di Antonio Mazzeo
Il rampollo dei Savoia sogna Strasburgo. Cogliendo impreparati i più nostalgici tra gli amanti della vecchia monarchia, il principe Emanuele Filiberto, erede al trono del Regno d’Italia, corre in pole position per un seggio al Parlamento europeo, candidato Udc, circoscrizione Nord Ovest ovviamente. «Emanuele Filiberto andrà in Europa a difendere con grande capacità quello che ci sta più a cuore, cioè la difesa dell’identità cristiana e della famiglia», giura il segretario del Casini-partito, Lorenzo Cesa. «Una candidatura che rappresenta un pezzo importante della nostra storia», il giudizio ancora più entusiasta del vicepresidente dei deputati Udc, Michele Vietti, piemontese.
Emanuele Filiberto, frequentatore instancabile di teste coronate e jet set intercontinentale, gongola e rilancia. «Conosco bene l’Europa, metà degli attuali capi di Stato li conosco personalmente e dell’altra metà sono parente», dichiara il Savoia. «L’Udc è un partito di centro e moderato e insieme difendiamo quegli stessi valori che saranno al centro della campagna elettorale». In verità non è proprio originale lo slogan-spot del principe, “I valori per l’Italia, per il futuro dell’Europa”. Per il battesimo nelle file dell’Udc, Emanuele Filiberto ripropone infatti, in versione europea, il nome della propria associazione Valori e futuro, un pre-partito creato per operare in Italia dopo il rientro dall’esilio e che alle politiche dello scorso anno ha raccolto 4.000 voti nella circoscrizione “Europa” degli elettori italiani all’estero.
Un’associazione con ambizioni politiche e brame d’affari, quella di Valori e futuro. Suo vicepresidente, sino al luglio del 2007, un finanziere dal passato turbolento, tale Mariano Turrisi, originario di Piedimonte Etneo, provincia di Catania. «Mariano Turrisi ha lavorato come apprendista presso Mercedes Benz e Alfa Romeo in Italia e successivamente ha iniziato la sua carriera imprenditoriale nel settore degli autoservizi», raccontava di lui il sito web di Valori e Futuro. «Le sue solide relazioni con importanti uomini d’affari e il suo intuito negli affari culturali l’hanno reso capace di aprire porte a molte iniziative strategiche. Mariano Turrisi ha inoltre fondato un’organizzazione no-profit a Sidney in Australia e il club di Forza Italia di cui ne è il Presidente dal 1997».Un berlusconiano perfetto, dunque.
A Miami, mister Turrisi aveva insediato una società multi-servizi, il “Made in Italy Group Inc.”, con una filiale a Roma (“Made in Italy Spa”) nella centralissima Piazza Colonna 361, proprio davanti a Palazzo Chigi. Nel dicembre 2006 la società madre si era incaricata della commercializzazione negli Stati Uniti della nuova bicicletta Stradale costruita dall’Alfa Romeo in collaborazione con Compagnia Ducale. Per il botto vero e proprio bisognava attendere però il 15 gennaio 2007, quando con un’intervista in esclusiva all’agenzia News Italia Press, Mariano Turrisi preannunciava che la “Made in Italy Inc.” avrebbe presto avviato i lavori per realizzare a Las Vegas un megacentro commerciale con più di mille negozi, 7.500 camere d’albergo, casinò e finanche le copie a dimensioni reali del Colosseo, delle strade e delle terme dell’antica Roma imperiale.
«Con la costruzione della mia “Little Italy” – dichiarava Turrisi – garantiremo la possibilità d’acquistare prodotti del Made in Italy autentico che non hanno nulla a che fare con le imitazioni asiatiche che purtroppo rovinano il mercato e la reputazione di quanto è effettivamente prodotto in Italia». Un programma di rilancio internazionale dell’immagine del tricolore che non poteva certo sfuggire all’attenzione di Emanuele Filiberto. Così il principe, nel gennaio del 2007, si recava a New York e in uno dei più esclusivi alberghi di Manhattan, il “Peninsula Hotel”, sottoscriveva con Turrisi un patto di mutua collaborazione in base a quella che il sito di Valori e Futuro definì «la visione che li accomuna: entrambi ambasciatori, promotori e difensori dei valori e delle tradizioni millenarie che rendono unica la nostra Italia». E ancora: «Con la realizzazione di questa partnership il principe ereditario di Casa Savoia offrirà ora anche il suo apporto all’opera del presidente Turrisi. Questa nuova cooperazione, fondata su una fede comune nei valori tradizionali che hanno reso l’Italia molto apprezzata nell’ambito della comunità internazionale, verrà a consolidare le speranze degli operatori economici del Belpaese, garantendo una diffusione sempre più significativa ed incisiva dell’autentico made in Italy…». (1)
Subito dopo il viaggio negli Usa, il nome del principe veniva cooptato nello special advisory board del “Little Italy Resort” del progetto Las Vegas, mentre Turrisi ascendeva alla vicepresidenza dell’associazione politica dei Savoia, inserito persino tra i suoi “soci fondatori” nonostante essa fosse nata due anni prima. Sempre nel gennaio 2007, l’imprenditore siciliano si faceva promotore a New York di un incontro privato tra il rabbino Ronald Greenwald ed Emanuele Filiberto. Qualche giorno dopo Turrisi sedeva accanto al principe durante una cerimonia religiosa alle tombe reali del Pantheon di Roma. Il mese successivo Mariano Turrisi accompagnava il Savoia in Sicilia, prima a Catania, poi nella natia Piedimonte Etneo.
A turbare l’idillio ci avrebbero pensato sei mesi più tardi i magistrati romani. Dopo un’indagine su un megatentativo di riciclaggio di denaro proveniente da una partita di cocaina acquistata in Venezuela, ma poi sequestrata dall’autorità giudiziaria canadese, il Gip del Tribunale di Roma emetteva ordini di cattura nei confronti di diciannove persone residenti in nord America, Francia, Svizzera ed Italia. Operazione Orso Bruno l’hanno chiamata. L’inchiesta portava al sequestro, in Italia e all’estero, di società, aziende, conti correnti e beni immobiliari per un valore di circa centocinquanta milioni di euro. Agli arrestati venivano pure contestati i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, insider trading e aggiotaggio. E per la prima volta nella storia del nostro Paese anche il “reato transnazionale”, introdotto nel 2006 per i delitti commessi da uno stesso gruppo in varie nazioni.
Personaggio centrale dell’inchiesta il boss italo-canadese Vito Rizzuto, rappresentante a Montreal della potente famiglia Bonanno di New York, noto in Italia per aver tentato d’inserirsi nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, grazie ad una società di copertura che partecipò alla gara di pre-qualifica dell’opera. Sfumato l’affare, i tentacoli criminali si erano poi lanciati sull’Orso Bruno. «Quest’indagine è nata nel 2004 ai tempi dell’operazione Brooklyn quando abbiamo indagato sul concorso per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina», ha spiegato il procuratore romano Italo Ormanni. Mentre per il Ponte, don Vito Rizzuto si sarebbe affidato però ad un anziano ingegnere di origini calabresi, per riciclare i proventi della partita di coca, il boss avrebbe scelto alcuni imprenditori di pellame nel nord Italia e - secondo l’autorità giudiziaria - niente poco di meno che il piedimontino Mariano Rizzuto e il suo Made in Italy Group. Da qui l’arresto del partner del principe dei Valori e, il 28 novembre 2008, il rinvio a giudizio insieme al boss di Montreal e all’anziano padre-padrino Nick Rizzuto.
«Ho aperto troppo le braccia a una persona che mi raccontava tante belle cose. E forse gli ho dato un incarico troppo elevato», ha ammesso in un’intervista a Il Sole-24 Ore, Emanuele Filiberto subito dopo l’arresto del finanziere. «Turrisi è una persona intelligente e affidabile e mi ha promesso sponsorizzazioni del movimento da parte di imprenditori amici suoi. Lui si occupava del finanziamento, della ricerca degli sponsor. Poi aveva comunque qualche buon aggancio per tutto quello che era il Sud Italia. Poi aveva l’idea degli italiani nel mondo…».
