto, ragione, su chi inciuciava con Tarantini per i favori a regioni e sanità. L’inchiesta di Bari continua ad essere, nella percezione comune, quella sulle escort di Silvio Berlusconi e sul gossip che si crea attorno a questa vicenda. Fare chiarezza non è mai un male, facciamola per l’ennesima volta: quando l’inchiesta si apre, si indaga su Giampaolo Tarantini, poi ribatezzato affettuosamente ‘Gianpi’, imprenditore sanitario pugliese, che per vincere appalti cerca in ogni modo di ingraziarsi gli esponenti della politica. Come? Giri di prostituzione, droga e scambi di favore, che finiscono anche a casa del Presidente del Consiglio.&lt;br /&gt;Si originano vari filoni d’inchiesta inerenti la ‘Dinasty Tarantini’, dopo che nell’ultima informativa dei Carabinieri si ricostruisce tutta la vicenda del decennale regno dei fratelli Tarantini, che ereditarono la prima azienda dal padre. Nell’affaire Tarantini emergono nomi di politici da ogni schieramento dei due più influenti sul territorio italiano. Se infatti fino a ieri, l’unico senatore indagato era Alberto Tedesco del PD, da ieri il PDL non può più andare nei salottini tv e chiamarsi fuori dalla vicenda, dal momento che Raffaele Fitto, attuale ministro per i rapporti con le regioni. In verità Fitto, classe 1969, non è nuovo alle inchieste, anzi, nel 2006, la procura di Bari chiese alla Camera dei Deputati i domiciliari per il parlamentare con l’accusa di illecito affidamento dell’appalto di gestione di 11 residenze sanitarie di proprietà dell’imprenditore romano Giampaolo Angelucci, il quale a sua volta si era reso disponibile versando un finanziamento di 500mila euro per la lista di Fitto ‘La Puglia prima di tutto’ in occasione delle elezioni regionali del 2005. Per i due il versamento si trattò di un regolare finanziamento registrato a bilancio, mentre, dall’analisi delle carte, per i magistrati fu praticamente una tangente per consegnare ad Angelucci l’appalto da 198milioni di euro con cui l’imprenditore avrebbe preso il controllo delle undici cliniche ‘assistite’ della Regione Puglia. Il parlamento, ovviamente, respinse l’autorizzazione all’arresto con 457 voti favorevoli su 462 presenti. Arrivò poi, col governo Berlusconi la promozione a ministro.&lt;br /&gt;Ieri il ministro Fitto è stato rinviato di nuovo a giudizio insieme ad Angelucci all’interno dell’inchiesta ‘La Fiorita’. Nei suoi confronti i pm baresi ipotizzano i reati di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Allo stesso modo, il ministro, non dormirebbe sonni tranquilli nemmeno per quello che riguarda il cosiddetto ‘Barigate’ in cui è coinvolto anche Alberto Tedesco, assessore alla sanità della giunta guidata da Nichi Vendola, sotto accusa per presunti favori in cambio di voti. Sia Tedesco che Fitto, sono infatti protagonisti delle intercettazioni del ‘Barigate’ in cui Tedesco e Tarantini inizialmente si dividevano il mercato delle protesi ospedaliere, mentre in un secondo momento, Tarantini, volendosi accaparrare tutto lo smercio in regione, aggancia Tato Greco. Sta nascendo la Global Service Hospital (GSH), siamo nel febbraio del 2003.&lt;br /&gt;Salvatore ‘Tato’ Greco, figlio di un ex senatore, consigliere regionale, ex Udc oggi Pdl, promotore della lista «La Puglia prima di tutto», che al comune di Bari ha candidato Patrizia D’Addario. Per Tarantini Tato «è comunque un personaggio». Non farà nulla nella società, «figura solamente…», e avrà una percentuale pari a un terzo. Noemi: «Quindi non ce l’ha Fitto un terzo…». Claudio: «Ha un appartamento in fitto… maledetta a te…». Conferma Gianpi Tarantini a una sua collaboratrice: «Abbiamo fatto questa società io, Claudio e un prestanome di Fitto, la società è di Fitto». Annotano i carabinieri nell’ottobre 2006 che «le aspettative riposte dai Tarantini nell’operato di Greco sono state ampiamente ripagate, avendo lo stesso diretto una regia occulta rivelatasi in grado di garantire una sempre più significativa presenza e penetrazione nel mercato in parola» (Lastampa.it – Guido Ruotolo).&lt;br /&gt;Fitto, Tedesco, e altri nomi che progressivamente usciranno, legati alla politica italiana, sembrano essere parti di uno stesso sistema di scambi e favori, da cui nessuno sembra essere senza macchia, ecco perchè su questa vicenda nei salotti tv si fa del gran teatrino cercando di rimandare tutto sulla vita privata di Silvio Berlusconi, il quale non può essere estraneo a questa storia, così come non lo sono i vertici PD che promuovono Tedesco al Senato nonostante l’inchiesta in corso. Ecco come si trasforma il Senato e la Camera in un lazzaretto dell’impunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7908048412948277856?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.thepopuli.it/2009/10/il-lazzaretto-dellimpunita/' title='Il lazzaretto dell’impunità'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7908048412948277856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-lazzaretto-dellimpunita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7908048412948277856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7908048412948277856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-lazzaretto-dellimpunita.html' title='Il lazzaretto dell’impunità'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3135378772702118594</id><published>2009-10-15T05:22:00.000-07:00</published><updated>2009-10-15T05:22:01.655-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Perchè Napolitano ha dovuto firmare. Ci sono precedenti costituzionali che non potevano essere ignorati.</title><content type='html'>di Gabriele Pazzaglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napolitano ha firmato la legge-scudo fiscale. Ma perché lo ha fatto? E soprattutto, avrebbe dovuto fare diversamente? &lt;br /&gt;Per quanto riguarda la prima domanda i motivi della firma li ha spiegati lui stesso. Non mi riferisco alla “sfuriata” avuta con un privato cittadino in Basilicata il quale, alla sua richiesta di non firmare, si è sentito rispondere che, se non avesse firmato, il parlamento avrebbe riapprovato lo stesso testo ed allora sarebbe obbligato. Credo che il Capo dello Stato abbia detto ciò in un momento di normale agitazione dovuta alla discussione, perché, anche se il ragionamento è in astratto vero, se il Presidente pensa che siano state violate norme costituzionali deve rimandarle al parlamento, il quale si prenderà la responsabilità politica di riapprovare un testo identico a quello valutato incostituzionale dal PdR. Evidentemente, Napolitano non ha pensato ad alcuna violanzione, così come il suo staff di costituzionalisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le motivazioni sono quelle espresse nella lettera di "accompagnamento" alla promulgazione nella quale viene citata un'ordinanza della Corte Costituzionale (n.109/2009), la quale a sua volta cita le altre sentenze sulle quali si è formata la giurisprudenza. Questa, e qui sono necessari alcuni tecnicismi, è stata emessa su ricorso del Tribunale di Spoleto presso il quale era in corso un processo per reati tributari per i quali, però, la legge 289/2002 (cioè la Finanziaria 2003) escludeva la punibilità nei confronti di chi, avendo un contenzioso fiscale in sospeso con la Guardia di Finanza, accettava la sua chiusura pagando un decimo dell'importo. Insomma bastava pagare subito e si evitava non solo l'indagine fiscale approfondita, ma anche il processo penale. Il Tribunale sosteneva che, essendo questo un provvedimento di clemenza (qualificabile, a prescindere dal nome, come un'amnistia) ricadeva comunque nella procedura dettata dall'art.79 della Costituzione (che prevede una maggioranza di due terzi dei voti dei parlamentari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte Costituzionale obiettava che, mentre l'amnistia è un provvedimento generalizzato, il condono necessita di un atto di volontà del soggetto il quale deve fare domanda di accedere al pagamento ridotto. Inoltre, dice sempre la Corte, che «il codice penale prevede i casi di oblazione» (il pagamento di una somma in sostituzione del carcere ammesso per una serie di reati minori), «casi nei quali (anche temporaneamente) un fatto cessa di essere previsto come reato e, inoltre, la «previsione di estinzione di reati collegata ad adempimenti agli autori degli stessi» (es. non reiterare il fatto per tot anni dopo la sospensione condizionale della pena). Dice, quindi, che essendo il condono un atto diverso dall'amnistia, il fatto che sia approvato con la maggioranza semplice e non con quella dei due terzi (prevista dall'amnistia) non rende la legge incostituzionale.&lt;br /&gt;Con tutto il rispetto che si deve alla Corte Costituzionale, per l'importante ruolo di garanzia, visto che le sentenze sono un prodotto umano e quindi passibili di fallacia, io mi permetto di dire che la penso diversamente: infatti la Corte soffermandosi sulle differenze non dà sufficiente importanza alle caratteristiche che il condono ha in comune con l'amnistia: entrambi, infatti, determinano la rinuncia dell'azione punitiva dello stato rispetto a fatti precedenti alla legge. Entrambi i provvedimenti non sono altro che la conclusione di un periodo nel quale lo Stato dice ai cittadini: “chi tiene questo comportamento sarà punito”, poi si arriva alla punizione e si dice: “abbiamo scherzato”. Inoltre, premesso che questi tipi di provvedimenti non dovrebbero esistere, visto che la Costituzione li prevede (come ho detto nel precedente articolo), data la palese ingiustizia che entrambi vanno a provocare devono, come minimo, essere entrambi approvati con una larga maggioranza, presupposto unico affinché vi sia un, seppur ipotizzato, consenso sociale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Legittimare l'adozione del condono citando le altre leggi che prevedono una rinuncia da parte dello Stato all'attività punitiva (pagamento di denaro in sostituzione della galera, sospensione dei reati che per un periodo non sono tali e la previsione di adempimenti che li estinguano), non tiene conto di una differenza tra il condono e le altre leggi che invece dovrebbe rilevare. Gli altri casi regolano fatti successivi alla legge e quindi i cittadini sanno quali sono le loro facoltà e non ci sono furbi che si avvantaggiano di un'inaspettata rinuncia alla pretesa punitiva dello Stato, proprio perché quella rinuncia non era inaspettata ma conosciuta. Meglio: visto che sono leggi penali più favorevoli agiscono anche in modo retroattivo e ne guadagnano anche quelli che il reato l'hanno commesso prima della legge, ma una cosa è dire che si smette di punire (per sempre) un comportamento perché non è giusto reprimerlo (e allora è ovvio che si fermino le punizioni già iniziate), un'altra è dire che tot persone che nel passato hanno fatto le furbe la faranno franca e da domani si ricomincerà a punire come si sarebbe dovuto fare in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre al ragionamento sul procedimento parlamentare da usare, la Corte spiega la costituzionalità del cd. condono finanziario individuando una differenza con condono edilizio. Questo, infatti, necessita del bilanciamento di interessi tutti costituzionalizzati (il governo del territorio con la tutela paesaggio, ambiente etc), il condono fiscale, invece, non necessita di alcun bilanciamento perché «è essenzialmente diretto a soddisfare l'interesse costituzionale all'acquisizione delle disponibilità ... ridurre il contenzioso (anche potenziale) con i contribuenti e conseguire un immediato introito finanziario»: nonostante anche qui si possano esprimere dubbi (per la valutazione riduttiva che la Corte fa, nella citata sentenza 172/1986, dell'art.53 della Costituzione che impone una contribuzione tributaria proporzionale alla capacità di ogni cittadino), se la Corte ha una giurisprudenza che, per il numero di sentenze citate pare piuttosto consolidata, questa non può essere ignorata dal Presidente della Repubblica nella sua attività di vaglio della costituzionalità delle leggi. Ed anzi, alla luce di ciò possiamo rispondere alla seconda domanda: doveva Napolitano firmare? Sì, doveva. Perché, anche se si può non concordare con la giurisprudenza della Corte Costituzionale, se quest'ultima dà un'interpretazione così precisa e divergente rispetto ad ogni sospetto di incostituzionalità, per quanto questa legge ci faccia specie, il fatto che il Presidente della Repubblica esegua un controllo non politico (non arbitrario) ma “costituzionale” (prendendola come parametro di giudizio) per quanto possa sembrare strano, è una garanzia per tutti noi, perché sottrae al ricatto e alla pressione delle opposte fazioni la promulgazione o meno di tutte le leggi. Ricordiamocelo la prossima volta che verrà promulgato un provvedimento che “a noi” piace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3135378772702118594?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.democrazialegalita.it/gabrieleP/gabriele_napolitano_doveva_firmare=7ottobre2009.htm' title='Perchè Napolitano ha dovuto firmare. Ci sono precedenti costituzionali che non potevano essere ignorati.'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3135378772702118594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/perche-napolitano-ha-dovuto-firmare-ci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3135378772702118594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3135378772702118594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/perche-napolitano-ha-dovuto-firmare-ci.html' title='Perchè Napolitano ha dovuto firmare. Ci sono precedenti costituzionali che non potevano essere ignorati.'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5625123668001678857</id><published>2009-10-15T05:18:00.000-07:00</published><updated>2009-10-15T05:18:24.090-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>La Grande Ritirata</title><content type='html'>Ostacolato da Gordon Brown, il G20 ha deciso che le banche non avranno una regolamentazione adeguata.&lt;br /&gt;Dunque non ci sarà nessuna resa dei conti. Non ci saranno vincoli, sanzioni, misure sufficienti a prevenire una ripetizione del crack. I soli a non essere danneggiati dalla crisi delle banche sono i banchieri che l'hanno causata.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Al G20 di sabato (Sabato 5 Settembre 2009 n.d.b.) a Londra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali hanno messo insieme le loro grosse teste e hanno deciso di non fare praticamente niente. Le loro proposte di porre restrizioni agli eccessi del settore bancario sono state miti, gracili, pavide. A meno di qualche ribaltone al prossimo summit di questo mese a Pittsburgh, non ci sarà alcun tetto agli stipendi e a i bonus, alcun taglio a quelle banche ritenute troppo grandi per lasciarle fallire, nessuna separazione tra le attività di vendita e quelle di investimento, nessuna misura per limitare la velocità o l'estensione dei mercati finanziari. La loro diga è fatta di carta e sta già cominciando a perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un caso di vigliaccheria collettiva, ma l'impedimento principale all'imposizione di limiti efficaci si può riassumere così: Gordon Brown. Prima del meeting Brown aveva dichiarato al Financial Times che la questione degli stipendi e dei bonus non si può risolvere all'interno dei singoli paesi, ma "è un dibattito che si può legittimamente tenere al G20 e a livello della comunità internazionale". Poi si è apprestato a soffocare quel dibattito. Nicholas Sarkozy e Angela Merkel avevano proposto un tetto assoluto ai bonus e delle rigide sanzioni per le società che lo superassero. Brown si è opposto. Ha tenuto duro per tre giorni, finché Sarkozy e Merkel hanno lasciato cadere la proposta a vantaggio di un impegno a "studiare dei modi" di limitare i bonus. Certo i banchieri stanno tremando di paura dentro le loro scarpe Gucci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicure che non verrà imposto loro nessun vincolo, le banche hanno già deciso di ripristinare i bonus. Quest'anno la City di Londra si ricompenserà per aver distrutto la vita di tanta gente con retribuzioni per circa 4 miliardi di sterline. Non hanno imparato niente, perché i governi non sono pronti a dare loro una lezione. La sola ferma risposta data finora alla crisi è stata quella di dare i nostri soldi alla gente che l'ha causata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I banchieri obiettano che i nuovi bonus sono solo un premio per essere tornati al profitto, ma le banche sono di nuovo in forte crescita in parte perché alcuni concorrenti sono stati eliminati, in parte perché stanno raccogliendo grasse provvigioni dalla vendita di crescenti quote di debito pubblico, contratte a loro volta, naturalmente, a causa della sconsideratezza delle banche stesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la nozione di profitto legittimo nel mondo bancario è alquanto scivolosa. Nel 2005 Patrick Hosking scrisse sul New Statesman: "E' possibile che i profitti delle grandi banche non non siano affatto dei profitti reali. Se la bolla del credito scoppia, le banche potrebbero accorgersi di non avere sufficiente copertura per i prestiti cattivi e gli investimenti sballati ... Le banche sanno se hanno avuto un profitto su un prestito, una transazione o un investimento solo quando recuperano il capitale, e ci possono volere trent'anni". Continuava avvertendo che " forse le banche stanno valutando con troppo ottimismo il valore dei loro derivati", e questo potrebbe portare ad un"grosso shock finanziario". Naturalmente questo profeta misconosciuto aveva ragione sotto ogni punto di vista; ma di nuovo le banche stanno vantando dei profitti che sono ben lontani dall'essersi dimostrati tali, e remunerando i loro agenti di conseguenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che manchino le idee per dare loro una lezione. Mervyn King, governatore della Banca d'Inghilterra, dice:"Se si pensa che qualche banca sia troppo grande per fallire vuol dire che ... è troppo grande". Secondo lui dare garanzie dello stato a banche le cui attività non siano state ben separate è una follia. Lord Turner, presidente della Financial Services Authority propone che il governo "elimini l'eccesso di attività e di profitti", magari mediante una Tobin tax o accordi finanziari. Altri hanno proposto una commissione sui salari più alti, altri una pesante tassa sui bonus e una soppressione dei bonus per tutte le banche garantite dai soldi dei contribuenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nessuna di queste idee ha un seguito. E' difficile concepire una situazione in cui i bonus siano socialmente utili. Se vengono dati per operazioni innovative, ad alto rischio, allora mettono l'intera economia in pericolo; se vengono dati per operazioni di routine, a basso rischio, allora i banchieri guadagnano tanto per poco, e i clienti che pagano questa prodigalità (inclusi tutti i pensionati), vengono derubati. I banchieri sono gangster o impiegati; in entrambi i casi non meritano i soldi che prendono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure per quanto timide, tutte le proposte avanzate finora sono state liquidate da un governo terrorizzato dall'illegittimo potere della City.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Nessuno da questa parte dell'Atlantico (probabilmente nessuno al mondo tranne Alan Greenspan) porta tanta responsabilità per la crisi come Gordon Brown. Nel 2004 davanti ad un pubblico di banchieri disse: " Nei prossimi bilanci dobbiamo fare sempre di più per incoraggiare quelli che assumono dei rischi". Nel 2007 si vantò che i successi della City erano il risultato dell'azione del governo che "ha intensificato un approccio normativo basato sul rischio, come abbiamo fatto resistendo alle pressioni perché facessimo un Sarbannes-Oxley Act (1) inglese dopo i casi Enron e WorldCom". Anche se gli analisti mettevano in guardia sul prossimo arrivo di un crack, lui continuò a premiare la City con la deregulation e i suoi indegni dirigenti con consulenze governative e incarichi in organismi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso nessuno è responsabile come Gordon Brown del fatto che la crisi si possa ripetere. Molte sono le domande su quest'epoca che gli storici del Regno Unito si porranno. Una è la seguente: perché si è consentito a quest'uomo di restare al potere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) Legge americana del 2002 che, dopo gli scandali di Enron ed altre grandi società, ha inasprito la regolamentazione sulle amministrazioni delle società pubbliche (ndt).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5625123668001678857?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.democrazialegalita.it/tolomei/bernardino_banche_g20=30settembre2009.htm' title='La Grande Ritirata'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5625123668001678857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-grande-ritirata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5625123668001678857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5625123668001678857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-grande-ritirata.html' title='La Grande Ritirata'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3493362072340777337</id><published>2009-10-14T08:45:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T08:45:17.552-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Razzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><title type='text'>Se la Binetti è democratica allora la destra lavora per la sicurezza</title><content type='html'>Passi per alcuni ambienti della maggioranza, notoriamente razzisti, xenofobi, omofobi, maschilisti, machisti e classisti, ma avere nelle fila di una sinistra già sin troppo timida degli infiltrati del Vaticano che votano a favore di leggi omofobe e a sfavore di leggi civili è troppo.&lt;br /&gt;Tute le opinioni hanno chiaramente il diritto di esistere, persino quella malsana e figlia di pregiudizi medioevali di derivazione religiosa, secondo i quali gli omosessuali sono diversi, malati, indegni di rispetto o di considerazione e, al limite, passibili di tolleranza e indifferenza se restano invisibili alla società senza creare alcun scandalo (tipo tenersi per mano) ai benpensanti.&lt;br /&gt;Ma chi la pensa in questa maniera non può essere considerato né democratico, né liberale, bensì razzista e integralista religioso. Non può la Binetti continuare a stare nel PD se continua a votare come Ruini comanda.&lt;br /&gt;Il parlamento italiano non può permettersi di fare le leggi basandosi sulle credenze bibliche o simili. Se la Binetti pensa che il suo dovere di deputata sia quello di approvare le leggi secondo la morale biblica allora è meglio che si trasferisca da Buttiglione, da Lupi o da Formigoni, smettendo di fare l’ipocrita stando nel PD.&lt;br /&gt;Le persone oscurantiste, antidemocratiche e ottuse come lei non possono trovare spazio in un partito che si definisce democratico e che appartiene alla sinistra. A destra non so, forse ci sono delle remore anche li ad accogliere persone simili, ma a sinistra non può stare di certo. I suoi valori e le sue idee sono troppo diverse da chi lotta per i diritti di tutti. &lt;br /&gt;E si badi, la mia posizione non è mancanza di democrazia, bensì una richiesta di chiarezza da parte del PD. Non possiamo avere un partito che, nel bene o nel male, è ancora centrale nell’area di sinistra, che accoglie persone con quel tipo di idee. La democrazia all’interno di un partito va bene, ma all’interno di un certo numero di valori, altrimenti non diventa più un partito, ma un coacervo di opinioni del tutto incoerenti tra loro.&lt;br /&gt;Nessuno, per carità, vieta ai credenti di essere di sinistra e di fare politica a sinistra, o di dire le cose come le pensano, ma un credente democratico e liberale dovrebbe anche professare la pubblica laicità, non la religione di stato o il dogma di stato o la credenza di stato. Un credente di sinistra dovrebbe votare per garantire i diritti di tutti e non per fare dei dogmi vaticani una legge dello stato. Se lo vuol fare, lo faccia pure, ma nei partiti che dichiarano apertamente questa intenzione, come ad esempio l’UDC, o, in questo caso, i razzisti ed esibizionisti della religione della Lega Nord.&lt;br /&gt;A proposito di Lega Nord, non si può non dire due parole su questo partito, ormai sempre più ridicolo di fronte alla logica e alla ragione.&lt;br /&gt;Queste volpi nordiche dicono di aver affossato la legge contro l’omofobia perché bisognava darle dei ritocchi e completarla. Può anche essere vero che necessitasse di ulteriori modifiche, non dico di no, sentirlo affermare da persone che hanno proposto e votato leggi assurde, fatte coi piedi, inapplicabili e nemiche del diritto oltre che dannose per il sistema paese come il reato di clandestinità, la possibilità dei medici di denunciare un clandestino, la galera per i presunti colpevoli di stupro è un po’ bizzarro.&lt;br /&gt;Spero almeno che, d’ora in poi, la smettano di spacciare leggi razziste e vendicative come essenziali per la sicurezza degli italiani. Questa era infatti una legge di civilità, già migliore rispetto a quelle votate e volute dalla Lega, ma l’hanno bocciata solo per questioni ideologico-razziste.&lt;br /&gt;Forse, in questo paese, i gay e le lesbiche hanno diritto alla sicurezza, se italiani, ma meno rispetto agli etero italiano che subiscono furti, stupri o addirittura costretti alla visione di un clandestino?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3493362072340777337?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3493362072340777337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/se-la-binetti-e-democratica-allora-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3493362072340777337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3493362072340777337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/se-la-binetti-e-democratica-allora-la.html' title='Se la Binetti è democratica allora la destra lavora per la sicurezza'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7322823692252334030</id><published>2009-10-14T08:41:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T08:41:34.018-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Obama: perché si è meritato il Nobel</title><content type='html'>di Enrico Beltramini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama si è guadagnato il Nobel nel 2007, in campagna elettorale, quando si disse disposto a incontrare i "nemici" dell'America e fu duramente attaccato. La critica sulla tempistica dell'assegnazione non è fondata. Anche altre volte il premio è stato conferito per "cogliere l'attimo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barack Obama vince il premio Nobel, il terzo presidente degli Stati Uniti in carica dopo Theodore Roosevelt (1906), che fu premiato per il suo contributo alla conclusione della Guerra russo-giapponese, e Woodrow Wilson (1919), per la creazione della League of Nations. Il comitato che presiede l’attribuzione del premio Nobel per la pace è composto da cinque persone che risiedono ad Oslo; costituisce l’appendice norvegese di una delle più nobili e riservate istituzioni moderne. Ovviamente, come altri comitati privati, decide in piena autonomia. Ha deciso di attribuire il premio a Obama e a noi non resta altro che commentare la sua decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In America come nel resto del mondo, la notizia è stata accolta con favore ma anche con sorpresa. In particolare, è stata avanzata una critica di tipo pratico alla decisione del comitato di nominare Obama. Essa riguarda il timing, il tempo. L’onorificenza sarebbe stato attribuita troppo presto, quando ancora il presidente americano sta muovendo i suoi primi passi in politica estera, quando ancora l’amministrazione sta definendo la sua missione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo tipo di critica non è fondato, né sul piano del metodo né su quello del merito. Circa il metodo, nel corso della sua storia il Nobel per la pace è stato attributo sia a chi ha lavorato attivamente e lungamente a favore della pace, intesa latu sensu. Sia a chi stava lavorando nella costruzione di contesti che avrebbero concluso conflitti laceranti e risolto situazioni controverse e complicate. Esempi del primo tipo sono Nelson Mandela,  Elie Wiesel e Lech Walesa; Madre Teresa e Jimmy Carter. Esempi del secondo tipo sono Menachem Begin e Anwar Sadat; e Yassir Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin. In quest’ultimo caso, il premio non è alla carriera; è più il tentativo di catturare l’attimo, lo Zeitgeist. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il premio sia stato attribuito ad Obama secondo questa seconda linea di ragionamento lo dimostra il testo del comunicato, il quale spiega le motivazioni del comitato che assegna il premio. "Obama has as President created a new climate in international politics”. Diplomazia multilaterale, enfasi sul ruolo delle Nazioni Unite, dialogo come strumento di soluzione dei conflitti internazionali. E poi ancora – e soprattutto – “the vision of a world free from nuclear arms has powerfully stimulated disarmament and arms control negotiations”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7322823692252334030?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/limes/obama-perche-si-e-meritato-il-nobel/7116' title='Obama: perché si è meritato il Nobel'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7322823692252334030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/obama-perche-si-e-meritato-il-nobel.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7322823692252334030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7322823692252334030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/obama-perche-si-e-meritato-il-nobel.html' title='Obama: perché si è meritato il Nobel'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-691767159616002218</id><published>2009-10-14T08:36:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T08:36:03.302-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Aquila, il gelo sulle tendopoli con seimila irriducibili</title><content type='html'>Meno uno. Poco dopo il telegiornale della sera, il termometro appeso al pilone in cima al quale sventola la bandiera italiana dice così. Siamo sottozero. Per la prima volta da quando tutto questo è cominciato. Il piazzale è deserto, le luci dei riflettori sono spente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tende blu ondeggiano, scosse dal vento gelido. Un cane abbaia nel buio. Gli umani si riparano nella casetta di plastica bianca. Stasera niente doccia, l'acqua potrebbe ghiacciare nei tubi. E comunque fa troppo freddo. Il campo di accoglienza di Poggio di Roio chiude domani. Era la cima Everest delle tendopoli aquilane, il più alto di tutti, 1.030 metri sul livello del mare. Le tre famiglie che ancora ci vivono sono destinate a Lucoli, in un albergo attaccato alle piste sciistiche di Campo Felice. «Non possiamo più stare» dice Raffaella Curci, che prima del 6 aprile viveva in un condominio di Roio, quattrocento metri più in basso. «Bello caldo, stavamo in casa con la maglietta. Un sogno». Qui non è possibile rimanere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più delle parole della madre, lo testimonia la gemma sbocciata sulla guancia destra del figlio Massimo, un bambinone di nove anni. «È un eczema da freddo, me lo ha detto il dottore» spiega lui, orgoglioso. L'altra guancia, ci ha pensato lui a proteggerla. «Mi sono appicciato a mamma mentre dormiva». Chiudono i campi, quasi ovunque. La desolazione ispirata dalla vista delle tende arrotolate a terra, delle «salette di socializzazione» desolatamente vuote, è la feritoia dalla quale passa la rabbia di chi invece resta, ancora senza fissa o temporanea dimora. Sono seimila, sparsi in 60 punti di accoglienza, sotto duemila tende. Ci sono quelli che hanno una casa assegnata e aspettano «il rispetto degli impegni presi». Alcuni sono stati respinti dall'algoritmo che regola l'attribuzione degli appartamenti in costruzione e hanno rifatto domanda. Altri sperano di tornare dov'erano, titolari di abitazioni «di classe B», lesionate ma in attesa del decreto di agibilità. Tutti, o quasi, non vogliono rassegnarsi ad aspettare altrove. Sono gli «irriducibili» dei quali ha parlato Guido Bertolaso, ammettendo al tempo stesso che la promessa chiusura delle tendopoli a fine settembre è slittata per via delle ultime scosse di terremoto. «Ma siamo in condizioni di chiuderle tutte. Contemporaneamente si è però messo in moto un passa parola di irriducibili che stanno facendo circolare un messaggio: non bisogna cedere ai programmi del governo. Una bella strumentalizzazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle parole del dirigente Fabrizio Curcio si percepisce un'urgenza nuova. «Capiamo che è difficile — dice —. Ma in tenda non si può più stare. Gli sfollati devono stringere i denti per qualche mese, e accettare una sistemazione provvisoria nella provincia dell'Aquila». Non è certo un caso che il Capo della Protezione civile abbia alzato i toni proprio ieri. È arrivato l'inverno, perché lo diceva anche un proverbio che L'Aquila non conosce l'autunno. Constatazione banale, che assume però aspetti tragici per chi ancora vive nella precarietà più assoluta. Alle 12.30 di lunedì c'erano 18,3 gradi. Dodici ore dopo erano diventati 2.9, una escursione termica da record. Vento che tirava a ottanta all'ora, nel pomeriggio un temporale da quasi venti millimetri di pioggia. Al mattino, il Gran Sasso completamente imbiancato, i primi fiocchi caduti anche a valle. E d'improvviso la vita nei campi è diventata ancora più insopportabile. «Jì l'ero ittu a maggio», lo avevo detto a maggio. Corradino Tarquini trema di freddo e di rabbia. È un anziano di 73 anni, occhi chiari, barba sfatta, un cappuccio di lana in testa. Mostra il pavimento di tela della sua tenda completamente zuppo di acqua e fango. Il vento l'ha quasi sradicata, dalle fessure alla base entravano rivoli di pioggia. «Se ci avessero ascoltato, avrebbero messo subito i prefabbricati, e poi avrebbero requisito le case sfitte. E adesso saremmo tutti qui, non sparsi chissà dove, negli alberghi e al mare. E io non sarei solo come un cane, come mi sento in questo momento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si guarda intorno, e vede un gran movimento che riguarda tutti tranne lui. Camion che portano via le toilette chimiche, addetti della Protezione civile che ripiegano fasciatoi per bimbi e mettono in uno scatolone i giocattoli d'uso comune. Stretta tra i binari della ferrovia e la strada provinciale, la tendopoli di Bazzano era arrivata a ospitare 320 persone. Oggi ne restano 26, compresi Tarquini e sua moglie, invalida, influenzata e stesa sotto una pila di coperte. Nella tenda accanto, il muratore macedone Bejtulahai Vahit accarezza i capelli della sua Leila. La chiama «citola», piccolina, in perfetto dialetto abruzzese. «Impossibile restare qui. Mia figlia non ha più compagni per giocare, è rimasta sola. E la scorsa notte, quando è uscita per fare la pipì, a momenti restava sotto a un albero caduto dalla strada». Indica il cantiere in fondo alla via, una delle 19 aree del progetto Case varato dal governo. Sulla strada che dal Gran Sasso porta a L'Aquila ce ne sono sette, alcune quasi ultimate. «Stanno lavorando», dice Bejtulahai. «Ma a sentire gli annunci di questi giorni sembra che ormai la ricostruzione sia terminata. Non è così, e la gente nelle tende lo capisce bene». La reception del campo di Paganica, il più grande con le sue 52 tende, sembra quella di un hotel svizzero. Controlli e badge elettronici, un addetto per ogni evenienza. Si fa avanti Franco Angeletti, tenda numero 28, due figli e moglie a carico. «Posso avere un radiatore e una stufetta in più?» Nella stanza si diffonde un certo imbarazzo. «Gliela cerchiamo, ma deve aspettare». Angeletti sembra un cane bastonato. «Scusi se insisto. Ma io ho freddo ora».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-691767159616002218?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.laltranotizia.net/2009/10/aquila-il-gelo-sulle-tendopoli-con.html' title='Aquila, il gelo sulle tendopoli con seimila irriducibili'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/691767159616002218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/aquila-il-gelo-sulle-tendopoli-con.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/691767159616002218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/691767159616002218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/aquila-il-gelo-sulle-tendopoli-con.html' title='Aquila, il gelo sulle tendopoli con seimila irriducibili'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-284093894809142523</id><published>2009-10-14T08:34:00.001-07:00</published><updated>2009-10-14T08:34:27.994-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Il governo dei peggiori</title><content type='html'>di Francesco Palladino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vogliamo chiamarlo regime, né autocrazia, né fascismo, ovviamente, né autoritarismo. Forse potremmo definire il sistema nel quale stiamo vivendo in Italia una forma di "kakistocrazia" (dal greco kakòs, cattivo, o "kakistos", peggiore). Pagine magistrali sono state scritte dai politologi Maurizio Viroli e Michelangelo Bovero appunto "contro il governo dei peggiori". Quindi la "kakistocrazia" è il contrario dell'aristocrazia, nel senso ampio di "governo dei migliori". D'altronde è noto che il premier e la sua maggioranza sono convinti che in Italia esiste un'élite (aristocratica) pericolosa e parassitaria, che organizza i complotti e il golpe contro la volontà popolare. Berlusconi non si stanca di ripetere di essere il "miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni", anzi "di sempre", amato dal "68 per cento degli italiani", secondo i sondaggi. E di essere eletto "direttamente" dal popolo (falso). Queste ed altre affermazioni ("troppi giornalisti farabutti ed anche delinquenti") sono, nei toni e nella sostanza, non normali in bocca ad un premier, il quale, in quanto cittadino cui sono affidate funzioni pubbliche ha il "dovere" di adempierle con sobrietà, equilibrio, "disciplina ed onore" (articolo 54 della Costituzione). Ormai ogni giorno, dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano, Berlusconi parte all'attacco o della Corte Costituzionale o dei magistrati o del Capo dello Stato, con eccitate invettive fuori misura. Gli organi di garanzia della Repubblica sono delegittimati e picconati. Per il premier, infatti, non "c'è nessuno super partes", la Corte Costituzionale è un organo politico inquinato dalla maggioranza di giudici di sinistra, Napolitano è uomo di sinistra e non è eletto dal popolo. "Questa è la verità" dice il premier, e non è offensivo, secondo lui, sostenere che il Capo dello Stato è di parte. Più esplicito il ministro Brunetta: "Nella Costituzione non c'è scritto che il Presidente è super partes". Certo, c'è scritto di più, all'articolo 87: colui che sale al Quirinale "rappresenta l'unità nazionale". E come potrebbe adempiere questo compito basilare se fosse uomo di una parte contro l'altra? La enorme popolarità di Napolitano (oltre il 70 per cento, superiore a quella del Cavaliere!) proprio questo significa: ha saputo unire tutti gli italiani, di diverse opinioni politiche. "Sono uomo delle istituzioni, super partes da anni" rivendica Napolitano. Berlusconi ha ottenuto il voto della maggioranza degli elettori ed è quindi legittimato a governare, naturalmente. Tuttavia, proprio Napolitano, ad aprile, a Torino, alla Biennale della democrazia, cioè in un tempo in cui il conflitto tra istituzioni non era ancora conclamato, affermavache la Costituzione è "sopra di tutto", la Carta viene anche prima del popolo. Il Capo dello Stato, che ben conosce le pulsioni che ispirano le azioni del premier, non certo per caso volle allora spiegare che la Costituzione segna "i limiti entro cui viene disciplinata la stessa volontà sovrana del popolo" (come recita l'articolo 1 della Carta), che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell'investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa. Vale la pena di ripetere che sono parole e concetti espressi sei mesi fa, anche se sembrano una precisa risposta di Napolitano alle dichiarazioni di Berlusconi di questi giorni ("Nessuno mi fermerà, io sono l'unico eletto direttamente dal popolo!"). Rispettare la Costituzione significa anche "riconoscere il ruolo fondamentale del controllo di costituzionalità, e dunque l'autorità delle istituzioni di garanzia". Di più: "Queste non dovrebbero mai formare oggetto di attacchi politici e giudizi sprezzanti"...&lt;br /&gt;Anche il presidente emerito della Corte, Gustavo Zagrebelsky, dice che nel nostro sistema "vox populi non è vox dei". E l'ex Capo dello Stato Francesco Cossiga: "Le funzioni di garanzia della Costituzione sono stabilite - per dirla banalmente - 'contro' la volontà popolare, e cioè servono a impedire che la maggioranza sia troppo maggioranza". Quindi contro la tirannia della maggioranza, ben studiata da illustri politologi.&lt;br /&gt;Ma Berlusconi non si ferma, appunto. E prepara una 'rivoluzione' (o un ribaltamento) della Carta fondamentale. Poiché non è affatto eletto dal popolo, "sta riflettendo" (come egli dice) proprio ad una modifica costituzionale che disponga l'elezione diretta del premier. In linea con l'ultimo concetto manifestato a Monza agli industriali: "Alla democrazia e alla libertà ghe pensi mi"! Per il vicecapogruppo Pdl al Senato Quagliarello "dobbiamo superare la distanza tra la Costituzione formale e quella materiale". Chiaro? Se l'opposizione non collaborerà a questo disegno di Repubblica presidenziale e non "aggiungerà" i suoi voti a quelli della maggioranza, "andremo avanti da soli", dicono nel Pdl. Eppure pochi sono in allarme per questa deriva populistica, demagogica, autoritaria di Berlusconi. Prevale ancora nell'ambiente politico e giornalistico una forma di apatia, di assuefazione, di osservazione distaccata degli eventi. Ma "se non ora quando", scatterà la preoccupazione?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-284093894809142523?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.libertaegiustizia.it/primopiano/pp_leggi_articolo.php?id=2966&amp;id_titoli_primo_piano=1' title='Il governo dei peggiori'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/284093894809142523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-governo-dei-peggiori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/284093894809142523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/284093894809142523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-governo-dei-peggiori.html' title='Il governo dei peggiori'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-2556616229119750785</id><published>2009-10-14T08:27:00.001-07:00</published><updated>2009-10-14T08:27:54.260-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>L’Africa e le vie della droga</title><content type='html'>di Carlo Ruta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sequestri di cocaina: narcotraffico e affari illeciti delle organizzazioni criminali nel panorama economico internazionale. Muove da questo filone d'inchiesta la terza parte di "Recessione e mafie", approfondimento giornalistico a firma di Carlo Ruta. In questa puntata lo storico - giornalista osserva attraverso una lente d'ingrandimento il continente africano, la condizione attuale della produzione e del commercio di droghe in Africa e i cambiamenti in atto in funzione della recessione economica globale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più di qualsiasi altra parte del globo, l’Africa evoca calamità e regressioni militari, nondimeno costituisce, oggi più che in passato, un mondo eterogeneo, anzitutto sotto il profilo economico. Se l’immensa regione centrale, di cui è emblema Korogocho, la “favela” più popolosa del mondo, rimane infatti irriducibilmente povera, l’intera fascia settentrionale va progredendo, agganciandosi addirittura al trend di paesi come India e Cina, che in questo momento, come detto, fanno argine alla recessione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le regioni continentali sono comunque accomunate da un fenomeno in crescendo, la domanda di narcotici: dalla cannabis che, secondo l’Unodc, copre il 63 per cento dei consumi continentali di droghe, alla cocaina, che copre in Africa il 20 per cento della domanda globale. Tenuto conto delle enormi sacche di povertà del continente, tutto questo può apparire paradossale. Testimonia comunque quanto il narcotraffico possa discostarsi dalle logiche della normalità economica, in taluni casi fino a sovvertirle, traendo vantaggio da emergenze di ogni tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel contesto di una economia globale che ha aperto a inedite e impetuose colonizzazioni, su questo continente il narcotraffico ha puntato in modo strategico. I cartelli sudamericani hanno avocato a sé territori importanti, fino a farne appunto un mercato in crescita. Ma hanno fatto di più, aprendo in Africa un corridoio relativamente sicuro per l’introduzione della coca in Europa. Dalle coste del Brasile, la polvere bianca, proveniente dalla Colombia, dal Perù e dalla Bolivia, attraversa l’Atlantico per approdare lungo le coste dalla Guinea Bissau e della Sierra Leone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopodiché, fatte salve le partite riservate al consumo continentale, risale lungo varie piste, che possono interessare la Mauritania, la Costa d’Avorio, la Nigeria, il Niger, il Ciad, per raggiungere le coste mediterranee del Nord Africa, dal Marocco alla Tunisia, dove viene imbarcata su navi di piccolo cabotaggio e pescherecci diretti in Spagna, in Italia, in Grecia, nelle coste balcaniche. I numeri che vengono proposti dall’Unodc, ricavati dalla curva dei sequestri nell’ultimo decennio, appaiono già considerevoli. Si ritiene infatti che circa la quarta parte dei carichi di narcotici introdotti in Europa dal Sud America segua la rotta africana. Tale stima, che si fonda appunto su certificazioni territoriali, potrebbe essere tuttavia poco indicativa, per difetto, almeno per due ragioni. La prima è politica. Allo stato delle cose è verosimile che determinati paesi vadano rendendosi permeabili al commercio di droghe. La seconda è di terreno. Le aree desertiche del nord, in cui transitano quantitativi importanti di narcotici, sono troppo estese per poter essere sottoposte, laddove pure si volesse, a controlli significativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I narcos non sono stati beninteso i soli a puntare sul continente. Seppure con circospezione, si sono mobilitati pure ambienti dell’oppio del sud-ovest asiatico, ravvisando un terreno idoneo nella regione orientale, ma soprattutto nel Corno d’Africa, con la garanzia di una guerra civile endemica che dal 1993 ha reso l’area fuori controllo. È andata delineandosi così un’attività composita, divisa fra interessi interni ed esterni, che vede in causa boss afgani, reti fondamentaliste, clan militari somali, perfino le piraterie del Golfo di Aden. E tale stato di cose, pure per le saldature che rischia di avere con altre situazioni continentali, lascia prevedere risvolti non da poco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va considerato peraltro che quasi l’intera Africa brulica di traffici, di affari eterogenei, mentre in diversi paesi si rendono più sostenuti i disegni di far da sé, di realizzare cioè in via del tutto autonoma l’intero ciclo delle droghe, dalla produzione al rifornimento dei mercati, locali e non solo. Si tratta di focalizzare allora tale processo, che reca peraltro una tradizione importante nel Marocco: ancora oggi fra i primi produttori al mondo di cannabis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Rif, regione montuosa del Marocco settentrionale, sin dagli anni settanta costituisce una immensa distesa di canapa indiana, sostenuta soprattutto dalla richiesta europea. Come il Sud America e il Triangolo d’Oro, ha coniugato e insiste a coniugare quindi povertà e ricchezza fino al paradosso. Al livello più basso stanno intere popolazioni contadine, che traggono dalle coltivazioni solo il minimo per sopravvivere. In alto risultano i boss, marocchini, turchi, tunisini, spagnoli, italiani, che muovono l’affare, proiettando l’hashish lungo i continenti che chiudono il Mediterraneo. Negli ultimi tre anni la situazione è mutata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le leggi del governo di Mohammed VI, indotte dall’Onu, sono divenute più severe. Numerose piantagioni dell’area sono state distrutte. I rilievi ufficiali dell’Unodc stimano addirittura nel 50 per cento la riduzione delle superfici coltivate. Ma tutto questo significa poco. La cannabis viene riconosciuta ancora oggi come la droga più coltivata al mondo, ma soprattutto la più richiesta. In Africa, dove è preponderante l’offerta del Rif, è, come si diceva, allo zenit, coprendo il 63 per cento dei consumi continentali di narcotici. Il dato più rappresentativo continua a venire comunque dalla sponda nord del Mediterraneo. I sequestri effettuati negli ultimi anni in Spagna, Italia, Francia, Grecia, in altri paesi europei, testimoniano infatti che la marijuana prodotta in Marocco, a dispetto degli interventi delle autorità pubbliche, rimane in tali aree la più diffusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presente dell’Africa non è tuttavia la sola tradizione del Rif: che in termini di commercio clandestino risale almeno al secondo dopoguerra. È anche altro. È soprattutto la Nigeria, dove il narcotraffico è gestito da una mafia locale, fortemente connotata in senso etnico, divenuta di fatto la più coesa su scala continentale: in grado di tenere testa quindi a quella turca sulle rotte che si diramano dal Mediterraneo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente attivi dagli anni ottanta, quando il paese fu scosso dalla crisi del petrolio, i nigeriani hanno potuto godere nell’ultimo decennio di una rendita strategica. Con l’aprirsi delle rotte africane, il territorio da cui muovono è divenuto infatti un crocevia del narcotraffico globale. Incombe sulla Guinea Bissau, chiudendo il golfo in cui sbarca la coca dei narcos. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occupa lo stesso parallelo del Corno d’Africa, dove transitano gli oppiacei da Oriente. Se nei primi periodi i boss centro-africani si sono limitati allora a chiedere l’obolo o reclamare forme minime di partnership, con il tempo si sono meglio organizzati, elaborando un metodo. Per conto dei sudamericani, controllano oggi il traffico di coca continentale e una parte non indifferente di quello europeo. Hanno dato avvio a coltivazioni di papavero, seppure in una misura discreta, mentre continuano a garantire, ai loro facoltosi contraenti, i percorsi dell’oppio afgano. Infine, là dove è possibile, fanno gioco a sé, incentivando soprattutto la coltivazione e la lavorazione della canapa, tanto da rendere il paese africano, un po’ sulle orme del Marocco, uno fra i maggiori esportatori di marijuana e hashish.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recessione e narcotraffico: come interagisce allora la recessione di oggi con tale stato di cose, nel continente? È il caso di esaminare alcuni aspetti generali. La crisi in Africa, come danno conto gli allarmi lanciati da numerose organizzazioni, sta avendo ripercussioni sociali pesantissime. Il 2009 si chiuderà, secondo Jean Ping, presidente dell’Unione Africana, con 27 milioni di nuovi disoccupati. In aggiunta, i prezzi dei beni primari stanno aumentando in modo esorbitante, con l’effetto di una carestia che le popolazioni, già provate da piaghe ataviche, non sono in grado di fronteggiare, tanto più nei paesi sub-sahariani. Vanno accendendosi quindi tensioni che rischiano di alimentare l’instabilità politica, già notevole, e gli scontri fra etnie. Si è entrati insomma nel tunnel di una emergenza che, come denuncia Amnesty International in un rapporto del maggio 2009, rende l’intero continente una polveriera pronta ad esplodere. In questo clima un peso crescente sta assumendo comunque la questione delle droghe. Nessun risultato statistico, beninteso, può attestare che negli ultimi mesi il traffico e il consumo di tali sostanze nel continente siano alimentati dalla crisi. Esistono nondimeno situazioni di cui va preso atto, a partire dalle aree cruciali del narcotraffico, dove proprio in questi frangenti si registrano evoluzioni drammatiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Guinea Bissau è  in atto una strategia di delitti che ha assunto il significato di un golpe. Il 2 marzo 2009 è stato ucciso, per mano militare, il presidente Joao Bernardo Vieira, che aveva guidato il paese per 23 anni. A giugno, poco prima delle elezioni, sono stati assassinati: Baciro Dabo, maggiore candidato alla successione; Helder Proença, già ministro della Difesa e stretto collaboratore di Vieira; Faustino Fudut Imbali, primo ministro dello stato africano dal marzo al dicembre 2001. Un altro candidato alla presidenza è stato indotto invece a ritirarsi, per salvare la vita. Le movenze sono quelle di una guerra intestina sul terreno dei narcotici, su cui, oltre le apparenze, hanno puntato con abbondanza tanto i dignitari di Vieira quanto i militari che adesso tengono il gioco. Tutto richiama quindi i cartelli sudamericani, determinati, con i loro contraenti del Golfo, a bruciare i tempi della conquista continentale. Tale situazione appare altresì coerente con quella della confinante Guinea Conakry, dove il 23 dicembre 2008, dopo l’annuncio della morte del presidente Lansana Conté, che aveva mantenuto il potere per 25 anni, si è insediata una giunta militare golpista, guidata dal capitano Moussa Dadis Camara. Il canovaccio è uguale. Il regime di Conté, come si evince da numerosi rapporti, a partire da quelli della Lega guineense per i diritti umani, era sceso a patti con il narcotraffico. La giunta di Camara fa altrettanto, ma con più metodo, malgrado ostenti di aver dichiarato guerra alle droghe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli effetti della connessione afro-sudamericana si fanno in sostanza sempre più preoccupanti. Se ne trova riscontro quindi nelle prese di posizione che vanno sommandosi a tutti i livelli. Di ritorno dal Golfo, Mary Carlin Yates, direttrice della DEA, l’agenzia antidroga dell’FBI statunitense, ha dichiarato che il traffico di narcotici, già gigantesco, sta crescendo ancora, con il rischio di destabilizzare ulteriormente gli stati della regione. Jean Ping, che esprime per certi versi l’opinione generale del continente, ha aggiunto che il narcotraffico di stanza in Guinea e in Sierra Leone sta mettendo a rischio la pace non solo dell’area, ma dell’Africa intera. E del medesimo avviso, sulla scorta di dati tratti dagli uffici di polizia, è il ministro dell’Interno colombiano Fabio Valencia Cassio, trovando la colonizzazione africana dei narcos in netta progressione. Un dettaglio della situazione sul terreno, dall’epicentro della Guinea Conakry, viene offerto comunque dal capitano Moussa Tiégboro, ministro della giunta militare che dovrebbe combattere i narcos: in tutto il paese, a dispetto dei livelli di povertà, fra i più alti su scala continentale, anche le tossicodipendenze sono in aumento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In modo ugualmente severo sta evolvendo la situazione del Corno d’Africa. Il consumo di Khat, la cui coltivazione costituisce per gran parte delle famiglie contadine l’unica risorsa per sopravvivere, come del resto in Kenia, in Etiopia e altrove, continua a diffondersi con ritmi ascendenti. Prova ne è che nella sola Somalia tale droga muove un giro d’affari di circa 70 milioni di dollari l’anno, più di quanto ne registrano in bilancio gli stati più poveri della regione. Insieme con l’eroina dell’Afganistan, che viene irradiata appunto in tutto il continente e oltre il Mediterraneo, continua ad alimentare quindi i conflitti territoriali. Le ripercussioni sul terreno sono sempre più devastanti, con saldature tattiche fra clan militari, narcotrafficanti dell’oppio, reti terroristiche islamiche, mentre lo stato di indigenza e i disagi della guerra sempre più vanno traducendosi in progressi dell’Aids e in violenza. Un effetto clamoroso di tale impasto fra guerra, povertà e droghe è la pirateria del Golfo di Aden che, dopo decenni di relativa sordina, si trova in piena recrudescenza. L’esercito dei nuovi bucanieri, impinguatosi di anno in anno, con picchi recenti del 200 per cento, conta oggi su circa 2 mila unità. Ha rinnovato strategie e metodi operativi, traendo quanto gli occorre dai sequestri, ma pure dall’eroina e dal Khat. È andato dotandosi altresì di armi sofisticate, tecnologie, mezzi logistici, mettendo a frutto gli accordi che è riuscito a cucire, lungo gli anni, con i mujahedin e i signori della guerra di Mogadiscio. Si tratta uno scorcio beninteso, sullo sfondo dei conflitti dimenticati e del narcotraffico. Quanto accade nel Golfo esemplifica tuttavia i caratteri di una emergenza che si è resa debordante, a dispetto della decisione dell’Africom, a guida statunitense, di intervenire nell’area.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La denuncia che viene da numerose sedi, ufficiali e non solo, è del resto unanime: la faglia del Corno d’Africa rischia oggi di far saltare gli equilibri residui dell’intero continente, al pari di quella delle Guinee ma forse più ancora, perché acutizzata appunto da guerre senza fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-2556616229119750785?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8970' title='L’Africa e le vie della droga'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/2556616229119750785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/lafrica-e-le-vie-della-droga.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2556616229119750785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2556616229119750785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/lafrica-e-le-vie-della-droga.html' title='L’Africa e le vie della droga'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-642636429648838532</id><published>2009-10-14T08:25:00.001-07:00</published><updated>2009-10-14T08:25:30.808-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>«Borsellino sapeva? Forse non si è fidato dei suoi superiori.... »</title><content type='html'>di Nicola Biondo    &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Luca Tescaroli, oggi sostituto procuratore a Roma, è stato pubblico ministero nel processo per la strage di Capaci. Ha condotto le indagini sui mandanti occulti per gli eccidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Segue con attenzione le recenti rivelazioni sui contatti tra esponenti dello stato e emissari della Cupola avvenuti nella primavera estate del 1992.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dottor Tescaroli la procura di Palermo ha un’indagine aperta sulla trattativa tra Stato e mafia. Qual è il suo convincimento? &lt;br /&gt;«Sull’inchiesta in corso ovviamente mi astengo da qualsiasi commento. Noto che ci sono uomini delle istituzioni che hanno una memoria “al contrario”: ricordano meglio i fatti lontani nel tempo che quelli vicini».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come giudica le rivelazioni di Martelli secondo cui Borsellino avrebbe saputo da Liliana Ferraro degli incontri tra Vito Ciancimino e i carabinieri?&lt;br /&gt;«Sia la Ferraro che Martelli hanno reso testimonianza in istruttoria e in aula per la strage di Capaci. Ma non hanno mai fatto riferimento a trattative o a cose simili. Queste ultime rivelazioni a distanza di così tanto tempo mi confermano un’idea: c’è stata una cortina di ferro intorno all’accertamento della verità, di tutta la verità, sulle stragi. Potevamo fare passi in avanti importanti che non ci è stato concesso di fare. C’è un nodo irrisolto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale fra i tanti?&lt;br /&gt;«Quello con cui ha inizio questa storia. Andare a parlare con Ciancimino significava parlare con la Cupola. È un’ammissione di debolezza o ancora peggio una tecnica di approccio che ammette il compromesso. Il mostro mafioso andava schiacciato non blandito, non esistono vie di mezzo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei crede che la trattativa abbia influito sulla strage di via D’Amelio?&lt;br /&gt;«È un dato acquisito che vi fu un’accelerazione per la strage. Dopo Capaci Cosa nostra aveva messo in preventivo l’eliminazione di Calogero Mannino ma tutto si bloccò e Borsellino diventò un obiettivo da colpire nel più breve tempo possibile. La domanda è perché?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché si trovò davvero sovraesposto: chi lo candidava alla procura nazionale antimafia, chi addirittura alla Presidenza della Repubblica.&lt;br /&gt;«Sì, vi fu una sovraesposizione del giudice. Ma che non spiega la fretta nel volerlo eliminare ad ogni costo e dopo solo 57 giorni dalla strage di Capaci. Nessuno è sprovveduto dentro Cosa nostra. Non potevano non immaginare che stavolta lo Stato avrebbe reagito. Di sicuro Borsellino si sarebbe opposto a qualsiasi trattativa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si chiede perché se il giudice, venuto a conoscenza di un contatto tra Stato e mafia, poi non l’abbia denunciato.&lt;br /&gt;«Intanto bisognerebbe sapere con certezza se qualcosa gli venne detto e in che termini. Poi mi chiedo se lui avesse fiducia in coloro che lo avrebbero dovuto sentire. Vi fu una chiara omissione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da parte di chi? &lt;br /&gt;«Borsellino era un uomo delle istituzioni. Ebbe il tempo di dire pubblicamente che sapeva fatti che avrebbe detto solo all’autorità giudiziaria. È normale che nessuno per 57 giorni lo chiami a Caltanissetta per testimoniare sulla strage del suo più caro amico e collega?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei ha indagato a lungo sui possibili mandanti esterni delle stragi del 1992. Un’inchiesta poi archiviata. &lt;br /&gt;«È stata una pista investigativa che ci ha fatto capire molto. È curioso che il primo a parlare chiaramente di questi contatti tra Stato e mafia è stato Giovanni Brusca, un mafioso seppure pentito. Qualcuno avrebbe dovuto sentire il dovere morale di affrontare questa vicenda che oggi è davanti agli occhi di tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conveniva a tutti dire che era solo mafia? &lt;br /&gt;«Certo. Con le stragi l’obiettivo era l’intero Stato e una parte dello Stato ha risposto con la politica del compromesso, se non forse con una convergenza di interessi. Non credo alla follia di Cosa nostra. Qualcuno diede ai boss precise garanzie».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-642636429648838532?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1843:lborsellino-sapeva-forse-non-si-e-fidato-dei-suoi-superiori-r&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43' title='«Borsellino sapeva? Forse non si è fidato dei suoi superiori.... »'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/642636429648838532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/borsellino-sapeva-forse-non-si-e-fidato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/642636429648838532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/642636429648838532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/borsellino-sapeva-forse-non-si-e-fidato.html' title='«Borsellino sapeva? Forse non si è fidato dei suoi superiori.... »'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4031058707010879028</id><published>2009-10-14T08:24:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T08:24:05.710-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>La vedova Borsellino ai pm: "Ecco tutti i sospetti di Paolo"</title><content type='html'>di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un testimone rivela: "Aveva sospetti su un generale dei carabinieri". &lt;br /&gt;Ha parlato come non aveva fatto mai, dopo diciassette anni. Per dire tutto. Il suo interrogatorio è cominciato così: "Avevo paura, non tanto per me ma avevo paura per i miei figli e poi per i miei nipoti. Adesso però so che è arrivato il momento di riferire anche i particolari più piccoli o apparentemente insignificanti". È la vedova che ricorda gli ultimi due giorni di vita di Paolo Borsellino. È la signora Agnese che spiega ai magistrati di Caltanissetta cosa accadde nelle 48 ore precedenti alla strage di via Mariano D'Amelio.&lt;br /&gt;Il verbale di interrogatorio è di poco più di un mese fa, lei da una parte e i procuratori di Caltanissetta Sergio Lari e Domenico Gozzo dall'altra. Lei si è presentata spontaneamente per raccontare "quando Paolo tornò da Roma il 17 di luglio". Il 17 luglio 1992, due giorni prima dell'autobomba. Paolo Borsellino è a Roma per interrogare il boss Gaspare Mutolo, un mafioso della Piana dei Colli che aveva deciso di pentirsi dopo l'uccisione di Giovanni Falcone. È venerdì pomeriggio, Borsellino lascia il boss e gli dà appuntamento per il lunedì successivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando atterra a Palermo non passa dal Tribunale ma va subito da sua moglie. "Mi chiese di stare soli, mi pregò di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia di Villagrazia di Carini", ricorda la signora Agnese. Per la prima volta in tanti anni il procuratore Borsellino non si fa scortare e si concede una lunga camminata abbracciando la moglie. Non parlava mai con lei del suo lavoro, ma quella volta Paolo Borsellino "aveva voglia di sfogarsi". Racconta ancora la signora Agnese: "Dopo qualche minuto di silenzio, Paolo mi ha detto: 'Sai Agnese, ho appena visto la mafia in faccia...'". Un paio d'ore prima aveva raccolto le confessioni di Gaspare Mutolo. Su magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e ingegneri e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di Corleone. Non dice altro Paolo Borsellino. Informa soltanto la moglie che lunedì tornerà a Roma, "per interrogare ancora Mutolo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sabato passa tranquillamente, la domenica mattina - il 19 luglio, il giorno della strage - il telefono di casa Borsellino squilla. È sempre Agnese che ricorda: "Quel giorno, molto presto, mio marito ricevette una telefonata dell'allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco. Mi disse che lo "autorizzava" a proseguire gli interrogatori con il pentito Mutolo che, per organizzazione interna all'ufficio, dovevano essere gestiti invece dal procuratore aggiunto Vittorio Aliquò".&lt;br /&gt;Lo sa bene Paolo Borsellino che sta per morire. E ai procuratori di Caltanissetta Agnese l'ha ribadito un'altra volta: "Paolo aveva appreso qualche giorno prima che Cosa Nostra voleva ucciderlo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'informazione che arrivava da alcune intercettazioni ambientali "in un carcere dov'erano rinchiusi dei mafiosi". Una minaccia per lui e per altri due magistrati, Gioacchino Natoli e Francesco Lo Voi. Ricorda sempre la vedova: "Così un giorno Paolo chiamò i suoi due colleghi e disse loro di andare via da Palermo, di concedersi una vacanza. Li consigliò anche di andare in giro armati, con una pistola". Gioacchino Natoli e Lo Voi gli danno ascolto, ma lui - Borsellino - rimane a Palermo. Sa che è condannato a morte. E ormai sa anche della "trattativa" che alcuni apparati dello Stato portano avanti con Riina e i suoi Corleonesi. Ufficiali dei carabinieri, quelli dei Ros, il colonnello Mario Mori - "l'anima" dei reparti speciali - e il fidato capitano Giuseppe De Donno. Probabilmente, questa è l'ipotesi dei procuratori di Caltanissetta e di Palermo, Paolo Borsellino muore proprio perché contrario a quella "trattativa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nuova inchiesta sulle stragi siciliane e sui patti e i ricatti con i Corleonesi, ogni giorno scivolano nuovi nomi. L'ultimo è quello del generale Antonino Subranni, al tempo comandante dei Ros e superiore diretto di Mori. Un testimone ha rivelato ai procuratori di Caltanissetta una battuta di Borsellino: "L'ha fatta a me personalmente qualche giorno prima di essere ammazzato. Mi ha detto: 'Il generale Subranni è punciutu" (cioè uomo di Cosa nostra ndr)...'".