«Mi interessava il fatto che Mariano Turrisi volesse fare questo resort a Las Vegas, che sarebbe dovuto diventare il tempio dell’Italia», ha chiarito in una successiva intervista Emanuele Filiberto. «A Las Vegas c’era il casinò, ma c’erano anche altre strutture, l’albergo, la spa, il centro commerciale, e Turrisi non aveva la gestione del casinò, quella sarebbe andata a Kirk Kerkorian, che è poi il proprietario a Las Vegas del casinò Mgm e di molti altri…». Dietro la nuova “Little Italy”, c’era dunque uno degli uomini più ricchi del pianeta, il finanziere di origini armene Kirk Kerkorian, importante azionista di General Motors ed Mgm Mirage, la seconda maggiore società proprietaria di hotel e case da gioco del Nevada. Ma non è questa la sola sorpresa che ci riserva la confessione del principe di Casa Savoia. «Io su Turrisi avevo fatto fare delle verifiche», aggiunge Emanuele Filiberto. «Ho chiesto ad un amico in Svizzera di entrare in un sistema che si chiama Global Network e che funziona sulla base delle informazioni dell’Intelligence Service americano. Quando qualcuno vuole aprire una relazione con una banca svizzera, allora si mette il suo nome su questo sistema Internet e quello dice tutto. Io ho fatto mettere il nome di Mariano Turrisi a quell’amico e sa che cosa è uscito? Zero. Sul Global Network, Turrisi è una persona pulita». (1)
A rivelare chi è in realtà uno dei partner più “affidabili” e “puliti” del rampollo della famiglia reale ci ha pensato il giornalista Claudio Gatti de Il Sole-24 ore: «Sarebbe bastata una semplice visura camerale per scoprire che nel 2004 Turrisi era stato segnalato per due assegni scoperti per un totale di 25mila euro. Informazioni molto più complete poi in un documento allegato a un procedimento penale della Procura di Roma. “Turrisi Mariano, alias Turrisi Mario, alias Tarraso Maurice è stato oggetto di diverse indagini dall’anno 1984, per riciclaggio, traffico di droga, richieste estorsive di ampliamento dei crediti, uso di documenti e valuta contraffatti, di assegni scoperti e truffe, ma sempre senza o quasi alcun risultato… (In Italia) risulta avere pregiudizi per reati contro il patrimonio (1994) ed essere stato condannato per reati contro la famiglia (1987). Da archivi dell’Fbi risulta essere stato tratto più volte negli Usa. In particolare risulta che in data 11.06.1985 è stato oggetto di fermo in Florida da parte dell’Interpol in quanto trovato in possesso di banconote false… Turrisi è, inoltre, stato sospettato di essere inserito in un vasto traffico di stupefacenti, facente capo alle famiglie di Cosa Nostra a New York, nonché di aver riciclato centinaia di milioni di dollari; ha, infine, contatti in numerosi Paesi europei e del continente americano… Anche la Dea, agenzia antidroga americana, ha condotto indagini sul suo conto per narcotraffico, certificati di deposito falsi e valuta contraffatta”». (2)
Per uno che mette i “valori” al di sopra di tutto, quello dei presunti legami tra l’amico Turrisi e il boss di mafia Vito Rizzuto non è proprio una bella carta di presentazione. Ma col tempo, si sa, tutto si dimentica. Così, tra una puntata e l’altra dello show televisivo Ballando sotto le stelle, Pierferdinando Casini e Lorenza Cesa hanno deciso di marcare a uomo Emanuele Filiberto, e tra una cena e l’altra lo hanno invitato a candidarsi per le Europee di giugno.
Svolta centrista dove le amicizie e le parentele a volta contano di più dei giovani ardori per la destra ultraconservatrice. Il ricordo va alla sontuosa festa di nozze tra il principe e Clotilde Courau, ospitata nel salone degli specchi di Palazzo Ruspoli di proprietà dell’immobiliarista e mecenate italo-americano Roberto Memmo, fratello di loggia di Vittorio Emanuele di Savoia (tessera P2 n. 1651) e buon amico di Marcello Dell’Utri, Cesare Previti e del giudice Renato Squillante. Era il settembre 2003 e a fare da anfitrioni della coppia coronata c’erano la figlia Daniela Memmo (componente dell’assemblea nazionale di An), e il di lei marito conte Antonio D’Amelio. Poco più di un centinaio gli invitati, quasi tutti principi e reali, qualche attore, l’on. Gianni Letta, al tempo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone, suocero del leader Udc, Pierferdinando Casini. Quel Caltagirone titolare dalla Vianini Lavori, che il Ponte sullo Stretto lo voleva fare davvero.
Note:
(1) A. Della Penna, Sono un tipo un po’ naif, “Chi”, 7 novembre 2007.
(2) C. Gatti, Il principe, i “valori” e l’amico arrestato, “Il Sole-24 Ore”, 24 ottobre 2007.
(9 maggio 2009)
lunedì 11 maggio 2009
venerdì 8 maggio 2009
Ma le cose si vogliono davvero risolvere?
In questi giorni non si fa altro che parlare di argomenti che definire secondari è dar loro fin troppa importanza. Cosa ce ne importa se Berlusconi e sua moglie vogliono divorziare? Che importanza ha il fatto che Berlusconi abbia o meno tradito sua moglie un numero innumerevole di volte? Certo, qualcuno può obiettare che tutto ciò diventa di importanza nazionale e politica se qualche sua comcubina va ad assumere incarichi importanti nel governo, al parlamento nazionale o europeo o quant'altro. Ma c'è differenza tra una ragazza che diventa parlamentere perchè va a letto col capo di un partito e tra un uomo che diventa ministro perchè vanta crediti economici o politici (i cosiddetti "favori") dal presidente del consiglio? E' più meritevole un ministro che se la fa col capo del governo o un ministro che diventa tale perchè appoggiato da una o più lobby potenti? O magari, ancor peggio, dalla mafia? Francamente ritengo peggiore la seconda ipotesi. Nella prima infatti, alla peggio avremo una persona incompetente, indecisa, che causerà danni limitati per entità e per durata. Nel secondo caso invece avremo sicuramente una persona preparata, ma con l'obiettivo di perseguire vantaggi personali o per ristrette classi sociali (una particolare lobby industriale, il proprio gruppo industriale, la propria associazione di potere, la mafia), cosa che causerà danni ingenti e duraturi nel tempo. Dunque, alla fin fine, siamo sicuri che la candidatura delle veline sia peggio della candidatura di un mafioso o di qualcuno che abbia ingenti conflitti di interesse? Questo chiaramente non lo dico ai berlusconisti, per i quali "peggio è, meglio è", ma lo dico a quella parte della sinistra che ci tiene ad avere in politica gente preparata e responsabile. Poi si possono fare tutte le analisi possibili, il maschilismo, il pregiudizio, la qualità della nostra politica, quello che volete.
Altro argomento che sembra tenere banco in maniera incessante è quello dei clandestini, degli immigrati. E' chiaro a chiunque voglia fermarsi a riflettere oltre i due secondi che i metodi leghisti sono o inutili, o dannosi. Inutili perchè non è creando infinite difficoltà di integrazione agli immigrati che si crea una sana società multiculturale, basata sull'integrazione e sul rispetto reciproci. Dannosa perchè così si incentiva la clandestinità e dunque la criminalità e\o l'illegalità. Inoltre la speranza di bloccare l'immigrazione semplicemente rifiutando di prestare aiuto a quei disperati (come se fossero colpevoli a prescindere di chissà quali nefandezze) è assolutamente infondata, anche perchè l'immigrazione non è cominciata negli anni'90, è un fenomeno sempre esistito, è chiaro che finchè nei paesi del terzo mondo non vi saranno prospettive per il futuro quella gente tenterà in tutte le maniere di andarsene. Non può e non deve essere un atteggiamento condannabile, perchè è naturale, logico che sia così. Se la Lega vuole davvero fermare l'immigrazione e non intende vivere di puro populismo (anche se so che loro vivono molto bene di popul-razzismo) allora dovrebbero insistere per adottare politiche di contrasto nei confronti di quei dittatori e di quegli aprofittatori che sprecano le risorse naturali e gli aiuti diretti ai paesi del terzo mondo, africani in primis. Ma è chiaro che per adottare politiche di questo tipo ci vuole coraggio, senso del dovere, rispetto della realtà e della persona umana. Cosa che al popolino berlusconista non interessa e dunque la Lega, per sopravvivere, deve per forza far suo il populismo razzista, l'unico che la gente capisce.
Ma un partito serio, se ve ne fosse uno, parlerebbe di ben altri problemi, ad esempio della mafia, ad esempio del pericolo che le varie mafie possano prestare denaro o acquistare aziende in crisi, accellerando così il processo di insabbiamento e di riciclo del denaro sporco, di inquinamento della nostra economia. Del resto, basta consultare le statistiche economiche per capire che il vero problema dell'Italia è la mafia e non l'immigrazione. Anzi, spesso è proprio la mafia che trae vantaggio dalle politiche restrittive della Lega, infatti l'immigrato, non riuscendo a trovare lavoro e ospitalità si rivolge alla criminalità organizzata, la quale è ben felice di far gestire loro mercati pericolosi come lo smercio della droga e la prostituzione. Un partito di opposizione serio direbbe queste cose, le direbbe ogni giorno, metterebbe al muro un governo che sa solo fare annunci e promesse, chiederebbe come si ha intenzione di fronteggiare il fenomeno, metterebbe nella testa degli italiani un dubbio: ma le cose, qui, si vogliono davvero risolvere?
Altro argomento che sembra tenere banco in maniera incessante è quello dei clandestini, degli immigrati. E' chiaro a chiunque voglia fermarsi a riflettere oltre i due secondi che i metodi leghisti sono o inutili, o dannosi. Inutili perchè non è creando infinite difficoltà di integrazione agli immigrati che si crea una sana società multiculturale, basata sull'integrazione e sul rispetto reciproci. Dannosa perchè così si incentiva la clandestinità e dunque la criminalità e\o l'illegalità. Inoltre la speranza di bloccare l'immigrazione semplicemente rifiutando di prestare aiuto a quei disperati (come se fossero colpevoli a prescindere di chissà quali nefandezze) è assolutamente infondata, anche perchè l'immigrazione non è cominciata negli anni'90, è un fenomeno sempre esistito, è chiaro che finchè nei paesi del terzo mondo non vi saranno prospettive per il futuro quella gente tenterà in tutte le maniere di andarsene. Non può e non deve essere un atteggiamento condannabile, perchè è naturale, logico che sia così. Se la Lega vuole davvero fermare l'immigrazione e non intende vivere di puro populismo (anche se so che loro vivono molto bene di popul-razzismo) allora dovrebbero insistere per adottare politiche di contrasto nei confronti di quei dittatori e di quegli aprofittatori che sprecano le risorse naturali e gli aiuti diretti ai paesi del terzo mondo, africani in primis. Ma è chiaro che per adottare politiche di questo tipo ci vuole coraggio, senso del dovere, rispetto della realtà e della persona umana. Cosa che al popolino berlusconista non interessa e dunque la Lega, per sopravvivere, deve per forza far suo il populismo razzista, l'unico che la gente capisce.
Ma un partito serio, se ve ne fosse uno, parlerebbe di ben altri problemi, ad esempio della mafia, ad esempio del pericolo che le varie mafie possano prestare denaro o acquistare aziende in crisi, accellerando così il processo di insabbiamento e di riciclo del denaro sporco, di inquinamento della nostra economia. Del resto, basta consultare le statistiche economiche per capire che il vero problema dell'Italia è la mafia e non l'immigrazione. Anzi, spesso è proprio la mafia che trae vantaggio dalle politiche restrittive della Lega, infatti l'immigrato, non riuscendo a trovare lavoro e ospitalità si rivolge alla criminalità organizzata, la quale è ben felice di far gestire loro mercati pericolosi come lo smercio della droga e la prostituzione. Un partito di opposizione serio direbbe queste cose, le direbbe ogni giorno, metterebbe al muro un governo che sa solo fare annunci e promesse, chiederebbe come si ha intenzione di fronteggiare il fenomeno, metterebbe nella testa degli italiani un dubbio: ma le cose, qui, si vogliono davvero risolvere?
martedì 5 maggio 2009
Quello che Berlusconi non ha detto
Di Carlo Costantini
Il 23 aprile si e’ tenuto a L’Aquila il Consiglio dei Ministri. Queste alcune dichiarazioni rese subito dopo e riportate dalle principali agenzie di stampa.
BERLUSCONI: “150.000,00 di euro a fondo perduto in caso di distruzione della casa e 80.000,00 di euro in caso di danneggiamento ….. ci sono 8 miliardi da spendere nei prossimi tre anni per riportare l’Abruzzo in condizioni di normalita’ …. Entro ottobre via dalle tende”.
DA CHIODI (che ha partecipato al Consiglio dei Ministri): “e’ un decreto organico, completo, che risponde in pieno alle esigenze che avevamo prospettato e soprattutto in tempi rapidissimi ….. tutto cio’ che abbiamo chiesto e le cose piu’ importanti sulle quali avevamo concentrato le nostre attenzioni sono state garantite nel provvedimento del Consiglio dei Ministri ed in molti casi anche migliorate”.
Per alcuni giorni si e’ parlato quasi di un miracolo, di un provvedimento senza precedenti per consistenza degli stanziamenti e per rapidita’ delle procedure. Poi, dopo qualche giorno, quando l’opinione pubblica e’ ormai irreversibilmente persuasa dell’ennesimo miracolo di Berlusconi, arriva il decreto 39 e con il decreto, l’amara verita’ dei fatti.
1) Nessun accenno nel testo del decreto, neppure indiretto, ai contributi a fondo perduto di 150.000,00 euro per la ricostruzione e di 80.000,00 per le riparazione annunciati in conferenza stampa, peraltro gia’ chiaramente insufficienti a garantire l’indennizzo per il 100% dei danni. Gli unici riferimenti certi rivelano che fino alla fine del 2009 gli aquilani non riceveranno neppure un euro per ricostruzioni o ristrutturazioni (lo stanziamento decorre dal 2010 – art. 3, comma 6) e che negli anni 2010 e 2011 disporranno di soli 265.500.000,00 (art. 3, comma 6), una somma ridicola, se si considerano le migliaia di edifici distrutti ed inagibili.
2) Sparisce il contributo per i danneggiamenti che non hanno comportato la distruzione o la dichiarazione di inagibilita’ dell’abitazione principale (art. 3, comma 1, lett. A).
3) Il subentro dello Stato nei mutui e’ limitato nell’importo e circoscritto alla sola abitazione principale distrutta (art. 3, comma 1, lett. C). Ed il contributo offerto con questa metodologia non si avvicina neppure lontanamente al 100% del danno. L’incidenza dei mutui sui valori ante terremoto delle abitazioni – al netto degli ammortamenti e degli incrementi di valore dei beni determinatisi dalla data della loro stipula al 6 aprile 2009 – ben difficilmente potra’ essere superiore al 50%: e lo Stato ha proposto di scambiare il subentro nei mutui con la cessione dell’intero diritto di proprieta’ dell’abitazione andata distrutta.
4) Via libera ai subappalti fino al 50%, in deroga alla normativa vigente e senza alcun inasprimento dei controlli sulle relative procedure (Art. 2, comma 9). Nella fase definita di “Realizzazione urgente di abitazioni”, per la quale risultano stanziati 700.000.000,00 di euro, qualcuno potra’ guadagnare decine di milioni di euro semplicemente ricevendo la commessa e girandola in subappalto.