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'affermazione forte ma detta nello stile di Paolo Borsellino, come battuta appunto. Cosa avesse voluto veramente dire il procuratore, lo scopriranno i magistrati di Caltanissetta. La frase è stata comunque messa a verbale. E il verbale è stato secretato.&lt;br /&gt;Il nome del generale Subranni è affiorato anche nelle ultime rivelazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Nella sua intervista a Sandro Ruotolo per Annozero (però questa parte non è andata in onda ma è stata acquisita dalla procura di Caltanissetta), Massimo Ciancimino sosteneva: "Mio padre per la sua natura corleonese non si è mai fidato dei carabinieri. E quando il colonello Mori e il capitano De Donno cercano di instaurare questo tipo di trattativa, è chiaro che a mio padre viene il dubbio: ma come fanno questi due soggetti che di fatto non sono riusciti nemmeno a fare il mio di processo (quello sugli appalti ndr) a offrire garanzie concrete?...". E conclude Ciancimino: "In un primo momento gli viene detto che c'è il loro referente capo, il generale Subranni...". È un'altra indagine nell'indagine sui misteri delle stragi siciliane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4031058707010879028?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1842:la-vedova-borsellino-ai-pm-qecco-tutti-i-sospetti-di-paoloq&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43' title='La vedova Borsellino ai pm: &quot;Ecco tutti i sospetti di Paolo&quot;'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4031058707010879028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-vedova-borsellino-ai-pm-ecco-tutti-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4031058707010879028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4031058707010879028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-vedova-borsellino-ai-pm-ecco-tutti-i.html' title='La vedova Borsellino ai pm: &quot;Ecco tutti i sospetti di Paolo&quot;'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8177378565286515745</id><published>2009-10-13T01:59:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T01:59:08.862-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Insulti quotidiani del Signor Berlusconi.</title><content type='html'>di Davide Amerio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta … Bobbio! Diranno i nostri giovani lettori.. invece no, c’era una volta, un piccolo Dittatore…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà, nei libri di storia del futuro, forse inizierà così, parafrasando il Pinocchio di Collodi dei miei ricordi d’infanzia, la storia di questi anni tormentati e confusi del Berlusconismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che questo termine fa sobbalzare dalla sedia i puristi della sinistra democratica; ci sono voluti decenni, prima che la storiografia riconoscesse (soprattutto a sinistra), che il Fascismo non era un sistema basato semplicemente sulla coercizione fisica (il bastone e la carota) ma un sistema di contenuti ideali ed ideologici, animatore di attese e speranze, soprattutto illusioni, propinate per mezzo della figura del capo supremo, del condottiero demiurgo che guida il popolo indicando un futuro glorioso posto dietro l’orizzonte che lui solo può vedere; e del quale, solo lui, conosce la strada per arrivarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono tra coloro che ascrivono il Fascismo nella categoria del male assoluto, per cui tutto ciò che fu fatto, pensato, detto o prodotto era male. Perché non è vero. La storia è fatta da persone, prima che dalle ideologie, e sono le persone che, anche nell’ambito di un contesto politico illiberale ed ingiusto, possono produrre delle cose buone; così come accadde anche durante il ventennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel periodo, e dalla disastrosa guerra che ne conseguì, nacque la Costituzione Italiana: un testo ricco di idealità per la democrazia da venire; una legge suprema scaturita da sentimenti e filosofie opposte ma che, posate per un momento le armi dello scontro ideologico, sentivano la necessità, anche a costo di qualche compromesso eccessivo, di lasciare al futuro una colonna portante attorno alla quale costruire un nuovo Stato Repubblicano e Democratico; protetto dal ripetersi degli errori nefasti del passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui abbiamo l’elemento essenziale che caratterizza, invece, il Berlusconismo: l’avversione per la nostra Costituzione e per le regole in generale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La democrazia ha la sua debolezza nell’essere un patrimonio condiviso: non è proprietà del sovrano o delle oligarchie; è di tutti; di più ancora: necessita, per essere mantenuta in vita, di cure, dedizione, vocazione. E’ invece, nella media, illusione dell’Italiano che essa sia data per sempre, che basti a se stessa e che sia incancellabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forze illiberali e anti democratiche, presenti eccome nel nostro paese, hanno imparato dalla storia che non è il caso di usare la violenza fisica per abbatterla. La si può svuotare dall’interno, con attacchi mirati e plurimi, ai confini della legalità, e con la compiacenza ed indifferenza di un popolo che s’illude d’essere immune da ogni forma di dittatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Berlusconismo incarna al meglio questa strategia: è composto da avvocati e non da squadracce con i bastoni. Evoca a sé le illusioni più profonde di una piccola borghesia che s’immagina come salvatrice della Patria nel disprezzo delle regole; fomenta quella doppia morale, quel doppio binario, che separa i gestori del potere dal resto popolo. Una visione dello Stato nella peggiore tradizione Machiavellica, di centinaia d’anni addietro; incapace di guardare al futuro della collettività, ma solamente al proprio piccolo o grande tornaconto. Mentre definisce se stesso espressione del popolo, lo disprezza e usa la menzogna come incanto magico per porsi come il perseguitato supremo, quando non gli riesce ad oscurare la propria evidente a-moralità od immoralità con la propaganda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attacco quotidiano e gli insulti, al dissenso, alla magistratura, ad ogni istituto interno od esterno che non sia accondiscendente è la sublimazione di questa arroganza di regime che fatica a consolidarsi perché, nonostante tutto, c’è chi la Costituzione l’ha letta; chi ha letto i testi dei padri nobili della democrazia e del pensiero liberale; c’è chi ha smesso di credere nei giochi di prestigio e, soprattutto, c’è un arcano principio della vita che incombe: la verità emerge sempre, per quanto la si possa seppellire nel profondo dei tribunali o delle coscienze o tra gli spot pubblicitari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8177378565286515745?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8177378565286515745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/insulti-quotidiani-del-signor.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8177378565286515745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8177378565286515745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/insulti-quotidiani-del-signor.html' title='Insulti quotidiani del Signor Berlusconi.'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5520112267853945361</id><published>2009-10-13T01:56:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T01:56:19.506-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><title type='text'>PD, ardua scelta.</title><content type='html'>Tra due settimane finalmente sarà eletto il nuovo segretario del PD, vedremo cosa potrà fare questa corazzata, al massimo della sua potenza di opposizione. Sicuramente dopo le primarie avremo un leader legittimato dal popolo, potrà così rispondere a Berlusconi di essere stato anche lui eletto "da tutti gli italiani" e così potrà bloccare la riforma (leggi vendetta) della giustizia, il presidenzialismo (leggi monarchia parlamentare) in salsa berlusconista e tutte le altre amenità.&lt;br /&gt;O no?&lt;br /&gt;I 3 candidati del PD non mi convincono in pieno, ognuno per dei motivi diversi.&lt;br /&gt;Partiamo da Bersani, il favorito alla segreteria. Bersani è stato, secondo me, uno dei ministri migliori del governo Prodi, è l'unico politico italiano ad aver dato il via a delle liberalizzazioni e infatti si sono viste le resistenze dei futuri elettori del Popolo della Libertà (devo ancora comprendere di che tipo di libertà parlano). Egli però non mi pare adatto alla segreteria, specialmente in questo momento. Tutti sanno che Bersani altri non è che l'uomo di D'Alema. Essendo dunque lui un dalemiano temo che sarà assai attratto dall'inciucio con Berlusconi, tentazione comunque sempre fortissima nella sinistra italiana. &lt;br /&gt;Il tentativo degli ex comunisti di legittimarsi come forza di governo davanti ai cosiddetti moderati non causa altro che danno. Oltre all'inciucio con Berlusconi infatti essi si appiattiscono su ogni argomento, finendo per regalare tutto alla destra reazionaria che ci ritroviamo. E tutto questo appiattimento, tutte queste concessioni (sia ideologiche che legislative) non portano un solo vota a sinistra, tutt'altro. Al massimo un pidiellino dirà "bravo" a Bersani, per poi tornare a votare per Berlusconi e i suoi.&lt;br /&gt;Bersani dunque è il tipico esempio del leader di sinistra che con le sue tattiche politiche ha portato allo sfascio la sinistra, come ad esempio è capitato nella recente sconfitta dei socialdemocratici in Germania. La sinistra che si fa moderata non raccoglie successi, la sinistra che propone cose di sinistra, innovative, propositive, coraggiose invece vince, vedi Obama.&lt;br /&gt;Senza contare che i suoi progetti di alleanza mi piacciono poco. Aprire alla sinistra estrema e all'UDC è l'ultima cosa di cui ha bisogno la sinistra per riportare in questo paese una certa legalità e una certa laicità.&lt;br /&gt;Franceschini invece sembra aver individuato un buon modo di fare opposizione, almeno apparentemente. Egli dice bene quando afferma di voler dire le cose che secondo lui sono giuste e non quelle che sono convenienti. Fa bene ad attaccare Berlusconi quando se lo merita, farebbe meglio però anche ad andare a votare in parlamento quando si vota per lo scudo fiscale.&lt;br /&gt;In sostanza penso che Franceschini sia bravino a fare opposizione (forse però è ancora troppo fresco il ricordo di Veltroni), però penso che non abbia in tasca un vero progetto per il paese. Forse per il partito si, ma per il paese no. Anche con Franceschini inoltre siamo lontani da un vero impegno per la legalità, che secondo me è il passo fondamentale da fare per risanare economicamente e moralmente questo paese.&lt;br /&gt;Marino invece è un buon outsider, le sue posizioni sul tema della laicità sono condivisibilissime, ma la sua proposta, purtroppo, non va molto oltre, pur restando, secondo me, la più coraggiosa e la più meritevole di esser appoggiata e, per chi lo vuole, votata.&lt;br /&gt;Temo però che abbia ben poche possibilità di farcela, il nostro Marino.&lt;br /&gt;In sostanza penso che chiunque dei 3 vinca debba cercare di coinvolgere, e non poco, gli altri due. Il progetto paese di Bersani, le proposte innovative di Marino e l'opposizione e la ricerca dell'onestà intellettuale di Franceschini sono le cose che, secondo me, vanno promosse. &lt;br /&gt;Le alleanze con partiti improponibili, la mancanza di un vero progetto per la legalità, in primis all'interno del PD stesso e, fondamentalmente, la mancanza di un progetto completo e di ampio respiro che si possa definire totalmente "coraggioso" ed innovativo sono le occasioni mancate.&lt;br /&gt;Mi auguro comunque che, chiunque sia il segretario, il PD faccia un'opposizione dura e intrasigente sulla riforma della giustizia e su quella della Costituzione che Berlusconi si prepara a fare. Sulla riforma della giustizia si è già detto tanto, mentre il presidenzialismo secondo me è da temere non in quanto presidenzialismo, ma in quanto all'italiana. &lt;br /&gt;Conoscendo l'abilità di PDL e Lega nel fare le leggi questi creeranno sicuramente un presidenzialismo senza alcun contrappeso, una sorta di monarchia parlamentare, grazie alla quale gli italiani saranno ben felici di nominare il loro reuccio con mandato ventennale. Basta che si presenti un uomo della provvidenza qualsiasi. &lt;br /&gt;Io sono ancora convinto che l'Italia non sia sprofondata sotto il regno di Berlusconi solamente perchè abbiamo questa fantastica Costituzione che ne ha parzialmente fermato le mire dittatoriali, impedendo di rovinare del tutto il nostro paese. Io più che un presidenzialismo vorrei che politici e magistrati fossero più trasparenti nelle loro azioni, e sopratutto che i poteri fossero ancor di più separati e controllati l'uno dall'altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5520112267853945361?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5520112267853945361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/pd-ardua-scelta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5520112267853945361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5520112267853945361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/pd-ardua-scelta.html' title='PD, ardua scelta.'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5284436434716936184</id><published>2009-10-13T01:24:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T01:24:30.531-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Gotti d’oro. Un turbo-liberista ai vertici dello Ior</title><content type='html'>di Valerio Gigante, da Adista 99/09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tesi è sempre la stessa ed è da decenni cavallo di battaglia dell’Opus Dei: non solo il denaro non è “sterco del demonio”, ma la ricchezza può essere addirittura strumento di santificazione. Di più: “Il capitalismo cattolico resta il miglior sistema economico possibile, nonostante le eresie che ne hanno compromesso le successive applicazioni”. Questo, in pillole, il pensiero del banchiere cattolico Ettore Gotti Tedeschi, dal 23 settembre scorso presidente dello Ior, la potente banca vaticana il cui bilancio è noto esclusivamente al papa e ad una cerchia ristrettissima di amministratori e che in passato è stata al centro di numerosi scandali finanziari, fra i quali spicca il crac del Banco Ambrosiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A portare Gotti Tedeschi alla guida dell’istituto, più che la sua fede, la sua vicinanza con l’Opus Dei, l’amicizia con il papa (“gli dovrebbero dare il Nobel per l'economia”, ha detto subito dopo l’uscita della Caritas in veritate) e con il segretario di Stato Vaticano card. Tarcisio Bertone (la nomina è stata fatta dalla commissione di vigilanza dello Ior, presieduta proprio da Bertone). Tre carte vincenti che gli hanno consentito di vincere la concorrenza di altri autorevoli candidati (si era parlato di Luigi Profiti, direttore dell'ospedale Bambino Gesù, di Antonio Fazio, ex governatore della Banca d'Italia, di Piero Melazzini, presidente della Banca Popolare di Sondrio e di Hans Tietmeyer, già presidente della Bundesbank).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio e mammona&lt;br /&gt;Gotti Tedeschi è nato a Pontenure nel 1945. Credente non praticante, negli anni ‘60 divenne un fervente cattolico grazie all’influenza di Giovanni Cantoni, piacentino come lui, fondatore dell’organizzazione della destra integralista Alleanza Cattolica (che annovera fra i suoi militanti il sottosegretario all'Interno con delega alla sicurezza Alfredo Mantovano), nonché direttore di Cristianità, l’organo del movimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padre di 5 figli, parla perfettamente inglese, francese e spagnolo. Dal 1973 al 1980 si è occupato di consulenza manageriale ed aziendale a Parigi presso la prestigiosa Metra-Sema e poi, dal 1980 al 1984, a Milano e Londra con McKinsey, la più famosa società di consulenza manageriale. Nel 1985 ha esordito nel mondo della finanza con la Procomin di Imi e Bnl e la merchant bank Sige (gruppo Imi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo periodo Gotti Tedeschi conobbe Gianmario Roveraro, banchiere dell’Opus Dei coinvolto nei crac Parmalat e Federconsorzi, trovato morto in circostanze rimaste misteriose nel 2006 in un casolare tra Solignano e Citerna Taro, a una trentina di chilometri da Parma. Con Roveraro, Gotti Tedeschi lasciò Sige e nel 1987 fondò Akros, un’altra merchant bank di cui è stato anche membro del Cda e del comitato esecutivo, per poi divenirne l’Amministratore Delegato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciata nel 1992 anche Akros, l’anno successivo venne chiamato da Emilio Botin (anche lui molto vicino all'Opus Dei), presidente e azionista del gruppo bancario spagnolo Santander (la prima banca privata d'Europa) alla presidenza della Finconsumo Banca Spa, poi divenuta Santander Consumer Bank, società guida delle attività italiane del gruppo Santander. Successivamente, è stato consigliere d’amministrazione del Sanpaolo Imi e della Cassa Depositi e Prestiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha ricoperto vari incarichi in fondazioni bancarie, fondi di Venture Capital e Private Equity. Dal 2004 al 2007 è consigliere di amministrazione indipendente, nominato dal ministro dell’Economia, della Cassa Depositi e Prestiti, di cui è di nuovo nel Cda dal 2009. Dal 1996 al 2006 è stato prima docente in Strategia finanziaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore, poi di Etica economica all’Università di Torino. Consulente economico del ministro Tremonti, attualmente insegna Etica della Finanza all’Università Cattolica di Milano; è presidente del Board of Trustees e membro dell'Advisory Board del Centro Studi Tocqueville-Acton; nonché, last but don’t least, editorialista del Sole 24 Ore e de L'Osservatore Romano, chiamato da Gian Maria Vian al capezzale del giornale vaticano per rilanciarne i contenuti anche sulle questioni economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gotti Tedeschi è un turbo-liberista, convinto sostenitore del mercato e immune da ogni tentazione di tipo keynesiano. Non a caso il suo ultimo saggio si intitola Spiriti animali. La concorrenza giusta, pubblicato dall’Università Bocconi. Lo ha scritto con Alberto Mingardi, animatore dell’Istituto Bruno Leoni (il più liberista fra i centri italiani di analisi economica). La prefazione è di Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo Unicredit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitalismo? Tutta colpa dell’eresia protestante&lt;br /&gt;Non a caso, in barba a quanto sostenuto da Max Weber nel celebre saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Gotti Tedeschi sostiene che i principi del liberismo non sono figli di Lutero e della rivoluzione industriale. Sarebbero nati prima. Ed avrebbero matrice cattolica. Perché, nonostante nel medioevo la Chiesa considerasse usura prestare denaro ad interesse, la Bibbia non è contro il mercato. E neppure anticapitalista. Anzi, secondo il banchiere, già nei monasteri medioevali, funzionavano meccanismi di scambio e di concorrenza che facevano presagire uno sviluppo in senso capitalistico della società feudale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il capitalismo vero e proprio – ha scritto Gotti Tedeschi nel suo libro Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico (Piemme, Casale Monferrato 2004) – nacque nell’Italia del XIII secolo, quando il protestantesimo era di là da venire. Esso deve molto al grande dibattito, stimolato dai francescani e dai domenicani, sull’usura, come allora veniva chiamato il prestito a interesse. Senza quest’ultimo, dichiarato lecito, non si dà capitalismo. Dunque il capitalismo nasce in casa cattolica”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo libro, Gotti Tedeschi si spinge ancora oltre e afferma che i difetti del capitalismo, l’affarismo, il laissez-faire, la legge del più forte, “potrebbero essere imputati all’etica protestante”. Con l’eresia protestante e la nascita di un modello economico protestante – ha scritto il banchiere – si crea un’“immagine deformata di capitalismo, che però nulla ha a che vedere con quella originale cattolica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In origine, quando era veramente cattolico, il capitalismo era apprezzato perché lo si vedeva incentrato su virtù umane utili alla collettività quali l’iniziativa, la laboriosità, lo spirito di avventura, e comportava conseguente benessere di cui beneficiavano tutti. È nel corso del XIX secolo, nella fase di industrializzazione della parte nord del pianeta, quella protestante, che il capitalismo viene associato a spirito egoistico, disuguaglianza, sfruttamento, crisi economiche, fino a vederlo originare il colonialismo, l’imperialismo e le guerre di sopraffazione”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concetto ribadito efficacemente anche durante un convegno sul “Cristianesimo e l’etica del mercato” tenuto il 16 giugno 2005: “Così, mentre da una parte la predicazione cristiana invitava al distacco, dall’altra la pratica operosità che consacrava il lavoro, lo studio e le tecniche faceva sì che nei ‘secoli bui’ monasteri benedettini diventassero quasi delle Silicon Valley orientate a Dio a beneficio degli uomini. Là si posero le premesse indispensabili allo stesso capitalismo, si svilupparono tecniche di siderurgia, energia, idraulica, tessitura, costruzioni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciononostante, quanto la morale cattolica possa realmente permeare l’economia di mercato resta da chiarire, dal momento che, come ammette il banchiere, “la morale cattolica in economia può essere vissuta e praticata individualmente, non come regola collettiva”, perché “la salvezza è individuale, così come l’acquisizione dei meriti” e “ogni uomo, giocandosi appieno nell’ambito pubblico dell’economia, è chiamato a rispondere individualmente alla chiamata della santità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prefazione al volume Denaro e Paradiso è del prefetto della Congregazione dei Vescovi card. Giovanni Battista Re (molto vicino ai cosiddetti “finanzieri bianchi”, Bazoli e Geronzi su tutti). Re, membro, tra l’altro, dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, sottolineò che il testo aveva “il merito di illustrare come la morale cattolica non sia ostacolo allo sviluppo, né sia contraria a che il mercato e l’attività economica seguano le proprie leggi, purché queste siano rispettose della dignità della persona umana e dei suoi valori”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strana coppia&lt;br /&gt;Nel 2007, quella di Gotti Tedeschi è tra le prime firme in calce ad un programma in 13 punti lanciato dall’ex segretario del partito radicale Daniele Capezzone, uscito dall’ala forse un po’ troppo protettrice di Marco Pannella ma ancora non approdato sulle sponde del Popolo della Libertà. Una strana accoppiata quella del banchiere cattolico e dell’ex radicale, strenuo difensore di fecondazione assistita, aborto e diritto alla morte, che si spiegava in parte con il fatto che il programma aveva carattere esclusivamente politico ed economico, improntato - neanche a dirlo - al più sfrenato liberismo (tra le proposte, un’unica aliquota Irpef al 20%, modello istituzionale di tipo presidenziale, privatizzazioni, pensione a 65 anni, superamento dello Statuto dei Lavoratori, detassazione degli straordinari, abolizione del valore legale dei titoli di studio, ecc.). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Figli” della crisi&lt;br /&gt;Durante una lezione-conferenza tenuta il 22 maggio del 2009 all’Università della Santa Croce (dell’Opus Dei) sul rapporto tra l’economia globale e il mondo cattolico, Gotti Tedeschi ha sottolineato, ribadendo un altro pilastro del suo pensiero economico, come a suo giudizio la crisi economica si possa superare puntando su etica e famiglia. Anche perché, ha sottolineato (con una teoria che non trova sponde nel pensiero economico contemporaneo, ma che ha trovato accoglienza nell’ultima enciclica del papa), la riduzione del numero delle nascite è tra i fattori principali che hanno determinato la stagnazione degli ultimi anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gotti Tedeschi ha rilevato come a partire dagli anni ‘80 si sia assistito a una diminuzione della crescita del Pil nei Paesi sviluppati in misura conseguente all’aumento della denatalità. Alla non crescita reale si è però risposto non con una seria politica di sostegno alla natalità, ma con una crescita fittizia fatta di consumi a debito e prodotti finanziari ad alto rischio come i mutui subprime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, se viene lasciato svilupparsi correttamente, il capitalismo - secondo Gotti Tedeschi - sarebbe un sistema economico stabile e in grado di garantire sviluppo potenzialmente illimitato per tutti. Anche per i poveri. Per questo il banchiere ci tiene a far sapere di essere un fan di Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, e “padre” del microcredito. “Che allevi galline o che commerci stoffe usate – ha detto un paio di anni fa Gotti Tedeschi nel corso di una intervista al Giornale (1/4/2007) – anche nella persona più povera e ignorante del Terzo mondo c’è una scintilla di creatività che va sostenuta. Il meglio di noi stessi produce valore. La ricchezza, per distribuirla, bisogna prima crearla. Il fondatore dell’Opus Dei diceva che il denaro non serve se è poco”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5284436434716936184?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/micromega-online/gotti-doro-un-turbo-liberista-ai-vertici-dello-ior/' title='Gotti d’oro. Un turbo-liberista ai vertici dello Ior'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5284436434716936184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/gotti-doro-un-turbo-liberista-ai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5284436434716936184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5284436434716936184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/gotti-doro-un-turbo-liberista-ai.html' title='Gotti d’oro. Un turbo-liberista ai vertici dello Ior'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4941873635296868701</id><published>2009-10-13T01:23:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T01:23:00.854-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Razzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Omofobia: tutta casa e Chiesa</title><content type='html'>di Ilaria Donatio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il prete azzurro Giovanni Baget Bozzo, nel lontano duemila, rivelò di aver provato “sentimenti omosessuali”, la Chiesa reagì con fermezza chiarendo, con le parole dell’allora segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano, di “rispettare tutti, di amare tutti”, ma che “non le si poteva chiedere di chiamare bene il male”. Don Baget Bozzo ridimensionò immediatamente la portata del proprio “male”, semplicemente smentendolo.&lt;br /&gt;La gerarchia vaticana ha tanto timore dell’omosessualità da non riuscire neppure a distinguerla dall’omofobia, dunque, dalle forme di razzismo, violenza e avversione nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (glbt). &lt;br /&gt;Alla manifestazione contro tutti i razzismi dello scorso 24 settembre, indetta in seguito ai ripetuti episodi di omofobia degli ultimi mesi, il Vicariato romano era rappresentato dal nuovo direttore della Caritas diocesana di Roma, monsignor Enrico Feroci, ma quando MicroMega ha contattato il monsignore per conoscere le ragioni di quella adesione e sollecitare una riflessione sull’omofobia, il portavoce del Vicariato ha spiegato che la presenza alla manifestazione era giustificata dal suo carattere di “genericità” (il no al razzismo) e che sull’omofobia non poteva dire nulla in quanto la Chiesa non ha “una posizione ufficiale” a riguardo. Vale a dire: va bene il no al razzismo solo se è di principio, dunque inoffensivo, quanto ai gay possono continuare a essere discriminati (ma in silenzio!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’omofobia và a messa&lt;br /&gt;“È imbarazzante che il Vaticano dichiari di non avere una posizione ufficiale sull'omofobia: sarebbe naturale che operasse almeno un distinguo tra omofobia e omosessualità”. Parla Andrea Rubera, consigliere di Nuova Proposta, associazione laica che opera nella capitale da quindici anni e che riunisce uomini e donne omosessuali cristiani: “Ci sono moltissimi omosessuali credenti che si nascondono, non rivelano la propria identità sessuale e continuano a frequentare i normali ambiti parrocchiali o i movimenti cristiani”.&lt;br /&gt;“Alcuni giorni fa”, racconta, “abbiamo inaugurato il nostro anno sociale con un primo incontro. È venuta una coppia di ragazze lesbiche: una molto interessata, l’altra che, visibilmente, mostrava enorme disagio a stare con un gruppo di persone che si definivano cristiane. Alla fine, sono andate via perché la seconda non tollerava di essere in un posto di persone che, definendosi cristiane e con il dono della fede, secondo lei, appoggiavano la ‘Gerarchia Vaticana’ anche nelle esternazioni omofobe”. &lt;br /&gt;La contraddizione esiste, in effetti, almeno da uno sguardo esterno. Ma si riesce a cogliere anche il dolore di chi deve gestirla: “Ci fa soffrire il non poter essere visibili all’interno della comunità di credenti: pensiamo che la spiritualità sia una questione con cui ogni essere umano debba fare i conti ed essere ridotti a fantasmi da quella stessa Chiesa cui sentiamo di appartenere, è mortificante. Ciò nonostante il messaggio di Cristo per noi non è rinunciabile, perché l’omosessualità è dono di Dio”.&lt;br /&gt;Ma l’omofobia, precisa Andrea, “non è solo violenza”: il ragazzo accoltellato vicino al gay village romano o le bombe carta scagliate sulla folla della gay street, sono certamente il sintomo di un “clima peggiorato” ma, chiede, è questo il problema? “Noi crediamo di no”, si risponde subito, “e non per sottovalutare gli ultimi fatti omofobi: purtroppo, ora se ne parla di più perché hanno fatto più notizia e forse anche perché qualcuno ha esagerato, ha calcato troppo la mano”. “La violenza è la causa, non il sintomo” e “se il sindaco di Roma, da una parte solidarizza con la comunità gay e dall’altra afferma che ‘non tutti gli amori devono essere riconosciuti’, beh, lui è omofobo”.&lt;br /&gt;Il “tema”, dunque, è un altro: è pretendere “uguali diritti, riaffermare il no ai ghetti, poter andare in ogni posto”, e non “accontentarsi di ottenere maggiore sicurezza nella gay street”. &lt;br /&gt;Il punto è “essere visibili” per Andrea che, in fondo, chiede solo di poter fare “vita di parrocchia” e ne avrebbe il diritto, visto che è credente. Ma il prezzo è sempre lo stesso: l’invisibilità, esserlo ma non dirlo. Nel frattempo, i gay cristiani della capitale si danno appuntamento in una Chiesa valdese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un numero verde aiuta&lt;br /&gt;Gay Help Line è il contact center antiomofobia del Comune di Roma sostenuto anche dalla Provincia e dalla Regione Lazio. &lt;br /&gt;Secondo i dati raccolti, nei primi sei mesi del 2009, si è assistito a un costante aumento, rispetto all’anno precedente, dei contatti ricevuti da Gay Help Line: una media di oltre 2 mila contatti mensili, con picchi sino a circa 4 mila, nei mesi di aprile e maggio.&lt;br /&gt;“Le segnalazioni di discriminazioni e violenze omofobe”, spiega il presidente Fabrizio Marrazzo, “sono raddoppiate (da mille a duemila al mese), intanto, perché finalmente c’è uno strumento a cui rivolgersi e ottenere consulenza (psicologica, legale, medica) gratuita”. Ma quello che è cambiato, secondo Marrazzo, è il tipo di reati commessi ai danni di gay e lesbiche: “C’è una maggiore aggressività negli ultimi tempi, forse perché, chi li commette, si sente indirettamente legittimato dalla destra che continua a seminare insicurezza nei confronti del diverso, chiunque sia”. &lt;br /&gt;Ma è un altro il dato importante che emerge dall’analisi dei casi denunciati al numero verde: come per le violenze sulle donne, anche la gran parte delle aggressioni ai danni di ragazzi omosessuali, tutti giovanissimi, si consuma in famiglia. Ben il 32 per cento di chi contatta il numero verde anti-omofobia ha meno di 18 anni (il 46% è di sesso maschile, il 42% di sesso femminile, il 4% è transessuale). Questo dato spiega il perché le violenze consumate in famiglia, spesso, non emergano: “Raramente il figlio arriva a denunciare il genitore, proprio per via del rapporto di amore-odio che continua a legarlo a lui, nonostante le violenze”, spiega Marrazzo. &lt;br /&gt;Quanto alla provenienza geografia, si nota la marcata predominanza delle regioni centrali, con il 38 per cento di telefonate. Altro elemento di un certo interesse è la “categoria di chiamate”, vale a dire, la ragione che spinge a contattare il contact center. Aumentano i contatti per richiedere consulenza legale (l’11 per cento del totale): lesbiche e gay sono tra i primi, infatti, ad aver subito licenziamenti, a causa della crisi economica (vi è stato, ad esempio, un incremento di casi di mobbing del 20 per cento e del 3 per cento di discriminazioni sul lavoro). Quanto a chi chiama per “ragioni sociali”, circa il 40 per cento, sempre più giovani denunciano problemi a scuola o in famiglia e i ragazzi che lamentano problemi psicologici (circa il 34 per cento delle chiamate) sono aumentati, rispetto al 2008, del 3 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Familismo amorale&lt;br /&gt;Potremmo andare avanti molto a lungo, fornendo dati e cifre molto accurati, tutti di non difficile interpretazione: il vero nemico da riconoscere e combattere nella lotta all’omofobia, è l’ignoranza. Famiglie apparentemente “per bene”, dice Marrazzo, che prima di conoscere la reale problematica dei propri ragazzi, a parole, si dichiarano molto tolleranti e politicamente corrette nei confronti del mondo omosessuale, per poi arrivare a “punire” il figlio o la figlia che fa outing: nel migliore dei casi, rimuovendo il “problema” e facendo finta di nulla. Nel peggiore, con le botte, con i calci, i pugni e le armi. &lt;br /&gt;Colpisce la violenza, certo, ma soprattutto l’ignoranza di questi padri e queste madri che, magari, santificano la domenica e si scambiano pure il segno della pace. La stessa ignoranza che ha portato il padre di Massimo, giovane docente di storia e filosofia, a intimargli di utilizzare asciugami diversi dal proprio. Lui ora è in terapia da anni, per questa e altre violenze. Mai denunciate.