5) Il contributo ed ogni altra agevolazione per la ricostruzione o la riparazione di immobili non spettano per i beni alienati dopo la data del 6 aprile 2009 (art. 3, comma 5). In concreto, se imprese o privati dovessero ritenere conveniente permutare o vendere l’immobile danneggiato ed acquistarne un altro, per accelerare la ripresa delle attivita’ produttive o per rientrare rapidamente in una abitazione, non potranno farlo e dovranno attendere i tempi della burocrazia, pena la perdita di qualsiasi possibile agevolazione.
6) Nei prossimi tre anni non ci saranno 8.000.000.000,00 di euro da spendere per tornare rapidamente alla normalita’ (queste le parole di Berlusconi) ma solo 1.500.000.000,00 circa. Il resto arrivera’ a rate in 24 anni (art. 18, comma 1) a favore dei pochissimi, cittadini o imprese, che nel frattempo saranno riusciti a sopravvivere a L’Aquila.
7) I moduli abitativi non potranno essere pronti entro ottobre 2009: circa la meta’ delle risorse a tal fine destinate potranno essere spese solo nel 2010 (art. 2, comma 13).
8) La copertura economica di circa il 60% della manovra, pari a circa 4.700.000.000,00 di euro, e’ garantita da entrate “virtuali”, derivanti dalla indizione di nuove lotterie o da azioni anti evasione sui giochi telematici. E’ una cifra enorme ed irrealizzabile, indicata solo per consentire gli annunci-spot del 23 aprile e guadagnare tempo.
9) Il resto della manovra la pagheranno i poveri, attraverso l’utilizzo dei fondi destinati al bonus per le famiglie piu’ bisognose ed una diversa modulazione del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS).
10) Mancano indicazioni chiare sulle procedure e sulla entita’ dei contributi destinati alla ricostruzione degli immobili industriali e commerciali danneggiati e questo costringe le imprese a prolungare ulteriormente il loro fermo produttivo. Quelle che tra qualche mese sopravviveranno potranno beneficiare – secondo le anticipazioni di Tremonti, dell’importo di massimo 80.000,00 euro e potranno farlo (perche’ Tremonti pensa che in queste condizioni le imprese aquilane potranno produrre utili!!) attraverso il meccanismo del credito di imposta.
Il cinismo di Berlusconi e’ agghiacciante.
Almeno questa volta, in una terra martoriata come la nostra, rivolgendosi ad una popolazione provata anche psicologicamente, che ha bisogno di risposte concrete e di certezze, aveva il dovere di rappresentare la verita’.
Su Chiodi non aggiungo altro e mi limito a rinviare ai miei interventi, molti dei quali consultabili sul mio sito, nei quali rappresentavo agli abruzzesi che si accingevano a votare il rischio che sarebbero stati governati direttamente da Berlusconi.
da www.carlocostantini.it
Il 23 aprile si e’ tenuto a L’Aquila il Consiglio dei Ministri. Queste alcune dichiarazioni rese subito dopo e riportate dalle principali agenzie di stampa.
BERLUSCONI: “150.000,00 di euro a fondo perduto in caso di distruzione della casa e 80.000,00 di euro in caso di danneggiamento ….. ci sono 8 miliardi da spendere nei prossimi tre anni per riportare l’Abruzzo in condizioni di normalita’ …. Entro ottobre via dalle tende”.
DA CHIODI (che ha partecipato al Consiglio dei Ministri): “e’ un decreto organico, completo, che risponde in pieno alle esigenze che avevamo prospettato e soprattutto in tempi rapidissimi ….. tutto cio’ che abbiamo chiesto e le cose piu’ importanti sulle quali avevamo concentrato le nostre attenzioni sono state garantite nel provvedimento del Consiglio dei Ministri ed in molti casi anche migliorate”.
Per alcuni giorni si e’ parlato quasi di un miracolo, di un provvedimento senza precedenti per consistenza degli stanziamenti e per rapidita’ delle procedure. Poi, dopo qualche giorno, quando l’opinione pubblica e’ ormai irreversibilmente persuasa dell’ennesimo miracolo di Berlusconi, arriva il decreto 39 e con il decreto, l’amara verita’ dei fatti.
1) Nessun accenno nel testo del decreto, neppure indiretto, ai contributi a fondo perduto di 150.000,00 euro per la ricostruzione e di 80.000,00 per le riparazione annunciati in conferenza stampa, peraltro gia’ chiaramente insufficienti a garantire l’indennizzo per il 100% dei danni. Gli unici riferimenti certi rivelano che fino alla fine del 2009 gli aquilani non riceveranno neppure un euro per ricostruzioni o ristrutturazioni (lo stanziamento decorre dal 2010 – art. 3, comma 6) e che negli anni 2010 e 2011 disporranno di soli 265.500.000,00 (art. 3, comma 6), una somma ridicola, se si considerano le migliaia di edifici distrutti ed inagibili.
2) Sparisce il contributo per i danneggiamenti che non hanno comportato la distruzione o la dichiarazione di inagibilita’ dell’abitazione principale (art. 3, comma 1, lett. A).
3) Il subentro dello Stato nei mutui e’ limitato nell’importo e circoscritto alla sola abitazione principale distrutta (art. 3, comma 1, lett. C). Ed il contributo offerto con questa metodologia non si avvicina neppure lontanamente al 100% del danno. L’incidenza dei mutui sui valori ante terremoto delle abitazioni – al netto degli ammortamenti e degli incrementi di valore dei beni determinatisi dalla data della loro stipula al 6 aprile 2009 – ben difficilmente potra’ essere superiore al 50%: e lo Stato ha proposto di scambiare il subentro nei mutui con la cessione dell’intero diritto di proprieta’ dell’abitazione andata distrutta.
4) Via libera ai subappalti fino al 50%, in deroga alla normativa vigente e senza alcun inasprimento dei controlli sulle relative procedure (Art. 2, comma 9). Nella fase definita di “Realizzazione urgente di abitazioni”, per la quale risultano stanziati 700.000.000,00 di euro, qualcuno potra’ guadagnare decine di milioni di euro semplicemente ricevendo la commessa e girandola in subappalto.
5) Il contributo ed ogni altra agevolazione per la ricostruzione o la riparazione di immobili non spettano per i beni alienati dopo la data del 6 aprile 2009 (art. 3, comma 5). In concreto, se imprese o privati dovessero ritenere conveniente permutare o vendere l’immobile danneggiato ed acquistarne un altro, per accelerare la ripresa delle attivita’ produttive o per rientrare rapidamente in una abitazione, non potranno farlo e dovranno attendere i tempi della burocrazia, pena la perdita di qualsiasi possibile agevolazione.
6) Nei prossimi tre anni non ci saranno 8.000.000.000,00 di euro da spendere per tornare rapidamente alla normalita’ (queste le parole di Berlusconi) ma solo 1.500.000.000,00 circa. Il resto arrivera’ a rate in 24 anni (art. 18, comma 1) a favore dei pochissimi, cittadini o imprese, che nel frattempo saranno riusciti a sopravvivere a L’Aquila.
7) I moduli abitativi non potranno essere pronti entro ottobre 2009: circa la meta’ delle risorse a tal fine destinate potranno essere spese solo nel 2010 (art. 2, comma 13).
8) La copertura economica di circa il 60% della manovra, pari a circa 4.700.000.000,00 di euro, e’ garantita da entrate “virtuali”, derivanti dalla indizione di nuove lotterie o da azioni anti evasione sui giochi telematici. E’ una cifra enorme ed irrealizzabile, indicata solo per consentire gli annunci-spot del 23 aprile e guadagnare tempo.
9) Il resto della manovra la pagheranno i poveri, attraverso l’utilizzo dei fondi destinati al bonus per le famiglie piu’ bisognose ed una diversa modulazione del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS).
10) Mancano indicazioni chiare sulle procedure e sulla entita’ dei contributi destinati alla ricostruzione degli immobili industriali e commerciali danneggiati e questo costringe le imprese a prolungare ulteriormente il loro fermo produttivo. Quelle che tra qualche mese sopravviveranno potranno beneficiare – secondo le anticipazioni di Tremonti, dell’importo di massimo 80.000,00 euro e potranno farlo (perche’ Tremonti pensa che in queste condizioni le imprese aquilane potranno produrre utili!!) attraverso il meccanismo del credito di imposta.