&lt;br /&gt;E “Ignora(n)ti” è il nome dell’iniziativa di cui si è fatto promotore il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli: quella di leggere, davanti alla Camera dei deputati, alcune pagine di libri che nei secoli hanno raccontato “l’amore omosessuale, saggi che raccontano la normalità del nostro amore e delle nostre famiglie, che parlino di noi, delle nostre vite, dei nostri desideri e delle nostre istanze”. “Il vero nemico delle persone glbt non è la violenza ma l’ignoranza e per combatterla servono impegno e cultura”, spiegano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Girotondi gay&lt;br /&gt;“We have a dream”: prende in prestito le parole pronunciate da Martin Luther King in occasione della storica marcia per il lavoro e la libertà dei neri americani, il nuovo fenomeno dei “micropride” spontanei. “Persone che spontaneamente si aggregano per proclamare il loro sogno di libertà: libertà dalla violenza, dal razzismo, dell’omofobia e della transfobia”, racconta Federico Boni, responsabile della redazione romana del sito d’informazione gay più accreditato e famoso d’Italia nonché blogger d’eccezione. Un movimentismo diverso, spontaneo, alimentato dal desiderio di normalità, di essere e farsi presenti. Ma anche di slegarsi da targhe e sigle. Federico è molto severo con la comunità gay: “Le diverse sigle che dovrebbero rappresentarla”, dice, “in realtà, non rappresentano più nessuno, impegnate come sono a farsi la guerra tra loro”. E ritorna sulla questione della visibilità: “Non vogliamo zone a traffico limitato per poi arrenderci a essere fantasmi, relegati in un cono d’ombra, magari, pure protetto da due petardi lanciati da qualche cretino, ma pur sempre una riserva indiana”. “Perché devo andare all’estero per vedere riconosciuti i diritti che qui mi negano e per fare una vita normale, senza aver nulla da temere?”. Già, perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gay di destra&lt;br /&gt;“Chi aggredisce una coppia omo-affettiva o un transessuale, è cretino oppure ignorante”. Non c’è un “problema politico”, dunque, per Daniele Priori, vicepresidente dell’associazione Gaylib, i gay “liberali di centro-destra”. Daniele parla infatti di veri e propri “episodi di delinquenza”. &lt;br /&gt;Si stima che il 40 per cento dei gay votino per il centro-destra: se il 5 per cento della popolazione è gay (pari a 2 / 3 milioni di abitanti) e se si sottrae da questa cifra chi non vota, possiamo stimare che circa un milione di gay italiani vota per questa parte politica.&lt;br /&gt;Ma che rapporto hanno, loro, con questa maggioranza di governo? E come fanno a votarla, quando se va bene, questo centro-destra neppure li riconosce in quanto “soggetti di diritto” e, quando va male (vale a dire molto spesso), li insulta: “Un rapporto certamente dialettico: le persone comuni, di idee liberali, sono molto più intelligenti e concrete dei nostri ‘nominati’, questo è certo!”. &lt;br /&gt;“Un centro-destra rivoluzionario che finalmente si pone di pari passo alle formazioni simili del resto d’Europa?”. Non ci crede troppo Oliari, presidente di Gaylib, secondo cui una legge antiomofobia pare essere “la battaglia più importante (e forse la sola rimasta) del movimento omosessuale italiano”: l’unica che fino ad oggi abbia “trovato disponibilità presso la maggioranza di centro-destra”. In realtà, per Oliari, si tratterebbe della “conquista meno costosa in termini politici”.&lt;br /&gt;“Davvero crediamo”, chiede, “che una legge contro l’omofobia sortirebbe l’effetto di fermare la mano dell’omofobo violento”? E conclude: “Solo nelle società in cui i gay sono percepiti come persone normali si ha un reale decremento del tasso di omofobia e questo avviene dove gli omosessuali hanno i diritti e i doveri di tutti, dove non è lo Stato per primo a ritenerli cittadini di serie B o, peggio, peccatori immorali”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una leggina. Per iniziare&lt;br /&gt;Paola Concia, la deputata del Pd che per prima, un anno fa, ha presentato una proposta di legge per combattere l’omofobia, concorda: “È vero, prima ancora di una legge che combatta le discriminazioni ai danni di persone omosessuali, sarebbe necessario che lo Stato riconosca loro uguali diritti”. Ma nel frattempo, “che si fa? Si sta ad aspettare che qualcosa avvenga o si lavora per ottenerlo?”, chiede. &lt;br /&gt;Intanto, qualcosa si muove. &lt;br /&gt;Lo scorso 2 ottobre la commissione Giustizia della Camera ha concordato il testo base della legge anti-omofobia, di cui è relatrice la Concia. Un iter interminabile a quanto pare: “Si è cominciato a parlare, in Parlamento, di omofobia nel 2002 e da oltre due anni le associazioni gay denunciano casi di discriminazioni, aggressioni e violenze quotidiane”, sottolinea la Concia. &lt;br /&gt;Il testo ha raccolto i voti di Pd, Pdl e Lega, mentre si sono espressi contro Idv (che aveva presentato una proposta di legge autonoma) e Udc. &lt;br /&gt;L’ipotesi originaria di estendere la legge Mancino del ’93 - “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” - ai reati commessi in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, è naufragata. Ha detto no il Popolo delle libertà, temendo che si potesse configurare un reato di opinione e che la semplice manifestazione di pensiero potesse dare luogo al reato d’opinione (con la Lega perseguita, una frase sì e una no, per istigazione all’odio!). La soluzione adottata, dunque, è stata quella, alla francese, dell’aggravante sessuale: un articolo che aggiunge la discriminazione sessuale tra le aggravanti di reato previste nel codice penale. &lt;br /&gt;Per l’Italia dei Valori il “compromesso” raggiunto da Pd e Pdl non darebbe “una risposta adeguata ad un fenomeno di gravità enorme”. Ma è la cattolicissima Unione di Centro che si distingue per le ragioni del no: “Chi subisce violenza a causa del suo orientamento sessuale”, spiega durante il dibattito in Commissione l’onorevole Roberto Rao, “riceverebbe una protezione privilegiata rispetto alla vittima di violenza tout court, con conseguente violazione del principio di uguaglianza”. &lt;br /&gt;Nel frattempo, è saltata anche l’indicazione dell’identità di genere che serviva a tutelare i transessuali, i più colpiti dalle discriminazioni e violenze. &lt;br /&gt;“Anch’io avrei voluto un altro testo”, spiega la Concia, “ma questo è il massimo che si poteva ottenere con questa maggioranza (non abbiamo né la Merkel né Sarkozy in Italia!): quanto alla lotta alla transfobia, troveremo certamente una soluzione con gli emendamenti”. &lt;br /&gt;Paola Concia è andata fino a Casa Pound, famoso centro sociale neofascista, a discutere di diritti civili: per questo è stata molto criticata dai compagni di partito. “Non si capisce dalle mie parti il perché abbia accettato l’invito di Casa Pound: forse perché loro sono destra fascista, estremista, sono degli impresentabili, non da salotto buono? Perché non avrei dovuto accettare un invito da un’associazione di destra che si vuole porre il problema della sua cultura politica verso i diritti civili? Forse l’unica ragione per cui non sarei dovuta andare a Casa Pound è che ho tanto lavoro ancora da fare in casa mia, dove devo convincere la Binetti che non sono malata e tanti altri dirigenti che le coppie di fatto non fanno male al matrimonio e, infine, che l’omosessualità non è una scelta”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4941873635296868701?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://temi.repubblica.it/micromega-online/omofobia-tutta-casa-e-chiesa/' title='Omofobia: tutta casa e Chiesa'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4941873635296868701/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/omofobia-tutta-casa-e-chiesa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4941873635296868701'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4941873635296868701'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/omofobia-tutta-casa-e-chiesa.html' title='Omofobia: tutta casa e Chiesa'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3227681165286528432</id><published>2009-10-13T01:03:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T01:03:10.102-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Quel dialogo fra Cosa nostra e lo Stato</title><content type='html'>di Norma Ferrara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo pochi giorni fa ai microfoni di Annozero Claudio Martelli, Ministro della Giustizia negli anni delle stragi, racconta: Borsellino sapeva della trattativa. Dice di essere stato illuminato dalle parole di Massimo Ciancimino sul dialogo fra mafia e Stato e di aver cosi ricordato che l'allora direttore degli affari penali del Ministero, Liliana Ferraro, in occasione del trigesimo della strage di Capaci avrebbe avvertito Borsellino del contenuto di  una visita ricevuta dal capitano De Donno. De Donno avrebbe riferito della disponibilità dell’ex sindaco di Palermo Vtio Ciancimino ad aprire un canale di comunicazione con Cosa Nostra se avesse ricevuto una copertura politica. Nel gennaio del 1993 Salvatore Riina viene arrestato e il  giornalista Maurizio Torrealta di Rainews 24  descrive attraverso il racconto del capitano Ultimo l'arresto del latitante numero uno di Cosa nostra. In quelle pagine non c'è traccia di questa trattativa fra mafia e Stato che portò anche all'arresto del boss corleonese. Nel 2002 Torrealta pubblica in un altro libro intitolato "La Trattativa" , il resto di quel racconto. Lo abbiamo sentito per parlare con lui di questa inchiesta e della riapertura delle indagini sulle stragi di  Capaci e via d'Amelio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo aver scritto dell'arresto di Riina lei pubblica nel 2002 "La Trattativa". Da quale spunto investigativo riparte la sua analisi di quel tragico biennio di stragi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo alcuni anni dopo l'intervista al capitano che arrestò Riina mi resi conto che le cose che mi aveva raccontato erano solo quelle che lui mi aveva voluto raccontare, quelle che aveva voluto vedere. E soprattutto mi resi conto di quello che mi aveva taciuto: la trattativa. Fu invece intorno alla seconda metà degli anni novanta che iniziai a leggere la sentenza di via dei Gergofili, nella quale, senza alcuna ambiguità, si parlava di una trattativa portata avanti dal capitano De Donno e dal colonnello Mario Mori. I due violando i compiti cui erano preposti in quegli anni, incontrarono Ciancimino e provarono a trattare con Provenzano, non si sa per conto di chi. La trattativa avrebbe avuto successo solo se fosse stata tenuta segreta all'opinione pubblica e agli altri organi investigativi. Intorno a questa trattativa di cui noi conosciamo soltanto alcune fasi ci sono anche una serie di episodi molto strani. Non ultimi, ma questa è solo una mia opinione, la morte di Gabriele Chelazzi, Pm che stava seguendo le indagini sulla trattativa e il suicidio della direttrice del carcere di Sulmona, Armida Miserere. Il mio lavoro d'inchiesta cominciò quindi dalla lettura degli atti di Firenze ma anche dalla richiesta di archiviazione del magistrato Antonio Ingroia “Sistemi Criminali”. L'inchiesta nonostante fosse una richiesta di archiviazione conteneva al suo interno elementi oggettivi di estremo interesse di cui non potevamo essere a conoscenza mentre accadevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali elementi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo. Le stragi erano state annunciate, almeno un paio di volte. La prima volta da Elio Ciolini, un neofascista, già condannato per diffamazione che aveva inviato una lettera al giudice Leonardo Grassi, annunciando l'inizio di una stagione di stragi in Italia. Ciolini in questa e in una seconda arrivata dopo l'omicidio di Salvo Lima, precisa che queste decisioni erano state prese in alcune riunione tenutesi in Croazia. La strage di Capaci inoltre venne annunciata 48 ore prima da una piccola agenzia di stampa, Repubblica,  vicina ai Servizi segreti. A scriverlo fu in un articolo Vittorio Sbardella, secondo uomo di fiducia di Andreotti, per annunciare che ci sarebbe stato un “botto” che avrebbe modificato l'andamento delle elezioni. Sbardella è interessante anche per le cose che scriverà dopo intorno al cosiddetto “pericolo Golpe”. A questi seguirono una serie mai vista di episodi: attentati contro palazzi fiorentini e romani, fatti in luoghi di potere molto specifici, non quelle dei partiti ma luoghi simbolo del potere, delle istituzioni e della massoneria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massoneria, poteri forti e equilibri politici internazionali fanno da sfondo al biennio stragista. Ma non solo. Nella sua inchiesta lei si occupa anche della nascita e del ruolo dei movimenti secessionisti nel Paese. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie ad un lavoro straordinario della Digos nel nostro Paese sono stati ricostruiti alcuni scenari all'epoca sconosciuti. All'inizio degli anni '90 nacquero diverse organizzazioni, una sorta di Leghe del sud. In una di queste comparivano persino Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, neofascista pluriindagato. Viene da pensare che ci fossero nuovi equilibri politici in bilico e l'interesse a creare più un' Europa delle regioni che delle nazioni. Questo progetto non si è poi sviluppato ma questa ricerca di nuovi equilibri è rimasta e la trattativa è poi avvenuta su un altro versante: quello della ricerca di una situazione politica che garantisse Cosa nostra, messa in difficoltà dal maxi processo. Siamo negli anni novanta infatti, le condizioni internazionali cambiano, è crollata l'Urss e il nemico comunista è stato sconfitto. In quel periodo Cosa nostra percepisce che le forze che avevano utilizzato gli enormi capitali di cui disponeva, per fini politici contro il comunismo, stavano per cancellarli dal panorama politico, come dire: il loro ruolo terminava li. Così diventò importante attirare l'attenzione con azioni capaci di arrivare anche al di là dell'Atlantico per garantire la sopravvivenza di Cosa nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali gli elementi nuovi emersi dopo il 2002 data della pubblicazione de La Trattativa, ad oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strage di via d'Amelio è stata completamente riletta. Si è scoperto che le confessioni di un pentito sono state  inquinate, fatte ad arte per sviare tutte le indagini mentre adesso ci sono nuovi collaboratori di giustizia che raccontano come si è sviluppata questa strage, il coinvolgimento dei servizi segreti.  Ma anche la trattativa. Per anni si era concentrata l'attezione sull'uomo di fiducia di Riina, il medico Antonino Cinà. Sembra che abbiano avuto un ruolo altri uomini politici già condannati per associazione mafiosa e senatori della Repubblica. Ci sono nuove indagini anche se devono emergere ancora elementi chiari e precisi tali da poter dire con certezza...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beh, un nome circola da mesi, da dichiarazioni di pentiti e in ultimo anche dalla voce di Massimo Ciancimino nell'ultima puntata di Annozero. Si tratterebbe di Marcello dell'Utri...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciancimino può fare questo nome, noi dobbiamo attendere riscontri precisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima ricordava della rilettura di Via d'Amelio... qual è stato il ruolo, se c'è stato, dei servizi segreti nelle stragi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono prove della loro presenza nella strage di Capaci ma soprattutto in quella di via d'Amelio, ovvero quella che sembra davvero inverosimile possa essere stata organizzata da Cosa Nostra. Per varie ragioni ma soprattutto perché avviene in un momento in cui sono in via d'approvazione pesanti leggi antimafia e non poteva esservi mossa più dannosa per Cosa nostra che alzare il tiro contro lo Stato. Su via d'Amelio ricordo personalmente le parole del pentito Salvatore Cancemi, quando gli chiesi di questa strage mi disse: “non parlo” e disse delle altre mezze frasi che lasciavano intendere era opera di “menti raffinatissime”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pentiti, siciliani, calabresi, pugliesi, parlano di quegli anni anche quando decidono di non spingersi oltre alcuni episodi. Quella che sembra rimanere in silenzio è la politica. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito cito un episodio significativo che riguardava l'allora Ministro Scotti, accaduto durante il processo per la strage di via dei Gergofili. Gli inquirenti chiesero al Ministro come mai “si fosse addormentato da Ministro degli interni e risvegliato Ministro dell'industria” senza episodi specifici che giustificassero questo cambiamento di ruolo. Lui sorrise ma non rispose, tant'è che alla fine gli inquirenti chiesero che fosse messo agli atti il sorriso di Scotti, perché quel sorriso significava “non posso parlare”. Quello che sappiamo ad oggi è che al suo posto andò Nicola Mancino e viene da pensare che questo cambiamento avesse a che fare con la trattativa. Mancino ha sempre smentito e non esistono al momento prove che possano dimostrare il contrario. Quello che sembra evidente è che la trattiva trovò un consenso trasversale nella politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi ultimi anni l'attenzione verso il reperimento di prove che dimostrerebbero la trattativa Mafia – Stato è stata diretta verso il famoso “papello”, elenco scritto di contro richieste della mafia allo Stato. Ma è plausibile che funzionari dello Stato si fossero recati a parlare con un personaggio come Vito Ciancimino più volte, senza alcuna tutela? Penso a l'uso di registratori... ad esempio. Potrebbero esserci altre prove di questa trattativa oltre al "papello"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossi in chi conduce le indagini e fossi venuto a conoscenza di queste prove sarebbe di certo l'ultima cosa di cui parlerei sino a quando non giungerebbero in un' aula di tribunale. Credo comunque che il filone del Papello avrà degli sviluppi importanti e non potrà essere licenziato rapidamente....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo 17 anni Sandro Ruotolo prepara una puntata per AnnoZero e riceve delle minacce. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, partecipa ad una trasmissione di Rainews24 sulle stragi e subisce il furto della sua auto. A chi fa ancora paura  questa verità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo parlando di forze trasversali ai partiti che hanno governato il Paese prima e continuano ad influenzarne l'andamento anche adesso. Negli anni le condizioni sono cambiate molto, potranno esserci degli sviluppi importanti ma i tempi della giustizia sono lunghi e complessi. Sarà difficile portare avanti questi processi ma oggi sembrano esserci le condizioni e se si riuscirà ad arrivare alla verità sarà il primo caso in Italia in cui saranno identificati i mandanti  esterni di una strage.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3227681165286528432?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8957' title='Quel dialogo fra Cosa nostra e lo Stato'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3227681165286528432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/quel-dialogo-fra-cosa-nostra-e-lo-stato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3227681165286528432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3227681165286528432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/quel-dialogo-fra-cosa-nostra-e-lo-stato.html' title='Quel dialogo fra Cosa nostra e lo Stato'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5981393665445098200</id><published>2009-10-13T00:58:00.001-07:00</published><updated>2009-10-13T00:58:35.128-07:00</updated><title type='text'>Storia di un comune non sciolto per mafia: Fondi</title><content type='html'>di Antimo Turri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione dell'anno 2008 dichiara che "per quanto riguarda il Mercato Ortofrutticolo di Fondi esso appare interessato da infiltrazioni mafiose, e il Mercato subisce l’influenza della famiglia D'Alterio e del clan Tripodo". Emergono già, quindi, i nomi di sodalizi criminali facenti capo alla 'ndrangheta, operanti a Fondi e strettamente legati agli affari del MOF, il più grande mercato ortofrutticolo del centro-sud. Nel mese di settembre del 2008, Bruno Frattasi, Prefetto di Latina, consegna al Viminale la prima relazione su Fondi, frutto del lavoro d'indagine della commissione d'accesso precedentemente nominata dallo stesso Frattasi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle conclusioni della relazione si parla di "compromissione dell’agire politico-amministrativo locale" e, ancora, il Prefetto scrive: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Su tali aspetti appare esaustiva la scrupolosa ricostruzione operata dalla Commissione di accesso, che ben delinea il collegamento della famiglia Tripodo con elementi della mafia calabrese e clan camorristici, in particolare quello dei Casalesi". Il quadro, dunque, è chiaro. Fondi e la sua attività politico-amministrativa, risultano essere condizionate dal sodalizio di camorra e 'ndrangheta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad aprile 2009, il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, dinanzi alla Commissione parlamentare Antimafia chiede lo scioglimento del consiglio comunale di Fondi, dichiarando la sussistenza di tutti i presupposti necessari. A questo punto la parola spetta al Consiglio dei Ministri che, si pensa, non potrà più rimandare la decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto il clima nella città laziale è rovente. Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 maggio 2009, l'azienda di imballaggi "Fidaleo" subisce un attentato incendiario che distrugge oltre ventimila cassette di legno. E' il quarto attentato in meno di trenta giorni a Fondi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 6 maggio un incendio doloso danneggia i macchinari di un'impresa di movimento terra, l'Elispanair; un altro attentato incendiario devasta l'autovettura di un'imprenditrice. Lo stesso giorno, il Consiglio dei Ministri si riunisce, ma non decide nulla in merito allo scioglimento del consiglio comunale. Il Governo, quindi, temporeggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 7 maggio il titolare dell'Elispanair getta la spugna e chiude l'attività. Rilascia, inoltre, dichiarazioni scioccanti con cui denuncia che l'edilizia nell'area fondana è in mano ad un cartello camorristico. Quest'ultimo ha voluto dare con l'attentato un segnale forte all'Elispanair che aveva la sola colpa di praticare prezzi troppo concorrenziali. Pochi giorni dopo, Maroni risponde in questo modo ad un'interrogazione parlamentare dell'onorevole Amici: " “Per quanto mi riguarda non ci sono ostacoli a che in una delle prossime sedute il Consiglio dei ministri torni ad affrontare la questione e decida in un senso o nell’altro, per quel che mi concerne naturalmente nel senso dello scioglimento.” Tuttavia, il Governo non prende una decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella notte tra domenica 17 e lunedi 18 maggio un incendio doloso provoca danni per oltre centomila euro all'azienda ortofrutticola "Cobal" di Fondi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle elezioni provinciali del 7 e 8 giugno 2009, il Presidente uscente Armando Cusani, viene rieletto con il 57% delle preferenze. Ai microfoni del Tg3 Lazio, a proposito dello scarso risultato elettorale della Lega Nord nella provincia pontina, dichiara: “Il numero irrisorio di voti raccolto dimostra che la Lega deve rimanere al Nord, nonostante il ministro Maroni si fosse divertito a parlare di Fondi in Consiglio dei Ministri.” Il Sindaco di Fondi, Parisella, è eletto anche in Consiglio Provinciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle prime luci dell'alba del 6 luglio duecento agenti eseguono 17 arresti su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Tra gli arrestati Carmelo Giovanni Tripodo e Antonio Venanzio Tripodo. E ancora, l’ex assessore ai lavori pubblici di Forza Italia, Riccardo Izzi, dimessosi nel 2008, il capo della Polizia municipale, Dario Leone, il vice Pietro Munno, il dirigente dell’area lavori pubblici del Comune di Fondi, Gianfranco Mario Renzi, il funzionario del settore Bilancio, Tommasina Biondino e l’imprenditore immobiliarista Massimo Di Fazio. Sequestrati beni mobili e immobili per un valore di oltre dieci milioni di euro. L'operazione prende il nome di "Damasco II". Il Governo continua a tacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferragosto. Proprio in questo giorno il Governo decide per il non scioglimento del Comune di Fondi. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, dichiara: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In Consiglio dei Ministri sono intervenuti diversi ministri, hanno fatto notare come nessun componente della giunta e del Consiglio comunale sia stato neppure toccato da un avviso di garanzia. Quindi sembrava strano che si dovesse intervenire con un provvedimento estremo come lo scioglimento"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 2 e 30 del 3 settembre 2009 un'autobomba esplode nella centralissima via Spinete a Fondi. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè a bar ed a ristoranti del sud Pontino viene distrutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso mese di settembre il Prefetto di Latina, Bruno Frattasi, presenta una seconda relazione al Ministro dell'Interno. Il Governo deve tornare a decidere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 18 settembre 2009, Maroni presenta la sua relazione sul caso Fondi e dichiara:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il comune di Fondi (Latina), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 28 maggio 2006, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata tali da determinare una alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, nonché il funzionamento dei servizi, con grave e perdurante pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 3 ottobre 2009 il sindaco di Fondi e tutti gli assessori si dimettono, ritenendo impossibile continuare a governare in quello che sembrano definire un clima di congiura contro di loro. Il sindaco dimissionario, Parisella, addirittura dichiara: "Non è possibile portare all’attenzione negativa un’intera comunità, un’intera amministrazione comunale sulla base di ipotesi mai &lt;br /&gt;riscontrate da alcun Tribunale". Dimentica, forse, l'operazione Damasco II.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdi 9 ottobre 2009, il Consiglio dei Ministri decide di non sciogliere Fondi, preferendo le nuove elezioni e dichiarando la situazione risolta con le dimissioni del Sindaco e della Giunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è, grosso modo, la storia di un Comune non sciolto per mafia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5981393665445098200?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8948' title='Storia di un comune non sciolto per mafia: Fondi'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5981393665445098200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/storia-di-un-comune-non-sciolto-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5981393665445098200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5981393665445098200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/storia-di-un-comune-non-sciolto-per.html' title='Storia di un comune non sciolto per mafia: Fondi'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-10529319912963459</id><published>2009-10-13T00:55:00.001-07:00</published><updated>2009-10-13T00:55:41.367-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>La stampa estera e la legislazione antimafia</title><content type='html'>di Davide Pecorelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mafia italiana non è  certo un fenomeno sconosciuto oltre i confini nazionali. Ha imparato a farsi conoscere, porgendo - in paesi spesso lontani dalle logiche mafiose- biglietti da visita scritti col sangue, fatti di fiumi di stupefacenti, accompagnandosi coi falsi miti del mafioso pecorararo con coppola e lupara. Meno chiara in Europa è invece la normativa che l'Italia ha approvato per contrastare il potere della malavita nel tessuto socio-economico. Leggi come la Rognoni-La Torre o  la 109/96 sono peculiarità della legislazione italiana, approvate dal Parlamento per affrontare a viso aperto le mafie. Nuove tipologie di reato, pene più severe per fatti criminosi legati alla malavita, confisca del patrimonio illecitamente accumulato e riutilizzo a fini sociali dei beni rappresentano la risposta dello Stato alla protervia della mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una fattispecie giuridica tutta italiana, che ha destato interesse nella stampa estera. Un interesse che, grazie alla collaborazione tra l'Agenzia del Demanio e Libera, è scaturito in una serie di incontri per approfondire la tematica. Ciclo d'incontri che è approdato, venerdì 9 ottobre, a San Sebastiano da Po, presso Cascina Bruno e Carla Caccia. Un bene confiscato, alle porte di Torino, intitolato a Bruno Caccia, a capo del Tribunale torinese ucciso dalla 'ndrangheta il 26 giugno 1983.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presenti alla conferenza, - che ha visto come relatori Davide Mattiello, referente piemontese di Libera; Sara Lege e Isabella Spezzano, residenti della struttura e Flavia Trapani, militante di Libera Piemonte-, giornalisti da Svizzera, Gran Bretagna e Germania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' stato Davide Mattiello ad aprire la conferenza sottolineando il valore della confisca dei patrimoni mafiosi: “Sottrargli i beni significa colpirli nel nodo nevralgico del loro potere, cioè la disponibilità delle loro ricchezze, mentre riutilizzare i loro possedimenti a fini sociali significa colpirli nel loro prestigio”. Un potere che cresce esponenzialemente al consenso generato dalle mafie nel territorio, elemento sul quale Mattiello ha insistito per meglio spiegare alla stampa estera le caratteriste delle organizzazioni mafiose: “ Parliamo di mafie quando parliamo di criminalità organizzata che ha una particolare vocazione ad occupare lo spazio pubblico, a infiltrare il potere pubblico”. Sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, il referente di Libera Piemonte ha analizzato il valore aggiunto che la legge 109/96 ha portato nella lotta al contrasto al consenso mafioso: “ Una legge voluta da Libera attraverso una raccolta di firme; ora migliaia di persone possono toccare con mano che la legalità conviene”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sara Lege, residente nella Cascina Bruno e Carla Caccia, ha parlato invece dell'iter necessario a liberare il bene dai Belfiore, famiglia 'ndranghetista per decenni protagonista della criminalità organizzata torinese. “Ci sono voluti 10 anni per portare a termine la confisca – ha spiegato Sara ai giornalisti- San Sebastiano da Po è un paese piccolo, è non è stato facile destinare il bene. Solo grazie al lavoro tra Libera, Prefettura e il Comune nel 2007 gli ultimi abitanti hanno abbandonato la struttura”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un anno una nuova storia è incominciata in questo bene. “La nostra parola d'ordine è educazione, perchè vogliamo che, attraverso tutte le svariate attività svolte, passi un messaggio educativo – ha sottolineato Sara Lege – organizziamo diversi eventi artistici, culturali, formativi aperti alla cittadinanza e chiunque passi da questa struttura capisce bene che qui si sceglie di stare da una parte piuttosto che da un'altra”. Oltre l'educazione, Cascina Caccia è diventata luogo di produzione di valore economico pulito. Presto, infatti, entrerà nel circuito di Libera Terra il miele prodotto nel terreno che circonda la cascina; il primo prodotto proveniente da un bene confiscato al Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cascinale in provincia di Torino è un esempio chiaro di come la mafia sia viva e presente nelle regioni del settentrione. Ma non è un caso isolato quello torinese. I numeri fotografano in modo chiaro la massiccia presenza delle cosche in questa laboriosa regione. Più di un centinaio sono i beni sottratti alla malavita solo in Piemonte. E ora, tramite un lavoro portato avanti da Libera Piemonte,  questi beni sono stati censisti e sul web ( www.liberapiemonte.it) si trovano le caratteristiche delle strutture, le motivazioni del sequestro, l'attuale utilizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i giornalisti stranieri, la mattinata si è conclusa facendo un giro della struttura, toccando così con mano il significato del riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati alle mafie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-10529319912963459?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8946' title='La stampa estera e la legislazione antimafia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/10529319912963459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-stampa-estera-e-la-legislazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/10529319912963459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/10529319912963459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/la-stampa-estera-e-la-legislazione.html' title='La stampa estera e la legislazione antimafia'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-4699612873355554238</id><published>2009-10-13T00:53:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T00:56:45.472-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Di Pietro interrogò Ciancimino a Rebibbia</title><content type='html'>di Guido Ruotolo   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un piccolo giallo nella storia dei mille misteri della stagione stragista di Cosa nostra del ‘92 e del ‘93. Di per sé è un episodio insignificante, ma che è importante perché è la dimostrazione che dopo 17 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio i ricordi poi non sono così nitidi, anche quelli che riaffiorano sorprendentemente nei protagonisti (delle istituzioni) di quell’epoca, che sembrano offrire nuove verità finora nascoste. E che delineano un nuovo scenario inquietante: Paolo Borsellino sapeva che era in corso una trattativa tra Cosa nostra e ufficiali del Ros dei carabinieri. Questa nuova verità porta a un’altra possibile interpretazione del movente della stessa strage di via D’Amelio: Borsellino fu ucciso perché si opponeva a questa trattativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo giallo a cui facciamo riferimento è un interrogatorio di Vito Ciancimino da parte dell’allora pm Antonio Di Pietro. Giovedì sera ad «Annozero», il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino, ha rivelato che il padre voleva essere interrogato dal pm di Mani pulite e che gli fu negato. Lo stesso Di Pietro, presente in trasmissione, è trasecolato. Stupito per questa richiesta mai comunicatagli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece Di Pietro interrogò Ciancimino nel carcere romano di Rebibbia, nei primi mesi del ‘93. Lui stesso adesso precisa: «Non ricordo assolutamente la circostanza. Può essere accaduto. A quel tempo interrogavo decine di persone, ero impegnato nell’inchiesta Enimont». Di Pietro non ricorda, dunque. Per altri protagonisti, invece, il pm di Milano rimase deluso da quel colloquio: «Ciancimino non aggiunse nulla che il pm di Mani pulite non sapesse». Massimo Ciancimino conferma quell’incontro avvenuto nel carcere di Rebibbia: «Erano presenti anche i magistrati di Palermo, e mio padre si rifiutò di parlare perché ritenne che non ci fossero le condizioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là dei non ricordo, l’interrogatorio di Ciancimino da parte di Di Pietro è un’ulteriore conferma che a cavallo delle stragi di Palermo e del Continente (Firenze, Roma e Milano) il rapporto del Ros di Mori e De Donno su «Mafia e Appalti» rappresentava uno spunto di indagine per arrivare a una qualche verità anche sulla scelta (apparentemente) suicida di Cosa nostra di abbracciare la strategia eversiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Borsellino rimase colpito dagli appunti trovati sull’agenda elettronica di Giovanni Falcone. Ne parlò il 12 novembre del 1997 nel processo di Caltanissetta Antonio Ingroia (che oggi è uno dei pm che indagano sulla trattativa): «Borsellino si concentrò su quegli appunti. Tra questi, uno di quelli cui egli mi fece riferimento fu la vicenda relativa all’ormai famigerato rapporto del Ros su "Mafia e Appalti", rispetto al quale ebbe dei colloqui sia con ufficiali dei carabinieri sia con colleghi del mio ufficio, per cercare un po’ di ricostruire la sua storia». Precisò Ingroia: «Ne parlò con il tenente Canale. Credo che vi sia stato anche un qualche colloquio con il capitano De Donno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ingroia, nel suo interrogatorio a Caltanissetta non fece riferimento a confidenze di Paolo Borsellino sul fatto che sapesse della trattativa intavolata da Mori e De Donno con Ciancimino. Una circostanza confermata, invece, soltanto oggi dall’ex Guardasigilli Claudio Martelli, che ricorda di averla saputa da Liliana Ferraro - gliene parlò il capitano De Donno - che informò a sua volta lo stesso Borsellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei prossimi giorni, Martelli e Ferraro saranno sentiti dai pm di Palermo e di Caltanissetta. L’ex capitano De Donno nega di aver incontrato Liliana Ferraro per dirle di Ciancimino. Agnese Borsellino, la vedova di Paolo, dopo 17 anni di silenzio ha deciso di essere ascoltata dai magistrati di Palermo. Chissà se ha raccontato dei timori di Paolo, del suo disappunto sulla trattativa. «Il Secolo XIX» di ieri ha scritto che Paolo Borsellino fu informato dell’allarme lanciato dal Ros su un possibile doppio attentato: a Milano contro Antonio Di Pietro, a Palermo contro di lui. Ma se Di Pietro espatriò in America Latina, Borsellino non ne volle sapere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-4699612873355554238?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1838:di-pietro-interrogo-ciancimino-a-rebibbia&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43' title='Di Pietro interrogò Ciancimino a Rebibbia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/4699612873355554238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-interrogo-ciancimino-rebibbia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4699612873355554238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/4699612873355554238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-interrogo-ciancimino-rebibbia.html' title='Di Pietro interrogò Ciancimino a Rebibbia'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-2926304547435088317</id><published>2009-10-09T06:54:00.001-07:00</published><updated>2009-10-09T06:54:50.648-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><title type='text'>Grillo, Montezemolo e Berlusconi. Ma agli italiani chi ci pensa?</title><content type='html'>In molti non fanno altro che ripetere che si stava meglio quando si stava peggio, intendendo, forse, che la politica della prima repubblica, per quanto corrotta e lontana dai cittadini, era comunque migliore di quella attuale.&lt;br /&gt;Io non fatico affatto a dar torto a questa linea di pensiero.&lt;br /&gt;Certo, i politici della prima repubblica erano ideologici, corrotti, organizzatori occulti di stragi e di omicidi eccellenti, certo avevano rapporti con la mafia. Però avevano almeno rispetto per le istituzioni. Sapevano dialogare tra loro (talvolta anche troppo, forse).&lt;br /&gt;I vecchi partiti erano, se non altro, democratici, al punto di fare persino dei congressi, cosa che al giorno d’oggi capita solo al PD, non casualmente erede di PCI e DC. In quei congressi si discuteva di politica, della linea da seguire, di strategie, di posizioni, di scelte. Oggi invece si fa un congresso per decidere se e con chi fare le alleanze in vista di elezioni che si svolgeranno tra tre anni e mezzo.&lt;br /&gt;Quei vecchi partiti saranno stati anche ideologici, ma almeno sapevi quali valori andavano a difendere. Oggi invece abbiamo dei partiti in cui non si capisce più nulla. Socialisti, fascisti, cattolici, comunisti, liberali, repubblicani, federalisti, tutti assieme allegramente, divisi più dal leader cui sono fedeli (o che odiano) piuttosto che da un progetto, da un’idea, da un programma vero.&lt;br /&gt;Del resto, il programma del PdL qual’è? Incensare Berlusconi, favorire i gruppi di potere che ci sono dietro di lui, combattere la giustizia che rischia, come con tangentopoli, di rompere le uova nel paniere.&lt;br /&gt;Il programma dell’IdV è, semplicemente, di contrastare tutto ciò, ma nulla di più. Il programma del PD non lo sa nemmeno il suo segretario, dunque lasciamo perdere. Il programma della Lega è l’unico che si possa definire un programma: eliminazione di tutti gli stranieri, meno diritti per il meridione, meno solidarietà, più egoismo e dei problemi degli altri chi se ne importa, si arrangeranno. Certo, non un gran programma per il futuro di una nazione democratica, ma per lo meno non si basa sulle fortune di un sol uomo.&lt;br /&gt;Ma in questa desolazione due uomini sembrano prepararsi a sostituire il disastro degli ultimi 15 anni. &lt;br /&gt;Grillo e Montezemolo, non potrebbero essere più diversi, ma entrambi ormai stanno rompendo gli indugi e presto caleranno in politica attiva anche loro.&lt;br /&gt;Grillo è il più facile da analizzare. E’ il vero erede della seconda repubblica, in quanto ad atteggiamento. Il populismo di Berlusconi, Bossi e Di Pietro lui lo sa portare all’ennesimo livello. Il vecchio Bossi che si puliva il culo col tricolore, felice e contento del suo politically scorrect oggi sembra davvero un dilettante in confronto al buon Beppe. &lt;br /&gt;Grillo ha, tutto sommato, buone possibilità di successo. Probabilmente i voti di Di Pietro sono dovuti, in buona parte, anche a lui. L’accoppiata formerebbe un duo formidabile in quanto a populismo e gli italiani, ricordiamolo, amano i balconari. Ma temo che più di un buon partito di opposizione si faccia fatica a formare, contando solo su quei due. E’ vero che il popolo italiano, di destra o di sinistra che sia, attende con ansia il salvatore, il messia, che da un palco o da un balcone dica loro cosa fare. Però è anche vero che né Di Pietro né Grillo hanno quell’immagine che, in fondo, serve per convincere davvero di poter governare. &lt;br /&gt;Io non penso che Grillo al governo farebbe meglio di Berlusconi, ma quest’ultimo ha un certo charme e un’abitudine ai salotti che lo rende più credibile, anche se in pratica è un dilettante tanto quanto Grillo.&lt;br /&gt;Montezemolo invece potrebbe rappresentare il futuro capetto molto meglio e molto più di Grillo. Elegante, famoso, aristocratico, sobrio, pacificatore, è proprio quello che molti italiani vorrebbero per sostituire Berlusconi. &lt;br /&gt;Un uomo di successo nel campo dell’imprenditoria, benvoluto da tutti come presidente della Ferrari. In fondo, lo sappiamo, molti italiani votano Berlusconi solo per non votare PD, proprio come molti dipietristi votano IdV solo per non votare tutto il resto. &lt;br /&gt;Io credo che Montezemolo avrà un gran successo quando scenderà in politica, soprattutto se si presenterà come l’uomo nuovo, il salvatore della nazione, colui che metterà la parola fine alla politica del litigio. E si affiancherà a tre personaggi notoriamente calmi, come Casini, Rutelli e Fini. &lt;br /&gt;Certo sarà un bel passo avanti per stemperare i toni, ma cambierà la politica di Montezemolo rispetto a quella berlusconista? Probabilmente non sarà un cambiamento radicale, ma dubito vi sarà la stessa acredine nei confronti dei statali, degli immigrati, dei giudici. Certamente non vi sarà alcun aumento della lotta alla mafia o alla corruzione, di certo non verranno privilegiati gli stipendi o la sicurezza dei lavoratori, sicuramente chi vorrebbe più laicità e più diritti civili dovrà preparare una dura battaglia. &lt;br /&gt;In sostanza sarà il ritorno della vecchia DC, magari con altri nomi e altri simboli, ma in pratica sarà quella.&lt;br /&gt;Montezemolo però dovrà aspettare il crollo di Berlusconi, magari per un errore di quest’ultimo, dato che l’elettorato cui punterà sarà lo stesso. E qui è chiaro che sotto vi sia una lotta di poteri diversi. Forse Berlusconi ha stancato anche i suoi antichi protettori. Forse non ha deluso solo le aspettative di chi sperava di pagare meno tasse o di chi si aspettava di vedere meno criminalità. Forse, nonostante Alitalia, nonostante lo scudo fiscale, nonostante una politica sfacciatamente pro poter forti anche i grandi capitalisti italiani si sono resi conto che il padrino ha tradito le promesse e guarda solo al proprio orto.&lt;br /&gt;Davanti a questo bel quadretto mi viene però da chiedermi una cosa: e agli italiani chi ci pensa?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-2926304547435088317?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/2926304547435088317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/grillo-montezemolo-e-berlusconi-ma-agli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2926304547435088317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/2926304547435088317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/grillo-montezemolo-e-berlusconi-ma-agli.html' title='Grillo, Montezemolo e Berlusconi. Ma agli italiani chi ci pensa?'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8350004410140536721</id><published>2009-10-09T06:52:00.000-07:00</published><updated>2009-10-09T06:52:00.489-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Lo sviluppo dell’uomo e la “Caritas in veritate”</title><content type='html'>di Vittorio Maria Tranquilli&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nell’Introduzione all’enciclica “Caritas in veritate” (29 giugno 2009) Benedetto XVI si richiama alla “Populorum progressio” di Paolo VI (23 marzo 1967), dichiarando di volerlo fare «riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandosi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell’ora presente» (punto 8).&lt;br /&gt;Non ci occuperemo qui dei contenuti specifici delle considerazioni, esortazioni, auspici dell’attuale pontefice a proposito di «Sviluppo umano nel nostro tempo» (Cap. II), di «Fraternità, sviluppo economico e società civile» (Cap. III), di «Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente» (Cap. IV), di «Collaborazione della famiglia umana» (Cap. V), di «Sviluppo dei popoli e tecnica» (Cap. VI). Vi sono dette cose ben note su problemi largamente dibattuti, su esigenze universalmente e pressantemente sentite da tutti gli uomini, viventi a qualunque latitudine e operanti in qualunque campo e organismo: dai governi alle ONG e alle stesse missioni cattoliche o di altre confessioni cristiane. Che la vita individuale e sociale non debba essere dominata dalle sole regole dell’accumulazione e del profitto; che ai lavoratori e alle famiglie debba andare la giusta parte del reddito prodotto; che i Paesi ricchi debbano collaborare al sollevamento di quelli della miseria, della fame e delle malattie endemiche; che nell’era della globalizzazione siano necessari strumenti di governo mondiale in materia finanziaria, economica, politica, e via dicendo, è difficile metterlo in dubbio. Nell’ipotesi, comunque, che la “Dottrina sociale della Chiesa”, da Pecci a Ratzinger, abbia effettivamente dato e dia apporti di merito alla soluzione di tali problemi e contributi oggettivi all’accoglimento di tali esigenze, sia essa benvenuta. Lo stesso dicasi nella misura in cui ha realmente concorso e concorre a impegnare e a mobilitare i fedeli in tali direzioni, nella teoria e nella pratica.    &lt;br /&gt;Intendiamo soffermarci piuttosto – beninteso nei limiti di quel poco che ci è possibile in  questioni di simile portata e profondità – sullo spirito del magistero “sociale” dei papi, quale è espresso rispettivamente, appunto, nella “Populorum progressio” e nella “Caritas in veritate”. Cioè sui presupposti dottrinali, teologici, filosofici da cui si sviluppa l’una e l’altra enciclica e sulla loro maggiore o minore accettabilità dal punto di vista laico, che è quello di tutti gli “uomini di buona volontà” in quanto uomini, siano essi credenti o non lo siano.  &lt;br /&gt;Nella Populorum progressio, Paolo VI esordisce dichiarando che lo sviluppo dei popoli – nei modi positivi come in quelli contraddittori e spesso ingiusti e iniqui secondo cui si sta concretamente attuando nella dimensione mondiale ormai raggiunta - «è oggetto di attenta osservazione da parte della Chiesa», nell’intento di «mettersi al servizio [nostro corsivo] degli uomini» (n.1). «I popoli della fame – prosegue – interpellano oggi in modo drammatico i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno [n. c.]  a rispondere con amore all’appello del suo fratello» (n.3). E dopo avere ricordato le conclusioni programmatiche della Commissione pontificia “Giustizia e pace” da lui istituita col compito di «suscitare in tutto il popolo di Dio [n. c.] la piena coscienza del ruolo che i temi attuali reclamano da lui», afferma di ritenere che «su tale programma possano e debbano convenire, assieme [n. c.] ai nostri figli cattolici e ai fratelli cristiani, gli uomini di buona volontà [n. c.]». Si tratta quindi di un «solenne appello» rivolto «a tutti [n. c.]» (n.5).   &lt;br /&gt;Fin qui ci pare che, da un punto di vista laico, non ci sia nulla da eccepire. In sostanza la Chiesa cattolica risulta volersi assumere, in questo incipit della “Populorum progressio”, un ruolo di servizio nei riguardi di tutti gli uomini; intende dare il suo contributo all’uscita dalle loro universali difficoltà e sofferenze; impegna i propri fedeli in tale direzione e si attende apprezzamento e condivisione da parte di tutti.&lt;br /&gt; Dove ci sembra che cominci invece a sorgere qualche problema, è in alcune espressioni e formulazioni successive. Ai fini predetti – scrive Paolo VI – la Chiesa offre agli uomini «ciò che possiede in proprio [n. c.]: una visione globale [n. c.] dell’uomo e dell’umanità» (n.13). “In proprio” vuol dire: come suo appannaggio esclusivo? O, al contrario, l’articolo indeterminativo “una”, premesso a “visione globale”, significa che anche altri possono avere e hanno la loro, con cui la Chiesa, allora, vuole e deve confrontarsi?  &lt;br /&gt;Inoltre – e qui il problema comincia a precisarsi meglio – dapprima Paolo VI dice che col solo [n. c.] sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ognuno può crescere in umanità […]» (n.18), ma per aggiungere poco dopo che un’armonica crescita umana secondo natura è altresì «chiamata a un superamento [n. c.]. Mediante la sua inserzione nel Cristo vivificatore, l’uomo accede a una dimensione nuova [n.c.], a un umanesimo trascendente [n. c.], che gli conferisce la sua più grande pienezza: questa è la finalità suprema [n. c.] dello sviluppo personale» (n.16).&lt;br /&gt;Più esplicitamente, la “Populorum progressio” afferma che «la fatica degli uomini ha poi, per il cristiano [n. c.], un significato ben maggiore [n. c.], avendo essa anche la missione di collaborare alla creazione del mondo soprannaturale [n. c.], che resta incompiuto fino a che non saremo pervenuti tutti insieme [n. c.] a costituire quell’ Uomo perfetto [n. c.] di cui parla San Paolo, “che realizza la pienezza di Cristo”» (n.28). Se “tutti insieme” non vuol dire soltanto tutti i cristiani, ma – come risulta più coerente in questo discorso – tutti gli uomini, allora ci pare che qui vi sia proprio una contraddizione in termini. E’ “per il cristiano” che la tensione naturale dell’uomo al proprio sviluppo ha anche tale “ben maggiore significato”; ma questo stesso significato, che è appunto “la creazione di un mondo soprannaturale”, non può essere compiutamente realizzato se non vi partecipano gli uomini “tutti insieme”. Delle due l’una, parrebbe allora conseguirne. O tutti gli uomini finiranno per sposare la fede cristiana, oppure il “mondo soprannaturale” non potrà mai compiersi e perciò resterà incompleta, o meglio resterà chiusa in un significato minimale, la stessa operazione dell’uomo secondo natura.&lt;br /&gt;Ancora più esplicito è il contrasto, rispetto a quanto appariva nell’incipit, del seguente brano dell’enciclica di Paolo VI: «Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma “senza Dio non può alla fine che organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano” (citazione tratta da H. de Lubac: “Le drame de l’humanisme athée”, Parigi 1945, p. 10). Non vi è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto […]. Lungi dall’essere la norma ultima dei valori, l’uomo non realizza se stesso che trascendendosi [n. c.]» (n.42).&lt;br /&gt;Prescindiamo dall’inattesa drasticità della citazione del de Lubac (che pur fu “esperto” conciliare), secondo cui l’opera dell’uomo, senza Dio, sarebbe persino “inumana” e “contraria” all’uomo stesso, quindi tendente al suo male, alla sua rovina: cosicché, in definitiva, l’uomo in quanto tale, l’uomo secondo natura, sarebbe stato creato da Dio come incapace di reggersi sulle proprie gambe e di fare qualunque cosa autonomamente senza auto-negarsi. Pur rendendoci conto che siamo qui di fronte a un problema nodale, dibattuto nei secoli e nei millenni senza venirne esaurientemente a capo, ci basta adesso soffermarci sulla più contenuta tesi di Paolo VI sottolineata poco sopra, secondo cui l’operazione umana sarebbe per principio incompiuta, insufficiente, incapace di realizzare un “umanesimo vero”, se non è “aperta verso l’Assoluto”: se dunque l’uomo non agisce animato dallo spirito di un continuo trascendimento di ciò che fa e di ciò che è.&lt;br /&gt;Ora, il verbo “trascendere” può essere inteso e usato su due piani diversi, sebbene non necessariamente opposti. Sull’autonomo piano della natura umana, collima col verbo “superare” e significa che – riconosciuta e presupposta come definitoria la limitatezza dell’uomo, delle sue operazioni, capacità, prospettive – l’uomo stesso tende però a superare via via il limite  determinato in cui si trova in una data fase del suo cammino, non per “saltare” nell’assoluto, ma per costruire un contesto vitale ed elaborativo nuovo che è, sì, ulteriore, ma soggetto pur sempre a limitatezza. Ne consegue che la natura umana – e nell’aver preso atto di questo sta a nostro avviso una fondamentale conquista della modernità – ha come suo carattere intrinseco quello della storicità, che è tensione a spostare indefinitamente in avanti il limite attuale (ed è da sottolineare che il termine “indefinito” è assai diverso da “infinito”). Insomma lo “sviluppo” dell’uomo – argomento tanto della “Populorum progressio” quanto della “Caritas in veritate” – è sviluppo storico e non può essere confuso, né tanto meno identificato, con orizzonti escatologici. La storia è storia dell’uomo, di tutti gli uomini, abbiano o meno il “dono della grazia”, della fede in Dio e in Cristo: si colloca quindi su di un piano propriamente laico.&lt;br /&gt;Al di là della storia c’è poi, ma solo per i credenti, la prospettiva dell’assoluto, della “partecipazione alla vita di Dio”. Nulla quaestio. Ma se non si sta bene attenti a tenere distinti i due piani, c’è il gravissimo rischio di non prestare l’attenzione dovuta alla sempre incombente tentazione dell’uomo ad impossessarsi dell’assoluto prescindendo da Dio (e allora, in questo quadro, negandolo): cioè a impadronirsene mediante una propria autonoma e autosufficiente operazione. E’ proprio qui, su questo piano escatologico, della “salvezza soprannaturale”, che l’uomo ha invece imprescindibile bisogno, nella visione cristiana, dell’aiuto ovvero (a seconda delle diverse posizioni teologiche, sulle quali ovviamente non è adesso il caso di addentrarsi) della scelta o predestinazione da parte di Dio. C’è insomma il rischio di un presunto “vero umanesimo” che – trascrivendo in termini a-teistici e quindi, in tale contesto, almeno oggettivamente anti-teistici, l’escatologia cristiana - porti a concepire la storia umana come “rapina dell’assoluto”, come processo di una pretesa autorealizzazione dell’uomo in termini di infinitezza, di onnipotenza, quindi di “indiamento”. Di ciò la tradizione testamentaria e cristiana in genere verrebbe allora ad essere soltanto la prefigurazione mitica.                &lt;br /&gt;Questo rischio si va sensibilmente accentuando oggi, di pari passo col progredire della scienza e della tecnica. Aumentano gli Autori (anche di elevato livello) secondo i quali tale progresso – considerato punta di diamante dello sviluppo umano nella sua accezione più ampia – rivelerebbe un itinerario avente inizio, in termini biblici, dal “peccato” commesso da Eva ed Adamo mangiando il frutto del primo “albero proibito”, quello della “conoscenza del bene e del male” (“Genesi”: 2, 8 sgg – 3,1 sgg.) e compimento nell’appropriazione umana del secondo “albero” dell’Eden, quello “della vita” (Ivi: 3, 21-23), vale a dire dell’immortalità, che nemmeno il “serpente” osò nominare e alla cui custodia Dio pensò bene, vista l’antifona, di mettere «i cherubini e la spada della fiamma folgorante».&lt;br /&gt;Afferma ad esempio Aldo Schiavone che «attraverso la scienza e la tecnica l’infinito – l’infinito come assenza totale di confini alle possibilità del fare, come caduta di ogni determinazione obbligata da una barriera esterna a noi (“omnis determinatio est negatio”) – sta entrando stabilmente nel mondo degli uomini» (“Storia e destino” – Einaudi 2007, p.98). Con lui consente Giorgio Ruffolo citando, commentando, sviluppando (“Il capitalismo ha i secoli contati” – Einaudi 2008, p. 282 – 283). Sostanzialmente su analoga linea si pongono, estraendo proposizioni filosofiche dai più recenti sviluppi delle proprie discipline, alcuni degli stessi scienziati, come ad esempio Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta, i quali però, al titolo del loro libro “Verso l’immortalità?” (Raffaello Cortina Editore, 2005) hanno avuto almeno la prudenza di apporre un punto interrogativo.    &lt;br /&gt;Quelle che nel post-conciliare papa Montini erano travagliate ambiguità, appaiono esplicitate  in papa Ratzinger (considerato e criticato infatti da molti cattolici come anti-conciliare, per quanti residuali richiami al Vaticano II vi siano nei suoi pronunciamenti, compresa l’enciclica in questione) quali inequivocabili affermazioni d’integralismo. Ci soffermiamo principalmente sull’Introduzione della “Caritas in veritate” e sul suo primo capitolo, dedicato al «Messaggio della “Populorum progressio”». Della predetta esplicitazione vi si possono individuare – da un punto di vista logico – tre momenti o gradini, sebbene le loro espressioni vi siano alternate e intrecciate.&lt;br /&gt;In primo luogo, l’enciclica pare limitarsi a rivendicare una semplice (sebbene laicamente sempre inaccettabile) superiorità, nell’umano adoperarsi per un autentico sviluppo, da parte di chi è animato dalla fede in Cristo. Si ammette che anche altri approcci possano essere validi, ma quello cristiano-cattolico li sovrasta, li mette insieme, li organizza secondo un senso compiuto: «Aperta alla verità da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti  in cui spesso la ritrova» (n.9). Un concetto, questo, che abbiamo già evidenziato nella “Populorum progressio”, ma che papa Ratzinger accentua e intensifica attribuendo a Paolo VI l’aver proposto «la carità cristiana come principale [n. c.] forza a servizio dello sviluppo» (n.13).&lt;br /&gt;In secondo luogo, la “Caritas in veritate” sostiene che almeno un aspetto essenziale al “vero” sviluppo umano si dà soltanto in termini cristiani. Nella “Populorum progressio”, parlando di un mondo «malato», Paolo VI aveva detto che il male risiede «nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (n.66). Ma «questa fraternità – si domanda retoricamente Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” – gli uomini potranno mai ottenerla da soli? La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civile tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità» (n.19).&lt;br /&gt;Su questo punto va concesso che effettivamente, nella storia moderna, della famosa triade “Liberté, égalité, fraternité” bandiera della Rivoluzione francese, il terzo termine è rimasto parecchio indietro (cfr. in proposito gli studi di Stefano Sacconi, anche nel suo sito www.mareaperto.net ). Ma papa Ratzinger trasforma una deficienza di fatto, come tale sempre superabile quale ne sia la difficoltà, in impossibilità di principio: gli uomini, affidandosi alla sola ragione, «non potranno mai» fondare la fraternità. Questa «ha origine [n. c.] da una vocazione trascendente di Dio Padre» (ivi).&lt;br /&gt;A tale proposito – e siamo ora al terzo dei momenti o gradini sopra accenati - papa Ratzinger cita ancora un brano della “Populorum progressio” che, dopo aver definito la pienezza del “vero sviluppo” come «il passaggio, per ciascuno e per tutti [n. c.] da condizioni meno umane a condizioni più umane» (n.20), dice che tra queste ultime è tale «soprattutto» (ossia è massimamente umana) «la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell’uomo e [solo da qui comincia, non a caso, la citazione nella “Caritas in veritate”] l’unità nella carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini» (n.21). Papa Ratzinger trascura però le altre “condizioni più umane” enumerate da papa Montini prima di quel “soprattutto”, molte delle quali sono e sono da lui riconosciute, appunto, propriamente, autonomamente e universalmente umane, cioè realizzabili dall’uomo senza bisogno di divini supporti: «l’ascesa dalla miseria verso il possesso del necessario, la vittoria sui flagelli sociali, l’ampliamento delle conoscenze, l’acquisizione della cultura, [nonché] l’accresciuta considerazione della dignità degli altri, l’orientarsi verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace» (ivi).&lt;br /&gt;Secondo papa Ratzinger – viene da domandarsi – Paolo VI sbaglia nel ritenere almeno queste condizioni (sulle quali così distesamente si sofferma lui stesso, Ratzinger, nei capitoli successivi della “Caritas in veritate”) come “humanae tantum”? A nostro avviso è evidente che su questo punto di capitale importanza papa Ratzinger non si limita, nella “Caritas in veritate” a «rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI», riprendendo i suoi  insegnamenti per attualizzarli (n.8), ma lo contraddice e lo corregge. Sostanzialmente anzi - per essere ancora più precisi – lo capovolge, tagliando con l’accetta ogni nodo, ogni problematicità del suo “santo predecessore”, ogni sua prudenza animata comunque dall’intenzione di porsi in continuità con il Concilio.  &lt;br /&gt;Afferma infatti decisamente Benedetto XVI che «l’adesione ai valori del cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile [n. c.] per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale» (n.4); che «senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro» (n.11); che «l’uomo non si sviluppa con le sole proprie forze», restando «chiuso dentro la storia» (ivi); che «quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il “bene”, comincia a svanire» (n.18 – qui cita se stesso, dal suo “Discorso ai giovani sul molo di Barangaroo, luglio 2008). Ma se senza Dio viene meno il bene, cosa può conseguirne se non che, senza Dio, l’uomo è capace di fare soltanto il male? Non sembri una bestemmia a cattolici anche sinceri, ma ci torna alla mente la luterana determinazione intrinseca dell’umanità al male, eccezion fatta per quei pochissimi che Dio ha “predestinato alla salvezza”.&lt;br /&gt;Nella «Conclusione» dell’enciclica, papa Ratzinger riprende brevemente le tesi di questo tenore sostenute in precedenza – con particolare decisione nell’Introduzione e nel Capitolo I – sintetizzandole nella seguente asserzione lapidaria, inequivocabile, incontrovertibile: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia» (n.66). Sembra quasi un macigno, o meglio un “diktat” imposto non solo ai cattolici ma, almeno nelle intenzioni, a tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8350004410140536721?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.eticaeconomia.it/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in-veritate-lenciclica-di-papa-benedetto-xvi.html' title='Lo sviluppo dell’uomo e la “Caritas in veritate”'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8350004410140536721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8350004410140536721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8350004410140536721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in.html' title='Lo sviluppo dell’uomo e la “Caritas in veritate”'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5407749525533094224</id><published>2009-10-09T06:30:00.000-07:00</published><updated>2009-10-09T06:30:54.129-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Di Pietro, Santoro, Tangentopoli. L'uso improprio di mezze verità</title><content type='html'>di Roberta Lemma &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tangentopoli cominciò il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese ed ottenne dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per Mario Chiesa per reati contro lo Stato, arrestato e condannato lo ritroveremo nel 2009 indagato e riarrestato per smercio rifiuti tossici nel nord d’Italia. Il 6 dicembre 1994 l’on. Di Pietro si dimetterà clamorosamente dalla magistratura poche ore prime del rilascio, da parte della procura di Milano, dell’autorizzazione a procedere per l’interrogatorio dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Pietro addusse l’esigenza che i veleni sul suo conto - dal “poker d’assi” di Rino Formica al dossier de “Il Sabato” che altro non è se non un duro elenco di accuse e calunnie a danno del manistrato di mani pulite, dall’inchiesta del GICO sull’autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti - non danneggiassero l’immagine della Procura di Milano. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sul mandato di cattura a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali. Forza Italia nasce il 18 gennaio 1994. subito dopo le dimissioni di Di Pietro, come oggi, a fronte della grave crisi politica italiana e della fine dell’era berlusconiana, Montenzemolo lancia ufficialmente la sua Italia Futura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 qualche mese dopo lo scandalo mani pulite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando il susseguirsi delle date che si accavallano e alternano al contempo domande nascono spontanee ma anche dubbi si affacciano dal dirupo dei misteri italiani.