Il cinismo di Berlusconi e’ agghiacciante.
Almeno questa volta, in una terra martoriata come la nostra, rivolgendosi ad una popolazione provata anche psicologicamente, che ha bisogno di risposte concrete e di certezze, aveva il dovere di rappresentare la verita’.
Su Chiodi non aggiungo altro e mi limito a rinviare ai miei interventi, molti dei quali consultabili sul mio sito, nei quali rappresentavo agli abruzzesi che si accingevano a votare il rischio che sarebbero stati governati direttamente da Berlusconi.
da www.carlocostantini.it
Pacchetto antisicurezza
Se c'è una cosa da ammirare della Lega è la sua tenacia. Peccato che la tiri fuori solo per i provvedimenti pubblicitari e dannosi e non per le cose serie e utili per il paese. Ora, secondo loro, la questione più importante è continuare la barbara lotta contro lo straniera, poco importa se esso sia un criminale o meno, la questione è che è uno straniero. Il nuovo pacchetto sicurezza oltre a riproporre l'abominevole norma sui medici-spia ne propone due di nuove, quella sui presidi-spia e quella sul divieto per un clandestino di registrare la nascita del proprio figlio in Italia.
Il bello è che dopo questi fieri paladini della legalità tolgono alle forze di polizie che combattono e contrastano la mafia e la criminalità comune diversi milioni di euro di fondi. Dunque dove sta la sicurezza? E' chiaro che non sta certo nelle norme della Lega, anzi, da quelle norme non nascerà altro che nuova discriminazione, nuove clandestinità, nuovi problemi, nuova criminalità. Agendo come fa la Lega non si fa altro che aumentare la ricattabilità dello straniero irregolare, il quale, in mancanza d'altro, sarà costretto a lavorare in nero o a lavorare per la criminalità organizzata. L'esclusione non porterà certo a migliorare la sicurezza del nostro paese. La norma sui presidi-spia poi è ridicola. In pratica significa vietare l'istruzione per gli stranieri, impedire loro qualsiasi possibilità di riscatto sociale. Chissà cosa ci dirà la Lega quando, tra un anno o due, saranno aumentate ancora di più le rapine, le truffe, le prostituzione, lo spaccio di droga, il lavoro in nero. Che è colpa del buonismo della sinistra? O del cattivismo (leggi pure razzismo) della Lega?
Il bello è che dopo questi fieri paladini della legalità tolgono alle forze di polizie che combattono e contrastano la mafia e la criminalità comune diversi milioni di euro di fondi. Dunque dove sta la sicurezza? E' chiaro che non sta certo nelle norme della Lega, anzi, da quelle norme non nascerà altro che nuova discriminazione, nuove clandestinità, nuovi problemi, nuova criminalità. Agendo come fa la Lega non si fa altro che aumentare la ricattabilità dello straniero irregolare, il quale, in mancanza d'altro, sarà costretto a lavorare in nero o a lavorare per la criminalità organizzata. L'esclusione non porterà certo a migliorare la sicurezza del nostro paese. La norma sui presidi-spia poi è ridicola. In pratica significa vietare l'istruzione per gli stranieri, impedire loro qualsiasi possibilità di riscatto sociale. Chissà cosa ci dirà la Lega quando, tra un anno o due, saranno aumentate ancora di più le rapine, le truffe, le prostituzione, lo spaccio di droga, il lavoro in nero. Che è colpa del buonismo della sinistra? O del cattivismo (leggi pure razzismo) della Lega?
Minacce ai pm Ingroia e Di Matteo
di Tara Fernandez
I magistrati Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia sono stati ripetutamente oggetto di gravi intimidazioni in un periodo in cui conducono importanti indagini sulle relazioni esterne di "Cosa Nostra".
Di Matteo e Ingroia sono impegnati in indagini ed interrogatori che vedono coinvolto Massimo Ciancimino, figlio del boss e imputato a Milano di reato connesso nel processo 'Gotha', il quale ha detto in aula di aver ricevuto una lettera anonima con tre proiettili e le foto sua, del pm palermitano Di Matteo e del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ai quali sta rendendo dichiarazioni che vedrebbero coinvolti alcuni politici. Di Matteo era stato vittima di minacce gia' in passato, come a novembre 2008.
"Troppe volte, in passato, abbiamo assistito ad attacchi, tentativi di delegittimazione, gesti criminali nei confronti dei magistrati e degli esponenti delle forze dell'ordine non appena le attivita' investigative si spostano dal livello della mafia militare a quello delle collusioni con ambienti politici, economici e istituzionali", ha commentato la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati nell'esprimere solidarieta' ai due colleghi.
L'ANM chiede alla societa' civile di vigilare ed alle istituzioni di "rafforzare (e non vanificare)" gli strumenti di indagine, valorizzare il ruolo di direzione delle indagini del pubblico ministero ed evitare lo svuotamento di Procure in regioni a rischio come la Sicilia.
I magistrati Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia sono stati ripetutamente oggetto di gravi intimidazioni in un periodo in cui conducono importanti indagini sulle relazioni esterne di "Cosa Nostra".
Di Matteo e Ingroia sono impegnati in indagini ed interrogatori che vedono coinvolto Massimo Ciancimino, figlio del boss e imputato a Milano di reato connesso nel processo 'Gotha', il quale ha detto in aula di aver ricevuto una lettera anonima con tre proiettili e le foto sua, del pm palermitano Di Matteo e del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ai quali sta rendendo dichiarazioni che vedrebbero coinvolti alcuni politici. Di Matteo era stato vittima di minacce gia' in passato, come a novembre 2008.
"Troppe volte, in passato, abbiamo assistito ad attacchi, tentativi di delegittimazione, gesti criminali nei confronti dei magistrati e degli esponenti delle forze dell'ordine non appena le attivita' investigative si spostano dal livello della mafia militare a quello delle collusioni con ambienti politici, economici e istituzionali", ha commentato la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati nell'esprimere solidarieta' ai due colleghi.
L'ANM chiede alla societa' civile di vigilare ed alle istituzioni di "rafforzare (e non vanificare)" gli strumenti di indagine, valorizzare il ruolo di direzione delle indagini del pubblico ministero ed evitare lo svuotamento di Procure in regioni a rischio come la Sicilia.
lunedì 4 maggio 2009
Lotta alla mafia: codice penale, cultura, buone leggi.
di Alessandro Balducci*
Sulla rete è possibile vedere un interessante videoclip: La Mafia non Paga la Crisi. Peccato che nessuna delle reti televisive (ne' pubbliche ne' private) lo abbia mandato in onda prima dei tg, perché i dati che vengono snocciolati nel video - a sua volta elaborato sulla base dei risultati di un'indagine di Libera, rete di associazioni antimafia - evidenziano quanto segue:
FATTURATO ANNUO MAFIA S.p.a.: 130 miliardi di euro
- TRAFFICO DI COCAINA E ALTRE DROGHE: 60 miliardi di euro
- ARMI E ALTRI TRAFFICI: 6 miliardi di euro
- RACKET: 9 miliardi di euro
- USURA: 12,6 miliardi di euro
- APPALTI E FORNITURE: 6,5 miliardi di euro
- ALTRE ATTIVITA' ILLECITE: 36 miliardi di euro.
Numeri impressionanti. La Mafia S.p.A. e' la prima azienda "Made in Italy" (grazie anche al mancato pagamento delle tasse sugli utili!). Non solo: tutti questi soldi, che sono sottratti alla società ed all'economia sana del Paese con conseguenze disastrose sul piano dello sviluppo e del progresso nazionale, non possono non generare complicità e corruzione nelle istituzioni e nell'economia. I soldi delle mafie girano, vengono ripuliti da banche, finanziarie e consulenti finanziari nei paradisi fiscali (di cui tutti parlano male ma che nessuno osa combattere concretamente), e vengono adoperati, tra le altre cose, per "oliare" i meccanismi della burocrazia e dell'amministrazione pubblica locale e nazionale. Dove non bastano i soldi arriva il piombo dei Kalashnikov.