&lt;br /&gt;Gran parte del Popolo Italiano, se invitato ieri da Santoro forse avrebbe domandato questo agli ospiti in studio e soprattutto all’ex toga:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era forse l’intento occulto dietro l’improvviso scoppio di Tangentopoli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bomba ad orologeria in Mani pulite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai tutto scoppia nel 1992, poco prima delle stragi di Falcone e Borsellino, 10 giorni dopo la firma del trattato di Maastricht dei 12 paesi membri della futura Ue e dell’Euro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La corruzione dilagava da anni, anzi, nasceva a monte della grande guerra, si confermava con Cefis e le 7 sorelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai i pm prima non sentivano e non vedevano, oppure venivano zittiti dai loro capi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interrogativi ai quali non è stata fornita alcuna risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domande mai poste, ieri ad Annozero si è parlato di tutto, di molto, ma nulla è stato detto di quel che non fosse già di pubblico dominio o che non intaccasse altri che il premier e i suoi tirapiedi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un episodio fino ad oggi mai chiarito su Tangentopoli e Di Pitero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mani Pulite International”, ovvero “Transparency International”, nata dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 per iniziativa del principe Filippo di Edimburgo con membri in mezza Europa. Dalla Banca Mondiale – sua principale ispiratrice – fino ai leghisti della Padania. Stando ad alcune ricostruzioni, infatti, Mani Pulite International avrebbe subito trovato impulso tramite il responsabile della Banca Mondiale per il Kenya, Peter Eigen, promotore di una linea anti-corruzione a tutto campo, anche a costo di sterminare diritti, annientare fondi per i paesi in via di sviluppo e via cantando.&lt;br /&gt;«Alla fine della guerra fredda – dichiarò Eigen – i tempi erano maturi e assieme ad alcuni colleghi decisi di procedere indipendentemente con l’iniziativa». Venne stilato una sorta di decalogo, in base al quale era possibile, anzi lecito e quasi dovuto intervenire nelle nazioni a rischio-corruzione, nei loro affari interni. Non pochi storici ricordano il caso del presidente di Deutsche Bank, Alfred Herrhausen, che osò sfidare la politica a tutto campo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale: il 30 novembre 1989 verrà trovato ucciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la xalegislatura, finita il 22 aprile 1992 e la XIa legislatura, 23 aprile 1992 dell’era Giuliano Amato, l’inchiesta del Procuratore di Palmi, Agostino Cordova.&lt;br /&gt;Un’inchiesta sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta calabrese, politica, con decine di faldoni di migliaia di pagine.&lt;br /&gt;Cordova svolse approfondite indagini sulle obbedienze italiane, arrivando ad accertare che nessuna di esse risultava svolgere le nobili attività dell’arte muratoria, ma che molte invece erano dedite ad attività affaristiche e in alcuni casi illecite, e all’interno delle logge, importanti politici andavano a braccetto con mafiosi e criminali, perche la P2 non è stata mai davvero smantellata.&lt;br /&gt;L’inchiesta di Cordova passa nelle mani del ministro dell’Interno Nicola Mancino, qui l’inchiesta si perde, si insabbia, sparisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 25 aprile il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga attraverso un messaggio televisivo si dimette dalla carica, verrà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro.&lt;br /&gt;Il 23 maggio a Capaci uccidono Falcone, la moglie e gli agenti della scorta, una strage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Falcone stava indagando e inseguendo un flusso occulto di soldi fino ad intravedere il circuito tra mafia e importantissimi circuiti finanziari internazionali, intelligence americana e Maastricht. Aveva anche scoperto che alcuni prestigiosi personaggi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 2 giugno al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II avviene il più grande saccheggio dei patrimoni pubblici d’Italia, per opera dei potentati bancari.&lt;br /&gt;In quell’incontro i rappresentanti della finanza internazionale (poteri anglo-olandesi e statunitensi) discussero assieme ad esponenti del mondo bancario e societario italiani le privatizzazioni e le riforme politiche per l’Italia, nel contesto del “progetto euro”. Non a caso il Trattato di Maastricht, che codifica il sistema euro-EMU, fu sottoscritto proprio quell’anno e su questo indagavano Falcone e questo troveremo sull’agenda rossa di Borsellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giulio Tremonti, presente sul panfilo - per sua stessa ammissione - disse al Corsera che la “crociera sul Britannia simbolizzò il prezzo che il paese dovette pagare tanto per ‘modernizzarsi’ quanto per restare nel club”. Il club dei poteri forti, dei baroni incontrastati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul panfilo i erano anche i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Salomon Brothers, Mario Draghi direttore generale del ministero del Tesoro, Beniamino Andreatta dirigente ENI, Riccardo Galli dirigente dell’IRI.&lt;br /&gt;Importanti aziende (come Buitoni, Locatelli, Neuroni, Ferrarelle, Perugina, Galbani, ecc.) sono state svendute ad imprenditori che agivano in comune accordo con l’élite finanziaria anglo-americana, altre (Telecom, ENI, IRI, ecc.) sono state smembrate e/o privatizzate. L’inixzio della recessione economica decisa sul panfilo della regina d’Inghilterra, territorio della massoneria indiscussa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 19 luglio il giudice Paolo Borsellino salta in aria in via d’Amelio, assieme alla scorta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settembre 1992 lo speculatore ungaro-statunitense-israeliano George Soros sferra l’attacco che decreterà la fine della Lira, un attacco studiato a tavolino con i partecipanti al banchetto del panfilo.&lt;br /&gt;Carlo Azeglio Ciampi all’epoca è governatore di Bankitalia e Lamberto Dini Direttore Generale.&lt;br /&gt;Tale criminoso attacco da parte dell’élite anglo-olandese e statunitense, rappresentata in quella circostanza dall’israelita Soros (agente dei Rothschild), portò ad una svalutazione della lira del 30% e il prosciugamento delle riserve della banca d’Italia che fu costretta, come concordato, a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare la speculazione.&lt;br /&gt;L’enorme crisi portò alla scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, entra in gioco e si colloca Tangentopoli. Manipulite è servito ad attaccare obiettivi politici ben precisi, e dare a noi popolo l’illusione di una pulizia che invece non è mai avvenuta. I poteri forti, quelli veri, hanno continuato a lavorare nell’ombra, assolutamente indisturbati.&lt;br /&gt;Sepolto il dossier Cordova, Falcone e Borsellino e azzittito De Magistris tutto il disegno si è compiuto. Why-Not che riprendeva il filone lasciato in eredità, una scomoda eredità, da Falcone e Borsellino riprendeva le fila di quel discorso, di quell’inchiesta che svelava gli altarini dei poteri forti che ancora oggi vivono e comandano nello e all’interno dello Stato italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poi lo scandalo procure, Prodi che cade e l’attenzione che nuovamente viene dirottata su ‘ altro ‘.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora attendiamo un nuovo pentito o giudic eo magistrato speciale, che riprenderà le redini dell’inchiesta che riparlerà della collusione tra massoneria, apparati dello Stato e criminalità organizzata, e naturalmente finirà tutto con un attentato, con un cambio di governo e lo spostamento a Roma dell’indagine altri scandali a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo un proliferare di enti stranieri che si interessano dei fatti nostri e trovano un megafono nei nostri anti-sistema. Il nostro fare politica si è ridotto a rispondere alle sollecitazioni di questi signori. Per ancora ci faremo manipolare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5407749525533094224?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.facebook.com/note.php?note_id=150023533174&amp;ref=nf' title='Di Pietro, Santoro, Tangentopoli. L&apos;uso improprio di mezze verità'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5407749525533094224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-santoro-tangentopoli-luso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5407749525533094224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5407749525533094224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-santoro-tangentopoli-luso.html' title='Di Pietro, Santoro, Tangentopoli. L&apos;uso improprio di mezze verità'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-1915031342451054060</id><published>2009-10-09T06:28:00.000-07:00</published><updated>2009-10-09T06:28:05.269-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Il ritorno di baffone: Stalin vs Novaya Gazeta</title><content type='html'>di Lucia Sgueglia - Venerdi' 9 Ottobre 2009 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MOSCA – Lui, Evgeny Dzhugashvili, 73 anni, dalla sua casa a Tiblisi, di tornare nella città ove suo nonno fu burattinaio dell’Urss fino al 1953, non ci pensava neppure. Anche perché col Piccolo Padre suo padre, Yakov, nato dal primo matrimonio, non andava d’accordo, tanto che un giorno tentò il suicidio per quell’incomunicabilità, ma sopravvisse. A finirlo ci pensarono i nazisti, nel 43: lo avevano fatto prigioniero in guerra, Stalin si rifiutò di scambiarlo con un alto ufficiale tedesco.&lt;br /&gt;A convincerlo a volare a Mosca ci ha pensato Leonid Zhura, anni 63, convinto fan di Baffone. In Russia non è l’unico. Ad aprile ha letto su Novaya Gazeta, il bisettimanale di Anna Politkovaskaja, un articolo di Anatoly Yablokov su Katyn, la strage compiuta nel 1940 dall’Nkvd, a lungo nascosta dai sovietici, poi ammessa da Gorbaciov e Eltsin: “L'ordine di fucilare 20mila ufficiali polacchi fu dato da Stalin in persona”, c’è scritto, e “L’operato suo e della sua polizia segreta (la famigerata Ceka) nelle purghe del 1937-38 (il Grande Terrore) costituscono un crimine sanguinoso contro il proprio popolo”. Zhura non è d’accordo, e convince Dzhugashvili a far causa al giornale per “danni morali”, chiedendo un risarcimento di 299mila dollari, più 500mila rubli all’autore. Negli atti da lui depositati dichiara che la colpa di Katyn non è dei sovietici ma dei nazisti. Anche se sul documento c’è la firma di Stalin. “Non ne sapeva nulla, la colpa è dei suoi associati, firma falsa” concorda il nipote. “Vogliamo riabilitarlo – insiste Zhura usando a rovescio quel lessico legato al Disgelo, e al riconoscimento di milioni di vittime dello stalinismo. - Ha trasformato una popolazione in popolo, inaugurato un’era d’oro della letteratura e delle arti, era un vero leader”. “Dopo 50 anni di bugie riversate su di lui non può difendersi, è il momento di agire” ha detto il 16 settembre nella seduta preliminare del processo alla Corte di Basmannaya a Mosca, mentre fuori un gruppetto di suoi supporter gridava Gloria a Stalin!. Ieri, alla seconda udienza, sono accorsi 30 pensionati, alcuni con la medaglia del loro eroe sul petto. L'erede non si è presentato. Rimasti fuori dalla minuscola aula tanti giornalisti, quasi tutti da Polonia, Georgia, Ucraina, gli ex satelliti sovietici oggi impegnati in un’aspra battaglia con Mosca sull’eredità del comunismo. Che ormai sfiora la paranoia da entrambe le parti. &lt;br /&gt;In Russia tanti non sono d’accordo con Zhura, sicuramente non le famiglie di quei milioni di vittime. Ma a contestare pubblicamente la versione ufficiale della storia patria offerta dal Cremlino, restano pochi. Come Memorial, la ong per i diritti umani che nasce proprio dalle ricerche dei dissidenti sul GuLag negli anni 70, e ha fornito documenti desecretati per l’articolo di Yablokov: Zhura ha fatto causa anche a loro. Del resto, alle aule giudiziarie da qualche mese Novaya Gazeta e Memorial ci han fatto l’abitudine. Martedi scorso la ong si è vista condannare a risarcire per diffamazione – per una somma molto inferiore a quella richiesta - nientemeno che Ramzan Kadyrov, padre-padrone di Cecenia: che aveva accusato di “responsabilità” per l’omicidio di Natalia Estemirova. E altre 5 querele son pronte per Novaya Gazeta dal leader di Grozny, accusato dal giornale di coinvolgimento in vari delitti.&lt;br /&gt;Intanto, opposizione e liberali denunciano una “campagna di revisionismo” a favore di Stalin varata dal Cremlino. Dai nuovi libri di storia che lo definiscono “Manager efficiente” e “artefice della modernizzazione e industrializzazione sovietica”, al restauro del metro Kurskaja a Mosca, dove è riapparso il verso dell’inno sovietico inneggiante al dittatore abolito da Krushchev; il terzo posto ottenuto dal Piccolo Padre in un programma tv che elegge il personaggio-simbolo della storia russa. Fino alle recenti polemiche sul Patto Molotov-Ribbentrop: Putin in Polonia per i 70 anni dall’inizio della guerra lo ha definito, un gesto comunque importante, “immorale”, ricordando però le colpe di Francia e Inghilterra per lo scellerato accordo di Monaco con Hitler. &lt;br /&gt;Esattamente il secondo conflitto mondiale è al centro del rischio di idealizzazione del Piccolo Padre nella Russia d’oggi: per i russi è la “Grande Guerra Patriottica”, la sua memoria sacra e intoccabile in virtù di quei 27milioni di caduti. E la Vittoria contro il Nazismo il merito piu grande del dirigente sovietico. Ecco perché in questi giorni un giornalista, A. Podrabinek, si trova assediato da “giovani patrioti” per aver raccontato la storia di un ristorante costretto a rimuovere l’insegna Antisovietskaja.&lt;br /&gt;“Fino a poco fa tutto ciò era impensabile – nota Yablokov - Oggi ascoltiamo molto meno sulle repressioni, rispetto agli anni 90”. Per Nikita Petrov di Memorial, “è molto triste. Una visione della storia da hooligan del calcio”.&lt;br /&gt;Ma parlare di revival staliniano sarebbe una semplificazione. L’operazione non è priva di contraddizioni, se si pensa che allo stesso tempo Putin ha imposto Arcipelago GuLag di Solzhenytsin come lettura obbligatoria nei licei, e guarda allo zarismo come a un modello da recuperare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-1915031342451054060?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.lettera22.it/showart.php?id=10918&amp;rubrica=148' title='Il ritorno di baffone: Stalin vs Novaya Gazeta'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/1915031342451054060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-ritorno-di-baffone-stalin-vs-novaya.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1915031342451054060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1915031342451054060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-ritorno-di-baffone-stalin-vs-novaya.html' title='Il ritorno di baffone: Stalin vs Novaya Gazeta'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-5056486456794982614</id><published>2009-10-09T06:18:00.001-07:00</published><updated>2009-10-09T06:18:45.074-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Io speriamo che me ne scappo: da Messina al Vesuvio tra cemento abusivo e urbanizzazione selvaggia</title><content type='html'>In Campania c'è un mostro che dorme. Da oltre sessantaanni. Un sonno quello del Vesuvio che non puo' durare in eterno.E che preoccupa i cittadini vesuviani. Secondo gli esperti della Protezione Civile, "a' montagna" come lo chiamano i napoletani, si trova in uno stato di quiescenza. Un stato che fa paura. Basta andare sul sito della protezione civile per leggere testualmente "alla luce del comportamento passato si prevede che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472. Lo scenario dei fenomeni attesi prevede in tal caso la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell' immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza, nonché la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri.E che metterebbe a rischio una popolazione di 600 mila abitanti che vivono nei 18 comuni costruiti intorno alla zona rossa. Una scenario apocalittico. Dove piu' che ad un piano di evacuazione si dovrebbe ricorrere a un miracolo di San Gennaro.&lt;br /&gt;"Io speriamo che me ne scappo" verrebbe da dire. Visto che si parla di una dell'aree piu' urbanizzate al mondo. Dove sono oltre 50mila le case abusive, costruite alle pendici del vulcano. Oltre 100mila le domande di condono ancora da esaminare. Un magma di cemento esploso parallelamente al silenzio del vulcano. Cemento che ha invaso le strade potenzialmente tutte vie di fuga in caso di eruzione. Vie di fuga che di fatto sono come tante caselle di un potenziale monopoli. E che ti fa pensare e chiedere cosa potrebbe succedere quando il Vesuvio si svegliasse. E dove il piano di evacuazione previsto dalla Protezione Civile,aggiornato pochi mesi fa, prevede l'allontanamento dei cittadini entro un massimo di sette giorni ad un minimo di 72 ore. Con l''utilizzo del solo trasporto su gomma, privato e pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima messa in sicurezza al di fuori della zona a rischio esuccessivo spostamento verso le regioni gemellate. Un piano lineare sulla carta. Ma che si scontra con la realtà urbanistica, sociale ed ambientale dell'area vesuviana. Dove la pianificazione urbanistica è figlia di una cecità che inquesti decenni ha colpito come un virus tutti,indistintamente, istituzioni locali e centrali,amministratori incapaci di abbattere, cittadini che hanno rimosso il rischio. E la longa manus della criminalità organizzata. Ad ammonire sui rischi, soprattutto nel Vesuviano, ultimamente anche Ugo Ricciardi, sostituto procuratore generale a Napoli e coordinatore del settore anti-abusivismo per conto del Pg Vincenzo Galgano. In un' intervista all'agenzia Il Velino, il giudice antiabusivismo parla del pericolo Vesuvio. Nella vasta area intorno al vulcano «numerose famiglie vivono in abitazioni abusive che non possono essere sanate perché site nella cosiddetta zonarossa. Quelle case andrebbero abbattute subito, proprio per evitare nuove tragedie». E punta il dito sugli amministratori locali .«A volte non conoscono neanche il loro territorio. Molti non sanno neanche quante e quali casea busive esistono. E questo, di fatto, rallenta se non bloccal'iter. Credo che sia necessario avere un maggiore coordinamento tra le realtà locali, la Regione e la stessa magistratura, affinché non si perpetrino scempi e tragedie». Un coordinamento che sembra essere lettera morta. E non solo sul fronte della lotta all'abusivismo. Oggi i cittadinivesuviani poco o nulla sanno su cosa fare e dove andare incaso di allarme eruzione. E ancora piu' sconosciute sono le regioni gemellate che dovrebbe accogliere i cittadini vesuviani all'indomani dell'evacuazione. "Adda passa' 'anuttata", direbbe il vecchio Eduardo. Con l'aggiunta di un misto di superstizione e fatalismo. Ma con un occhio sempre vigile verso “a' montagna”. Con la speranza che il suo sonno continui in eterno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-5056486456794982614?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8932' title='Io speriamo che me ne scappo: da Messina al Vesuvio tra cemento abusivo e urbanizzazione selvaggia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/5056486456794982614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/io-speriamo-che-me-ne-scappo-da-messina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5056486456794982614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/5056486456794982614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/io-speriamo-che-me-ne-scappo-da-messina.html' title='Io speriamo che me ne scappo: da Messina al Vesuvio tra cemento abusivo e urbanizzazione selvaggia'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-8495028886034686099</id><published>2009-10-09T06:16:00.000-07:00</published><updated>2009-10-09T06:16:55.369-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Borsellino sapeva della trattativa. Ruotolo convocato dai magistrati di Palermo. Intervista a Salvatore Borsellino</title><content type='html'>di Anna Petrozzi - 9 ottobre 2009&lt;br /&gt;Un altro colpo di scena, un altro improvviso lampo di memoria getta un po’ di luce sul mistero delle stragi del ’92 e ’93.&lt;br /&gt;Ieri sera ad Anno Zero è stato addirittura Claudio Martelli, Ministro di Grazia e Giustizia di quell’epoca, a fare la rivelazione delle rivelazioni: Paolo Borsellino sapeva della “Trattativa”, dell’ormai famoso dialogo tra Stato e Mafia avvenuto proprio a cavallo delle stragi.&lt;br /&gt;Secondo la testimonianza dell’ex ministro, andata in onda solo in forma di intervista però, il capitano De Donno si era recato dall’allora direttore degli affari penali, Liliana Ferraro, strettissima collaboratrice di Falcone, per spiegarle che Vito Ciancimino sarebbe stato disposto a passare dalla parte dello Stato a patto di avere copertura politica. La Ferraro “molto opportunamente e senza nemmeno bisogno che mi consultasse”, spiega Martelli, “gli disse di rivolgersi prima di tutto al magistrato competente, cioè Paolo Borsellino.&lt;br /&gt;Questo dialogo, spiega in collegamento da Palermo Guido Ruotolo, in questi giorni oggetto di minacce ritenute molto pericolose dalla Digos che lo sta proteggendo, sarebbe avvenuto nel trigesimo della strage di Capaci, in occasione della messa a suffragio, quindi il 23 giugno. Dopodiché, ed è questa la vera novità, Liliana Ferraro ne avrebbe parlato direttamente a Paolo Borsellino. &lt;br /&gt;Tutta questa sequenza di eventi sarebbe stata confermata dall’interessata a Martelli che se ne è fatto garante, telefonicamente, presso Ruotolo.&lt;br /&gt;Da qui sorgono spontanee almeno due domande: la prima, la più ovvia, è perché due “amici” di Giovanni Falcone, come sono stati sempre pubblicamente considerati, Liliana Ferraro e lo stesso Martelli decidono di parlare solo ora.&lt;br /&gt;La seconda è se De Donno, che incontra Borsellino con Mori due giorni dopo la suddetta conversazione, il 25 giugno 1992, nella caserma Carini di Palermo, ne abbia parlato con il giudice così come gli disse la Ferraro. &lt;br /&gt;Difficile se non impossibile pensare che Borsellino, se fosse già stato informato dei dialoghi tra Ciancimino e De Donno non gliene avrebbe chiesto conto immediatamente in quella riunione che a detta dell’allora colonnello Mori sarebbe stata super riservata. Se così fosse Mori e De Donno non solo non avrebbero mai riferito questa circostanza, ma avrebbero mentito dicendo che in quell’occasione parlarono solo di mafia e appalti.&lt;br /&gt;Un elemento di indagine importantissimo quindi per i magistrati di Palermo che proprio sulla trattativa stanno lavorando da tempo. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia intanto ha convocato d’urgenza Ruotolo per fare chiarezza e vorrà ovviamente sentire anche gli interessati. Se la Ferraro e Martelli dovessero confermare a verbale si potrebbe ampliare ulteriormente quello scenario già all’esame della Corte presieduta da Mario Fontana che sta processando il generale Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.&lt;br /&gt;Secondo l’accusa sarebbe esistito un patto tra Provenzano e alcuni referenti politici per ristabilire l’eterno equilibrio tra Cosa Nostra e Stato, interrotto definitivamente con le condanne all’ergastolo sancite dal Maxi processo e dalla caduta rovinosa della Dc e del vecchio sistema partitico con mani pulite. All’interno di questo accordo ci sarebbe stata la consegna di Riina, la mancata e mai sufficientemente spiegata perquisizione del suo covo, la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso nel 95 e tutta una serie di eventi che hanno ristabilito con gli anni la pax tra Stato e Mafia diventata oggi la maggior “azienda” del Paese garantita e agevolata da leggi che ne reprimono principalmente la sfera militare.&lt;br /&gt;Per raggiungere questo obiettivo, aveva più volte detto Provenzano ai suoi, c’era da pazientare una decina d’anni e soprattutto era stato necessario eliminare alcuni ostacoli, tra cui Paolo Borsellino e creare il necessario clima di instabilità politica e istituzionale, quindi anche le stragi del ’93.  &lt;br /&gt;Certo, trovare preciso riscontro processuale a tutto questo diabolico progetto è tutt’altro che semplice ed è diventato un carico enorme sulle spalle di pochi magistrati e forze dell’ordine. Proprio tra ieri e l’altro ieri si sono svolte due udienze del dibattimento in questione in cui ha deposto il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré, l’ultimo dei pentiti ad avere avuto stretta relazione con Provenzano dopo la cattura di Riina.&lt;br /&gt;Soppesando ogni singola parola l’ex capo mandamento di Caccamo ha spiegato che la priorità per Provenzano era quella di trovare la soluzione ai loro problemi più gravi, accentuatisi con la politica irruenta e di attacco allo Stato voluta da Riina e dalla quale il Provenzano aveva cominciato a dubitare, fin dalla decisione di votare il Psi, proprio di Martelli, al posto della Dc nel ‘87. &lt;br /&gt;I problemi sono quelli ormai noti dell’ergastolo e quindi della possibile revisione dei processi, i benefici carcerari anche per i mafiosi, il sequestro dei beni, la neutralizzazione dei collaboratori di giustizia contenuti anche nel famoso “papello” consegnato da Riina a interlocutori politici per il tramite di Vito Ciancimino.&lt;br /&gt;Giuffré, senza una parola di troppo, riferisce semplicemente che mentre la fazione di Bagarella e Brusca continuava a mettere a ferro e fuoco il Paese con le “bombe del continente” (Firenze, Milano e Roma) Provenzano lavorava alla “sommersione”, cioè a non fare eccessivo rumore per poter ritornare ai vecchi tempi della coabitazione con lo Stato e del grande business.&lt;br /&gt;Ad un certo punto tra il ‘93 e il ‘94 aveva rassicurato i suoi più intimi di avere le garanzie necessarie e che occorreva prodigarsi per sostenere la nuova forza politica: Forza Italia.&lt;br /&gt;A fare da tramite per questo rinnovato accordo: Marcello Dell’Utri.&lt;br /&gt;La stessa ricostruzione l’ha fornita ieri sera Massimo Ciancimino ad Anno zero ribadendo quanto già riferito ai magistrati.&lt;br /&gt;Ad un certo punto – ha raccontato -  suo padre, don Vito, si era sentito scavalcato. Aveva capito di essere stato utile alla cattura di Riina e quindi alla causa della nuova trattativa che avrebbe riportato la pace tra stato e mafia, ma che ormai la sua funzione era finita.&lt;br /&gt;Un po’ dispiaciuto aveva però finito con condividere la scelta di Provenzano di proseguire nei suoi negoziati con un uomo nuovo in grado di fargli da agente presso la nuova politica: Marcello Dell’Utri.&lt;br /&gt;Anche le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono all’attento vaglio degli inquirenti che lo sentiranno presto a processo, nel frattempo però a deporre il prossimo 20 ottobre sarà invece suo fratello.&lt;br /&gt;Giovanni Ciancimino, avvocato, era rimasto finora al di fuori da tutte le delicate faccende relative al padre. Tuttavia, chiamato dai magistrati, ha confermato di essere a conoscenza della trattativa e del ruolo svolto in questo passaggio dal genitore.&lt;br /&gt;Assieme a lui è stato convocato anche l’onorevole Violante che, pure lui con il lieve ritardo di 17 anni, ha rammentato di essere venuto a conoscenza di questo dialogo tra il Ros e Ciancimino. Le sue dichiarazioni tardive sembrerebbero essere su alcuni punti discordanti, sarà compito delle parti a processo tentare di rimettere in ordine questo intricato periodo storico che ha segnato indelebilmente, piaccia o meno, la storia del nostro Paese.&lt;br /&gt;E’ evidente che siamo in un momento politico assai delicato in cui sembra stiano per emergere pezzi di verità sempre più inquietanti che stanno facendo sperare gli italiani onesti e i tanti famigliari delle vittime. Ieri sera la trasmissione di Santoro si è aperta con una richiesta, sempre aristocratica e composta, di Agnese Borsellino, in cui la moglie del giudice chiede a chiunque sia informato di quei fatti di dire la verità perché ormai i tempi sono maturi. Poiché solo la verità potrebbe restituire dignità al nostro Paese.&lt;br /&gt;Questo compito però, ed è bene che ce lo ricordiamo tutti, non può essere delegato alla sola magistratura, un’altra volta, ma deve essere condiviso. La società civile deve essere attenta, è vero, ma ora si dovrebbero sentire anche la voce degli intellettuali, degli storici, dei grandi giornalisti. Che non si nascondessero dietro le verità processuali, ce n’è abbastanza per analizzare questa fantasmagorica omertà di stato che solo oggi sembra lievemente infrangersi. E poi teoricamente ci sarebbe la politica; se ci fosse una classe dirigente onesta e coraggiosa sarebbe arrivato il momento anche per loro di una bella autocritica. E magari di una bella pulizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;------------------------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Roberto Puglisi - 9 ottobre 2009&lt;br /&gt;“Perché parlano soltanto adesso?”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha visto la puntata di Annozero su via D’Amelio, sui misteri di quella terribilestagione. Dentro gli è rimasta appiccicata una domanda. &lt;br /&gt;La domanda di molti. Perchè soltanto adesso, per esempio, l’ex guardasigilli Claudio Martelli, rammenta certe circostanze che imboccano una strada senza uscita? Il senso delle sue dichiarazioni è unico e incontrovertibile: Paolo Borsellino sapeva. Fu messo al corrente della trattativa tra la mafia e lo Stato, o pezzi sparsi delle istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Salvatore Borsellino, già, perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“C’è da capire il motivo di queste rivelazioni inattese dopo diciassette anni. Forse alcuni soggetti vuotano il sacco ora, perché ci sono giudici che sull’argomento stanno lavorando egregiamente. Allora parlano, sperando di non essere chiamati dal magistrato sotto altra veste”.&lt;br /&gt;Suo fratello fu ucciso perchè era a conoscenza della trattativa?&lt;br /&gt;“Sì, lo dico dal 2005.  Prima mi hanno preso per pazzo. Poi, mi hanno oscurato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:A suo fratello avrebbero potuto presentare il tutto non come un tentativo d’accordo, ma d’infiltrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Non lo so, non ho la sfera di cristallo. Paolo era un uomo integerrimo, difficilmente si sarebbe prestato ai giochi di palazzo, con gli occhi pieni delle scene atroci di Capaci. Era morto da poco Giovanni Falcone, il suo migliore amico. Non dimentichiamolo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Cosa altro non dobbiamo dimenticare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Che Marcello Dell’Utri ha chiesto una commissione d’inchiesta sulle stragi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:E che c’entra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Mi chiedo: lancia un messaggio a qualcuno, o vuole sapere cosa hanno in mano i giudici?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Toriamo alla trattativa. Il giudice Borsellino si sarebbe messo di traverso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Paolo aveva un grande rispetto per le istituzioni. Però non si tirava indietro. Ricorda la sua denuncia sullo smantellamento del pool?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Come dimenticarla…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Rischiò una sanzione pesantissima e conseguenze gravi, per il rispetto della verità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:E non avrebbe accettato alcuna intesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Mai. L’avrebbe contrastata con tutte le sue forze, fino all’ultimo respiro. Infatti…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Infatti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:“Lo hanno tolto di mezzo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-8495028886034686099?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20326/78/' title='Borsellino sapeva della trattativa. Ruotolo convocato dai magistrati di Palermo. Intervista a Salvatore Borsellino'/><link rel='enclosure' type='' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20322/78/' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/8495028886034686099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/borsellino-sapeva-della-trattativa.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8495028886034686099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/8495028886034686099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/borsellino-sapeva-della-trattativa.html' title='Borsellino sapeva della trattativa. Ruotolo convocato dai magistrati di Palermo. Intervista a Salvatore Borsellino'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3254277284297155822</id><published>2009-10-09T06:07:00.000-07:00</published><updated>2009-10-09T06:07:31.787-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Intervista a Massimo Ciancimino. ''Nel papello le contro richieste della mafia''</title><content type='html'>di Pino Maniaci e Pietro Orsatti - 9 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stagioni delle stragi e trattativa tra lo Stato e i boss. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo: «Parlo con Ruotolo e dopo pochi giorni gli arrivano le minacce».&lt;br /&gt;Una delle figure centrali della riapertura dei processi a Caltanissetta e Palermo sulle stragi e sulla trattativa fra Stato e Cosa nostra nei primi anni 90 è sicuramente Massimo Ciancimino, figlio di Vito, il sindaco del “sacco di Palermo”. Dopo aver deposto presso le procure di mezza Italia e dopo essere stato ritenuto credibile, almeno in parte, da molti pm, che sulle sue dichiarazioni hanno aperto nuovi fascicoli, oggi è uno dei personaggi meno facilmente interpretabili di questo rinnovato interesse per il biennio 1992-93 e la stagione delle stragi. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in auto per partecipare alla puntata di “Annozero”, una partecipazione, la sua, non prevista fino all’ultimo minuto. Infatti era già stato raggiunto da Sandro Ruotolo, che aveva registrato una lunga intervista. Poi negli ultimi giorni le intimidazioni verso il giornalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Ciancimino, lei rilascia un’intervista a Ruotolo e pochi giorni dopo il giornalista riceve minacce di morte. Solo una coincidenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Non sono al corrente dei dettagli della questione, ma so che la Digos sta indagando a fondo sulla vicenda. Certo è che la coincidenza c’è e fa pensare. Ma non ho dettagli e alcuna certezza. Non mi fa star sereno, però.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Dell’Utri prese il posto di suo padre come mediatore nella trattativa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Ovviamente non posso entrare nel merito di questo perché l’argomento è al vaglio dell’autorità giudiziaria. Questa dichiarazione che lei mi sta riportando, però, è stata frutto di un’estrapolazione di qualche vostro collega. Comunque, io sto rispondendo ai magistrati anche su Marcello Dell’Utri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Il famoso “papello”. Lo ha ancora lei? Lo ha consegnato ai magistrati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Anche su questo argomento non posso rispondere perché si tratta di uno degli argomenti segretati. Quello che posso dire è che il papello -come  a voi giornalisti piace tanto chiamare questo foglio di carta – riguardava delle contro richieste di Cosa nostra, ed era… sta nelle mie disponibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Ma le trattative erano due? Una con l’area stragista, l’altra con Provenzano e la fazione della “sommersione”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Questa è una delle più accreditate ricostruzioni giornalistiche. Io sono convinto che la trattativa fosse solo una con vari personaggi che si alternano nelle varie fasi. Si trattava di una questione di “equilibrio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Un giudizio su quella che fu la strategia portata avanti da Totò Riina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Quello che penso di Totò Riina è stato anche manifestato nella mia piena disponibilità e volontà di contribuire al suo arresto. La valutazione si può sintetizzare in questo tipo di comportamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Riina che oggi, dopo anni, ha ripreso a parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:L’ultimo messaggio di Riina sicuramente è qualcosa di strano, quello che mi fa pensare è che quando parla lo fa sempre su di me. Sicuramente non è indifferente il fatto che lui riconosca pienamente il suo ruolo. “Non siamo stati noi”. Parla da capo dei capi. Riina parla poco e quando sa che deve parlare. Si esclude dall’eccidio di via D’Amelio ma non da altri fatti. Facendo quella dichiarazione riconosce un suo ruolo preciso fino a quel momento, e poi, non so se per strategia, un disconoscimento di quell’ultima fase.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:La rassicura sapere che ora anche suo fratello sta parlando in sede di magistratura confermando le dichiarazioni che lei ha fatto finora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Mi conforta che mio fratello abbia fatto questa scelta, iniziando a collaborare e dichiarando in relazione ad aspetti di questa vicenda. Anche perché, al contrario di me, lui non ha in sospeso alcun carico con la giustizia. Mio fratello, come la mia famiglia, è intervenuto con grande difficoltà e solo dopo che lo Stato si è preso carico della mia situazione. Sì, questo suo intervento mi conforta molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:Sta dicendo che dopo mesi lei, quindi, ha una scorta? È sotto tutela?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Sì, oggi sono con una scorta. Per quello che possono fare secondo lo schema e gli ordini del ministero e degli organi di tutela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D:L’ha sorpresa l’esclusione della sua deposizione al processo Dell’Utri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R:Ormai non mi stupisco più di nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3254277284297155822?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20312/78/' title='Intervista a Massimo Ciancimino. &apos;&apos;Nel papello le contro richieste della mafia&apos;&apos;'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3254277284297155822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/intervista-massimo-ciancimino-nel.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3254277284297155822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3254277284297155822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/intervista-massimo-ciancimino-nel.html' title='Intervista a Massimo Ciancimino. &apos;&apos;Nel papello le contro richieste della mafia&apos;&apos;'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3670689659042758579</id><published>2009-10-08T09:05:00.001-07:00</published><updated>2009-10-08T09:05:27.199-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;opinione'/><title type='text'>Il Berlusconi furioso</title><content type='html'>Il lodo Alfano è stato bocciato e questo, devo dire, mi fa piacere, in quanto che giustizia sarebbe quella che lascia impuniti 4 persone indipendentemente dal reato commesso.&lt;br /&gt;Ieri sera Berlusconi si è gettato in una delle sue sfuriate contro tutto e tutti, dimostrando ancora una volta che egli non sopporta alcun controllo, alcun potere, alcuna legge al di sopra di lui. Si è permesso di dire che la consulta è di sinistra, lasciando dunque intendere che la destra berlusconista (della destra moderata e liberale di stampo europeo ho un gran rispetto) è fuori dalla costituzione, se non addirittura della legalità?&lt;br /&gt;Certo anche gli altri politici non scherzano, Di Pietro ha chiesto le dimissioni, non si capisce perché. A causa forse della memoria difensiva dell’avvocatura dello Stato, che minacciava le dimissioni del premier in caso di bocciatura del lodo? Francamente la trovo una mossa stupida, un po’ come quella di Franceschini quando parla di principio ristabilito. Entrambi sembrano vantarsi di questa sentenza, dando al pubblico (in Italia non ci sono più cittadini o elettori, ma solo pubblico) l’impressione che la sentenza della consulta sia effettivamente un dono alle opposizioni. L’unico che ha detto la cosa giusta, stranamente, è Casini, il quale ha semplicemente dichiarato che la decisione della corte andava comunque rispettata e che, in ogni caso, non è la fine del mondo, non aumenta la sconvenienza di vedere Berlusconi al governo, non è una sfiducia parlamentare, non cambia nulla per i cittadini.&lt;br /&gt;I media poi, questi chiacchieroni, per tutta la sera non hanno fatto altro che dedicarsi alle esternazioni dei politici, in particolare dell’Imperator, non spiegando affatto le ragioni per le quali il lodo è anticostituzionale. Che poi non ci vuole molto a capirlo, basta leggere 3 articoli della nostra Costituzione e si capisce benissimo come sia una legge assurda.&lt;br /&gt;Anche chi ha messo in giro la voce delle elezioni anticipate è un pazzo, a meno che non sia uno dei berluscones in quanto, oggi, solo lui trarrebbe vantaggio da una tale situazione. Anche perché mi pareva talmente evidente che il lodo sarebbe stato bocciato che davvero non capisco per quale motivo si minaccino nuove elezioni. Poi però ho capito tutto. Erano le chiacchere della Lega.&lt;br /&gt;Va detta inoltre una cosa in merito al lodo Alfano o a qualsiasi altro lodo che protegga qualcuno da un processo. Anzitutto bisogna sottolineare come Berlusconi si candidò a premier quando era già sotto processo, dunque quando dice che il lodo serviva a non fargli perdere tempo in tribunale per colpa dei giudici comunisti racconta solo delle balle e comunque poteva pensarci prima, se davvero è una cosa che gli pesa così molto al punto di violare la nostra Costituzione.&lt;br /&gt;Bisogna poi considerare come vi sia una sostanziale differenza tra eventuali reati commessi nell’esercizio delle funzioni pubbliche e tra reati commessi da privato cittadino, per proteggere privati interessi. Nel primo caso potrei anche essere d’accordo nel garantire una parziale immunità a chi governa, vietandone però la ricandidatura per poter e dover rispondere alla legge. Nel secondo caso invece ritengo che una protezione dal processo sia una truffa nei confronti dei cittadini, della legge, del diritto e della Costituzione italiana. Non trovo alcun motivo per cui un privato cittadino debba servirsi della propria carica istituzionale per difendersi dalle accuse che gli piovono a causa del fatto che ha infranto la legge per proteggere i propri privati interessi. Se poi le accuse sono false io credo che per un potente sia molto facile dimostrarlo, al contrario di ciò che accade ai poveri cristi. Ne abbiamo la controprova proprio in Berlusconi, il quale, nonostante sia bersagliato da tutti i giudici comunisti d’Italia non sia mai riuscito a farsi condannare in Cassazione (tranne una volta, nel 1990), a volte a causa delle sue leggine ad personam, a volte grazie alla prescrizione, altre volte grazie a delle acrobazie logico-giuridiche di questi giudici comunisti che però lo perdonano volentieri, a quanto pare.&lt;br /&gt;Secondo me, inoltre, a governare il paese non ci dovrebbero essere persone così compromesse, con numerosi processi sulle spalle, con indagini a suo carico. Non è giustizialismo, tutt’altro, è garantismo, questa volta però nei confronti di chi ne ha realmente bisogno, ovvero i cittadini. Certo, gli italiani lo hanno votato nonostante i suoi processi, ma sono comunque convinto della necessità di porre dei paletti alle candidatura, ripeto, per una questione di garanzia, per poter avere al governo delle persone di rispecchiata onestà e rispettabilità. Bisogna anche proteggere “la gente” da certi populismi e permettere loro di scegliere tra personaggi validi, oltre che convincenti a parole. &lt;br /&gt;Infine due parole sulla crisi istituzionale che Berlusconi ha scatenato ieri sera, in preda alla sua furia. Mi auguro che si dia una calmata, magari accorgendosi che, sino ad oggi, Napolitano gli ha dato sempre ragione, proteggendolo da ogni opposizione, tanto che ormai, da bravo comunista, è ufficialmente iscrivibile alla lista dei conservatori berlusconisti. Ma ormai, dopoi suoi insulti a Napolitano e alla consulta, pare che Berlusconi sia fuori dalla legalità anche come uomo delle istituzione, oltre che come privato cittadino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3670689659042758579?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3670689659042758579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-berlusconi-furioso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3670689659042758579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3670689659042758579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-berlusconi-furioso.html' title='Il Berlusconi furioso'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-770583120581036597</id><published>2009-10-08T09:04:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T09:04:14.349-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Il fallimento del monetarismo di Chicago</title><content type='html'>di Jane Jacobs&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre i keynesiani si arrendevano davanti al fenomeno della stagflazione, prendevano piede le teorie dei cosiddetti monetaristi. I monetaristi sono economisti che spiegano l’economia dal lato dell’offerta. La loro teoria si basa sulla teoria della Grande Depressione esposta da Irving Fisher, un professore di economia dell’Università’ di Yale Ma i monetaristi divennero famosi per appartenere alla scuola di Chicago perche’ le teorie di Fisher furono sviluppate da Milton Friedman dell’Universita’ di Chicago che, come Samuelson, ha vinto un Nobel per l’economia.&lt;br /&gt;L’idea di base di Fisher era la stessa esposta da John Stuart Mill quasi cento anni prima. Fisher riteneva che la causa della Grande Depressione era una drastica contrazione del credito, dovuta al panico dei banchieri che temevano – a ragione – che le banche non avevano abbastanza denaro per far fronte ai loro impegni. Fisher attribui’ la paura delle banche al fatto che le banche, in maniera del tutto legale, potevano prestare multipli del loro capitale: multipli delle riserve che detenevano in contanti e titoli del Tesoro Americano. Fisher sostenne che l’unico modo per evitare la Depressione era di espandere il credito ai produttori, e che in futuro si sarebbe dovuto stabilizzare il credito bancario, evitando di farlo fluttuare “selvaggiamente” come era avvenuto negli anni 20. Per raggiungere questo, propose che il governo prendesse piena responsabilita’ per il processo di creazione del denaro, invece di lasciare che fossero le banche a creare il denaro prestando piu’ di quanto potessero.&lt;br /&gt;Secondo Fisher le banche dovevano tenere riserve in linea con i prestiti che elargivano sotto forma di titoli di stato. Da un lato, questo provvedimento impedirebbe alle banche di aumentare il credito al di sopra del volume di moneta deciso dalo stato; dall’altro lato, la sicurezza che le banche avrebbero ottenuto con un tasso di riserve pari al 100 per cento avrebbe reso inutile per loro contrarre il credito ad altre banche, dal momento che questo avrebbe loro creato solo una perdita di profitto senza rischi. Se la domanda di prestiti era bassa, i tassi di interesse piu’ bassi avrebbero automaticamente corretto questo sbilancio; se la domanda di prestiti era alta, le banche avrebbero semplicemente aumentato i loro tassi di interesse. I tassi di interesse, il costo del denaro, avrebbero fluttuato in rapporto alla domanda e all’offerta di credito, ma l’ammontare di credito disponibile non sarebbe variato.&lt;br /&gt;Fisher sosteneva che un governo dovesse assumersi la responsabilita’ di aumentare la quantita’ di moneta in circolazione ad un tasso annuale predeterminato e calcolato per sostenere l’espansione della produzione, ma non piu’ per tenere i prezzi stabili ed evitare l’inflazione. Fisher aveva dati statistici che sostenevano le sue teorie; sie in tempi buoni che in tempi di recessione, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ammontava a tre volte il volume della moneta in circolazione e dei depositi bancari. Dal momento che i depositi bancari fanno capo in un modo o nell’altro ai prestiti bancari, Fisher diceva che i dati da lui riportati provavano che il volume dei prestiti determinava il volume di attivita’ economica, inclusi i tassi di interesse e l’a disoccupazione. Diversamente dalle ricette keynesiane, le ricette di Fisher non venivano adottate ne’ in America ne’ altrove; cio’ nonostante, sotto la guida di Friedman, il monetarismo rimase una forza viva ed intellettualmente forte. &lt;br /&gt;Per molte ragioni tecniche e’ difficile definire che cose sia la “moneta”, e questo problema si aggravato sin dai tempi di Fisher. Per i monetaristi moderni, come per Fisher, moneta significa contavi e assegni usati in transazioni commerciali; ma statisticamente separare questa M1 (come adesso viene chiamata) dai depositi di risparmio e da altre forme di moneta e’ diventata una specialita’ piuttosto arcana. Questa specialita’ e’ di grandissima importanza per i monetaristi perche’ il principale punto della teoria monetarista e’ che vi sia sempre disponibile un ammontare gradualmente crescente di moneta per favorire gradualmente la produzione. Per i monetaristi, quando denaro e prodotto interno lordo crescono allo stesso passo, la domanda e l’offerta si bilanciano e i prezzi rimangono stabili. Per i monetaristi, le iniezioni di denaro sotto forma di spesa pubblica cosi’ come erano stati prescritti da Keynes, erano un’abominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo che la stagflazione ha distrutto la credibilita’ dei keynesiani, i governi del Regno Unito, degli Stati Uniti, del Cile e di altri paesi hanno iniziato a farsi consigliare dai monetaristi. I monetaristi erano preparati. Dal momento che la stagflazione era un mostro a due teste, i monetaristi proposero due armi: per attaccare l’inflazione, prescrissero tassi di interesse elevati e tagli della spesa pubblica, particolarmente per quei tagli in supporto della domanda. Per tagliare la disoccupazione, che ritenevano dovuta ad un insufficiente investimento in attivita’ produttive, proposero di ridurre le tasse, con il fine di aumentare i fondi per investimenti produttivi da parte dei privati. Dal momento che una tassazione inferiore avrebbe dovuto stimolare la produttivita’ e l’occupazione, anche con tasse piu’ basse, il governo avrebbe incassato di piu’ per via dell’aumento della produzione; simili risultati venivano dimostrati con le curve di Laffer, degli strumenti simili alle curve di Phillips che suggerivano che queste teorie erano valide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando queste teorie venivano applicate, gli alti tassi di interessi rendevano i prestiti non economici per i produttori e portarono alla bancarotta (o vicino alla bancarotta) molti di essi. Quando invece la produzione si contraeva e la disoccupazione aumentava, l’abbassamento delle tasse non produceva gli effetti sperati e serviva solo ad aumentare il debito pubblico. Insomma, le misure che volevano combattere l’inflazione si traducevano nella rovina dei produttori e dei lavoratori, mentre le misure che volevano aiutare i produttori si trasformavano in un elevato debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni pensavano che i governati delle economie Marxiste avrebbero avuto ragione nel decretare la fine del capitalismo. Ma anche loro non potevano permettersi di cantare vittoria. La stagflazione stava mettendo in ginocchio anche loro. Nei paesi marxisti la stagflazione era nascosta da imprese che assumevano troppi dipendenti rispetto a quelli di cui c’era bisogno, e da sussidi ai prezzi che periodicamente dovevano interrompersi sotto la pressione dell’inflazione. Inoltre, le economie Marxiste erano diventate dipendenti dalle economie Americane, Giapponesi ed Europee per la generazione di capitale, che loro stessi erano incapaci di produrre, capitale che non sarebbero stati mai in grado di ripagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuna delle teorie esposte ha trovato una spiegazione soddisfacente al problema dell’inflazione. Invece di spiegare cosa sia e cosa si possa fare per combatterla, tutte le teorie economiche degli ultimi 200 anni hanno negato che la stagflazione possa esistere! I prezzi crescenti di cui parlava Cantillon nel 1730 erano indissolubilmente legati all’aumento dell’attivita’ (diminuzione della disoccupazione). Se si rompe questo legame, l’intera catena di ragionamenti si disintegra. Lo stesso vale per la teoria dei salari; rompete il legame tra prezzi crescenti e bassi tassi di disoccupazione e non vi rimane nulla. Mill prova a spiegare la stagflazione con la teoria del credito; il credito ai produttori, sia che si espanda o che si contragga, non produce stagflazione perche’ mette in modo l’altalena di cui abbiamo parlato: inflazione su, disoccupazione giu’, inflazione giu’ , disoccupazione su. Se si rompe il meccanismo dell’altalena non rimane nulla. Marx, che ha cosi’ poco in comune con Mill e con i monetaristi aveva una cosa in comune: nemmeno lui riusciva a spiegare la stagflazione. In fondo, la sovra-produzione, implica sia disoccupazione che prezzi decrescenti, una tesi che Marx riprendeva continuamente. Ma se si rimuovono le cause della sovra-produzione, tutta la logica Marxista collassa. Insomma, davanti alla stagflazione tutta la teoria economica degli ultimi 200 anni collassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arthut M. Okun, che era un esperto della curva di Phillips e che aveva lavorato come consigliere del presidente Lyndon Johnson, era stato uno dei primi keynesiani a diventare sospettoso della sua dottrina. Dopo che l’emersione della stagflazione negli anni 60, Okun suggeri’ che disoccupazione e stagflazione fossero congiunte in un’unica curva chiamata “il tasso della miseria“.&lt;br /&gt;Okun fece un’analogia fra il suo tasso della miserie ed il tasso di malessere fisico riportato dagli uffici metereologici nei periodi estivi per misurare il malessere causato da elevate temperature ed elevata umidita’. Secondo Okun se l’inflazione era al 10% e la disoccupazione era al 6%, non si guadagnava molto aumentando l’inflazione all’11% e facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5%; le due quantita’, sommate nel suo “tasso della miseria“ erano comunque al 16%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli economisti non presero sul serio il tasso di malessere di Okun, anche se lo trovarono interessante. Per gli economisti, il tasso della miseria di Okun era come mischiare le mele con le pere, poteva servire a spiegare un malessere politico, ma non serviva a risalire alle radici del problema.Supponiamo tuttavia di portare avanti l’analogia di Okun. Il motivo per cui l’Ufficio Metereologico americano produceva il tasso di malessere (calore + umitida’) serviva a spiegare una condizione.&lt;br /&gt;Allo stesso modo Okun poteva spiegare una condizione in cui si trovava l’economia in quegli anni: prezzi alti + poco lavoro.&lt;br /&gt;Se ci pensiamo un attimo, possiamo concludere che questa condizione non e’ ne’ cosi’ strana, ne’ cosi’ nuova. Al contrario, la miseria e’ la condizione normale in cui si trovano le economie povere e arretrate in tutto il mondo. La condizione sembra strana se si manifesta improvvisamente nelle economie sviluppate. Spesso non ci rendiamo conto di quanto alti siano i prezzi nei paesi poveri perche’ a noi sembrano prezzi molto bassi. Quando visitai il Portogallo nel 1974, i prezzi al mercato del pesce di Lisbona, del biglietto dell’autobus, di un pranzo al ristorante (non un ristorante per turisti, si intende) mi sembravano prezzi stracciati. Gli oggetti e gli elettrodomestici che una qualsiasi famiglia negli Stati Uniti poteva tranquillamente permettersi ed erano considerati normali, in Portogallo erano appannaggio solo delle classi privilegiate. Qualsiasi lavoro, e non solo lavori ben remunerati, era difficile da trovare per gran parte della popolazione Portoghese e questa situazione non era strana o ciclica. Era la condizione normale per il Portogallo. Questo e’ il motivo per cui molti lavoratori portoghesi sono emigrati per decenni e per generazioni. Insomma, una condizione di prezzi elevati e disoccupazione elevata era normale in Portogallo. Tuttavia, un Portoghese medio che negli anni 70 avesse visitato Madras, avrebbe trovato estremamente convenienti i prezzi di Madras; ma quei prezzi non erano poi cosi’ convenienti per gli Indiani. La condizione di prezzi elevati e alta disoccupazione e’ una condizione ancora piu’ estrema in India che in Portogallo, ma in India non viene considerata strana. Quando Adam Smith osservava alta disoccupazione e prezzi alti in Scozia, Smith si trovava davanti alla stagflazione, una condizione che nella Scozia arretrata e povera di allora era normale. In realta’, la stagflazione non e’ una cosa anormale ne’ senza precedenti in molte parti degli Stati Uniti. Basta brevemente documentarsi sulla vita delle zone dei Monti Appalachi, o del Sud, per realizzare che prezzi alti e scarso lavoro sono stati a lungo una condizione normale in quelle regioni. Solo di recente entrambe queste disgrazie si sono messe a colpire all’unisono la totalita’ degli Stati Uniti. Questa e’ l’unica cosa anormale, che la stagflazione abbia colpito la nazione piu’ potente della terra tutto d’un colpo.C’e’ una differenza tra l’essere malati e l’essere moribondi, cosi’ come c’e’ una differenza tra l’affacciarsi della stagflazione e la stagflazione cronica. Un’economia davvero moribonda ha raggiunto la condizione di stagflazione cronica. Non vi e’ piu’ ritorno. Un’economia in cui i prezzi e la disoccupazione hanno da poco iniziato a crescere contemporaneamente non e’ ancora moribonda.Io non riesco a concepire nessuna spiegazione della stagflazione se non come una normale conseguenza della stagnazione economica, cosi’ come l’arretratezza e la bassa produttivita’ sono conseguenze normali della stagflazione. Se ho ragione, l’emergenza della stagflazione nelle economie sviluppate avra’ conseguenze devastanti. Il problema non e’ solo di contenere la crescita dei prezzi aumentando la disoccupazione o di contenere la disoccupazione facendo salire i prezzi di un po’. La stagflazione e’ una condizione di per se’, la condizione di un profondo declino economico.Recentemente, alcuni monetaristi hanno provato a spiegare i risultati deludenti della lotta alla stagflazione inventando il cosiddetto “tasso di disoccupazione naturale”. Questi monetaristi sostengono che se un’economia matura un elevato tasso di disoccupazione naturale, e se tale tasso viene poi spinto sotto il suo livello naturale, la disoccupazione pu’ restare alta ed allo stesso tempo l’inflazione puo’ restare elevata perche’ si e’ cercato di turbare l’ “equilibrio naturale” della disoccupazione di quella data economia in maniera “non naturale”. Questo tortuoso tentativo di spiegare perche’ l’altalena disoccupazione-inflazione funziona ancora rappresenta un tentativo dei teorici di salvare le proprie teorie.Parlare di difetti strutturali o di tassi di disoccupazione “naturalmente” elevati ci riporta all’esempio del Piano Marshall descritto precedentemente e di come aiuti economici siano stati recepiti in maniera diversa in diverse nazioni e in diverse comunità. Non capiamo come catalizzare lo sviluppo economico in economie arretrate, e non capiamo come prevenire le economie avanzate dallo scivolare nell’arretratezza; due lati dello stesso mistero.Ma una cosa che sappiamo, dato che la Storia ce l’ha stampata davanti alla faccia: non siamo cosi’ sciocchi da pensare che la macro-economia, per come ci e’ stata spiegata sino ad oggi, possa essere di aiuto per capire lo sviluppo economico. Secoli e secoli di teorie sulla domanda che insegue l’offerta e dell’offerta che insegue la domanda non ci hanno praticamente spiegato nulla su come la ricchezza cresca o si riduca. Dobbiamo trovare linee di pensiero piu’ realistiche e produttive. Scegliere fra le scuole di pensiero di economisti esistenti non porta da nessuna parte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-770583120581036597?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://janejacobs.wordpress.com/2008/03/17/il-fallimento-dei-monetaristi-fisher-e-friedman/' title='Il fallimento del monetarismo di Chicago'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/770583120581036597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-fallimento-del-monetarismo-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/770583120581036597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/770583120581036597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/il-fallimento-del-monetarismo-di.html' title='Il fallimento del monetarismo di Chicago'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3790203707608351848</id><published>2009-10-08T08:53:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T08:53:16.744-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Mafia, pentito accusa Alfano: “Suo padre ci chiedeva i voti. Ora sputa nel piatto in cui ha mangiato”</title><content type='html'>«In carcere abbiamo visto Angelino Alfano parlare in televisione e dire che la mafia fa schifo. Durante l’ora d’aria, Ciccio Mormina, Pasquale Fanara, Limblici, Vella Francesco dissero che era un pezzo di merda. A questo punto Giovanni Alongi, rappresentante della famiglia di Aragona, disse: “Il padre di Angelino mi ha chiesto voti per Angelino. Anche il padre di Alfano era un politico”».&lt;br /&gt;A parlare è il pentito di Racalmuto (Agrigento) Ignazio Gagliardo, ascoltato dal pubblico ministero Nino Di Matteo nell’inchiesta  su Totò Cuffaro.&lt;br /&gt;Gagliardo ha parlato di mafia e politica, riferendo le proprie conoscenze, oltre che sull’ex presidente della Regione Sicilia, imputato di favoreggiamento e rivelazione di segreti e che ora rischia un nuovo processo  per “concorso esterno”, anche su altri esponenti politici della provincia agrigentina, come l’attuale Guardasigilli.&lt;br /&gt;I mafiosi, nel commentare le iniziative della politica contro Cosa Nostra, secondo Gagliardo si dimostravano particolarmente irritati per via dello slogan coniato da Cuffaro e utilizzato da Alfano: «Ora facciamo schifo – erano i commenti ascoltati da Gagliardo in carcere – ma non lo facevamo prima, quando ci chiedevano voti».&lt;br /&gt;Alfano ha replicato sostenendo che la mafia gli ha prima mandato proiettili e ora si affida a «veleni e dichiarazioni prive di alcun riscontro» per colpire il governo Berlusconi e la sua durissima politica antimafia.&lt;br /&gt;Cuffaro ha sempre escluso qualsiasi tipo di rapporto con i boss e i suoi legali parlano di «affermazioni generiche, vaghe, prive di fondamento». Tuttavia, secondo il pentito tra i mafiosi c’era del risentimento per Cuffaro: «Quando fece la campagna dicendo che la mafia fa schifo, Capizzi, Mormina e Alongi dissero che era ipocrita, perché in precedenza aveva “mangiato” grazie alla mafia. Mi confermarono anche in questa occasione che era stato sempre appoggiato da Cosa Nostra».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3790203707608351848?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/mafia-pentito-accusa-alfano-suo-padre-ci-chiedeva-i-voti-ora-sputa-nel-piatto-in-cui-ha-mangiato-117504/' title='Mafia, pentito accusa Alfano: “Suo padre ci chiedeva i voti. Ora sputa nel piatto in cui ha mangiato”'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3790203707608351848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/mafia-pentito-accusa-alfano-suo-padre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3790203707608351848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3790203707608351848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/mafia-pentito-accusa-alfano-suo-padre.html' title='Mafia, pentito accusa Alfano: “Suo padre ci chiedeva i voti. Ora sputa nel piatto in cui ha mangiato”'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-6479955215363331927</id><published>2009-10-08T08:51:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T08:51:13.627-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Come Messina 7 comuni su 10: il rischio idrogeologico al Sud è altissimo</title><content type='html'>In Italia ci sono 7 comuni su 10 esposti ad un rischio idrogeologico altissimo, come Messina. E ora che il nubifragio si è scagliato su Messina, sull’abusivismo edilizio, sui tagli dei fondi alla difesa territoriale, i comuni preparano i piani di emergenza, invece di rimuovere le cause del rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rischio altissimo di disastro, che un tempo si poteva ancora chiamare naturale, mentre le cause sono da attribuire all’azione dell’uomo, è dovuto alla disattenzione, alla mancata manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche, soprattutto al Sud, carente di infrastrutture e poco abituato a temporali e alluvioni. E’ quanto emerge dal documento Ecosistema a rischio, di Legambiente e dela Protezione Civile, riportato da Repubblica, che analizza la capacità di risposta al disastro idrogeologico comune per comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai dati del rapporto emerge che il Italia sono 1700 i comuni a rischio frana, 1285 i comuni a rischio alluvione e 2596 comuni a rischio sia di frana che alluvioni. La classifica del rischio regionale vede al primo posto la Calabria, seguita da Umbria, Val d’Aosta e Marche. Non ci resta che scommettere su quale zona si scaglierà la prossima calamità “naturale”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-6479955215363331927?