Sarà per questo che ogni volta che si prova a fare un provvedimento o una leggina per contrastare le relazioni pericolose tra mafia ed economia, di colpire le imprese colluse con le mafie che praticano concorrenza sleale con le imprese oneste o si cerca di spezzare quel circolo vizioso di illegalità economica che alimenta le mafie e ne costituisce la ragion d'essere (le attività criminali hanno come obbiettivo la realizzazione di profitti facili sulle spalle della popolazione e del territorio), immediatamente qualcuno alza la voce e, adducendo motivazioni che in altri contesti sarebbero anche condivisibili, dice che così non va, che occorre riflettere sulle conseguenze che tali provvedimenti possono avere sull'economia o sulla reputazione del ceto politico ed imprenditoriale.
Ricordiamo, per esempio, il deputato Pio La Torre - assassinato dalla mafia insieme al suo autista Rosario Di Salvo - che, tra i primi a preoccuparsi della pericolosità "finanziaria" delle mafie, arrivò a proporre delle normative per colpire e confiscare i patrimoni mafiosi. I desideri di La Torre si sarebbero concretizzati in legge dello Stato soltanto diversi anni dopo, con la legge 109/96 approvata dal Parlamento grazie anche alla mobilitazione di Libera.
Val la pena, allora, menzionare quanto accaduto pochi giorni fa, in Parlamento e, precisamente, nella commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera: verso le due di notte (anche l'orario in cui avvengono queste cose induce a qualche sospetto), una modifica dell'ex aennino Manlio Contento fa cadere l'emendamento al ddl "Sicurezza" sull'obbligo per l'imprenditore titolare di appalti pubblici di denunciare un'estorsione pena la perdita della commessa e l'interdizione dalle gare per tre anni. La modifica proposta da Contento raccoglie il sì del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che rappresenta il Guardasigilli Angelino Alfano. Immediatamente si accende uno scontro con la Lega, ed in particolare col titolare del Viminale Maroni, che aveva perorato l'introduzione di tale norma nel ddl.
Liana Milella, la giornalista che ha descritto minuziosamente e rigorosamente la vicenda [1], ha anche ricordato come la norma sull'obbligo di denuncia sia stata contestata alla Camera dall'Ance, che evidentemente la ritiene troppo "punitiva" nei confronti dei titolari delle imprese di costruzione. Come già detto sopra, essa prevede che tra le cause di esclusione da una gara ci sia anche la mancata denuncia dell'estorsione che il pm scopre in un'indagine su terzi. L'imprenditore non è indagato, ma il pm dovrà segnalare l'anomalia all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Con la correzione approntata in sede di Commissione Giustizia ed Affari Costituzionali, il pm segnalerà solo imputati di falsa testimonianza o favoreggiamento.
E' una norma a nostro parere molto importante e che va immediatamente ripristinata: se l'autorità giudiziaria dovesse venire a conoscenza di un'impresa titolare di appalti pubblici che abbia mancato di denunciare una richiesta di estorsione, lo Stato - cioè noi - ha tutto il diritto, non dico di procedere per vie legali contro il titolare dell'impresa , ma perlomeno di escludere costui dalla realizzazione dell'opera coi SOLDI PUBBLICI. Un provvedimento meramente amministrativo che però, come insegnano anni ed anni di legislazione e di contrasto alle attività mafiose, può avere molto più efficacia della lotta sul piano penale, considerata la proverbiale lentezza della macchina giudiziaria - lentezza sulla quale l'Osservatorio è intervenuto a più riprese.
Probabilmente, in altri contesti caratterizzati da un'influenza meno invasiva delle mafie sul territorio e sull'economia, tale norma sarebbe effettivamente troppo "punitiva". Ma pensiamo un attimo all'autostrada Salerno-Reggio Calabria ed ai milioni di euro ingoiati in un'opera che è ancora aldilà da terminare. Pensiamo alle migliaia di edifici abusivi costruiti dalla camorra, dalla 'ndrangheta e dalla mafia in zone non edificabili, con materiali scadenti e nell'assoluto disprezzo delle norme di sicurezza per chi ci ha lavorato; costruzioni che vengono giù come un castello di carte alla prima pioggia torrenziale o alla prima scossa sismica con l'inevitabile corollario di morti e feriti.
Ecco, se pensiamo a tutto questo, allora ci rendiamo anche conto di come la battaglia contro la mafia non possa essere soltanto delegata a Forze dell'Ordine e Magistratura. Essa deve assumere sempre di più i connotati di una vera e propria BATTAGLIA CULTURALE. Come stanno facendo ormai da alcuni anni le Associazioni degli imprenditori e dei commercianti del Mezzogiorno che, con coraggio, denunciano gli estorsori ed i mafiosi che succhiamo il sangue alle loro imprese. Tra l'altro proprio dall'Associazione dei costruttori edili di Palermo vengono alcuni tra gli esempi più importanti di un cambio di cultura e di mentalità in questo senso.
Come dimostra Ugo Argiroffi, imprenditore edile e membro del direttivo dell'Associazione Costruttori Edili di Palermo, che quattro anni fa ha deciso di ammettere di avere pagato il pizzo e denunciato i suoi estorsori. In una intervista a Maria Genovese, su Babylonbus del 12 maggio 2008, Argiroffi ha spiegato "Nel 2005 hanno fatto una retata a Bagheria in un grosso cantiere, dove hanno trovato un libro mastro nel quale era registrato anche il mio nome. Quando sono stato convocato ed interrogato dalle forze dell’ordine ho ammesso subito di avere pagato, ed ho contribuito a fare ulteriori arresti e ad ottenere ulteriori prove di queste richieste del pizzo... Non è stato difficile devo dire, Una sorta di ribellione era già in atto...".
Gli anticorpi sviluppati dalla società civile e dalle Associazioni degli operatori economici (speriamo di poter aggiungere in futuro anche quelli finanziari) costituiscono il migliore antidoto alla diffusione del virus dell'illegalità e del malaffare mafioso. Sarà ovviamente poi l'autorità giudiziaria a stabilire in un pubblico dibattimento se gli imprenditori o i professionisti ritenuti non idonei a gestire appalti pubblici possano anche essere ritenuti colpevoli o meno di collusione con la criminalità organizzata; nel frattempo però evitiamo di far sì che costoro possano costruire ponti che crollano, palazzi che si sbriciolano, autostrade sulle quali bisogna ristendere l'asfalto un mese dopo!
1) L. Milella, La Repubblica, 29.04.2009
* membro dell'Organo di controllo dell'Osservatorio
Sulla rete è possibile vedere un interessante videoclip: La Mafia non Paga la Crisi. Peccato che nessuna delle reti televisive (ne' pubbliche ne' private) lo abbia mandato in onda prima dei tg, perché i dati che vengono snocciolati nel video - a sua volta elaborato sulla base dei risultati di un'indagine di Libera, rete di associazioni antimafia - evidenziano quanto segue:
FATTURATO ANNUO MAFIA S.p.a.: 130 miliardi di euro
- TRAFFICO DI COCAINA E ALTRE DROGHE: 60 miliardi di euro
- ARMI E ALTRI TRAFFICI: 6 miliardi di euro
- RACKET: 9 miliardi di euro
- USURA: 12,6 miliardi di euro
- APPALTI E FORNITURE: 6,5 miliardi di euro
- ALTRE ATTIVITA' ILLECITE: 36 miliardi di euro.