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ecoblog.it/post/9079/come-messina-7-comuni-su-10-il-rischio-idrogeologico-al-sud-e-altissimo' title='Come Messina 7 comuni su 10: il rischio idrogeologico al Sud è altissimo'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/6479955215363331927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/come-messina-7-comuni-su-10-il-rischio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/6479955215363331927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/6479955215363331927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/come-messina-7-comuni-su-10-il-rischio.html' title='Come Messina 7 comuni su 10: il rischio idrogeologico al Sud è altissimo'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-1292416585635706761</id><published>2009-10-08T08:48:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T08:48:19.193-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica internazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><title type='text'>Liberta' di stampa in Italia : ne discute il parlamento UE</title><content type='html'>di Gabriella Mira Marq&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi in Parlamento Europeo si tiene un dibattito sulla liberta' di stampa in Italia con la presenza della Commissione UE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In rappresentanza della Commissione, il Commissario per la societa' dell'informazione e i media Viviane Reding ha detto che la liberta' di espressione e la liberta' di informazione sono "il fondamento della libera societa' pluralista". Essi comprendono non soltanto la liberta' dei giornalisti e la liberta' di espressione di ciascuno, ma anche il diritto di ricevere informazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, secondo il Commissario UE, la pubblica autorita' deve garantire il pluralismo e la liberta' senza interferenze: si tratta di diritti fondamentali la cui garanzia deve essere assicurata dalle istituzioni e dalle agenzie dell'UE e dagli Stati Membri, che debbono mettere in atto le leggi dell'Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le direttive europee garantiscono il diritto dei giornalisti e della stampa e, "piu' importante", a giudizio della Reding, quanto stabilito nella direttiva piu' recente, cioe' la necessita' di indipendenza dei media dalle autorita', un accesso non discriminatorio alla gestione reti di radiodiffusione, la competizione libera del mercato dei media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la Commissione, le autorita' italiane non hanno cambiato il loro approccio sull'apertura del mercato e sul pluralismo dell'informazione. La Commissione boccia i conflitti di interessi nella gestione contemporanea di troppe materie fra cui siano coinvolti diritti umani fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Commissario ha ricordato, per la difesa dei diritti, l'importanza dei Tribunali nazionali ed ha fatto riferimento implicito alla decisione della Corte Costituzionale italiana sul Lodo Alfano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dibattito - in cui sono intervenuti diversi parlamentari dei vari schieramenti - e' stato voluto dopo i recenti scontri fra il premier e alcuni giornalisti e giornali, le critiche sul condizionamento di alcune testate RAI e dopo la manifestazione del 3 ottobre promossa dalla FNSI e cui hanno aderito - oltre a molte realta' dell'associazionismo, a sindacati e partiti di opposizione - l'Ordine Nazionale dei Giornalisti, l'Unione Nazionale Cronisti Italiani e l'Unione Stampa Cattolica Italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si e' giunti a tale decisione a maggioranza, con l'opposizione dei Popolari Europei (raggruppamento di cui fa parte il PdL italiano). Il documento derivante dalla discussione del'europarlamento sara' poi votato nell'assemblea plenaria, che si terra' dal 19 al 22 ottobre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-1292416585635706761?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.osservatoriosullalegalita.org/09/note/10ott1/0808ueliberinfo.htm' title='Liberta&apos; di stampa in Italia : ne discute il parlamento UE'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/1292416585635706761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/liberta-di-stampa-in-italia-ne-discute.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1292416585635706761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1292416585635706761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/liberta-di-stampa-in-italia-ne-discute.html' title='Liberta&apos; di stampa in Italia : ne discute il parlamento UE'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3318232268064027796</id><published>2009-10-08T08:45:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T08:45:06.050-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>No al Lodo Alfano : sentenza politica ? Semmai il contrario</title><content type='html'>di Rita Guma*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus non puo' che accogliere con soddisfazione la notizia che la legge e' ancora uguale per tutti e che non esistono cittadini piu' uguali degli altri come sanciva il Lodo Alfano, che la Consulta ha oggi giudicato incostituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vergognoso che taluni nella maggioranza taccino la sentenza di essere politica (o invochino percio' il ricorso a quel popolo che, per l'appunto, la sentenza protegge giudicandolo alla stregua del premier davanti alla legge) per il solo fatto che i processi in cui e' coinvolto Berlusconi (per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato Mills, e per reati societari nella compravendita dei diritti TV Mediaset), non potranno piu' restare sospesi, con conseguenza per l'illustre imputato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza chiarisce una questione generale riguardante le prime quattro cariche dello Stato, e si rifa' fra l'altro all'articolo 3 della Costituzione, che ci vuole tutti uguali davanti alla legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Semmai politico e' stato il voto che ha generato il Lodo Alfano, in quanto - usando la procedura ordinaria e non quella costituzionale per varare la legge - le forze politiche che sostengono Berlusconi si sono potute fare una legge ad hoc per il loro leader, una legge che - a differenza di quelle costituzionali - non nasce dall'accordo fra le forze politiche su quale sia il bene del Paese, ma da una decisione di un polo politico su quale sia la strada piu' comoda per non perdere il potere politico e gestionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peraltro, occorre domandarsi come mai i giudici che hanno dichiarato in precedenza stima per il beneficiario della legge Alfano dopo essere stati a cena con il premier non si siano astenuti dalla decisione. Gli avvocati del premier hanno infatti sempre sostenuto che un giudice deve non solo essere ma anche apparire imparziale, ed hanno accreditato in ogni modo la tesi che un magistrato critico nei confronti della politica di Berlusconi fosse anche inadatto a giudicare su fatti che lo riguardano. Non si capisce perche' nel caso di giudici a lui dichiaratamente favorevoli debba valere il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percio' non e' sui NO al Lodo Alfano che dovremmo nutrire dubbi di politicizzazione, ma su alcuni dei voti che non hanno permesso di raggiungere l'unanimita' nella sentenza della Corte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* presidente Osservatorio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3318232268064027796?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.osservatoriosullalegalita.org/09/acom/10ott1/0707ritalfano.htm' title='No al Lodo Alfano : sentenza politica ? Semmai il contrario'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3318232268064027796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/no-al-lodo-alfano-sentenza-politica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3318232268064027796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3318232268064027796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/no-al-lodo-alfano-sentenza-politica.html' title='No al Lodo Alfano : sentenza politica ? Semmai il contrario'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-1295694888728717714</id><published>2009-10-08T08:24:00.001-07:00</published><updated>2009-10-08T08:24:43.617-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Ecomostri in Calabria: una sfida per la Regione e le amministrazioni locali</title><content type='html'>di Anna Foti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre 5000 i siti abusivi sulla fascia costiera calabrese. 740 quelli per cui si procederà al recupero. Nove gli interventi pilota finanziati con oltre sei milioni di euro con riferimento a nove siti in Calabria. Cinque di essi in corso di opera. Fino ad ora lo stadio più avanzato si registra a Scilla, che di recente ha anche ospitato il Museo Urbano Sperimentale dell’Arte Emergente (Musae), nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’assessorato regionale della Calabria all’Urbanistica e al Territorio, con il coordinamento di Antonio Dattilo, responsabile U.O. Paesaggio. Nessuna opera è stata ancora completata, ma costante è l’impegno della Regione nel monitoraggio dei progetti di intervento nei singoli comuni interessati. Per cinque di essi (Stalettì, Cessaniti, Scilla, Rossano e Tropea) i lavori saranno presto appaltati o sono già in corso. Per altri quattro (Pizzo, Stignano, Bova Marina e Stilo) problematiche e criticità legate all’avvio delle procedure amministrative in loco e a necessità di somme superiori a quelle stanziate, hanno indotto ad un reindirizzamento dei fondi inizialmente assegnati e ad un nuovo piano di finanziamento. Così i cinque milioni inizialmente stanziati sono diventati oltre sei milioni di euro.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto comincia nel 2005. Dopo decenni di incuria, abusivismo e illegalità diffuse e mimetizzate, devastazione del territorio per via di un tessuto sociale altamente contaminato e per mano di istituzioni conniventi e irresponsabili – le stesse cause delle decine di lutti nel messinese in questi giorni - la Giunta Regionale della Calabria inverte la tendenza e approva (delibera n.1135/2005) la specifica azione nell’ambito del programma “Paesaggi e Identità”. Segue poi, nel dicembre 2006, la delibera (n 843) della Giunta calabrese che approva anche l’Accordo di programma Quadro “Emergenze Urbane e Territoriali” nell’ambito della deliberazione CIPE  35/2005 con riferimento ad interventi sugli ecomostri. Un impegno che l’organo esecutivo della Regione Calabria ha intrapreso su proposta dell’assessore all’Urbanistica e al Territorio Michelangelo Tripodi. “Lo scopo di questo percorso – ha spiegato l’architetto Rosaria Amantea, responsabile del procedimento “Paesaggio e identità” – è proprio quello di porre il paesaggio come bene e come risorsa al centro delle politiche regionali, al fine di invertire la attuale tendenza di devastare il territorio calabrese. La riqualificazione dei siti ha assunto un ruolo fondamentale e questi interventi che stiamo finanziando, e su cui stanno lavorando le amministrazioni comunali coinvolte, lo attestano”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo di lavoro appositamente nominato ha, infatti, tracciato un quadro di oltre 5200 siti abusivi sulla fascia costiera. Di questi 740 sono stati indicati come aree di possibili interventi non solo per questioni di abusivismo ma anche per l’incidenza particolarmente preoccupante sull’ambiente. Adesso dovranno verificarsi le condizioni tecnico-giuridiche, oltre che rinvenire le risorse, per l’avvio di interventi sono solo di demolizione ma anche di riqualificazione. Il lungo elenco comprende anche le 245 abitazioni dell’Isola Felice costruite nell’area marina protetta di Capo Rizzuto (KR) tra i cui proprietari spicca il cognome Arena, le strutture Trenino e Palafitta a Falerna Scalo (CZ), il villaggio balneare Orchidea, 30 mila metri quadrati interamente abusivi e immersi nelle riviera dei cedri a Grisolia (CS),  la Costa degli Dei di Capo Vaticano (Ricadi - VV). Intanto per nove siti, la riqualificazione è più vicina, grazie all’impegno dei Comuni e alla sollecitudine della Regione. “Nell’ambito dell’elenco dei siti censiti, nove sono stati scelti per essere destinatari di interventi pilota – ha spiegato l’architetto Aldo Ferrari  – nell’ambito di un progetto che coniuga la lotta all’abusivismo e al depauperamento del tessuto ambientale e la necessaria opera di denuncia di illegalità diffuse nel nostro territorio. Con questo progetto - ha evidenziato l’architetto Ferrari – si è altresì dato luogo ad un confronto virtuoso con le amministrazioni locali coinvolte”. Le nove convenzioni stipulate con i comuni interessati prevedono interventi rimozione e recupero paesaggistico. In forza di esse i comuni agiscono sul territorio e la Regione monitora e finanzia, ponendo a disposizione oltre sei milioni di euro.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dettaglio iniziale l’importo era pari a cinque milioni di euro ed era destinato alla demolizione e al recupero di un edificio non finito nel comune di Stignano (RC), alla riqualificazione e al ripristino ambientale di cave dimesse nel comune di Cessaniti (VV), alla demolizione di un tronco di molo non utilizzato e al ripristino del sito nel comune di Bova Marina (RC), alla demolizione di villette non finite ed al recupero ambientale nel comune di Stilo (RC), alla rimozione della scogliera artificiale e alla successiva riqualificazione in località Seggiola nel comune di Pizzo (VV), al recupero paesaggistico - ambientale in località San Martino di Copanello nel comune Stalettì (CZ), alla demolizione del fabbricato “Lo scoglio di Ulisse” e al recupero ambientale nel comune di Scilla (RC) e infine alla demolizione dei fabbricati il località Le Roccette con ripristino e recupero ambientale del “fosso Lumia” del comune di Tropea (VV). A completamento del quadro, l’intervento più consistente di un milione di euro per la demolizione del complesso di 52 fabbricati abusivi, 83 unità abitative, 45 mila metri cubi di cemento, 5000 metri quadrati di amianto, per un totale di 25 mila metri quadrati di territorio da risanare a Rossano Calabro. Un’imponente opera realizzata su area demaniale marittima in località “Zolfara” nel comune casentino al cui abbattimento si è proceduto lo scorso anno, dando così inizio a questa restituzione tardiva, e non senza conseguenze, del territorio alla sua originaria dimensione. Tra i citati anche uno degli ecomostri più rappresentativi d’Italia, collocato in Calabria nel catanzarese. Si trattava della baia di Copanello, complesso di abitazioni a schiera nel comune di Staletti. 15 mila metri cubi di cemento abusivo, abbattuti nel gennaio 2007 dopo vent’anni di abbrutimento, insistenti su un’area vicina al sito archeologico con reperti di età romana che adesso sarà riqualificata con questi fondi Fas. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come già  accennato, per gli interventi programmati a Stilo, Stignano, Bova Marina e Pizzo la fase amministrativa ha presentato criticità tali per cui il completamento della fase di progettazione esecutiva e di pubblicazione del bando per l’aggiudicazione dei lavori non è avvenuto entro il 2008. Dunque, trattandosi di fondi FAS (Fondi per Aree Sottosviluppate) ripartiti nella delibera Cipe (35/2005) la cui forbice temporale era il triennio 2005/2008, si è resa necessaria un’opera di strategia contabile. “I fondi stanziati per quegli interventi, che dovevano essere utilizzati entro lo scorso anno - ha spiegato Mattia Pennestrì, dirigente di servizio APQ della Regione Calabria - sono stati indirizzati alle convenzioni stipulate nell’ambito per progetto di riqualificazione dei centri storici cui i comuni stanno rispondendo numerosi con grande solerzia e spirito di collaborazione e partecipazione. Nuovi fondi per questi quattro siti maggiormente problematici sono stati poi individuati nell’ambito degli interventi per Opere Infrastrutturali. Ciò ha per altro consentito di procedere all’aumento della somma inizialmente finanziata per la rimozione della scogliera artificiale in località Seggiola a Pizzo Calabro e per la riqualificazione del molo di Bova Marina, e di allungare così la forbice temporale per questi lavori”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla previsione del termine dei lavori si è cauti. Non ci si sbilancia. L’auspicio è che i lavori avviati o in procinto di essere aggiudicati possano essere completati entro quest’anno mentre quelli nuovamente finanziati entro il 2010. Ma sono solo auspici che potrebbero rendere sempre più vicino e concreto l’obiettivo di intervenire, condizioni tecnico-giuridiche e fondi permettendo, su un numero sempre maggiore di strutture abusive. Le difficoltà non sono solo legate alla burocrazia. Legambiente denuncia ogni anno crimini ambientali del ciclo del cemento commessi in Calabria. Dunque esistono contesti complessi in cui, come il cemento abusivo, sono radicate mentalità che cozzano con la legalità e che possono rallentare il processo di restituzione della bellezza alla Regione Calabria. Per quanto lento, il percorso deve essere intrapreso. Purchè non vi sia connivenza ma volontà politica di riappropriarsi della bellezza. Purchè non ci si arrenda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-1295694888728717714?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8930' title='Ecomostri in Calabria: una sfida per la Regione e le amministrazioni locali'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/1295694888728717714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ecomostri-in-calabria-una-sfida-per-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1295694888728717714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/1295694888728717714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/ecomostri-in-calabria-una-sfida-per-la.html' title='Ecomostri in Calabria: una sfida per la Regione e le amministrazioni locali'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-7132711444704416292</id><published>2009-10-08T08:23:00.000-07:00</published><updated>2009-10-08T08:23:17.124-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Chi di lodo ferisce...</title><content type='html'>di Gianni Barbacetto - 8 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due lodi in quattro giorni. Prima il giudice civile impone un risarcimento record (750 milioni di euro) alla Fininvest di Silvio Berlusconi, in conseguenza del fatto che la Mondadori fu strappata alla Cir di Carlo De Benedetti con una sentenza comprata e venduta, confezionata su misura dall’avvocato Cesare Previti e dal giudice Vittorio Metta per contraddire il Lodo Mondadori che nel 1990 l’aveva legittimamente assegnata alla Cir. &lt;br /&gt;Poi ieri, 7 ottobre 2009, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano che Berlusconi si era fatto costruire su misura per avere a disposizione uno scudo spaziale che lo mettesse al riparo da ogni accusa, da ogni processo.&lt;br /&gt;In questo povero paese in cui la politica, a destra e a sinistra, sembra aver perso la bussola democratica, le istituzioni di garanzia funzionano ancora. Funziona la magistratura, che indaga e processa, funziona la Corte costituzionale, che difende la Carta dagli attacchi. La legge è uguale per tutti, ha ribadito la Consulta, dunque anche per le quattro alte cariche dello Stato che erano state scudate dal Lodo Alfano (anche se l’unico che ne aveva bisogno era lui, il satrapo anziano). E se proprio la politica vuole rendere qualcuno più uguale degli altri, ha detto la Corte, allora deve intervenire non con una legge ordinaria, ma con una legge costituzionale.&lt;br /&gt;Sono argomenti di buon senso, non occorre essere raffinati giuristi per capirli. Ma il satrapo anziano ha reagito con toni golpisti, attaccando tutto e tutti. Ormai sono “nemici” e “comunisti” non solo le procure, non solo i tribunali, non solo la Cassazione, ma anche i giudici civili e, in un’escalation senza fine, anche la Corte costituzionale e il presidente della Repubblica. Cioè tutte le istituzioni (il Parlamento già era stato definito “inutile”), tranne il governo di cui è padrone il vecchio sultano. La sua furia verbale è già tecnicamente golpista: delegittima tutte le istituzioni che, con pesi e contrappesi, fanno democratica una democrazia; e salva solo se stesso, eletto dal popolo. Rompe il solenne giuramento di ogni presidente del Consiglio: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione». E poi semina nel paese un virus totalitario, il disprezzo delle istituzioni: i magistrati, i giudici della Consulta, il capo dello Stato sono “di sinistra” e dunque per definizione suoi nemici. Tant’è vero che nessuno è mai stato indagato, perquisito e processato come lui (e seguono numeri suggestivi, che ha fatto imparare a memoria ai suoi servi). Questo virus golpista diffonde il disprezzo per la democrazia, contrapponendole l’investitura del popolo (e la conseguente dittatura della maggioranza). Eppure sarebbe facile smontare i due imbrogli che diffondono il virus.&lt;br /&gt;Primo imbroglio: i giudici (tutti i giudici, ormai perfino quelli della Corte costituzionale) sono “di sinistra” e quindi nemici politici del satrapo anziano. Ma il giudizio può essere giusto o ingiusto, non di sinistra o di destra. In una sentenza conta se davvero l’imputato ha compiuto o no il reato, non il colore del giudice che l’ha scritta (dice Piercamillo Davigo: la messa vale anche se il prete che la celebra ha la fidanzata). E in una sentenza della Consulta conta non la presunta appartenenza politica dei giudici, ma la coerenza con la Costituzione (e in questo caso non occorreva essere professoroni per constatare che il Lodo Alfano rendeva qualcuno più uguale degli altri, alla faccia dell’articolo 3 della Carta).&lt;br /&gt;Secondo imbroglio: i numeri (delle inchieste, delle perquisizioni, dei processi) dimostrano la singolare persecuzione giudiziaria di cui l’uomo di Arcore sarebbe oggetto. Ma che strano argomento: anche qui, conta la verità dei fatti, non il presunto accanimento. In una democrazia in cui tutti sono uguali davanti alla legge e in cui vige l’obbligatorietà dell’azione penale, è automatico che chiunque sia indagabile e processabile per le sue azioni. Se poi è un uomo pubblico, e molto in vista, è normale che sia tenuto a una maggiore trasparenza e sia soggetto a maggiori controlli. Se uno ha tante inchieste e tanti processi, significa che ha (forse) commesso tanti reati, o almeno che è necessario stabilire se li ha commessi: questo si penserebbe in un paese normale. Nell’Italia della tv e della politica diventata ostaggio del vecchio sultano si grida invece al complotto.&lt;br /&gt;Attenzione: il virus è creato in laboratorio; ma poi è diffuso tra i cittadini (anzi: tra la "gente"). Dunque il golpe freddo, pensato nei palazzi romani e nelle ville sarde degli interessi, delle feste e delle escort, penetra nelle coscienze e nel paese. Prepariamoci. Nella speranza che la scena finale del Caimano non diventi realtà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-7132711444704416292?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20266/78/' title='Chi di lodo ferisce...'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/7132711444704416292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/chi-di-lodo-ferisce.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7132711444704416292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/7132711444704416292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/chi-di-lodo-ferisce.html' title='Chi di lodo ferisce...'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3067896793181027466</id><published>2009-10-07T05:58:00.000-07:00</published><updated>2009-10-07T06:01:12.468-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>''Mantovano pensi alla tutela dei testimoni e non li minacci''</title><content type='html'>di Pietro Orsatti - 7 ottobre 2009&lt;br /&gt;Il caso – Ieri Piera Aiello denunciava l’abbandono dello Stato verso chi, come lei, si è ribellata alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;Alla reazione scomposta del ministero dell’Interno risponde Giuseppe Lumia, membro della commissione antimafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Parlare, come arrivano a fare oggi taluni parlamentari, di testimoni di giustizia ‘abbandonati dallo Stato, e farlo a margine di un caso come quello della signora Piera Aiello equivale a sostenere ricostruzioni e tesi totalmente difformi dalla realtà». L’accusa è pesante, soprattutto se a formularla è Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno e presidente della Commissione sui Programmi di Protezione. Pesante è anche la conclusione del comunicato dell’esponente del Pdl che, testualmente e con tono minaccioso, si riserva «ogni azione a tutela degli organi del ministero dell’Interno, eventualmente necessaria a seguito di dichiarazioni false che, su questa come su altre posizioni, fossero rese da chiunque».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivo di questa dichiarazione sono Giuseppe Lumia, senatore Pd e membro della Commissione Antimafia, e Rita Borsellino, europarlamentare. Rei, i due, di aver espresso solidarietà alla testimone di giustizia Piera Aiello, impegnata in una solitaria lotta proprio con l’amministrazione che la dovrebbe proteggere, e di aver criticato, chiedendone la modifica e soprattutto la riorganizzazione dell’organismo presieduto da Mantovano. Ed è il rappresentante del Pd in commissione antimafia a rispondere alle ultime dichiarazioni del sottosegretario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senatore Lumia, si aspettava una reazione del genere dal sottosegretario, in particolare i toni da censura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un certo punto di vista mi fa sorridere, perché una minaccia del sottosegretario non mi fa un baffo. Sono un parlamentare, una persona seria, lo testimonia la mia storia e penso di aver detto delle parole vere, denunciando fatti fondati, avanzando proposte competenti. Da un altro punto di vista, al di là del sorriso, penso che sia squalificante per un sottosegretario usare quelle parole, non bisogna mai usarle sui testimoni di giustizia. Bisogna semmai usare un altro linguaggio e in generale sulla lotta alla mafia bisogna avere quella capacità di cooperare che fa della politica un momento serio e non un momento per insultare e minacciare chi la pensa diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tempo alcuni esponenti politici e le associazioni avanzano la richiesta di mettere mano alla legge. In particolare lei, già dalla scorsa legislatura, ne ha parlato più volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si, lo sto proponendo da mesi e continuerò a farlo. Perché i testimoni di giustizia, al contrario dei collaboratori, sono subito una risorsa, sono subito una forza da valorizzare, ed è per questo che a loro vengano garantiti due aspetti che oggi non sono tali. Sto parlando dell’inserimento lavorativo e della sicurezza. Sono due elementi che non possono mancare e l’uno nutre l’altro. È questo che rafforzerebbe, darebbe credibilità allo Stato, e da lì possono arrivare nuove testimonianze di chi punta il dito, di chi denuncia, di quegli onesti cittadini che si schierano contro la mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli scorsi mesi lei stesso segnalò come il ministro Maroni, al contrario di Mantovano, avesse espresso interesse sulla questione testimoni. Un gioco delle parti o due posizioni davvero differenti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra quasi che uno faccia il buono e l’altro il cattivo. Maroni si cala nel ruolo del buono, Mantovano in quello del cattivo. E ogni tanto si invertono il copione. In realtà dopo alcuni segnali positivi in commissione, devo registrare un arretramento. Noto una chiusura. L’ho verificata anche sulla vicenda dello scioglimento di Fondi, con un gioco delle parti fra i due che ora si ripete anche sui testimoni. Allora è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità. Il ministro sa che i testimoni sono una risorsa anche se sono pochi, e che essendo pochi noi come Stato non abbiamo fatto abbastanza, non abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere. Le proposte invece ci sono, la commissione parlamentare antimafia aveva approvato un documento all’unanimità però non è stato recepito. Ripartiamo da quel documento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1799906945988257688-3067896793181027466?l=giustizialiberta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20226/78/' title='&apos;&apos;Mantovano pensi alla tutela dei testimoni e non li minacci&apos;&apos;'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/feeds/3067896793181027466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-orsatti-7-ottobre-2009-il.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3067896793181027466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1799906945988257688/posts/default/3067896793181027466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/10/di-pietro-orsatti-7-ottobre-2009-il.html' title='&apos;&apos;Mantovano pensi alla tutela dei testimoni e non li minacci&apos;&apos;'/><author><name>Ricky</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11905476214239497153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_IfuBOlYdFmg/Swb_MSe0rlI/AAAAAAAAABs/vQFPjTwBUmA/S220/20041217192833_20041217-freedom-900x600.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1799906945988257688.post-3150082131325699132</id><published>2009-10-07T05:51:00.000-07:00</published><updated>2009-10-07T05:59:26.697-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medicina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa e laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><title type='text'>Mgf, una battaglia su più fronti</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: 'trebuchet MS', Verdana; font-size: 10px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="firmahome" style="margin-bottom: 0px; margin-top: 3px; text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;di Roberta Pizzolante&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 20px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 5px; padding-bottom: 5px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left; word-spacing: 0em;"&gt;&lt;img align="left" alt=" " height="190" hspace="5" src="http://www.galileonet.it/images/2846.jpg" vspace="5" width="261" /&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Più di 1000. E’ il numero delle bambine e delle adolescenti immigrate da paesi africani che potrebbero subire mutilazioni genitali in Italia. Mentre circa 35 mila donne immigrate sono state già vittime di questa pratica prima di venire nel nostro paese o una volta giunte qui. La denuncia arriva da uno studio del Ministero delle Pari Opportunità presentato nel corso della tavola rotonda organizzata dall’associazione radicale&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.galileonet.it/www.npwj.org" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Non c’è pace senza giustizia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;, coordinata dal vice presidente del Senato Emma Bonino, che ha chiesto all'Onu una risoluzione entro l’anno sulla messa al bando dell’infibulazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia la maggior parte delle mutilazioni avviene in quattro regioni: in Lombardia con quasi 40 mila bambine mutilate (35 per cento), Veneto (14 per cento), Emilia Romagna con il 13 per cento (più di 14 mila bambine mutilate) e Lazio con il 10 per cento (oltre 11 mila). A seguire, si registrano l'8 per cento del Piemonte e il 5 della Toscana. La pratica delle mutilazioni, infatti, che fino pochi decenni fa aveva per l’Occidente un interesse esclusivamente “antropologico”, con l’immigrazione è arrivata a coinvolgere direttamente le strutture sanitarie e l’ordinamento giuridico dei paesi europei (&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.galileonet.it/primo-piano/476/dalla-parte-di-eva" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Dalla parte di Eva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, quindi, va affrontato a vari livelli. Bisogna innanzitutto avviare un nuovo processo culturale, una 'educazione al cambiamento', come l’ha definita Elisabetta Belloni direttore generale Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri, che ha dichiarato: “C'è un problema sanitario immediato, ma anche le conseguenze sono drammatiche. E’ un dovere morale far sì che quelle donne che hanno subito le violazioni possano riconquistare uno standard di vita più accettabile”. Una delle strade consiste per esempio nella deinfibulazione, cioè nella riapertura della ferita e la ricostruzione dei tessuti mutilati, intervento da condurre ovviamente nelle strutture sanitarie in grado di praticarlo.&amp;nbsp;“Sono moltissimi gli interventi di deinfibulazione, che spesso hanno successo, a cui si sottopongono ragazze e donne”, commenta infatti Lucrezia Catania, ginecologa all'Ospedale Careggi di Firenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di passi avanti se ne stanno facendo. Lo scorso 25 settembre, per esempio, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha organizzato una riunione ministeriale alla quale hanno preso parte anche 15 paesi africani, per avviare il lavoro sulla messa al bando. Obiettivo: far sì che il 2010 sia l’anno di snodo della situazione internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la politica è solo uno dei tasselli necessari per avviare un cambiamento. La lotta all’infibulazione, infatti, deve partire nei paesi dove la pratica è più frequente, con il coinvolgimento e la sensibilizzazione di istituzioni, leader governativi e sociali (&lt;/span&gt;   &lt;a href="http://www.galileonet.it/news/10803/questione-di-cultura" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Questione di cultura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;). Secondo i dati dell'Oms, nel mondo tra 100 e i 140 milioni di bambine, ragazze e donne hanno subito mutilazioni genitali. Il triste primato spetta all’Africa con 91,5 milioni di vittime a cui, ogni anno, se ne aggiungono altri tre (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.galileonet.it/primo-piano/266/la-storia-di-waris" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;La storia di Waris&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.galileonet.it/dossier/2039/i-confini-dellillecito" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;I confini dell’illecito&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.galileonet.it/primo-piano/2326/barbarie-senza-confini" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Barbarie senza confini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso degli anni diverse associazioni ed enti istituzionali si sono impegnati in progetti per favorire l’eradicazione della pratica (&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.galileonet.it/news/6497/fermiamo-la-mutilazione-genitale" style="text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span s