Numeri impressionanti. La Mafia S.p.A. e' la prima azienda "Made in Italy" (grazie anche al mancato pagamento delle tasse sugli utili!). Non solo: tutti questi soldi, che sono sottratti alla società ed all'economia sana del Paese con conseguenze disastrose sul piano dello sviluppo e del progresso nazionale, non possono non generare complicità e corruzione nelle istituzioni e nell'economia. I soldi delle mafie girano, vengono ripuliti da banche, finanziarie e consulenti finanziari nei paradisi fiscali (di cui tutti parlano male ma che nessuno osa combattere concretamente), e vengono adoperati, tra le altre cose, per "oliare" i meccanismi della burocrazia e dell'amministrazione pubblica locale e nazionale. Dove non bastano i soldi arriva il piombo dei Kalashnikov.
Sarà per questo che ogni volta che si prova a fare un provvedimento o una leggina per contrastare le relazioni pericolose tra mafia ed economia, di colpire le imprese colluse con le mafie che praticano concorrenza sleale con le imprese oneste o si cerca di spezzare quel circolo vizioso di illegalità economica che alimenta le mafie e ne costituisce la ragion d'essere (le attività criminali hanno come obbiettivo la realizzazione di profitti facili sulle spalle della popolazione e del territorio), immediatamente qualcuno alza la voce e, adducendo motivazioni che in altri contesti sarebbero anche condivisibili, dice che così non va, che occorre riflettere sulle conseguenze che tali provvedimenti possono avere sull'economia o sulla reputazione del ceto politico ed imprenditoriale.
Ricordiamo, per esempio, il deputato Pio La Torre - assassinato dalla mafia insieme al suo autista Rosario Di Salvo - che, tra i primi a preoccuparsi della pericolosità "finanziaria" delle mafie, arrivò a proporre delle normative per colpire e confiscare i patrimoni mafiosi. I desideri di La Torre si sarebbero concretizzati in legge dello Stato soltanto diversi anni dopo, con la legge 109/96 approvata dal Parlamento grazie anche alla mobilitazione di Libera.
Val la pena, allora, menzionare quanto accaduto pochi giorni fa, in Parlamento e, precisamente, nella commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera: verso le due di notte (anche l'orario in cui avvengono queste cose induce a qualche sospetto), una modifica dell'ex aennino Manlio Contento fa cadere l'emendamento al ddl "Sicurezza" sull'obbligo per l'imprenditore titolare di appalti pubblici di denunciare un'estorsione pena la perdita della commessa e l'interdizione dalle gare per tre anni. La modifica proposta da Contento raccoglie il sì del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che rappresenta il Guardasigilli Angelino Alfano. Immediatamente si accende uno scontro con la Lega, ed in particolare col titolare del Viminale Maroni, che aveva perorato l'introduzione di tale norma nel ddl.
Liana Milella, la giornalista che ha descritto minuziosamente e rigorosamente la vicenda [1], ha anche ricordato come la norma sull'obbligo di denuncia sia stata contestata alla Camera dall'Ance, che evidentemente la ritiene troppo "punitiva" nei confronti dei titolari delle imprese di costruzione. Come già detto sopra, essa prevede che tra le cause di esclusione da una gara ci sia anche la mancata denuncia dell'estorsione che il pm scopre in un'indagine su terzi. L'imprenditore non è indagato, ma il pm dovrà segnalare l'anomalia all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Con la correzione approntata in sede di Commissione Giustizia ed Affari Costituzionali, il pm segnalerà solo imputati di falsa testimonianza o favoreggiamento.
E' una norma a nostro parere molto importante e che va immediatamente ripristinata: se l'autorità giudiziaria dovesse venire a conoscenza di un'impresa titolare di appalti pubblici che abbia mancato di denunciare una richiesta di estorsione, lo Stato - cioè noi - ha tutto il diritto, non dico di procedere per vie legali contro il titolare dell'impresa , ma perlomeno di escludere costui dalla realizzazione dell'opera coi SOLDI PUBBLICI. Un provvedimento meramente amministrativo che però, come insegnano anni ed anni di legislazione e di contrasto alle attività mafiose, può avere molto più efficacia della lotta sul piano penale, considerata la proverbiale lentezza della macchina giudiziaria - lentezza sulla quale l'Osservatorio è intervenuto a più riprese.
Probabilmente, in altri contesti caratterizzati da un'influenza meno invasiva delle mafie sul territorio e sull'economia, tale norma sarebbe effettivamente troppo "punitiva". Ma pensiamo un attimo all'autostrada Salerno-Reggio Calabria ed ai milioni di euro ingoiati in un'opera che è ancora aldilà da terminare. Pensiamo alle migliaia di edifici abusivi costruiti dalla camorra, dalla 'ndrangheta e dalla mafia in zone non edificabili, con materiali scadenti e nell'assoluto disprezzo delle norme di sicurezza per chi ci ha lavorato; costruzioni che vengono giù come un castello di carte alla prima pioggia torrenziale o alla prima scossa sismica con l'inevitabile corollario di morti e feriti.
Ecco, se pensiamo a tutto questo, allora ci rendiamo anche conto di come la battaglia contro la mafia non possa essere soltanto delegata a Forze dell'Ordine e Magistratura. Essa deve assumere sempre di più i connotati di una vera e propria BATTAGLIA CULTURALE. Come stanno facendo ormai da alcuni anni le Associazioni degli imprenditori e dei commercianti del Mezzogiorno che, con coraggio, denunciano gli estorsori ed i mafiosi che succhiamo il sangue alle loro imprese. Tra l'altro proprio dall'Associazione dei costruttori edili di Palermo vengono alcuni tra gli esempi più importanti di un cambio di cultura e di mentalità in questo senso.
Come dimostra Ugo Argiroffi, imprenditore edile e membro del direttivo dell'Associazione Costruttori Edili di Palermo, che quattro anni fa ha deciso di ammettere di avere pagato il pizzo e denunciato i suoi estorsori. In una intervista a Maria Genovese, su Babylonbus del 12 maggio 2008, Argiroffi ha spiegato "Nel 2005 hanno fatto una retata a Bagheria in un grosso cantiere, dove hanno trovato un libro mastro nel quale era registrato anche il mio nome. Quando sono stato convocato ed interrogato dalle forze dell’ordine ho ammesso subito di avere pagato, ed ho contribuito a fare ulteriori arresti e ad ottenere ulteriori prove di queste richieste del pizzo... Non è stato difficile devo dire, Una sorta di ribellione era già in atto...".
Gli anticorpi sviluppati dalla società civile e dalle Associazioni degli operatori economici (speriamo di poter aggiungere in futuro anche quelli finanziari) costituiscono il migliore antidoto alla diffusione del virus dell'illegalità e del malaffare mafioso. Sarà ovviamente poi l'autorità giudiziaria a stabilire in un pubblico dibattimento se gli imprenditori o i professionisti ritenuti non idonei a gestire appalti pubblici possano anche essere ritenuti colpevoli o meno di collusione con la criminalità organizzata; nel frattempo però evitiamo di far sì che costoro possano costruire ponti che crollano, palazzi che si sbriciolano, autostrade sulle quali bisogna ristendere l'asfalto un mese dopo!
1) L. Milella, La Repubblica, 29.04.2009
* membro dell'Organo di controllo dell'Osservatorio
I fatti nostri
In questi giorni non si fa altro che parlare di Berlusconi e delle sue vicende private. Però io penso che ci possano essere altri argomenti ben più importanti di cui parlare. Ad esempio l’altro giorno il procuratore Grasso ha detto che per un politico essere colluso non significa avere responsabilità.
Ma io mi chiedo, come si può pensare che un politico che va al matrimonio di un mafioso (ad esempio) sia indipendente e non sia succube ai voleri del boss in questione? Magari lo sarà anche, ma di certo questo politico non è una persona trasparente, non saremo noi che dovremmo fidarci di lui a scatola chiusa, sarà lui, semmai, a dover dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che non è al servizio della mafia. Bisogna sempre tener presente che la politica è un bene di tutti ed è al servizio di tutti, dunque chi fa politica, chi si presta a gestire la cosa pubblica dovrebbe essere un uomo di rispecchiata onestà i capacità. Non affidereste mai, credo, la vostra azienda a una persona che è probabile anche fare gli interessi propri personali o di un’altra azienda.
Un’altra cosa di cui si potrebbe parlare è il modo del governo di contrastare la crisi. Innanzitutto io noto che, ancora una volta, si preferisce adottare misure una tantum invece che provvedimenti strutturali. Berlusconi non fa che ripetere che non si possono fare ora le riforme perché la gente ha paura e non sta bene farle. Ma che discorso è questo? Berlusconi è a capo del governo e il suo dovere non è fare le leggi che vuole gente, il suo dovere è fare leggi che servano al popolo. Ma lui, ancora una volta, si dimostra insensibile al concetto di responsabilità e conferma di essere il governo spot, quello che agisce solo dopo aver consultato i sondaggi perché, per loro, non è importante fare le cose giuste, ma è importante fare le cose che portano più visibilità. Per questo adottano continuamente provvedimenti una tantum. E’ molto più redditizio, elettoralmente parlando, annunciare ogni mese una nuova manovra, magari del valore di 1 miliardo, piuttosto che fare una sola manovra, anche da 30 miliardi, e poi non farne più. E’ chiaro che la seconda avrebbe un’impatto più forte e più duraturo sulla nostra società, ma solo nel primo caso gli elettori si ricorderebbero dell’azione del governo. Dunque io penso che se questo paese abbia un’enorme necessità di provvedimenti strutturali, fissi, semplici, chiari, non burocratici e di facile applicazione, uscendo dall’empasse dei provvedimenti d’urgenza (l’urgenza in Italia è una costante e non una straordinarietà).
Altro motivo di discussione potrebbe essere l’altra costante berlusconista in tema di crisi: il fatto che, secondo loro, noi ne usciremo prima e meglio rispetto agli altri. Ma si dimenticano, gli ottimisti di professione, che noi eravamo in già in crisi, ancor prima che questa si verificasse. Se la tirano tanto che loro l’anno scorso fecero una campagna elettorale al risparmio (basta andare a vedere gli articoli di allora sel Sole 24 Ore per capire che anche questa è un’infame menzogna) però dicono che noi ne usciremo meglio degli altri. Come se non si sono fatte le riforme necessarie? Come possiamo aggredire i mercati esteri se siamo massacrati dalla corruzione, dai vari conflitti di interessi tra pubblico e privato e tra privato e privato? Come possiamo sostenere la nostra economia se abbiamo oltre 200 miliardi di euro all’anno nascosti al fisco? Ricordiamoci che un’economia soggetta a conflitti di interessi (oltre a quello macroscopico di Berlusconi) e dalla corruzione non fa altro che ammazzare la concorrenza, dunque il libero mercato. Ciò ha due ripercussioni importanti e cioè che allontana gli investitori esteri e limita l’esportazione (a causa della limitata competitività delle nostre aziende). Alcuni dati dicono che per il 70-80% degli italiani i prossimi 2 o 3 anni saranno molto difficili. Ciò probabilmente significa che quelle famiglie più esposte alla crisi non potranno garantire ai loro figli un futuro alla pari degli altri. Ciò sarà un danno, l’ulteriore, che la crisi e la classe politica incapace di affrontarla ci lasceranno in eredità per i prossimi decenni. D’altra parte però c’è un Italia che la crisi non la sente affatto, cioè i liberi professionisti, commercianti e qualche imprenditore che si salvano grazie all’evasione fiscale (condannando però gli altri alla miseria perenne).
Dunque, se vogliamo parlare di qualcosa di costruttivo abbandoniamo le questioni private (familiari e partitiche) di Berlusconi e cominciamo a ricordarci bene che egli è un formidabile truffatore mediatico, per la crisi, per la questione rifiuti, per la sicurezza, per la democrazia stessa.
Ma io mi chiedo, come si può pensare che un politico che va al matrimonio di un mafioso (ad esempio) sia indipendente e non sia succube ai voleri del boss in questione? Magari lo sarà anche, ma di certo questo politico non è una persona trasparente, non saremo noi che dovremmo fidarci di lui a scatola chiusa, sarà lui, semmai, a dover dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che non è al servizio della mafia. Bisogna sempre tener presente che la politica è un bene di tutti ed è al servizio di tutti, dunque chi fa politica, chi si presta a gestire la cosa pubblica dovrebbe essere un uomo di rispecchiata onestà i capacità. Non affidereste mai, credo, la vostra azienda a una persona che è probabile anche fare gli interessi propri personali o di un’altra azienda.
Un’altra cosa di cui si potrebbe parlare è il modo del governo di contrastare la crisi. Innanzitutto io noto che, ancora una volta, si preferisce adottare misure una tantum invece che provvedimenti strutturali. Berlusconi non fa che ripetere che non si possono fare ora le riforme perché la gente ha paura e non sta bene farle. Ma che discorso è questo? Berlusconi è a capo del governo e il suo dovere non è fare le leggi che vuole gente, il suo dovere è fare leggi che servano al popolo. Ma lui, ancora una volta, si dimostra insensibile al concetto di responsabilità e conferma di essere il governo spot, quello che agisce solo dopo aver consultato i sondaggi perché, per loro, non è importante fare le cose giuste, ma è importante fare le cose che portano più visibilità. Per questo adottano continuamente provvedimenti una tantum. E’ molto più redditizio, elettoralmente parlando, annunciare ogni mese una nuova manovra, magari del valore di 1 miliardo, piuttosto che fare una sola manovra, anche da 30 miliardi, e poi non farne più. E’ chiaro che la seconda avrebbe un’impatto più forte e più duraturo sulla nostra società, ma solo nel primo caso gli elettori si ricorderebbero dell’azione del governo. Dunque io penso che se questo paese abbia un’enorme necessità di provvedimenti strutturali, fissi, semplici, chiari, non burocratici e di facile applicazione, uscendo dall’empasse dei provvedimenti d’urgenza (l’urgenza in Italia è una costante e non una straordinarietà).
Altro motivo di discussione potrebbe essere l’altra costante berlusconista in tema di crisi: il fatto che, secondo loro, noi ne usciremo prima e meglio rispetto agli altri. Ma si dimenticano, gli ottimisti di professione, che noi eravamo in già in crisi, ancor prima che questa si verificasse. Se la tirano tanto che loro l’anno scorso fecero una campagna elettorale al risparmio (basta andare a vedere gli articoli di allora sel Sole 24 Ore per capire che anche questa è un’infame menzogna) però dicono che noi ne usciremo meglio degli altri. Come se non si sono fatte le riforme necessarie? Come possiamo aggredire i mercati esteri se siamo massacrati dalla corruzione, dai vari conflitti di interessi tra pubblico e privato e tra privato e privato? Come possiamo sostenere la nostra economia se abbiamo oltre 200 miliardi di euro all’anno nascosti al fisco? Ricordiamoci che un’economia soggetta a conflitti di interessi (oltre a quello macroscopico di Berlusconi) e dalla corruzione non fa altro che ammazzare la concorrenza, dunque il libero mercato. Ciò ha due ripercussioni importanti e cioè che allontana gli investitori esteri e limita l’esportazione (a causa della limitata competitività delle nostre aziende). Alcuni dati dicono che per il 70-80% degli italiani i prossimi 2 o 3 anni saranno molto difficili. Ciò probabilmente significa che quelle famiglie più esposte alla crisi non potranno garantire ai loro figli un futuro alla pari degli altri. Ciò sarà un danno, l’ulteriore, che la crisi e la classe politica incapace di affrontarla ci lasceranno in eredità per i prossimi decenni. D’altra parte però c’è un Italia che la crisi non la sente affatto, cioè i liberi professionisti, commercianti e qualche imprenditore che si salvano grazie all’evasione fiscale (condannando però gli altri alla miseria perenne).
Dunque, se vogliamo parlare di qualcosa di costruttivo abbandoniamo le questioni private (familiari e partitiche) di Berlusconi e cominciamo a ricordarci bene che egli è un formidabile truffatore mediatico, per la crisi, per la questione rifiuti, per la sicurezza, per la democrazia stessa.
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